LE CAMPANE DI SANTA MARIA
LE CAMPANE DI SANTA MARIA

Questo film del 1945 del regista Leo McCarey è stato realizzato con l’evidente intento di replicare il successo di La mia via (Going my way) dell’anno precedente dove Crosby aveva già interpretato la figura di un sacerdote, vincendo l’Oscar. Questo film del 1945 è genericamente considerato inferiore a quello dell’anno precedente ma è incontestabile che raccolse i maggiori incassi nel 1945 e fu il film di maggiore successo in termini di botteghino per la RKO. Al di là quindi del giudizio artistico considerato, per la maggior parte dei critici non eccezionale, è interessante domandarsi: perché questo film ha avuto tanto successo (e può averlo ancora oggi se filtrato da alcune componenti non più attuali)?
Il film è un continuo susseguirsi di dilemmi etici, risolti alla luce della fede.
Tutte le suore pregano intensamente perché la loro scuola non venga chiusa. L’imprenditore che ha costruito un nuovo edificio accanto alla scuola, si domanda se non sia più bello compiere il gesto generoso di donarlo alla Santa Maria. Padre O’Malley vorrebbe evitare che Patrizia debba ripetere l’anno perché non resti scoraggiata mentre suor Benedetta ritiene che si tratterebbe di un atto di ingiustizia nei confronti degli altri alunni. Suor Benedetta crede che i suoi superiori l’abbiano trattata ingiustamente e si ferma a lungo a pregare in cappella (una delle scene più intense del film) chiedendo di essere aiutata in quel difficile momento. Come sono stati affrontati e sciolti tutti questi nodi?
Il film è pervaso da un senso provvidenziale, da una speranza che non viene mai meno. Chi ha fede lo vediamo pregare prega e chi invece ne ha poca, come il sig Horace, è comunque convinto della gioia piena che scaturisce dal compiere un gesto generoso. Quando infine ragione e cuore sembrano divergere, come nelle discussioni intorno all’alunna Patrizia, fra i due protagonisti, è proprio nel loro approfondire il tema, per cercare il bene della ragazza, che riescono a cogliere una verità più profonda che era rimasta finora celata.

Sono due le situazioni che appaiono datate. Nell’intervallo fra le lezioni, un ragazzo deride e prende a pugni un altro. La reazione di O’Malley è insolita per la sensibilità moderna: commenta che è proprio di un ragazzo che cresce imparare a saper dare dei pugni. Il risultato è che la stessa suor Benedetta dà lezioni di pugilato al ragazzo più debole.
In un diverso contesto, dopo una visita medica, una delle suore risulta malata di TCB: va quindi allontanata dalla scuola e ospitata in un sanatorio.
Il dottore discute con O’Malley sul da farsi, decidono che è meglio non dirle niente per non allarmarla e di mandarla via comunque dal convento con una diversa motivazione. Un comportamento di questo genere al giorno d’oggi violerebbe l’impegno di dire sempre la verità al paziente e solo ai parenti più stretti per problemi di privacy.
Il regista Leo McCarey sfodera anche in questo film il suo stile gradevole, sempre affabile, riuscendo a far decantare i momenti più seri con sprazzi di ironia e comicità. Deliziosa la scena dove dei bambini di dieci anni diventano protagonisti in una divertente commemorazione del Natale. Molto interessante anche la scena dove una alunna esprime a suor Benedetta il desiderio di prendere il velo. La risposata è al contempo pronta e serena: “non si diventa suore per sfuggire alla vita. Non perché si è perduto qualche cosa ma perché si è trovato qualche cosa”.
I personaggi sono tutti ben caratterizzati: in particolare Ingrid Bergman riesce a darci proprio quel senso di fede profonda che ci vuole trasmettere il film. Bing Crosby appare meno appariscente, più orientato a trasmettere il buon senso e la calda umanità di un bravo parroco.
| Etichetta | |
|---|---|
| Paese | USA |
| Tematiche-dettaglio | |
| Tematiche (generale) | |
| Tipologia | |
| Titolo Originale | The Bells of St. Mary's |










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