PRIMA DI ANDARE VIA

202397 min10+   AdolescentiMalattia e Morte in Famiglia

La diagnosi di un tumore al cervello di un ragazzo di 22 anni suona come un’improvvisa condanna a morte. D’improvviso tutta la vita, gli impegni, il lavoro, l’amicizia sono viste in un modo diverso. Per fortuna incontra Giulia, che sostiene un centro di giovani malati di cancro. Ora la malattia potrà essere vissuta e non subita. Disponibile su Amazon Prime.

A Luca, 22 anni, studente di giurisprudenza che lavora facendo il runner per consegnare pizze, è diagnosticato un glioblastoma celebrale della grandezza di un pugno di un bambino: gli resta da vivere tra sei mesi e un anno. Appena dopo averlo saputo incontra Giulia che lo invita ad un centro di ascolto per malati di cancro. A Luca piace la sua vita e l’aver saputo che gli sta sfuggendo di mano è un dramma irrisolvibile. Sarà l’incontro con Giulia a dare delle motivazioni per vivere, senza subire, la malattia. Purtroppo, però, l’amico fraterno di Luca, Sam, gli tiene nascosta una verità decisiva sulla sua malattia e, a causa di questo silenzio, il rapporto con Giulia sarà notevolmente compromesso quando si scoprirà la verità nascosta.


Valori Educativi



I protagonisti fanno il possibile per vivere la malattia senza subirla comunicando, in questo modo, un messaggio positivo verso la vita.

Pubblico

10+

Un non esplicito riferimento all’uso di droga. Un chiaro uso di alcol nell’organizzare una festa. L’amico del protagonista mente al professore del protagonista per spingerlo a dargli un buon voto all’esame

Giudizio Artistico



Buona la recitazione dei due protagonisti. La regia mostra una certa inclinazione al melò e non riesce a evitare alcuni momenti più pietistici

Cast & Crew

Our Review

Non sono pochi i film che ci hanno mostrato adolescenti che debbono affrontare una malattia incurabile. ne è nato un vero e proprio genere, il Sick Romance. Ricordiamo Nuvole – Clouds , Colpa delle stelle, La custode di mia sorella, I passi dell’amore. e l’italianissimo Braccialetti Rossi. Anche se si parla di cancro, nel film non è la malattia il centro del racconto, ma il modo in cui è vissuta: questo lo si comprende dal fatto che le scene girate all’interno di ospedali e laboratori sono ridotte al minimo indispensabile richiesto dalla scenografia. Centro di tutto è la modalità di affrontare il dramma di una morte certa, annunciata. E di modi ve ne sono infiniti, quanti sono gli esseri umani perché «ognuno ha diritto di vivere la malattia a modo proprio».

Il film, tutto sommato, è leggero, sembra quasi una favola, anche se tratta un tema serio e non abbia un finale scontato.

I protagonisti fanno più volte riferimento e sono presentati all’interno di un centro di ascolto, in riva al mare che, per ironia della sorte, si chiama Boa Sorte, buona fortuna. È lì che devono fare i conti con la realtà, dove ci si rende conto di come, in modo impietoso, la morte non faccia sconti e dove ognuno mostra il proprio modo di vivere il dolore: c’è chi pensa di poter continuare ad andare avanti come se nulla fosse e chi, invece, travolto dalla malattia, pensa che l’unico modo sia vivere il dolore fino in fondo, assaporandolo, quasi fosse un’occasione da non perdere. Fatto sta che la malattia spinge chi la subisce a cambiare il proprio modo di vedere le persone e la vita e lo porta a stringere rapporti che non si fermano mai a livello superficiale.

La morte, sempre ingombrante, non è sdoganata e più volte si presenta nel film in modo inatteso. Anche se qualcuno è convinto che ci sia sempre qualcosa da fare, in realtà, non è vero. Si arriva al punto che non c’è più niente da fare se non quello di vivere fino in fondo quello che accade.

La malattia è anche l’occasione per risolvere dissidi che sembrano irrisolvibili: l’esperienza dell’infermità (altrui più che sua) sarà, per il protagonista, il modo per eliminare la distanza creatasi con il padre, dopo la morte della madre, proprio per l’incapacità (sua e del padre) di affrontare il dolore. E sarà il dolore che farà capire al giovane protagonista, moderno figliol prodigo, che non può stare lontano dall’abbraccio paterno.

Il film, che è anche una leggera storia d’amore, vuole essere anche un messaggio che aiuta a comprendere come scappare davanti alla sofferenza significhi solo perdere del tempo prezioso, quello che la malattia porta via. E vuole anche far capire che non bisogna farsi travolgere dalla grande paura dell’incapacità di gestire tutto a tutti costi dato che non sempre si può porre rimedio.

I protagonisti sono testimoni di quanto possa essere grande il desiderio di vivere in chi sa che gli mancherà la possibilità. Ma in che modo? Lo dice la stessa protagonista al termine del film: «Io non ho mai avuto paura di vivere. E adesso non ho paura di morire. Vorrei soltanto che questa vicenda possa aiutare qualcuno o qualcosa».

Ultima annotazione è certamente il biasimo, nei confronti dell’amico del protagonista, nel nascondere una verità che si rivelerà determinante per i due personaggi principali e per la loro storia personale.

Autore: Enzo Vitale

Details of Movie

Paese ITALIA
Tematiche (generale)
Tematiche-dettaglio
Tipologia
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