LE ROSE DEL DESERTO

Libia, 1940. la guerra è appena iniziata e un ospedale da campo dell'esercito italiano si organizza nei pressi di un'oasi. C'è la convinzione che la guerra finirà presto e c'è poco da fare. Poi l'attacco degli inglesi, i primi morti, l'arrivo di Rommel, l'inerzia dei generali italiani....

Valori Educativi



La bella figura di frate Simeone e la generosità dei soldati semplici attenua il cinismo e la vanagloria dei superiori

Pubblico

10+

Una scena sensuale

Giudizio Artistico



Una operazione di recupero della commedia all’italiana mal riuscita, che risente anche della povertà dei mezzi impiegati

Cast & Crew

Our Review

Forse perché era stato assistente di Augusto Genina per Lo sq uadrone bianco (1936) e per questo si deve esser affezionato a quella breve stagione dell'Africa Italiana, forse perché dopo il bellissimo La Grande Guerra (1959)  deve aver sentito la necessità di completare l'affresco della commedia-tragedia degli italiani  alle prese con la II Guerra mondiale, Mario Monicelli è ritornato dietro alla macchina da presa all'autorevole età di 91 anni. Lo schema in effetti è molto simile: si tratta di un film corale che ruota intorno a  un battaglione sanitario che ha piantato il suo ospedale da campo in mezzo al deserto della Libia. La bozzettistica di questi ragazzi al fronte è quella preferita dal nostro regista:  bravi ragazzi che hanno nostalgia di casa, lavativi che cercano di evitare il lavoro, si parla tanto di donne che non ci sono o risultano inavvicinabili. La guerra all'inizio non si fa sentire ed è convinzione comune che finirà presto. Nessuno è li  per  assecondare il"destino" dell'Italia coloniale: il tenete Salvi (Sergio Pasotti) ha lasciato gli ultimi anni dell'università perché desideroso di conoscere nuovi mondi e appassionato di fotografia; il maggiore Strucchi (Giorgio Haber)  tratta i suoi subalterni con atteggiamento paterno ("per il bene che vi voglio.." ripete sempre) e si rifugia appena può nella sua tenda per scrivere lettere romantiche alla moglie. Su tutti predomina la figura di frate Simeone ( un ottimo Michele Placido) ,un domenicano brusco e diretto che riesce a ridare a questi piccoli uomini coinvolti  in vicende più grandi di loro,  un po' di  visione soprannaturale. La caricatura bonaria del regista nei confronti dei soldati semplici diventa feroce nei riguardi dei generali: sono dei pavidi che alle prime avvisaglie di cedimento del fronte sono pronti a organizzare la ritirata oppure, come il generale Pederzoli (interpretato dal critico Tatti Sanguineti) è    preoccupato sopratutto di costruire un bel cimitero  per i caduti della sua brigata che si augura che siano tanti e valorosi.  Intanto si compie la triste parabola della campagna italiana in Africa: dalla speranza di una vittoria rapida si passa alla rapida ritirata davanti  agli inglesi; poi l'arrivo di Rommel e l'umiliazione di venir trattati dai tedeschi come alleati di seconda categoria. Entra nella storia, nella storia privata di questi ragazzi,  la sofferenza e la morte:l'ospedale si riempie di feriti e muoiono i loro stessi  compagni, mentre i tedeschi iniziano a organizzare le prime fucilazioni di prigionieri. Si inserisce a questo punto l'episodio centrale della storia, un umanissima necessità di compromesso:  tutti intorno alla  tomba del commilitone caduto.decidono, complice frate Simeone, di testimoniare che il suo  matrimonio per  procura è avvenuto il giorno prima della morte,  per dare una pensione alla ragazza che lo sta aspettando in patria.
Resta da domandarsi: la frusta di Comencini sui nostri costumi nella forma ormai classica della commedia all'italiana , resta ancora valida? In alcuni momenti si intravedono alcune iniziative volte ad  aggiornare e universalizzarne almeno le motivazioni: Il patriottismo dell'ultimo minuto di Gassman e Sordi ne la Grande Guerra diventa ora la morte causata dal  gesto umanitario di dare del pane a un ragazzo indigeno e il discorso del maggiore Strucchia a una delegazione di signorotti locali: "Siamo qui venuti non per opprimervi ma per portarvi un po' della nostra cultura, del nostro benessere, delle nostra democrazia." ricorda molto le frasi che hanno accompagnato gli interventi in Afghanistan come in Irak.

E' troppo poco per ipotizzare un recupero di quella stagione gloriosa : meglio parlare di operazione nostalgia; è questo in effetti il sentimento che prevale: la nostalgia per un'Italia ancora semplice e pretelevisiva, di soldati che si commuovono pensando alla mucca nerina che sta per partorire. Monicelli è ancora capace, nonostante la povertà dei mezzi (per tutta la durata del film  si percepisce il fastidio di un deserto ricostruito in uno studio) di  restituirci questo mondo: d'altronde bisogna esser vissuti in quell' epoca per scrivere battute del tipo: "voglio l'ultima sigaretta prima di morire, come nell'ultima scena di Addio  Kira" .  .

Autore: Franco Olearo

Details of Movie

Titolo Originale LE ROSE DEL DESERTO
Paese Italia
Etichetta
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