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Franco Elica (Sergio Castellitto) è un regista attualmente impegnato nella trasposizione cinematografica de i  Promessi Sposi. Poco interessato al progetto,  costretto a difendersi dall'accusa di approfittare delle aspiranti attrici, si trasferisce a Cefalù. Mentre passeggia lungo la bellissima spiaggia, viene riconosciuto da un regista di matrimoni. Quest'ultimo lo presenta al principe Ferdinando Gravina di Palagonia, che gli chiede di far da regista al matrimonio di sua figlia Bona (Donatella Finocchiaro). Franco accetta ma quando incontra per la prima volta Bona, capisce che il suo è un matrimonio di pura convenienza....

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Abel Ferrara intercetta su note a lui familiari – la crisi di disperazione e la deriva morale come premesse d’elezione alla riscoperta del sacro – la sete di trascendenza dell’uomo di inizio millennio, sconcertato dalle guerre, turbato dagli scontri di religione. Pescando a reminiscenze di una lontana e assai personalizzata educazione cattolica, con Mary il regista pone tre diversi casi esistenziali a confronto con la forza interrogante del Cristo. I temi del perdono e del travaglio della conversione, infatti, mettono la pellicola in risonanza con la sensibilità cristiana. Chi volesse concentrarsi solo su questi aspetti troverebbe pertanto nel film spunti di riflessione: su questo ha puntato anche la campagna di lancio del film, che –almeno in Italia- ha molto puntato sul pubblico cattolico, con l’acquisto di intere pagine di spazio pubblicitario su periodici come Avvenire e Famiglia cristiana. E a una prima lettura, il film appare un appello –forse un po’ generico- a farsi domande trascendenti, a riscoprire la fede, ecc. Se, però, si guarda un po’ più da vicino che cosa Ferrara voleva dire, i contenuti del film diventano ben più problematici. Si tratta di  un messaggio che, a nostro parere, a causa di una certa confusione tematica e narrativa del film, non arriva (per fortuna) a tutti, o almeno non arriva a tutti chiaramente. Lo prova, per esempio, il fatto che il film abbia ottenuto al festival di Venezia il premio dell’associazione cattolica Signis, come pure il giudizio nettamente positivo della Commissione Nazionale Valutazione Film della Cei.

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Si tratta del terzo capitolo della saga della vendetta di Park Chon Wook (dei capitoli precedenti Simpathy for Mr. Vengeance è uscito direttamente sul circuito video, mentre il secondo Old boy ha avuto una certa fortuna tra festival e botteghino). Il titolo inglese, più interessante, è Simpathy for Lady Vengeance, in cui la parola simpathy non ha nulla a che fare con un assolutorio compiacimento per le gesta estreme della protagonista, ma rimanda piuttosto ad una comprensione umana non scevra da giudizio che è la vera chiave di lettura del film. Quella di Lady Vendetta è una vicenda che non potrà non ricordare lo stile di Tarantino (una donna in cerca di vendetta contro un uomo che l’ha coinvolta in un rapimento finito in tragedia e le ha fatto trascorrere 13 anni in galera e perdere la figlia) in cui è interessante cogliere la fusione tra l’estetica raffinata degli autori asiatici e alcune tematiche e modalità di racconto che ci risultano più vicine, frutto di una cultura, quella coreana, che, anche grazie alla diffusione del cristianesimo, realizza un’ibridazione più profonda con quella occidentale rispetto a quelle cinese e giapponese.

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Monaco, 5 settembre 1972: otto uomini armati del gruppo palestinese Settembre Nero fanno irruzione nel villaggio olimpico di Monaco e prendono in ostaggio 11 atleti israeliani. Il governo tedesco decide di  impiegare le sue "teste di cuoio" ma all'aeroporto avviene un massacro e tutti gli ostaggi restano uccisi. L'allora ministro israeliano Golda Meir decide per rappresaglia di far bombardare i campi profughi palestinesi e costituire un commando che avrà il compito di rintracciare ed uccidere in Europa alcuni esponenti palestinesi legati al terrorismo. Il film narra la storia di Avner (Eric Bana) e del suo gruppo di 5 "tecnici", che riuscì ad eliminare quasi tutti gli obiettivi assegnati

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 Il nuovo film di Radu Mihaileanu (Train de vie, vicenda paradossale e amara di un villaggio ebreo in fuga dalle violenze naziste) è ambientato in Israele, ma di questo paese sceglie di raccontare non le più note vicende di terrorismo, ma una pagina di storia inedita e utile a comprenderne la natura complessa e unica.

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Bruno (Jeremie Renier) e Sonia (Deborah Francois) sono giovani (lui ha vent'anni, lei diciotto)  e vivono di espedienti, ai margini della società belga. Si sono amati e ora hanno un bambino. Bruno, che passa la giornata nel cercar di guadagnare qualcosa da qualunque tipo di traffico, prende l'iniziativa di vendere il bambino; tanto poi  se ne potrà rifare sempre un altro....Sonia non resiste al colpo e deve venir ricoverata in  ospedale...

