LA CUSTODE DI MIA SORELLA

2009107\'14+   Amore e Famiglia, Malattia incurabileMalattia e Morte in Famiglia

I Fitzgerald sono una bella famiglia: Sara (C. Diaz) e Brian (J. Patric) sono sempre affettuosi l'uno con l'altra  e i loro  tre figli sono dei simpatici adolescenti. Alla primogenita Kate (S. Vassilieva) è stata però diagnosticata una rara forma di leucemia fin dalla tenera età. Sara da quel momento si è assunta la missione di fare tutto ciò che è necessario per salvare sua figlia: smette di lavorare e convince il marito a far nascere in provetta una seconda bambina, Anna (A. Breslin), geneticamente selezionata per donare sangue e midollo spinale alla sorella. Anna però, raggiunta l'età di 11 anni, decide di rivolgersi a un avvocato per rivendicare il diritto di gestire in proprio il suo corpo: il passo successivo sarebbe stato la donazione di un rene....

La custode di mia sorella Il film affronta con sensibilità umana temi bioetici importanti, come la fecondazione in vitro per ottenere una figlia biocompatibile con la sorella malata. Peccato che il film sia priva di una matura riflessione sul senso della vita e della morte ma solo vaghe suggestioni New Age


Valori Educativi



I forti temi bioetici sollevati dal film vengono risolti positivamente ma dispiace che il regista manchi di una visione lucida sui destini ultimi della nostra vita, limitandosi a qualche vago sentimento di impronta New Age

Pubblico

14+

La storia, che vede coinvolta una bambina di 11 anni impiegata a tenere in vita con il suo sangue e il midollo sua sorella, può impressionare i più piccoli.
Il film è VM 14.

Giudizio Artistico



Buona recitazione di tutti i protagonisti, in particolar modo di Cameron Diaz, insolitamente impegnata in un ruolo drammatico. Ma la regia è piatta con una forte inclinazione al patetico

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Il film affronta temi etici rilevanti e lo fa trattando  con grande sensibilità agli aspetti più umani e  dolenti delle persone che ne sono coinvolte.

Primeggia su tutto l’affiatamento all’interno di una famiglia dove papà, mamma, due sorelle ed un fratello passano giorni spensierati insieme, vivendo quasi in un microcosmo chiuso che non ha bisogno di relazionarsi con l’ esterno.
Quando litigano sono sempre pronti, in giorno dopo, a rappacificarsi e a ristabilire l’armonia familiare. Appena un componente della famiglia resta isolato per le sue idee o i suoi atteggiamenti, gli altri si affrettano a prendersene cura, a ristabilire l’equilibrio familiare.

Le protagoniste del film sono due: la madre Sara e la figlia Kate. Sara non è quasi più se stessa o meglio ha deciso che il suo essere se stessa coincide con il suo impegno di mantenere in vita sua figlia, con un servizio di vigilanza e di attenzioni di giorno e di notte, fino al gesto estremo di volere un’altra figlia non per se stessa, ma come supporto biologico per la sorella. Arriva anche ad essere crudele con gli altri componenti della famiglia, appena questi pongono ostacoli alla sua missione.

Kate, è il personaggio più completo: ha un rapporto tenero e di grande confidenza con la sorella e con il fratello; si scoraggia perché con i suoi 17 anni si sente brutta con la sua testa pelata a causa della chemioterapia, ma poi riesce  ad avere una piccola storia d’amore con un ragazzo conosciuto all’ospedale, destinato anche lui ad una morte precoce. La loro relazione occupa la parte centrale del film ed è forse la parte più riuscita ed intensa: lui non pensa alla morte perché quel che conta è aver conosciuto Sara.

Kate si rivela pienamente nella parte finale del film: non vogliamo svelare alcune sorprese del racconto ma sicuramente il suo decidere di non sottoporsi ad ulteriori interventi, sempre più disperati, non è una forma di eutanasia ma è piuttosto accettare serenamente ciò che non si può più evitare. Lei finalmente “è pronta” ed è in grado di regalare un ultimo sorriso sereno a tutti coloro che le stanno intorno.

Il film evidenzia in modo sufficientemente chiaro l’abominio di concepire un figlio come un mezzo e non per se stesso; dispiace però notare come Nick Cassavetes regista e sceneggiatore, lasci trasparire una sua  visione metafisica approssimativa, quasi rozza. Un tema eticamente alto come quello narrato spinge inevitabilmente a porsi domande sul destino ultimo dell’uomo; sembra però che quell’immenso spazio di civiltà occidentale che va  dalla  metafisica degli antichi greci alla religione cristiana abbia insegnato ben poco a questo regista, che dispone solo di vaghe suggestioni New Age.

La visione che ci viene offerta dell’aldilà ha  generici accenni poetici;  dice Anna: “ognuno di noi è un coriandolo di cielo azzurro; lassù nello spazio ci sono tante anime in cerca di un corpo in cui vivere”.
Dispiace inoltre che l’esistenza di Kate, che ha così profondamente segnato la vita dei suoi familiari, certo in modo doloroso, ma sicuramente arricchendoli,  lasciando loro proprio per questo una grande eredità spirituale, resti all’interno di una visione priva di quella speranza che ci consenta di riconoscere che gli esseri umani possano farsi del bene a vicenda nella prospettiva di un destino superiore.

Continua Anna: “Vorrei poter dire che la morte di Kate ha portato qualcosa di buono. Che ci ha aiutato a trovare le risposte per continuare a vivere. O che la sua vita ha avuto un valore particolare per il quale  le hanno intitolato un parco o una strada. O che la Corte Supema ha modificato una legge a causa sua. Ma non è andata così. E’ morta e basta. Ora è un coriandolo di cielo azzurro e noi dobbiamo andare avanti. Non capirò mai perché Kate ha dovuto morire e noi siamo vivi. Non c’è una spiegazione credo. La morte è morte. Nessuno può capirla”.

Solo nella parte finale del film, viene adombrato quello che invece avrebbe dovuto essere il vero senso di questa storia.
Conclude Anna: “tanto tempo fa sono stata messa al mondo per salvare mia sorella. Alla fine non ci sono riuscita. Ma oggi so che questo non era importante. Era importante che avessi una sorella. Una sorella fantastica.  Un giorno sicuramente la rivedrò ma nell’attesa il nostro rapporto continua”.

Nick Cassavetes sa valorizzare gli attori molto bene e una Cameron Diaz in veste drammatica è una vera sorpresa. La regia è però piatta e Nick non riesce a contenere le sue derive sul registro patetico. La storia era già di per se straziante ma il regista non rinuncia a rincarare la dose: durante la fase processuale: veniamo a sapere che il giudice è una donna a cui è era morta sei mesi prima una figlia dell’età di Kate e perfino l’avvocato che  difende Anna vive con un polmone d’acciaio ed è per di più epilettico.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale My Sister's Keeper
Paese USA
Etichetta
Tematiche (generale)
Tematiche-dettaglio
Scrivi per primo un commento a “LA CUSTODE DI MIA SORELLA”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Non ci sono ancora commenti

custodesorellaposter