POVERI MA BELLI

1957101 minTutti   Amore e Famiglia, Young Adult

Questo allegro film del 1956, che ebbe un notevole successo, trasferisce con fresca immediatezza il piacere, per ragazzi e ragazze del tempo di andare alla ricerca della persona giusta con cui unirsi in matrimonio per tutta la vita

Roma, 1956. Romolo e Salvatore sono due giovani la cui vita scorre intorno a piazza Navona. Hanno poca voglia di lavorare (Romolo fa il commesso nel negozio di dischi dello zio, Salvatore fa il bagnino allo stabilimento sul Tevere “Il Ciriola” sotto ponte Sant’Angelo), non hanno mai un soldo (vanno ogni tanto a “pescare” dai risparmi di famiglia) e si dedicano soprattutto ad andare appresso alle ragazze che incontrano. E’ proprio quello che succede un giorno, quando si accorgono che in piazza ha aperto una nuova sartoria per uomo e scoprono che la figlia del proprietario, Giovanna, è una magnifica ragazza. Iniziano entrambi a farle la corte e Giovanna non disdegna i loro approcci (un bacio non si nega a nessuno) anche perché deve dimenticare Ugo, il suo ex fidanzato, con il quale si è lasciata. Intanto Marisa e Annamaria, sorelle dei due, hanno ormai compiuto 15 anni e sono segretamente innamorate dei due giovani….


Valori Educativi



I ragazzi seguono in modo eccellente la sequenza innamorarsi-fidanzamento-castità-matrimonio-avere figli, non per spiccate virtù personali ma perché la società del tempo riconosceva belli e giusti quei comportamenti

Pubblico

Tutti

Giudizio Artistico



All’interno di uno stile allegro e apparentemente leggero, si celano grandi professionalità nella regia, nella sceneggiatura e nei protagonisti esordienti

Cast & Crew

La Nostra Recensione

I successi vanno guardati con rispetto. Un successo ha in sé sempre qualcosa di universale, non contingente e in effetti Poveri ma belli è un film che si può guardare tranquillamento anche adesso con grande divertimento.

I tre protagonisti (Marisa Allasio, Renato Salvatori, Maurizio Arena), allora poco conosciuti, sono freschi e spontanei, la regia è di Dino Risi, interprete infallibile dell’Italia che stava cambiando (basterebbe ricordare Il Sorpasso del 1962) e la sceneggiatura è di Paolo Festa Campanile e di Ettore Franciosa (assieme saranno sceneggiatori di film come Il Gattopardo e Rocco e i suoi fratelli) che hanno contribuito a costruire il successo della commedia all’italiana.

Ma oltre a rendere a tutti loro il giusto omaggio e riconoscere che il film è stato ben realizzato, occorre qualcosa in più per comprendere perché sono piaciuti quei personaggi, quell’ambientazione, quella Roma.

Marisa Allasio, Renato Salvatori, Maurizio Arena si slanciano senza troppo pensarci e quando qualcosa non va, si arrabbiano subito facendo gesti teatrali del tipo: “è tutto finito”, salvo poi essere i primi a pentirsi e tornare a fare pace. Sono comportamenti che esprimono una fresca spontaneità, non ci sono retropensieri, comportamenti doppi. I maschi sono un poco mascalzoni e la ragazza fa qualche gioco pericoloso, ma sono tutti simpatici perché in fondo sono candidi.

Siamo a Roma ma sembra di vivere in una piccola località, dove tutti si conoscono. Nei dintorni di piazza Navona vivono le loro famiglie e Romolo lavora nel negozio dello zio nella stessa piazza. E’ una ricostruzione veritiera di un tempo quando non era ancora nata la famiglia monocellulare ma si viveva tutti insieme: genitori nonni, zii, cugini, vivevano nello stesso palazzo o a poca distanza e ci si aiutava quando era necessario. Anche il gruppetto di giovani che si incontrano  sempre per strada, pronti a prendere in giro Romolo e Salvatore nelle loro maldestre operazioni di gallismo,  costituisce , con i loro commenti salaci, una sorta di coro greco della commedia e  sono espressione di una piazza condivisa dove tutti si conoscono e si sostengono.