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Il piccolo Mario, vittima di maltrattamenti familiari, viene affidato dal tribunale a una coppia non sposata della borghesia intellettuale napoletana. L’inserimento nella nuova famiglia non va come previsto: Giulia ricopre Mario di un amore generoso, ma privo di regole; Sandro non riesce a entrare in rapporto con lui, e finisce per allontanarsi anche da Giulia; Mario si chiude in un mondo inaccessibile, fatto di ricordi, immaginazione e durezze. 

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Monaco, 1943. Nel cuore della Germania di Hitler, un gruppo di giovani universitari osa ribellarsi al nazismo, propagandando idee di libertà e tolleranza: è il movimento di resistenza noto come la "Rosa Bianca". Il 18 febbraio 1943, Sophie ed il fratello Hans vengono scoperti mentre distribuiscono volantini all’università: seguono, immediati, l’arresto e l’accusa di tradimento, che coinvolge anche l’amico CristophProbst. Dopo un estenuante interrogatorio con l’ufficiale nazista Mohr, Sophie affronta la condanna a testa alta. Il calvario dei tre studenti dura sei giorni: il tempo sufficiente al regime per processarli, condannarli e giustiziarli.

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Il cadavere di Melquiades Estrada, immigrato clandestinamente dal Messico, viene ritrovato nel deserto texano. La polizia locale non intende indagare  e gli riserva una sepoltura frettolosa. Il ranchero Pete, legato a Melquiades da una profonda amicizia, inizia una personale indagine e scopre l’identità dell’assassino, che ha ucciso per errore. Pete aveva promesso all’amico, in caso fosse morto, di seppellirlo nel suo paese natio: così costringe l’assassino a un lungo ed estenuante viaggio, che diventa lentamente una presa di coscienza e un’occasione di cambiamento.

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Grace, la protagonista del precedente Dogville, arriva con il padre nei pressi della piantagione di Manderlay e scopre che vi regna ancora la schiavitù che nel resto dell’America è stata abolita da tempo. Decide di restare e, morta l’anziana padrona della tenuta, ne prende il posto tentando di condurre gli schiavi verso una nuova vita di libertà e democrazia. Ma il suo sogno è destinato a scontrarsi con le meschinità di tutti, fino a costringerla ad impiegare la forza per imporre il suo nuovo sistema. Una terribile scoperta, però, farà crollare definitivamente le sue illusioni inducendola ad abbandonare Manderlay e i suoi abitanti al loro destino.

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Chris (Brian Cox), un giovane irlandese di semplici origini, è ben accetto nell'alta società londinese:  è un campione di tennis e  con la sua bellezza può frequentare le ragazze che contano. Si è fatto benvolere in particolare nella famiglia  Hewitt, nobili e ricchi e si fidanza con Chloe, la loro figlia (Emily Mortimer). Tutto sta andando per il meglio (ha ottenuto un buon posto nell'azienda del futuro suocero) quando  subisce un'attrazione fatale per Nola (Scarlett Johansson), fidanzata  del fratello di Chloe. Ne nasce una relazione clandestina a seguito della quale Nola resta incinta. Chris si trova a un bivio: dire tutto a Chloe (ormai sua moglie) o trovare un'altra soluzione che metta tutto a tacere....

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La piccola Chiyo viene venduta dai genitori, poveri pescatori, ad una Okiya, una casa di geishe. Qui viene a contatto con il mondo misterioso e raffinato di queste donne che fanno di se stesse un’opera d’arte al servizio di uomini d’affari e di potere. Nella sua strada per diventare una di loro Chiyo, ribattezzata Sayuri, incontra l’ostilità della rivale Hatsumomo e l’aiuto dell’esperta Mameha. Ma nel suo cuore c’è posto per un solo uomo, un uomo che non potrà mai essere suo…

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La piccola Eliza Naumann ha un talento particolare per le parole. La sua straordinaria abilità nello spelling la porta a competere in gare di sempre più alto livello, guadagnandole l’attenzione del padre, studioso e professore universitario in materie religiose. Ma mentre padre e figlia affrontano con successo competizioni sempre più importanti, il resto della famiglia sta crollando…

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In un paese del Golfo Persico Nasir, il figlio maggiore dell’Emiro, concede ai cinesi i diritti di sfruttamento del petrolio fino a quel momento appartenuti agli americani della Connex. La compagnia decide allora di acquisire la più piccola rivale Killin, che ha ottenuto, probabilmente grazie alla corruzione, i diritti di sfruttamento dei giacimenti del Kazakistan. Questa decisione e gli intrighi che ne seguiranno coinvolgono da una parte all’altra del mondo il non più giovane agente CIA Robert Barnes, esperto di Medio Oriente preoccupato della sparizione di un missile forse finito nelle mani di terroristi islamici, l’analista finanziario Bryan Woodman, che vede in Nasir una speranza di riformismo in un intero Paese, ma anche l’avvocato Bennett Holyday, incaricato di mettere sotto il microscopio la fusione Connex/Killin. Ognuno di loro si troverà faccia a faccia con gli intrecci tra politica e affari, mentre i grandi movimenti nutrono le frustrazioni di due giovani pakistani affascinati dalla predicazione di un egiziano che parla di martirio per la fede.

