Recensioni
Minority Report si ispira, ampliandolo, ad un breve racconto di Philip K. Dick, lo stesso scrittore di fantascienza che ci ha regalato Blade Runner, quel film di Ridley Scott, capostipite di una fantascienza che ci vuole ricordare che stiamo vivendo sempre di più in una società che minaccia la nostra integrità corporeo-mentale, dominata dall’invadenza degli stimoli artificiali e dove la libertà privata, proprio perché è in forse la stessa veridicità del nostro pensare, finisce per venir sopraffatta dai poteri dominanti.
Elizabeth Sloane è di mestiere una lobbista. Lei riesce, con molta abilità, su commissione dei suoi clienti, a spostare nella direzione da lei voluta, i voti dei deputati e dei senatori in riferimento a un certo disegno di legge che sta per essere votato. I mezzi sono spesso illegali ma mascherati da parvenze legali. Quando le viene richiesto di sostenere una legge che promuova l’uso delle armi da parte delle donne, Elisabeth decide di licenziarsi e di farsi assumere dall’ agenzia che combatte sul fronte opposto. Ma l’ambizione di vincere a tutti i costi le fa commettere qualche passo falso che sarà sfruttato dai suoi avversari….
Ci troviamo all'interno di una fabbrica moderna ed efficientissima. Gli operai sono però dei mostri (quanto di più orrido la computer grafica può concepire,) il cui lavoro quotidiano è quello di entrare nelle camere da letto del bambini degli umani per spaventarli. Operazione utilissima perché il grido dei bimbi è l'unica energia che fa andare avanti Mostropoli. Tra i due mondi non c'è comunicazione, se non una esile porta ed i mostri non possono venir toccati dagli umani, pena l'inquinamento del loro mondo.
Francamente, per questo cartoon che probabilmente sarà ricordato come l’ultimo che avranno realizzato con la tecnica 2D, i creatori della Disney avrebbero potuto fare uno sforzo maggiore.
La storia: tre mucche e un cavallo danno la caccia a un ladro di bestiame per guadagnarsi la taglia con cui salvare il ranch dove vivono.
Nella prima puntata, ci troviamo in Messico, nello stato di Guerrero, dove seguiamo la polizia comunitaria combattere contro i trafficanti che vendono sul mercato internazionale l’oppio coltivato dai contadini. Nelle lotte fra le varie bande e con la polizia, si sono contati più di 33.000 omicidi nel solo 2018. Nella seconda puntata le telecamere si spostano a Catatumbo in Colombia, dove si produce il 70% della droga mondiale e vediamo bambini di 10-13 anni raccogliere le foglie della coca per poi portarli ai centri di smistamento per 3-5 euro al giorno. Nella terza puntata si ritorna in Messico, nel villaggio di Jicayan de Tovar (Guerrero) dove i contadini coltivano l’amapola, il papavero da oppio conteso fra cartelli in perenne lotta mortale fra loro. Nella quarta puntata ci si sposta in Albania, dove la mafia locale sta assumendo il controllo esclusivo del traffico di eroina e cocaina sulla rotta dei Balcani. La quinta ed ultima puntata è un viaggio a ritroso nel tempo sulle tracce dell'autobus scomparso in Messico con 43 studenti perché a bordo probabilmente era carico di eroina e sui risvolti dell'omicidio di Javier Valdez, uno dei giornalisti messicani più noti e più esposti nella denuncia dei cartelli di narcotrafficanti
Molto interessante questo film d’esordio di Susanna Tamaro, la ben nota scrittrice che ha raggiunto un grande notorietà a partire dal suo bel romanzo di dieci anni fa, Va’ dove ti porta il cuore.
Matteo, 35 anni, lavora come medico di pronto soccorso sulle ambulanze. È sposato con Emma, chirurgo nel suo stesso ospedale, da cui ha avuto una bambina. Un amore ormai agli sgoccioli, logorato dal tempo e dalla noia: Emma è tentata dalle avance del fascinoso primario, Matteo si sta invaghendo di una giovane allieva, Elena. Tutto precipita in una notte, quando l’auto del neo amante di Emma travolge l’ambulanza su cui Matteo presta servizio insieme a Elena…
Wiktor, ambasciatore polacco in Uruguay un tempo attivista di Solidarnosc, perde all’improvviso l’amata moglie Elena e cade in una crisi profonda, acuita dall’incontro con il vecchio amico Oleg, ora vice ministro degli Affari Esteri russo. Da quel momento Wiktor inizia a precipitare in una spirale di sospetti sul suo passato, ma anche sugli affari interni dell’ambasciata.
Probabilmente vi ricorderete di Peter Pan, il cartone animato della Walt Disney; ebbene, in questo film, l'isola dei Caraibi dove è governatore il padre della bella Elisabeth ha esattamente la stessa forma dell' "isola che non c'è". Se siete stati a Disneyland ed avete visto l'attrazione omonima "I pirati dei Caraibi", vi accorgerete che la caverna dove è stato nascosto il tesoro, ha qualcosa di molto familiare.
