Salvatore non smette di abbordare la prossima ragazza che gli piace ma appena sente che sta nascendo un sentimento più profondo, scatta in lui il pensiero che se ha realmente trovato la ragazza giusta, è tempo di sposarsi.

I due ragazzi e Giovanna non si mostrano affatto timidi, sono pronti a esprimere caloroso affetto, a darsi tanti baci ma si muovono rigorosamente all’interno del circuito virtuoso: verginità/fidanzamento/matrimonio religioso/figli. Quando il padre di Giovanna resta perplesso perché la figlia sta dando a troppi ragazzi i suoi baci, lei è pronta a rispondere: “non sto facendo nulla di male”.

Siamo nel 1956, ancora sull’onda lunga del baby boom del dopoguerra, siamo vicini al 1960, quando arriveremo a 923.000 nati nell’anno, contro i 404.000 del 2019. I matrimoni erano 365.000 nel 1956, contro i 184.000 del 2019 e quelli religiosi erano vicini al 100% dei matrimoni celebrati.

Molto interessante la sequenza di una festa di giovani sul terrazzo del palazzo dove vivono: i ragazzi indossano per l’occasione  giacca e la cravatta perché l’adolescente non aveva ancora un’identità propria ma era semplicemente un adulto non ancora cresciuto. I ragazzi ballano ma tutto avviene sotto l’occhio vigile di genitori e nonni seduti ai tavoli.

Occorre aggiungere che vengono ritratti personaggi della piccola borghesia, dove i soldi sono pochi ma  in fondo ci si accontenta. Non c’erano  le seduzioni di mondi diversi che potevano provenire da Internet o dalla televisione ma al massimo quelle proiettate al cinematografo.

Certi comportamenti uomo – donna erano rigorosamente  codificati e il film non manca di ricordarlo: se una bella ragazza attraversava la strada, era un obbligo d’onore per un maschio, fare un fischio di ammirazione e. nel gioco delle parti, quando una coppia si appartava, i ragazzi dovevano  essere audaci mentre le ragazze si dovevano schernire fingendosi scandalizzate.

Il film tradisce anche comportamenti che oggi non apprezzeremmo più nei confronti della donna, anche se il personaggio Giovanna è stato argutamente inserito per rompere quegli stessi schemi. I maschi non fanno nulla in casa: non solo non cucinano ma non rifanno il loro letto e buttano per terra le camicie usate. Ci pensa la sorella minore o la mamma a mettere in ordine la sua camera e a lavare i panni. Semplicemente odiosa la figura di Ugo, l’ex fidanzato di Giovanna, che tratta la nuova ragazza come una stupida senza che lei reagisca. E, in fondo, la scelta finale di Romolo e Salvatore di interessarsi della sorella quindicenne dell’amico, tradisce uno schema tipico del tempo: c’erano le ragazze per divertirsi e quelle per sposarsi.

Alla fine nessuno dei personaggi si mostra autore del proprio destino, né ha grandi capacità di riflettere e di decidere di se stesso per un mondo diverso.  A dispetto della loro esuberanza, restano saldamente ancorati ai comportamenti codificati del tempo e di quel luogo ma per fortuna, per quel che riguarda il matrimonio e la famiglia, sono codifiche positive e loro non possono commettere grossi errori. I tempi cupi del dopoguerra erano terminati, il neorealismo era uno stile narrativo troppo serio, si era disponibili a vedere la vita con più allegria e ottimismo (lo sposarsi e avere figli con chi si ama è in effetti la vera felicità) e questo film rende quel desiderio in modo eccellente.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Etichetta
Paese ITALIA
Tematiche (generale)
Tipologia
Titolo Originale Poveri ma belli
Scrivi per primo un commento a “POVERI MA BELLI”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Non ci sono ancora commenti