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Il titolo italiano è ben scelto: il perdono è il tema che percorre tutto il film. Il rude cowboy dal cuore  indurito dopo la morte del figlio si domanda se riuscirà mai a perdonare la nuora  che considera responsabile dell'incidente; Mitch, che passa buona parte del giorno sul letto e che è costretto a prendersi la sua dose giornaliera di morfina, ha già fatto la sua scelta: l'orso che lo ha mutilato dovrà venir liberato per farlo tornare ai suoi monti, quasi a ristailire un equilibrio con le forze oscure della natura. Su Netflix
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Tod Jackson (Ralph Fiennes) è un diplomatico inglese che durante un attentato a Shangai ha perso la moglie, la figlia piccola e la vista. Cerca di ritrovare l'entusiasmo in una impresa che ritiene importante: creare un Night Club che sia un punto di incontro pacifico per le forze politiche che si scontrano nella città. Sofia è una contessa russa (Natasha Richardson) fuggita dal suo paese assieme a una  numerosa parentela (anch'essa è vedova) e riesce a sostenere tutti grazie al suo lavoro di Call Girl nei locali notturni. Fra i due nasce prima un sodalizio professionale (lui la ingaggia per il suo Club) ma qualcosa fra di loro sta nascendo...

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Il film è liberamente ispirato ad una storia vera. Nella Londra del 1937 Lady Henderson (Judi Dench) è una ricca vedova a cui è morto il suo unico  figlio durante la prima guerra mondiale. Invece di rassegnarsi a passare le giornate a ricamare e prendere il tè con le amiche, Lady Henderson si lancia nell'avventura di aprire un teatro a Soho e trova in Vivian Van Damm (Bob Hoskins) un valido direttore. I due, pur tra continui litigi e un certo interesse sentimentale da parte di lei, introduce alcune idee innovative per il teatro dell'epoca : organizzare spettacoli non stop e realizzare sullo sfondo, durante le sequenze di ballo,  tableaux vivant di ragazze nude, assolutamente immobili, per simulare un'opera d'arte (il massimo che poteva venir concesso dalla censura di allora). Nel '39  scoppia la guerra e Lady Henderson non ha nessuna intenzione di chiudere, anzi....
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Frankie Dunn, prima pugile e poi allenatore di boxe, gestisce una palestra di pugilato a Los Angeles con Scrap, anche lui ex pugile. Nella sua vita ad un certo punto compare Maggie, una ragazza decisa a salire sul ring. Frankie prima la respinge, poi accetta di allenarla e tra i due nasce un rapporto destinato a rompere la solitudine del vecchio allenatore.
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Germania, 1989. Il muro di Berlino sta per crollare ma le truppe americane di stanza a Stoccarda non lo sanno. Non lo sa Ray Elwood che ammazza la noia del servizio militare con piccoli furti dai magazzini militari e raffinando droga da rivendere. Fino al giorno in cui si trova di fronte ad un affare più grosso di  lui: la vendita di armi nel mercato dell'est. Ma c'è un sergente che lo sorveglia...

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Le storie di vari personaggi si incrociano in una Los Angeles multirazziale minata da reciproci odi e diffidenze. Un detective di colore indaga su un omicidio tra poliziotti, ma dovrà scendere a compromessi con un procuratore ambizioso che non vuole inimicarsi la popolazione di colore. Un poliziotto razzista, che si prende cura del padre malato, prima molesta una donna di colore scandalizzando il suo collega, poi le salva la vita. Due ragazzi di colore rubano macchine alle persone sbagliate, mentre un immigrato iraniano compra una pistola per difendersi e un povero fabbro ispanico deve sopportare i pregiudizi dei suoi clienti.

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C'era grande attesa per il nuovo film di Wong Kar-Wai dopo il successo di In the mood for love (1999), da noi classificato come FilmOro. Il personalissimo stile figurativo del regista è stato pienamente confermato ed anzi si è come dilatato nelle immagini computerizzate di un mondo futuro (il protagonista è uno scrittore che scrive romanzi di fantascienza ed immagina di dover raggiungere con un treno che viaggia nel tempo verso l'anno 2046, quando tutto sarà  immutabile e definitivo).

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“Non è dato sapere se il mondo in cui viviamo sia sogno o realtà”. Con queste parole Kim Ki-duk, regista coreano molto amato in Europa, sottolinea l’ultima inquadratura di Ferro 3, premiato a Venezia con il Leone d’argento per la Migliore regia. Dagli studi di pittura, Kim Ki-Duk è passato al cinema, ha girato otto film in undici anni, sorprendendo il pubblico ogni volta con un film diverso e, in particolare con gli ultimi, per raffinatezza e originalità di visione.

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Dalla notte di angoscia e preghiera fino a sudare sangue, alla crocifissione sul monte Calvario, il film narra le ultime ore di sofferenza di Gesù di Nazareth che condannato a morte dal sinedrio di Gerusalemme viene giustiziato per mano dei soldati romani che governavano la giudea.

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