CHIARA

2022106 minTutti   , Ispirazione CristianaUomini e Donne di Chiesa

Santa Chiara, decisa a  seguire l’ideale di rigore evangelico promosso da Francesco, affronta le tante difficoltà causate dalla limitata considerazione della donna in quel tempo. Un quadro appassionante anche se a volte discontinuo.  In Sala

Assisi, 1211. Chiara e l’amica  Pacifica portano a compimento la fuga dalle  loro rispettive famiglie per raggiungere, secondo gli accordi presi con Francesco, la Porziuncola. Qui le due ragazze si cambiano i vestiti indossando un ruvido saio. Alla luce delle fiaccole Francesco compie la tonsura delle due ragazze mentre loro pronunciano l’impegno solenne di osservare “lo santo vangelo di nostro signore Gesù Cristo” e di vivere nell’obbedienza, nella povertà e nella castità. Sventato il pericolo di venir ripresa dai suoi familiari, Chiara e le sue compagne che diventano, giorno dopo giorno sempre più numerose, cercano di emulare lo stesso stile di vita dei francescani ma la Chiesa di quel tempo, nella persona del cardinale Ugolino,  riteneva che la spiritualità femminile si dovesse esprimere esclusivamente con la clausura. Inizia quindi il combattimento, pur nell’obbedienza, di Chiara per ottenere il permesso di esercitare, in spirito di assoluta povertà, il servizio ai poveri e ai malati…

 


Valori Educativi



Santa Chiara vista nella sua incrollabile volontà di seguire la spiritualità francescana, cercando di scuotere i tanti pregiudizi del tempo che limitavano le iniziative femminili. Manca l’attitudine alla preghiera

Pubblico

Tutti

Giudizio Artistico



Susanna Nicchiarelli sviluppa il racconto impiegando una tavolozza di vari colori: rigorose ricostruzioni storiche, intervalli musicali, sequenze-simbolo

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Dopo la cerimonia che l’ha resa seguace di Francesco, Chiara e Pacifica si rifugiano nel convento delle benedettine di San Paolo ma avendo rinunciato alla dote, sono autorizzate a svolgere solo umili servizi. E’ lì che il padre la raggiunge con un drappello di cavalieri, intenzionato a riportarsela in famiglia. E’ Chiara che si fa avanti per evitare che venga coinvolto il monastero, pur restando all’interno dei confini della sua giurisdizione. Quando il padre chiede spiegazioni del suo comportamento, lei scopre la testa mostrando i capelli tagliati, che indicavano, secondo le leggi del tempo,  il suo stato di penitente. Ciò significava che lei era uscita dalla giurisdizione familiare per entrare in quella della Chiesa e a quel tempo, disubbidire alle regole e ricevere una scomunica costituiva un grave danno. Sono questi e tanti altri dettagli che rendono manifeste le intenzioni dell’autrice di calarsi con rigore nel contesto storico del tempo senza alcuna condiscendenza verso compiacenti “modernizzazioni”, così come non ha timore di far parlare i personaggi in un vernacolo umbro-antico e di mostrare come il Vangelo dovesse essere letto  solo in latino.  Non ci sono flashback ma la narrazione avanza linearmente nel tempo, ben cadenzata anno dopo anno (1211, 1216, 1220,..) per sottolineare l’accuratezza della ricostruzione, che ha potuto beneficiare della consulenza di Chiara Frugoni, avvenuta poco prima della sua morte. La Chiara che veniamo a conoscere è risoluta nel suo desiderio di seguire integralmente l’ideale di Francesco nella povertà assoluta e vivere in piena comunità di intenti e di servizio con le altre sue compagne, rifiutando il titolo di badessa. Nel  racconto di Susanna Nicchiarelli, regista e sceneggiatrice, lei diventa presto simbolo di lotta per l’emancipazione femminile dai vincoli e dagli stereotipi del tempo com’era già accaduto nei suoi due precedenti film e per questo si inserisce nell’ormai ricco filone che persegue la tematica del woman power, in questo caso riferito al contesto della Chiesa Cattolica di quel tempo. Un tema che ci appare in tutta evidenza e senza mezzi toni quando il cardinale Ugolino, nelle vesti di Legato Papale, incontra Chiara. Lei e le sue consorelle non possono vivere in povertà perché “se non avete possessione non avete manco protezione”. Debbono vivere inoltre in clausura e non possono predicare il vangelo perché “siete femmine e non potete mai dare esempio al mondo, mai”. Per rinforzare l’assunto, seguono, da parte del cardinale, due citazioni dalla Bibbia: “la femmina deve imparare a lo tacere” (1tm 2,12)  e secondo il Siracide (25,24): “la femmina principiò lo peccato e per colpa delle femmine tutti noi morimo”.

Oltre alla Chiara, impegnata a difendere la propria dignità di donna, compare anche una Chiara santa? La scorgiamo mentre quasi non si regge in piedi a causa dei severi digiuni praticati ma non la vediamo mai pregare. Si tratta di una lacuna non di poco conto perché proprio nella logica con cui il film è stato costruito, se Chiara desiderava seguire in tutto e per tutto l’esempio di Francesco nei suoi impegni esteriori, in clausura avrebbe finito per mortificare totalmente la sua vocazione. Al contrario, come riporta Ignacio Larrañaga nel suo Nostro fratello di Assisi, parte integrante della spiritualità di Francesco era l’adorazione e la contemplazione del volto del Signore e Chiara probabilmente “realizzò il sogno migliore dell’anima di Francesco: adorare”.

Susanna Nicchiarelli ha un modo insolito per raccontare la sua storia: procede per icone-simbolo. Ecco che il tempo trascorso da Francesco in Egitto  ospite del sultano viene sintetizzato con una sequenza nella quale mangiano insieme uno strano dolce. La chiesa trionfante del tempo viene rappresentata in due sequenze nelle quali Ugolino, prima come cardinale, poi come papa Gregorio IX, raggiunge Chiara con il suo cavallo e il suo seguito, con la solennità che è dovuta al suo rango. Oppure quando a tavola si compiace dei piatti prelibati che le proto-clarisse di S Damiano le hanno preparato mentre Chiara, in un angolo della tavola, digiuna.  Anche la sequenza nella quale Chiara, contornata da uccelli, con un suo gesto, li fa librare  tutti in volo, va intesa come simbolo della sua ricercata libertà, proprio all’inverso dell’icona di Francesco, dove si presenta  accompagnato da animali selvatici.

Nel complesso è come se la Nicchiarelli avesse realizzato un quadro usando tanti colori che a volte si armonizzano a volte no. A fianco della rigorosa costruzione storica inserisce delle parentesi di canto e ballo secondo le armonie del tempo ma poi alla fine aggiunge una canzone di oggi che ha ben poco da spartire con il contesto. Una Chiara in leggenda di santità viene rappresentata con la sua capacità di compiere miracoli come se piovesse: non solo per sanare situazioni gravi, come salvare chi è in pericolo o guarire chi è malato  ma anche solo per uscire illesa da un portone che le cade addosso o moltiplicare il pane con cui si sfamano le consorelle.  

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Etichetta
Paese ITALIA
Tematiche (generale)
Tematiche-dettaglio
Tipologia
Scrivi per primo un commento a “CHIARA”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Non ci sono ancora commenti