LADY VENDETTA

Si tratta del terzo capitolo della saga della vendetta di Park Chon Wook (dei capitoli precedenti Simpathy for Mr. Vengeance è uscito direttamente sul circuito video, mentre il secondo Old boy ha avuto una certa fortuna tra festival e botteghino). Il titolo inglese, più interessante, è Simpathy for Lady Vengeance, in cui la parola simpathy non ha nulla a che fare con un assolutorio compiacimento per le gesta estreme della protagonista, ma rimanda piuttosto ad una comprensione umana non scevra da giudizio che è la vera chiave di lettura del film. Quella di Lady Vendetta è una vicenda che non potrà non ricordare lo stile di Tarantino (una donna in cerca di vendetta contro un uomo che l’ha coinvolta in un rapimento finito in tragedia e le ha fatto trascorrere 13 anni in galera e perdere la figlia) in cui è interessante cogliere la fusione tra l’estetica raffinata degli autori asiatici e alcune tematiche e modalità di racconto che ci risultano più vicine, frutto di una cultura, quella coreana, che, anche grazie alla diffusione del cristianesimo, realizza un’ibridazione più profonda con quella occidentale rispetto a quelle cinese e giapponese.

Valori Educativi



Dietro la determinazionenel realizzare una feroce vendetta si intravede un desiderio confuso di perdono e di redenzione

Pubblico

18+

Per l’estrema crudezza di molti passaggi e lo stile sempre eccessivo e trasbordante dell’autore

Giudizio Artistico



La narrazione ha piglio vivace, fatto di delicatezze visive e improvvise violenze, stimolante e mai banale

Cast & Crew

La Nostra Recensione

’estrema crudezza di molti passaggi e lo stile sempre eccessivo e strabordante della rappresentazione (con più di un passaggio di violenza fisica e psicologica che si sarebbe potuto risparmiare) rendono la pellicola inadatta ad un pubblico giovane e capace di andare oltre la superficie del racconto per coglierne, al di là della confezione comunque molto curata, alcuni tocchi e approfondimenti degni di nota. Se si entra nella logica sopra le righe di Park Chan-Wook non si può fare a meno di essere colpiti da un racconto tragico ed ironico al tempo stesso in un cui i temi della colpa, dell’espiazione e della libertà emergono dalle pieghe di un racconto estremo, sottolineate da una colonna sonora che dà spazio anche ad alcuni pezzi di Monteverdi.

Non ci si stanca anche per il piglio vivace della narrazione tra flashback e voce off, delicatezze visive e improvvise violenze, che portano verso un doppio finale molto significativo. Se prima viene messa in scena tutta la tragica materialità dell’esecuzione del colpevole da parte di un gruppo di genitori i cui figli sono stati sistematicamente rapiti e uccisi, poi si lascia spazio al mistero della “redenzione” e del perdono, forse impossibile, forse solo affidata a un oltre che scende dal cielo nella forma di impalpabili fiocchi di neve.

È il secondo, vero finale del film, in cui la protagonista deve fare i conti con la figlia perduta tanti anni prima e all’improvviso lei, così determinata a fredda nel compiere la sua vendetta, si scopre fragile e incerta, inesorabilmente dipendente dal perdono che solo un altro (l’Altro?) può dare…

La pellicola di Park Chan-Wook, dunque, per quanto presenti diverse controindicazioni, non può essere liquidata semplicemente mettendone in luce gli eccessi rappresentativi e le ovvie limitazioni rispetto ad un pubblico generale; rappresenta invece, specialmente per gli amanti del cinema orientale e per chi abbia la pazienza di analizzarla più a fondo, uno spunto di confronto con una cultura che, anche grazie al fatto che il regista è cattolico, ci appare sì lontana ma non totalmente estranea.

Autore: Luisa Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale Chinjelhan Geumjassi
Paese Corea del Sud
Etichetta
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