MANUALE D’AMORE

Tommaso (S. Muccino), fra un tentativo e l'altro di trovare lavoro, si innamora di Giulia (J. Trinca) e le fa una corte serrata. Finalmente ricambiato, decidono di sposarsi. Barbara (M. Buy) e Marco (S. Rubini), sposati da qualche anno e senza figli, si trovano a fronteggiare una una situazione  di incomprensione  di stallo affettivo. La vigilessa Ornella (L. Littizzetto) se la prende con tutti i guidatori maschi perché ha scoperto che il marito la tradisce . Goffredo (C. Verdone) non sa darsi pace per esser stato abbandonato dalla moglie e trova conforto nella compagnia di Livia, una ragazza madre (A. Caprioli).

Valori Educativi



“L’uomo non sa perché si innamora; ne viene travolto e basta” dice la voce di sottofondo.
L’amore come come forza istintiva e non controllabile: manca la dimensione volontaria e progettuale

Pubblico

18+

Linguaggio crudo e volgare.
Incontri amorosi espliciti ma senza nudità

Giudizio Artistico



Il film resta in bilico fra la comicità della commedia italiana a episodi (ma molte gag sono scontate) e il pamphlet filosofico sull’amore (ma finisce per prendersi troppo sul serio)

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Mentre i titoli di testa scorrono, Livia (Anita Caprioli) legge in sala registrazione  un brano sul sentimento amoroso e su come possiamo cercare di conviverci comprendendolo, ridimensionandolo, fuggendolo ("L'uomo non sa perché si innamora: ne viene travolto e basta"). Si tratta di un audio-libro di prossima pubblicazione sui quattro stadi dell'amore: l'innamoramento, la crisi, il tradimento, l'abbandono. A questo incipit un po' cattedratico sulla fenomenologia amatoria fanno seguito quattro episodi intorno alle  possibili  evoluzioni della vita di coppia.

I filone dei film ad episodi ebbe il suo  apice negli anni '60:  iniziò bene con il grande successo di Boccaccio '70 (1961): quattro episodi con registi del calibro di De Sica, Fellini, Monicelli, Visconti e interpreti altrettanto famosi. Fu  poi   un crescendo continuo: nel 1963 se ne contavano otto (fra cui il famoso I mostri di Dino Risi con Gassmann e Tognazzi ); nel 1964 si era arrivati a  quattordici, ma nel 1966 il filone aveva già perso la sua spinta.. Questa variante della commedia all'italiana  aveva due caratteristiche peculiari: si reggeva tutto sulla bravura di divi ben conosciuti al grande pubblico e sulla verve  novellistica di alcuni registi di fama.
Il film a episodi aveva una sua motivazione pratica in un periodo di crisi del cinema italiano , come ci chiarisce Lino Micciché in Cinema italiano: gli anni '60 e oltre : Mettere insieme attori e registi famosi  intorno a soggetti di limitato impegno con il fine di sfornare in breve tempo film di cassetta, dove il tema  unificante dei vari episodi era abbastanza  labile.
Le ragioni che hanno indotto Giovanni Veronesi a  proporre una struttura ad episodi sono invece diverse, per sua stessa dichiarazione: il regista ha cercato in questo modo di sintetizzare e compattare il soggetto  di Vincenzo Cerami che con obiettivi più ambiziosi descriveva ben dieci fasi cruciali del rapporto uomo-donna viste da lui e da lei. L'unità del film è stata mantenuta grazie all'espediente del continuo intreccio dei personaggi che si collocano su più episodi.
A segnare la somiglianza con il  genere  del film a episodi resta comunque l'impiego dei nostri migliori commedianti del momento ed una comicità intorno alle situazioni dell'amore  che appare qui alquanto discontinua :  è più fresca nel primo episodio, con venature di cinismo nel secondo, tendente al cabarettismo nel capitolo con la  Littizzetto e scontata nell'ultimo, dove Verdone ritorna alle sue performance giovanili presentandoci una pochade del tipo  "cielo, mio marito!  con sua immancabile fuga sotto il letto e notte trascorsa sul cornicione del palazzo, una palese rivisitazione  di La signora in rosso (1964).

Il film non vuole giudicare l'amore né tanto meno chi è soggetto passivo di tale sentimento, ma contemplarlo a distanza nella sua fenomenologia. Il film sottolinea che  nell'innamoramento si dicono cose stupidissime, zeppe di diminutivi: "Amorino, ti faccio la pastaciuttina?";  nella fase della crisi ognuno si riappropria della propria identità, dei suoi piccoli vizi e non è  più disposto a concedere quei  microcompromessi quotidiani che portano avanti la vita di coppia.  Peccato che negli episodi narrati manchi proprio la rappresentazione del passaggio centrale dall'innamoramento al suo consolidamento nell'amore: quell' abbandono progressivo dei propri piccoli e grandi egoismi per vivere solo della vita in comune, voluta e progettata insieme, rinforzata magari dalla nascita di un figlio, nuovo  punto focale di attenzione della coppia (situazione appena adombrata nel primo episodio).
Mancando il punto di fusione dei due metalli in un'unica lega, è inevitabile che arrivando il momento della crisi non si trovino le energie per superarle.  Se si trascura l'episodio con la Littizzetto (una storia di infedeltà rientrata rapidamente) ,  le altre due coppie mature in crisi sono senza figli; si tratta quindi di un campione non  particolarmente significativo e strutturalmente più fragile.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale MANUALE D'AMORE
Paese Italia
Etichetta
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