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GIFTED HANDS – Il dono

200987 min10+   Da una storia vera, EducazioneFede e Famiglia, Università

Un ragazzo afroamericano supera molte difficoltà causate dal razzismo, dalla povertà e da se stesso e diventa un famoso chirurgo. Una storia vera. Su Netflix

Benjamin Carson, nato e vissuto nella periferia di Detroit, è un afroamericano apparentemente un po’ lento dell’apprendimento a scuola, dal carattere molto irascibile. Avendo una bassa autostima si accompagna ad amici poco raccomandabili. Quando il suo carattere rischia di metterlo in guai seri, cambia qualcosa dentro di lui. Sostenuto e incoraggiato dalla madre e dalla grande fede che lei riesce a trasmettere ai suoi figli, arriva a laurearsi in medicina, sposarsi, specializzarsi in neurochirurgia. A soli 33 anni diventa primario al prestigioso ospedale Johns Hopkins di Baltimora. Ben, infatti, riesce in due interventi che hanno fatto la storia della neurochirurgia: l’asportazione di un emisfero in una bambina affetta da una grave patologia neurologica e la separazione di due gemelli siamesi uniti per la testa.


Valori Educativi



La volontà di un ragazzo di impegnarsi nella sua vocazionee professionale, una madre indomita in grado di superare ogni difficoltà, il potere trasformante della fede e dell’educazione

Pubblico

10+

Alcune scene di violenza durante il periodo scolastico. Sangue durante interventi chirurgici

Giudizio Artistico



Una storia che meritava di essere raccontata e il regista Thomas Carter riesce nell’impresa di presentarla al grande pubblico in modo efficace e aderente alla realtà dei fatti

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Quella di Ben Carson è una storia che meritava di essere raccontata e il regista Thomas Carter riesce nell’impresa di presentarla al grande pubblico in modo efficace e aderente alla realtà dei fatti.

Non è la classica storia un po’ melensa, di buoni sentimenti, raccontata in modalità strappalacrime. Non è neanche, evidentemente, un documentario. Ma l’esperienza di vita di questo grande medico (tutt’ora vivente) ci viene offerta con tutte le sue sfumature chiare e scure.

I protagonisti, innanzitutto. Sia la versione da bambino, come quella da ragazzo e infine da adulto (quest’ultimo interpretato da Cuba Gooding Jr.) riescono a trasmettere in modo efficace gli stati d’animo di quel periodo della vita. Crescere solo con la madre e il fratello più grande, ritrovarsi come afroamericano (siamo negli anni ’60) ad avere problemi di rendimento scolastico (causati da difficoltà con la vista e non da ritardi cognitivi) in una classe di soli bianchi. L’età adolescenziale vissuta in una situazione economicamente precaria, quindi con un senso di inferiorità rispetto agli amici, con il bisogno di attirare l’attenzione e farsi accettare. La costante della rabbia e aggressività che, difficili da gestire, gli hanno provocato guai anche seri. Gli episodi di razzismo subiti a scuola. Situazioni che sono state non poco dolorose e dure, ma sono state ciò che hanno formato il suo carattere e lo hanno reso capace di scrivere alcune pagine della storia della medicina. Due mani che, dal dare pugni, sono diventate strumenti di altissima precisione per la cura degli altri.

La figura meravigliosa della madre, Sonya Carson. Sposata a tredici anni con un uomo che aveva già un’altra famiglia, lo lascia per crescere i suoi due figli da sola. Con tutte le difficoltà economiche del caso, li fa studiare (come lei non ha potuto fare) e Benjamin arriva fino al College e alla Laurea in medicina (con borse di studio per l’ottimo rendimento scolastico). Sostiene sempre i suoi ragazzi, senza però assecondarli nel male. Più e più volte, nel film e nella vita, di fronte alle prese in giro e alle discriminazioni ripeterà al figlio: “Ben, tu puoi fare quello che fanno gli altri, solo che puoi farlo meglio”. La bella interpretazione di Kimberly Elise riesce a trasmettere questa dimensione di sostegno e desiderio di riscatto che fanno da traino anche nei momenti più faticosi e critici.

Anche la moglie del dottor Carson è un’altra figura di rilievo. Gli anni in cui si conobbero durante la frequenza all’università di Yale (lui studiando medicina, lei violinista dell’orchestra sinfonica della città), il matrimonio, i tre figli nati, la coppia di gemelli persa in stato avanzato di gravidanza, Candy (interpretata da Aunjanue L. Ellis) è una figura di grande rilievo.

Un altro elemento viene, infine, presentato in tutta la sua forza: la fede cristiana. Innanzitutto, in Sonya è un aspetto ricorrente: Dio le ha dato la forza per affrontare tutte le difficoltà incontrate e non le ha mai fatto mancare niente per la sua missione di madre. In più occasioni, durante il film, si manifesta con chiarezza questo attaccamento sincero a Dio, lontano da forme di devozionismo o da concezioni quasi “magiche” della fede. Fede che viene trasmessa e recepita anche dai figli e da Ben in particolare, che anche in sala operatoria o in corsia si affida a Dio e invita altri a farlo. La scelta di sceneggiatura e di regia di non nascondere questo tratto così importante nella storia del dottor Carson è fatta con grande accortezza: presente, ma mai ostentata, con visione soprannaturale senza essere disincarnata dalla realtà.

E proprio il suo essere credente permette di vedere in questo film non un’altra storia del sogno americano che si realizza, ma il racconto di un uomo che affidando a Dio le sue grandi capacità è riuscito a fare della sua vita qualcosa di importante e grandioso. Non in un percorso di realizzazione personale, ma in una strada di servizio per gli altri.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Etichetta
Paese  USA
Tematiche (generale)
Tematiche-dettaglio
Tipologia
Titolo Originale Gifted Hands: The Ben Carson Story
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