LE DUE CROCI

1988102 min10+   Antisemitismo, Guerra, Ispirazione CristianaCampi di concentramento, Uomini e Donne di Chiesa

Il 15 maggio 2022 papa Francesco ha proclamato dieci santi compreso don Titus Brandsma, sacerdote carmelitano olandese che durante l’occupazione tedesca nel suo paese  ebbe parole chiare contro il nazismo e non rinnegò la fede, anche se ciò avrebbe potuto salvarlo e morì per avvelenamento a Dachau nel 1942.  Presentato su Raiplay .Disponibile in italiano per l'acquisto su https://publications.carmelitemedia.org/products/le-due-croci-the-two-crosses

Titus Brandsma, sacerdote dell’ordine dei Carmelitani, professore di filosofia, rettore magnifico dell’Università di Nimega, assistente ecclesiastico dell’associazione dei giornalisti cattolici, prese una posizione netta contro il nazismo, così come del resto tutta la gerarchia ecclesiastica olandese, quando le truppe tedesche invasero il suo paese, nel 1940. Per evitare di coinvolgere direttamente il suo superiore, il vescovo De Jong, Titus iniziò a contattare di persona i direttori dei singoli giornali cattolici, invitandoli a resistere alle pressioni naziste.  Arrestato dalla Gestapo, costretto, nonostante la sua salute cagionevole, ai lavori forzati, si preoccupò di dare conforto ai compagni e scrisse lettere serene, spiegando che le sofferenze lo facevano sentire più vicino al Signore. Rifiutò una soluzione di compromesso che lo avrebbe reso libero e morì a Dachau nel luglio del 1942 a causa di una iniezione fatale di acido fenico. Padre Titus è stato proclamato santo da papa Francesco il 15 maggio 2022.


Valori Educativi



La fulgida figura di un sacerdote (ora santo) che si mantiene coerente con i principi di uguaglianza e libertà fra i popoli seguendo la sua fede, senza odi né rancori

Pubblico

10+

Qualche scena di tensione e di maltrattamenti potrebbe impressionare i più piccoli

Giudizio Artistico



Ottima interpretazione del protagonista Heinz Bennent, ma la storia ha uno sviluppo rallentato con dialoghi non sempre efficaci

Cast & Crew

La Nostra Recensione

“Vedo che la nostra impotenza trova conforto nella Tua caduta e che la nostra croce, a paragone con la Tua, è leggera anche se c’è la minaccia di soccombere sotto di essa. Con la Tua debolezza hai trionfato sul mondo: concedici di essere deboli con Te”. Don Titus conforta i suoi compagni di prigionia recitando a memoria brani del mistico olandese Geert Groote. L’attore tedesco  Heinz Bennent ha reso molto bene il protagonista, una persona umile e di poche parole, forte nella sua spiritualità che traspare dalle parole e dalla capacità di autocontrollo nelle situazioni più difficili e gravi, espressione di un modo di vedere gli eventi non come appaiono all’esterno ma come può vederli lui, alla luce della sua fede. La sua  condanna  del nazismo, portata avanti con serena ma forte determinazione, non è frutto di un sentimento ma una posizione maturata nella profondità della sua preparazione filosofica e storica (lo vediamo, in una sequenza, parlare ai suoi studenti di Alfred Rosenberg, teorico dell’antisemitismo e seguace di Hiter).

Non c’è nessuna inclinazione alla agiografia da parte del regista Silvio Maestranzi nel raccontare  questa “semplice” figura di santo così come nel descrivere l’Olanda e gli olandesi sotto l’occupazione nazista: non ci sono sbrigative schematizzazioni ma la complessità e l’ambiguità di tanti comportamenti indotti da momenti così difficili. Non vediamo solo i soldati tedeschi che infieriscono sui deportati con calci e pugni ma anche quella sentinella che di notte va da don Titus per confessarsi; non ci sono solo i cattolici coerenti con la propria fede ma quelli che diventano delatori per salvare se stessi; non c’è solo l’inflessibile ufficiale nazista ma anche quello che cerca di trovare un espediente per togliere don Titus dal campo di concentramento.

Una situazione complessa e spesso ambigua nei comportamenti delle singole persone ma lineare nella lucida contrapposizione di due verità, poste una contro l’altra. “Io ho fede nell’intelligenza e nella legalità” proclama l‘ufficiale che sta cercando di convincere don Titus a un compromesso che lo renderebbe libero sacrificando i suoi principi. Anche quando il vescovo De Jong si autodenuncia, dicendo che don Titus si era limitato ad eseguire i suoi ordini, la risposta della Gestapo è impeccabile: “non ci sono prove contro di lei” (in effetti per padre Titus fu determinante la delazione di alcuni direttori e la prova della lettera che stava distribuendo). Razionalità e fanatismo ideologico possono andare benissimo d’accordo. Una realtà già vista nel film La conferenza dove efficienti ufficiali,  coscienziosi funzionari dello stato, buoni padri di famiglia,  si riunirono al castello di Wannsee del 1942 per risolvere definitivamente la “questione ebraica”.

Don Titus al contrario prega per gli olandesi come per i tedeschi, accetta con docilità e senza rancore tutte le sofferenze che gli vengono procurate: lui dispone di un riferimento ben preciso da seguire.

Intorno alla storia principale, il racconto si arricchisce di altre sotto-trame attraverso due personaggi femminili ma il loro contributo appare ridotto, se non per testimoniare la difficoltà di sopravvivere in quelle circostanze estreme, scendendo a compromessi con se stessi e mostrandosi per quello che in realtà non si è.

Padre Titus fu ucciso il 18 luglio del 1942 e due  giorni dopo, il 20 luglio la conferenza dei vescovi olandesi fece leggere in tutte le chiese del paese una lettera contro il razzismo nazista. Ciò causò l’inasprimento della caccia agli ebrei anche convertiti e una delle vittime fu proprio Edith Stein (ricordata nel film La settima stanza) che si era rifugiata in Olanda. Stessa sorte toccherà più tardi, nel ‘44 ad Anna Frank (ricordata di recente nel film Anne Frank – La mia migliore amica) che si era rifugiata ad Amsterdam dalla Germania con tutta la famiglia ma fu tutto inutile

Autore: Franco Olearo

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