PADRI E FIGLI

195792 minTutti   Amore e FamigliaAdozione, Fede e Famiglia, Matrimonio, Amore per i figli

Diverse storie incrociate di genitori di ragazzi piccoli, di adolescenti o maggiorenni nel 1957, impegnati al meglio nello svolgere il loro “mestiere” nei confronti di ragazzi e ragazze che rispettavano la loro autorità. Disponibile su Internet

Nel 1957, a Roma, quattro padri provano a esercitare nel modo migliore il loro mestiere. Il dott Bacci, di mestiere chirurgo, deve gestire due figli problematici: il più grande, Vezio, terminata la maturità,  favoleggia di magnifici prossimi impieghi ma in realtà è solo un fannullone mentre Sandro, all’ultimo anno di liceo, è il primo della classe ma sta marinando la scuola. Il motivo è uno solo: Marcella, di sedici anni, di cui si è innamorato. Vittorio, che gestisce uno studio sartoriale, è il padre di Marcella, vedovo da tempo, che è venuto a conoscenza delle assenze a scuola della figlia ma non vuole infierire su di lei perché comprende che la ragazza non ha più una madre alla quale confidare i suoi primi innamoramenti. Il signore e la signora Blasi stanno per avere un bambino e il marito è sollecitato continuamente dalle assurde voglie della moglie che gli impediscono di concentrarsi nel suo mestiere di istruttore di guida. Per tutte queste case passa l’infermiera Ines Santarelli che fa iniezioni a domicilio ma anche lei ha il suo bel da fare: ha cinque figli piccoli e quando uno di loro si prende il morbillo, lei e il marito Amerigo debbono chiedere ai loro vicini se possono ospitarli per qualche tempo. Uno di questi, Alvaruccio, va a dormire da Rita e Cesare che non hanno potuto avere figli. La simpatica vivacità di questo piccolo ospite risveglia in loro quel desiderio mai sopito e prendono una decisione: andranno a visitare un orfanatrofio….


Valori Educativi



Alcuni padri si impegnano a esercitare al meglio le loro responsabilità; una famiglia accoglie come un dono della Provvidenza ogni figlio che nasce; un’altra decide generosamente di adottare un figlio senza sceglierlo a priori

Pubblico

Tutti

Giudizio Artistico



Una commedia che diverte ma al contempo fa riflettere su tematiche importanti. Premio miglior regia al Festival di Berlino del 1957.

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Dopo Poveri ma belli, dove abbiamo potuto scoprire come ci si innamorava e poi ci si sposava alla fine degli anni ’50, siamo in grado, con questo film di Mario Monicelli, realizzato appena un anno dopo,  di approfondire il tema della paternità, esplorato nelle più diverse angolature: nell’ansia di attendere il primo figlio, nel dispiacere di non averne, nelle preoccupazioni che comporta gestire un’adolescente o uno già maggiorenne, nella serena fiducia di averne cinque.

Il tono è sempre scherzoso, sul tipo della commedia popolare (in particolare l’episodio che coinvolge Franco Interlenghi e Antonella Lualdi, sposi novelli in attesa del loro primo figlio) ma c’è un sottofondo più serio,  una voglia di mostrare valori e significati intorno a queste storie incrociate. C’è una differenza molto più profonda di quanto non appaia a prima vista, rispetto a Poveri ma belli. La storia dei ragazzi di piazza Navona è quasi un racconto pagano: ragazzi e ragazze si muovono seguendo un loro istinto naturale, in piena armonia con le convenzioni codificate del tempo; in questo film di Mario Monicelli ci sono personaggi che riflettono, che hanno l’obiettivo di comportarsi nel modo migliore in funzione delle loro responsabilità.

Ci sono molti bei dialoghi che diventano per i protagonisti, motivo per riflettere e cambiare atteggiamento e propositi.

