MEMORIE DI UNA GEISHA

La piccola Chiyo viene venduta dai genitori, poveri pescatori, ad una Okiya, una casa di geishe. Qui viene a contatto con il mondo misterioso e raffinato di queste donne che fanno di se stesse un’opera d’arte al servizio di uomini d’affari e di potere. Nella sua strada per diventare una di loro Chiyo, ribattezzata Sayuri, incontra l’ostilità della rivale Hatsumomo e l’aiuto dell’esperta Mameha. Ma nel suo cuore c’è posto per un solo uomo, un uomo che non potrà mai essere suo…

Valori Educativi



La storia romanica che fa da filo conduttore alla narrazione non sminuisce la gravità di una impostazione maschilista della società che vede la donna come pura fonte di piacere, sia esso fisico o puramente estetico

Pubblico

18+

Numerose scene sensuali più o meno esplicite; numerosi riferimenti anche piuttosto espliciti alla commercializzazione del corpo femminile.

Giudizio Artistico



Ricostruzione accurata ed esteticamente molto valida della vita delle geishe e del loro mistero. Strana la scelta di impiegare attrici cinesi.

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Tratto da un romanzo di enorme successo di Arthur Golden (contestato duramente dalla geisha alla cui vita si ispira la vicenda e poi dagli stessi giapponesi per la scelta delle protagoniste, nessuna delle quali proveniente dal paese del Sol Levante), Memorie di una geisha doveva essere diretto da Steven Spielberg, che ha poi affidato la regia a Rob Marshall, nominato all’Oscar per Chicago e si è accontentato di produrre.

Una scelta che poteva ragionevolmente far temere un approccio estetizzante e antidrammatico della vicenda; ma qui la materia fortemente melodrammatica (e quasi operistica,:è facile il richiamo a Puccini della Madama Butterfly, ma per la descrizione di un amore “ancillare” fedele oltre ogni ostacolo anche alla Turandot) ha fortunatamente la meglio sulla confezione, pure curatissima, nella fotografia (che ha frequenti richiami alla pittura giapponese), nelle musiche, nel montaggio e nelle coreografie (dei balletti, ma non solo).

Nonostante l’ambientazione volutamente esotica, che ricostruisce con efficacia e scrupolo filologico un mondo “altro”, che fa del mistero e del segreto la ragione della sua esistenza, infatti, lo spettatore riconosce nella storia della piccola e maltrattata Chiyo – che sceglie di diventare una geisha per raggiungere il principe azzurro che l’ha conquistata da bambina con la sua gentilezza – un modello narrativo profondamente “occidentale”, che sta a metà tra la favola di Cenerentola e le passioni frustrate dalle ragioni dell’onore e dell’amicizia, così familiari ai lettori dei romanzi cavallereschi medioevali.

Rimane difficile da digerire fino in fondo, nonostante l’indubbio fascino che ancora le geishe esercitano sull’immaginario occidentale, una concezione della donna sostanzialmente come oggetto del piacere maschile, sia questo nella forma di un’”opera d’arte” vivente quale queste donne si addestrano a diventare attraverso anni di lezioni e allenamenti, o più semplicemente in quello della vendita del proprio corpo. Capita così che la vera passione si consumi o nei termini di un amore clandestino e distruttivo (come nel caso di Hatsumomo) o in quelli di una sublimazione sacrificale del proprio corpo e dei propri sentimenti in ottemperanza a codici morali non del tutto comprensibili per un occidentale.

Profondamente occidentale e hollywoodiano è invece il tema che gli autori del film hanno voluto far emergere dalla storia: quello del trionfo dello spirito umano in un mondo apparentemente ostile. La vittoria di Chiyo-Sayuri è quella di chi sceglie una strada per compiere il suo destino e poi, come l’acqua cui più volte la protagonista è accostata, sa trovare la via per realizzarlo anche quando sembra doversi costringere in una forma che non è la sua, in un mondo che tutto accetta tranne che siano il desiderio e l’amore a guidare un essere umano.

Memorie di una geishaha il fascino del racconto di un mondo lontano e perduto (anche se le geishe esistono tutt’oggi come elemento folkloristico, la sconfitta giapponese nella Seconda Guerra Mondiale di fatto provocò un rivolgimento che spazzò via il sistema sociale in cui esse avevano prosperato) e usa al meglio gli archetipi eterni della fiaba (l’ingresso in un mondo straordinario, la caduta, l’incontro con il principe azzurro e con la rivale, l’arrivo del mentore e il cambio del nome) per costruire un racconto fortemente drammatico ma capace di un sorprendente e coerente lieto fine.

Più bello e più convincente de L’ultimo samurai (da cui viene il protagonista maschile Ken Watanabe), il film di Marshall soffre però di qualche lunghezza: un taglio, specialmente nella lunga mezzora dedicata alla vendita della verginità della protagonista, avrebbe certamente aiutato il pubblico a convincersi della sottile distinzione tra la raffinata arte della geisha e l’avvilente mestiere della prostituta.

Elementi problematici per la visione: numerose scene sensuali più o meno esplicite; numerosi riferimenti anche piuttosto espliciti alla commercializzazione del corpo femminile.

 

 

 

La recensione uscirà nel libro di prossima pubblicazione Scegliere un film 2006

Autore: Laura Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale Memoirs of a geisha
Paese USA
Etichetta
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