LEI MI ODIA

2004138'Diseducativo   ,

John Armstrong, brillante trentenne di colore, è un manager in carriera. La sua vita cambia drasticamente quando, scoperte le malversazioni dei dirigenti della sua società, decide di denunciarli. In un colpo solo perde lavoro, credibilità, sicurezza economica. E finisce per accettare la proposta della sua ex fidanzata, scopertasi omosessuale: fecondare lei e la sua compagna a pagamento. È l’inizio di un nuovo e  redditizio business...

Valori Educativi



Visione di un mondo dove l’unica legge è il dollaro e la famiglia (due donne lesbiche, un uomo e due figli frutto di inseminazione) viene “costruita” su misura

Pubblico

Diseducativo

Numerose scene a esplicito contenuto sessuale . Linguaggio volgare.
Per la presentazione di una visione dissacrante della famiglia

Giudizio Artistico



Film sgangherato e ridondante dove c’è spazio per tutto e il contrario di tutto. La sequenza con Monica Bellucci trascina il film in un kitsch senza ritorno

Cast & Crew

La Nostra Recensione

F orse Spike Lee avrebbe dovuto chiarirsi meglio le idee prima di scrivere e girare il suo ultimo film, un oggetto informe e sovraccarico, fortemente contraddittorio.

Lei mi odiaè, infatti, una storia ipertrofica in cui c’è spazio per tutto e il contrario di tutto. Film di denuncia che stigmatizza l’avidità di denaro e la corruzione, satira di costume più pruriginosa che graffiante, commedia sconclusionata dall’ambiguo happy ending.

Ispirato a recenti scandali finanziari americani come Enron e Worldcom, ilfilm parte compatto e teso, con toni e tematiche “di denuncia”, tipici della filmografia di Spike Lee: la lotta di un isolato (nero) contro la società avida e corrotta (bianca), consacrata al “dio denaro”, secondo uno schema abbastanza semplicistico e anche un po’ moralista.

L’afroamericano John Armstrong, è un giovane uomo di potere. Ha da poco compiuto trent’anni, ma è già vicepresidente di una grande casa farmaceutica.  L’improvviso suicidio di un collega apre bruscamente i suoi occhi sulle malversazioni del presidente dell’azienda, un uomo avido e disonesto, colpevole di essersi intascato i soldi della società e di aver falsato i dati sul vaccino anti-aids in sperimentazione, pur di arrivare per primo sul mercato. Insomma, finché si tratta di soldi e potere, il nemico è chiaro e ha la faccia luciferina e antipatica di Woody Harrelson, particolarmente odioso in giacca e cravatta, perfetto per riprodurre l’iconografia del businessman wasp. Il povero John, travolto da una verità scomodissima, decide di fare “la cosa giusta” e denuncia tutto. La vendetta delle alte sfere non si fa attendere: conto congelato, carte di credito annullate e il gioco è fatto. Jack Armstrong è un uomo finito.

E qui si chiude il prologo, portandosi via tutti gli stilemi del genere “film di inchiesta”, che ricompariranno soltanto nel finale. Con l’ingresso in scena di Fatima, ex fidanzata di John, che si è scoperta lesbica alla vigilia delle nozze, comincia una sboccata commedia di costume, costellata di inserti che spaziano tra surreale, farsesco o puro trash (vedi il cameo della Bellucci).  

Fatima, seducente donna d’affari, bussa alla porta di John nel momento di massima crisi. Lei e la compagna Alex vogliono diventare madri contemporaneamente e serve un “donatore” sicuro. John, dapprima scandalizzato, finisce per accettare i diecimila dollari offerti per il “servizio”: è l’inizio di un florido business, ideato e gestito da Fatima, che recluta una clientela danarosa tra le sue potenti amiche lesbiche desiderose di maternità.

Difficile essere morali questa volta, di fronte a un “nemico” molto meno definito: perché ha il corpo bellissimo di Fatima o delle sue amiche, perché forse la causa non è così sbagliata, perché in fondo non c’era altra via per mantenere il proprio tenore di vita… John, il paladino della giustizia, precipita nell’immoralità dolcemente, senza traumi violenti. Quando però cominciano a pretendere i suoi servizi lesbiche della peggior specie (grosse, brutte, mascoline), capisce di aver toccato il fondo e dice basta. Salvo fare una piccola eccezione per la figlia di un boss mafioso, una imbarazzante Monica Bellucci con tanto di finto accento siciliano e padre fanatico de il Padrino, che trascina il film in una voragine kitsch senza ritorno. 

Quando ormai ci siamo già dimenticati dello scandalo della casa farmaceutica, la storia torna faticosamente sui binari di partenza. Al centro del processo contro la compagnia che lo ha licenziato dopo la denuncia, John deve fare i conti con un’immagine sporcata dalla sua ormai nota attività di “inseminatore” e dai contatti con la figlia del capomafia. Ma la verità avrà la meglio, e i cattivi pagheranno.

Anche John, però, dovrà prendersi le sue responsabilità. Sinceramente pentito dei trascorsi da “stallone”, ricomincerà dalla sua bizzarra famiglia allargata: Fatima, che non ha mai smesso di amare, Alex e i loro due bambini…

Le sequenze finali ci mostrano la nuova inquietante “famiglia” nell’intimità domestica: due madri che si baciano, un padre che per non far torto a nessuna bacia entrambe, due bambini ancora troppo piccoli per farsi domande, un nonno imbarazzato che da lontano osserva il quadretto e mormora l’unica cosa sensata: “Buon Dio!”…

Lei mi odiaè un film sgangherato e ridondante, che però dice cose pesanti: oggi l’unica legge della vita è il dollaro, anche i figli si possono comprare, la famiglia è qualcosa che ciascuno si costruisce su misura delle proprie esigenze. Ma in tutto questo, dove sta Spike Lee? Critica o assolve? Denuncia o ammicca?

Difficile trovare narratori che, oltre ad avere il coraggio di mostrare (e con grande dovizia di particolari) il disorientamento morale, affettivo ed umano che li circonda, siano anche in grado di rischiare un giudizio.

Autore: Chiara Toffoletto

Altre Informazioni

Titolo Originale She hate me
Paese USA
Etichetta
Scrivi per primo un commento a “LEI MI ODIA”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Non ci sono ancora commenti