PINOCCHIO

112'Tutti  

Non occorre fare la sintesi della vicenda del film perché conosciamo tutti la storia di Pinocchio. Questa asserzione è particolarmente vera nella versione di Benigni (attore, regista e co-sceneggiatore), perché il testo di Collodi è rispettato quasi alla lettera. Benigni si è concesso solo due licenze, una all'inizio e l' altra alla fine.

Valori Educativi



Il bambino-burrattino mette giudizio ma diventa meno divertente

Pubblico

Tutti

Giudizio Artistico



Il Benigni regista non ha avuto questa volta la fantasia visionaria,il gusto per lo sberleffo che tutti gli riconosciamo. Bellissime scenografie. Bravo Kim Rossi Stuard

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Il tronco di legno dal quale verrà ricavato il burattino, si rotola e saltella per le strade del paesino di Geppetto, in modo impertinente, generando danni e tanto spavento, quasi già esternasse lo spirito del suo ospite. Similmente alla fine: Pinocchio, diventato ormai un bambino buono, si muove sempre accompagnato dall' ombra del Pinocchio-burattino, lasciandoci intendere che il nostro eroe non è poi diventato così noiosamente buono, come vuole la favola, ma uno spirito di indipendenza e curiosità briccona esiste ancora in lui.
Queste sono, purtroppo, le uniche licenze che Benigni si è concesso. In questo film il nostro Roberto si .è incamminato su di una strada da lui mai percorsa. Se finora i suoi film ci sono piaciuti e ci hanno divertito, è perchè la sua personalità prorompente ha finito quasi sempre per sorreggere da solo tutto il film. Regia, sceneggiatura, scenografia, erano degli elementi secondari, di supporto alla sua interpretazione. Basterebbe ricordarsi di "Jonny Stecchino" , il "piccolo diavolo" , "il mostro" . Perfino in un film più impegnativo come "la vita è bella" , la chiave interpretativa, così abilmente in bilico fra realtà e sogno, era fornita proprio dal modo con cui Benigni rendeva il suo personaggio.
Nel caso di Pinocchio invece, Benigni ha usato un approccio classico: regista, sceneggiatori, scenografo, interpreti, tutti sono parimenti impegnati a dare un senso al film. Niente di male in tutto questo, semplicemente non abbiamo più di fronte il Benigni che noi conosciamo, ma finiamo per giudicare i vari aspetti del film per quel che valgono da soli, singolarmente. In questa nuova ottica la scenografia è stupenda e curata nei minimi dettagli dal compianto Danilo Donati. Ma poi la regia è statica (la sequenza con mangiafuoco, invece che incutere terrore é quasi noiosa) . I personaggi del gatto e la volpe, cercando di imitare le mosse di Benigni sono quasi patetici, surclassati però dall'ottimo Kim Rossi Stuart nei panni di Lucignolo. Ma chi più ci lascia dubbiosi è proprio il Pinocchio di Benigni. Rischia quasi di far cadere il patto narrativo con lo spettatore: possiamo figurarci un bambino /burattino nelle smorfie di un signore di ormai cinquant' anni? Difficile pensarlo. Dovremmo fare un sondaggio frai bambini in sala. Benigni nei panni del "piccolo diavolo" , non era forse più pinocchiesco del suo stesso questo Pinocchio da lui ora interpretato?.

Vorrei comunque sottolineare l'orgoglio che si prova nell'assistere ad un film italiano al cento per cento, che in nulla concede a lusinghe holliwoodiane: Benigni si compiace di usare il vernacolo toscano (sicuramente di difficile traduzione) e ci ricrea una dolce campagna toscana di fine secolo: un contadino, nell'assaggiare le carote del suo orto, dice tutto orgoglioso: "sembrano morbide come dei biscotti" . Quanti ragazzi di città, intenti a sgranocchiare pop corn, potranno apprezzare questo richiamo ad un universo contadino d'altri tempi?

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale PINOCCHIO
Paese Italia
Etichetta
Scrivi per primo un commento a “PINOCCHIO”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Non ci sono ancora commenti

pinocimage