INSIDE MAN

Wall Street. Quattro uomini, fingendosi addetti delle pulizie, entrano in una filiale centrale della Manhattan Trust e minacciando tutti con fucili mitragliatori, riescono ad asserragliarsi all'interno con 50 ostaggi. Il detective Frazier (Denzel Washington) viene inviato dalla Centrale di Polizia per negoziare con i rapinatori ma c'è qualcosa che non gli torna: gli sembra di aver avviato finte trattative e che il loro capo Dalton (Clive Owen) non abbia alcuna fretta di uscire dalla banca se non ha prima terminato qualche strano lavoretto...

Valori Educativi



Rispetto al genere thriller, questo film ha la variante positiva di presentarci dei rapinatori che non vogliono spargere sangue. Ma i cattivi finiscono comunque ad averla vinta

Pubblico

14+

Per il linguaggio duro e per qualche scena violenta

Giudizio Artistico



Ottima regia di Spike Lee, brillante sceneggiatura di Gewitz, ma la storia ci sembra solo un meccanismo ben oliato

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Spike Lee si è quindi deciso a fare un film commerciale, anzi un film di genere, un thriller con tanto di rapina in banca. Non affronta  quindi, almeno apparentemente,  le  tematiche a lui care su conflitti razziali, collusioni fra potere e politica. In realtà, a ben guardare,  Spike non si smarrisce e resta se stesso, innanzitutto nel manifestare il suo amore per New York.

La sua è una Manhattan animata da un'incredibile molteplicità di razze: c'è l'ebreo ma anche il sick; il poliziotto russo e l'operaio libanese. Appare evidente quell'orgoglio tutto loro di sentirsi una razza sopra le razze. In una scena il detective Frazier scopre che i rapitori stanno parlando in libanese: si rivolge allora alla folla urlando: "c'è qualcuno tra di voi che conosce il libanese?" Tempo un secondo e un operaio si rende disponibile per aiutarli. In quale altra città, sembra dirci Spike, è possibile che accada una cosa del genere?.
Il film  si muove agli antipodi di Crash: se quest'ultimo enfatizzava gli odi e le differenze razziali presenti a Los Angeles, Spike crede che, almeno a Manhattan, sia possibile costruire un'unica cultura interrazziale.
Lo sceneggiatore e il regista si concedono anche  una parentesi educativa: un ragazzino negro sta giocando con molta disinvoltura un videogioco pieno di violenza e lo stesso capo dei banditi ne resta sgradevolmente sorpreso.
Il dialogo è brillante e stimolante:  appena lo spettatore si assesta su di un'ipotesi riguardo al mistero della rapina, ecco che interviene un nuovo elemento che spinge la storia in una nuova direzione. Ci sono anche i momenti di azione ma sono poco rilevanti  rispetto ai conflitti sopratutto verbali fra i protagonisti. Spike Lee muove la camera con maestria e alla fine possiamo concludere di aver visto un bel film ma… il tutto è stato così ben costruito a tavolino che l'effetto conclusivo è quello di aver apprezzato un meccanismo ben oliato, non di essersi immedesimati nelle vicende intime dei protagonisti.

Tutti sono impegnati a far bene  il loro mestiere (chi il poliziotto, chi il rapinatore o il direttore di banca) ma non c'è un momento che dietro questi tipi si riesca ad intravedere  un essere umano. La classica soluzione di alternare momenti pubblici a momenti privati per farci conoscere meglio i personaggi, a parte una breve sequenza che riguarda il detective Fezier, non viene impiegata.

Una annotazione su Jodie Foster: è vero che deve fare la parte della fredda calcolatrice, ma quell'eterno mezzo sorriso stampato sul volto, i capelli sempre perfettamente annodati, la rendono metallica e sgradevole più del dovuto. 

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale INSIDE MAN
Paese USA/ Gran Bretagna
Etichetta
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