SPERIAMO CHE SIA FEMMINA

1986120 min10+   , Amore e Famiglia

Negli anni ’80 la "rivoluzione" del decennio '70 è ormai assorbita: restano saldi i rapporti parentali (genitori-figli, fra fratelli) ma i rapporti coniugali sono fragili o inesistenti.. Su Youtube

Nella campagna toscana, in un poderoso ma vetusto casale, vive la signora Elen, con le sue due figlie ormai grandi: Franca e Malvina. Lontano dalla città, senza telefono e senza energia elettrica (usano un generatore) la vita scorre serena fra la coltivazione della terra e l’allevamento dei cavalli con il supporto di Fosca, instancabile donna tutto fare e la presenza dello zio Gugo, uomo simpatico ma alquanto svampito. Elena sa che il casale è ormai coperto di debiti e il lavoro dei mezzadri nei campi serve solo a coprire gli interessi. Un giorno arriva al casale il conte Leonardo, marito, di fatto separato, di Elena. Il motivo è economico: chiede alla moglie un finanziamento per un ambizioso progetto di rivalutazione di un complesso termale di sua proprietà. Lo chiede con insistenza, come ultima possibilità per riscattarsi da una situazione finanziaria fallimentare ma riceve da lei, supportata dal suo amministratore Nardoni (che è anche suo amante) un netto rifiuto. Leonardo si allontana dalla fattoria ma due giorni dopo Elena e le figlie vengono informate che il conte è morto: la sua macchina è stata trovata in fondo a un dirupo. L’armonia familiare si spezza: le due figlie accusano la madre di esser stata troppo dura con lui e a questo punto Elena decide di vendere tutto a Nardoni e di trasferirsi a Roma, dove già abita sua sorella Claudia, un’attrice della televisione…


Valori Educativi



Un gruppo di donne che si trovano sotto lo stesso tetto con alle spalle una vita infelice o disordinata, decidono di affidarsi allo spirito di solidarietà che le accomuna. I rapporti coniugali sono falliti o inesistenti. Atteggiamento negativo di fronte all’ipotesi di abortire

Pubblico

10+

Nessuna scena da segnalare. Certe situazioni familiari potrebbero non venir comprese dai più piccoli.

Giudizio Artistico



Sette David di Donatello nel 1986. Splendida interpretazione di tutte le protagoniste, una elegante scrittura che sa mescolare la commedia con la tragedia

Cast & Crew

La Nostra Recensione

In questo film, forse uno dei migliori di Mario Monicelli, si parla di famiglia, di rapporti familiari e come succede (auspicabilmente) in ogni famiglia, da un caos di tanti personalità diverse in cerca di sé stesse, si trova sempre il modo di restare insieme, perché è solo in famiglia che veniamo compresi per quello che siamo e siamo amati per come siamo. C’è Malvina che ha la passione per i cavalli e desidera tanto organizzare un maneggio nella fattoria; c’è sua sorella Franca che ha portato in casa  il suo ultimo fidanzato, un curioso glottologo asociale che vive solo del suo lavoro;  Immacolata e Martina due adolescenti che si comportano come tali non tornando a casa con il pullman della scuola ma restando a Siena per il concerto di Ron; senza contare Fosca, la governante tuttofare che cerca di tenere in ordine il tutto e non sa decidersi di andare in Australia per raggiungere suo marito. Dobbiamo ancora aggiungere la bella Claudia sorella di Elena, che vive a Roma, attrice televisiva con amanti di comodo, troppo impegnata nel suo lavoro per prendersi cura della figlia Martina e per questo l’ha spedita al casolare per porla sotto la responsabilità di Elena e la cura di Fosca. Un calderone di personaggi tutti al femminile in piena libertà espressiva ma anche in grande confusione esistenziale. Gli uomini sono praticamente inutili; sicuramente lo svampito zio Cugo ma anche Leonardo, il padre di famiglia, che si è avvitato nei debiti e non è capace di fare il padre nei confronti della figlia Franca, troppo leggera con i suoi troppi  amori.

Allora non resta che ipotizzare una famiglia (si può ancora chiamare così?) tutta al femminile, frutto di una evoluzione che abbiamo potuto constatare nella nostra indagine sulla famiglia vista al cinema attraverso i decenni. In Giovani Mariti (1958) le giovani coppie che si costituivano nel matrimonio entravano in una consolidata cultura borghese dove la moglie diventava “signora”: impiegava posate e coppe d’argento quando aveva ospiti a cena e la cameriera doveva indossasse i guanti bianchi; In Romanzo popolare (1978) la situazione muta: una giovane donna contesa fra il marito e l’amante, raggiunge   la sua indipendenza con il lavoro senza legarsi ad altri uomini che avrebbero finito per limitare la sua libertà.  Con Speriamo che sia femmina  la situazione si radicalizza: lo si vede nel colloquio risolutivo fra Elena e Nardoni, suo amministratore ed amante. Nardoni, per aiutare Elena, è disposto a rilevare la fattoria piena di debiti ma le prospetta anche un matrimonio, in modo che lei possa ancora considerarsi padrona di ciò che le è caro. Ancora una volta viene privilegiata l’indipendenza: è meglio che le donne restino unite e piene di debiti  e nelle loro situazioni affettive precarie piuttosto che stabilire alleanze (anche sincere) che possano limitare questa loro prerogativa. E se Bianca ha scoperto di essere rimasta incinta di quel glottologo che ha appena lasciato, pazienza; l’importante è che sia femmina,

Comencini ha voluto prospettarci nuove forme strutturali di famiglia? Sembrerebbe una forzatura: di sicuro si è inserito, in questo film del 1986, nel filone che cerca di sottolineare come la rivoluzione degli anni ’70 abbia innescato nuove consapevolezze e rivoluzioni nei ruoli soprattutto in riferimento alla donna ma molto meno per quel che riguarda l’uomo.

A ben guardare, quel gruppo di donne che scelgono di vivere insieme nel vecchio casolare, non solo in base a legami familiari ma applicando  un principio più ampio di solidarietà di genere, non pare particolarmente affascinante ma  solo una estrema soluzione a seguito di una serie di cocenti disillusioni o frutto di scelte prese con  leggerezza

La tessitura narrativa è particolarmente piacevole, grazie alla galleria di splendidi ritratti femminili (mentre gli uomini sono ridotti a al rango di divertenti ma inutili macchiette). Resta affascinante ma ormai superato, il modo  con cui venivano realizzati certi film ancora negli anni ’80; sembra inverosimile esser riusciti a riunire intorno a una stessa storia la norvegese  Liv Ullman, la francese  Catherine Deneuve, i francesi Philippe Noiret e Bernard Blier assieme al cowboy Giuliano Gemma e importanti attrici italiane come  Giuliana De Sio, Stefania Sandrelli. Tutte unificate nel doppiaggio.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Etichetta
Paese ITALIA
Tematiche (generale)
Tipologia
Scrivi per primo un commento a “SPERIAMO CHE SIA FEMMINA”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Non ci sono ancora commenti