Vittorio, il padre dell’adolescente Marcella (Vittorio De Sica), proprio lui che è un sarto, scopre che è cresciuta, che i vestiti vecchi di un anno non le stanno più  e che è rozzo e riduttivo limitarsi a comminare castighi per aver marinato la scuola, ora che lei ha scoperto di essersi innamorata.  Cesare (Marcello Mastroianni), ormai disilluso dopo anni di attesa per avere un figlio, scopre, nella semplice furbizia di Alvaruccio, che abita per qualche giorno a casa sua,quanta luce e calore porti  un bambino e si decide, assieme alla moglie Rita, a compiere il passo dell’adozione. L’austero dottor Bacci, di fronte a un figlio ormai grande che vive solo di piccoli imbrogli, prende la decisione far fare al figlio il servizio militare (a quei tempi era possibile). Lo stesso signor Vittorio,  ormai vedovo da toppo tempo, si diletta a insidiare signore per bene ma  riceve una severa ramanzina dalla signora Ines (Marisa Merlini) e lei, moglie e madre di cinque figli, riesce a riportarlo alla serietà dei suoi doveri di genitore.

Il film ci ricorda che l’impegno alla genitorialità non ha scadenze né pause e ha valore universale, anche se nelle pieghe, percepiamo che in alcuni aspetti il tempo è passato. Diverso è sicuramente il rapporto marito-moglie: quando il dottor Bacci di fronte alla famiglia tutta riunita per cena, sgrida aspramente i suoi due figli, si vede che la moglie vorrebbe intervenire in loro difesa ma non osa, per rispetto all’autorità di pater familias che ha il marito. In una sequenza finale dove il dott Bacci e il sarto Vittorio discutono sul destino dei loro figli adolescenti, concludono che non è affatto obbligatorio che Marcella trovi un lavoro: può sempre fare la casalinga. Possono oggi far sorridere i rapporti di questi padri nei confronti delle loro figlie e figli adolescenti: sono ancora in grado di punirli per le loro marachelle scolastiche e loro ubbidiscono senza protestare.

E’ interessanto notare che, a un certo punto, l’infermiera Santarelli spiega che i suoi cinque figli vanno a scuola in un collegio di suore: era quella l’epoca, soprattutto a Roma, dove buona parte dell’educazione dei più piccoli era affidata ad istituti religiosi.

Indiretti ma molto chiari, sono i riferimenti religiosi presenti in questo film. Quando Rita e Cesare si recano all’orfanatrofio e alla fine decidono che non debbono esser loro a scegliere quale bambino adottare  perché sono tutti uguali  nel loro bisogno di un papà e una mamma (“come  viene, viene”),  lo fanno direttamente davanti all’altare della cappella, fonte ispiratrice del loro gesto generoso.

Quando la Santarelli confida al marito che sono in attesa del sesto figlio, lui esclama gioioso: “i figli sono la Provvidenza”. Una reazione che scandalizzava allora e ancor più scandalizza oggi.

Il film è ben fatto? In una delle prime sequenze entriamo nella casa dei coniugi Santarelli (quelli che hanno 5 figli). Squilla il telefono per la richiesta di una iniezione a domicilio per la signora Santarelli. Risponde Alvaruccio salendo su una sedia ma i genitori non ci sono e quando l’interlocutore chiede di parlare con qualcun altro, Alvaruccio, in tutta risposta, passa la cornetta al fratello più piccolo. Intanto arriva il padre, che ha riportato a casa i due gemelli; corre al telefono ma in tutta casa non si trova una matita per scrivere l’indirizzo. Arriva anche la moglie che inizia a cucinare ma improvvisamente  si accorge di aver dimenticato il quinto figlio a casa di un’amica. E’ una sequenza che dura in tutto due minuti, che diverte ma assolve pienamente lo scopo di presentare allo spettatore la famiglia Santarelli: chi sono e cosa fanno i genitori e i cinque figli: come si chiamano e che tipi divertenti siano. Due minuti compatti, densi di contenuto,  una prova di grande professionalità.

Autore: Franco Olearo

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Paese ITALIA
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