LE TRE SEPOLTURE

Il cadavere di Melquiades Estrada, immigrato clandestinamente dal Messico, viene ritrovato nel deserto texano. La polizia locale non intende indagare  e gli riserva una sepoltura frettolosa. Il ranchero Pete, legato a Melquiades da una profonda amicizia, inizia una personale indagine e scopre l’identità dell’assassino, che ha ucciso per errore. Pete aveva promesso all’amico, in caso fosse morto, di seppellirlo nel suo paese natio: così costringe l’assassino a un lungo ed estenuante viaggio, che diventa lentamente una presa di coscienza e un’occasione di cambiamento.

Valori Educativi



Una potenziale spietata vendetta si trasforma in una sorta di cammino di “rieducazione”

Pubblico

18+

Scene a contenuto sessuale, scene di violenza e insistiti dettagli macabri

Giudizio Artistico

0

Lo spettatore deve affrontare una visione impegnativa, caratterizzata da un ritmo prima complesso e poi lento

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Un Texas livido, puntellato di case prefabbricate e ipermercati, ospita l’inizio di un film molto classico camuffato da “western moderno”. Moderno per le atmosfere inizialmente plumbee,  per la caratterizzazione disillusa e amorale delle varie umanità della nuova frontiera, per l’attualità delle problematiche sociali chiamate in causa, per la narrazione antilineare che caratterizza la prima parte. Ma “classico”  per come la storia evolve in un intenso road movie, verso un Messico assolato e caldo, dove si compie un viaggio che è anche metafisico, un lento percorso di educazione, cambiamento e rinascita che recupera una dimensione profondamente morale. 

Il film, che segna un esordio alla regia “impegnato” per l’attore hollywoodiano Tommy Lee Jones, è caratterizzato da una netta divisione in due parti. Nella prima, in un intreccio di presente e passato, con rapidi flashback che collegano cause ed effetti (costringendo lo spettatore a un attivo lavoro di ricostruzione degli eventi), si delinea l’antefatto della storia: un immigrato clandestino messicano, Melquiades, viene ucciso accidentalmente dal poliziotto di frontiera Mike Norton. La polizia locale vorrebbe chiudere in fretta il caso, senza inchieste e con una sepoltura rapida, degna della vita “subumana” di un clandestino. Ma qualcuno non ci sta: il ranchero Pete Perkins, interpretato dallo stesso Tommy Lee Jones, legato a  Melquiades da una grande amicizia, è l’unico a vedere nell’immigrato Melquiades un uomo, e nella sua morte un crimine da ammettere ed espiare.

Per questo, una volta stanato il responsabile, lo costringe a “mettersi nei panni” della sua vittima (non solo metaforicamente) e a compiere insieme a lui un lungo viaggio nella terra d’origine di Melquiades, per dare una degna sepoltura al suo cadavere.

iente di più facile, nella prima parte del film, che detestare l’assassino, il poliziotto di frontiera Mike Norton, un uomo violento e insensibile, pronto ad abusare della sua divisa per brutalizzare gli immigrati messicani che cercano di passare il confine. Mike è disturbante e sgradevole anche nel rapporto con la giovane moglie, un personaggio senza spina dorsale, che ricambia la sua freddezza scivolando per pura noia in una squallida storia adulterina proprio con Melquiades.

La premessa  non ci risparmia comportamenti immorali, personaggi allo sbando e un certo manicheismo, che tende a sporcare tutti i “cattivi” americani, razzisti, violenti, classisti, e a santificare i “buoni” messicani (Melquiades è un sognatore e un “puro”, un uomo capace di gesti esageratamente generosi, come donare il cavallo a Pete, e tanto timido da non osare nemmeno fare la “prima mossa” con la moglie di Mike);  la seconda parte, però, spazza via tutto questo grigiore morale ed estetico per proporre un cammino di espiazione, che non sarebbe eccessivo definire “educativo”.

Il cambiamento di Mike sembra impossibile, sulla carta, ma la lunghezza e la fatica del viaggio, la lucida determinazione di Pete nell’imporglielo, la bravura di Barry Pepper a rendere le sfumature del suo difficile personaggio, rendono la trasformazione di questo cattivo “ottuso”, apparentemente irrecuperabile, un esito credibile e commovente. Pete non ha nulla del mentore tradizionale, è accecato dalla rabbia e dal risentimento, ma, prima che da ogni altro impulso, si fa guidare dal sentimento di amicizia per l’amico defunto: per questo, invece di uccidere Mike, esige da lui una vera e profonda presa di coscienza. Così una potenziale spietata vendetta si trasforma in una sorta di cammino di “rieducazione”, attraverso paesaggi splendidi ed evocativi, che a poco a poco scaldano il cuore, investendoci con i colori della terra e l’abbraccio della luce, come per restituirci a una dimensione della vita più vera e più umana. 

“E adesso cosa faccio?”, chiede infine Mike a Pete, dopo l’ultima e definitiva sepoltura del cadavere di Melquiades. “Vai da tua moglie, no?” Il breve  e asciutto scambio di battute finale lascia sperare che il cambiamento di Mike investa anche la sua vita ordinaria, riportandovi quel calore che era scomparso da tempo.

Il film, bisogna dirlo, è per stomaci forti: abbondano le scene di violenza e le immagini macabre, dovute alla costante presenza in scena di un cadavere ridotto in condizioni sempre peggiori, che offre anche occasioni per sprazzi di humour nero.

Chi riesce a sostenere una visione impegnativa, caratterizzata da un ritmo prima complesso e poi lento, numerose scene violente e dettagli ai limiti del raccapricciante (elementi ricorrenti nella scrittura di Arriaga, che ha sceneggiato film come 21 grammi e Amores Perros), apprezzerà però tutta la bellezza e l’intensità di una storia che insegna ai suoi protagonisti a riconoscere e rispettare l’irriducibile dignità della vita umana. L’unico possibile inizio di un cambiamento vero. 

Autore: Chiara Toffoletto

Altre Informazioni

Titolo Originale Three burials of Melquiades Estrada
Paese USA
Etichetta
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