DANTE

202294 min14+   Letteratura

La vita di  Dante ricostruita con rigore e con amore; un Dante molto umano e fragile visto nella sua vita privata e politica. Ancora da esplorare, magari in un altro lavoro, la formazione del Dante poeta e le origini della sua fede. In Sala

Firenze, 1350. Dopo la morte di Dante, Boccaccio riceve dal comune di Firenze la somma di dieci fiorini d’oro con il compito di consegnarli alla figlia di Dante, come “risarcimento tardivo dell’ingiustizia patita”. L’incarico è stato affidato a Boccaccio in considerazione dell’ammirazione che ha sempre portato per il sommo poeta. Giovanni inizia così il viaggio da Firenze a Ravenna su un carretto affittato per l’occasione. Un viaggio che non sarà solo l’occasione per i visitare i vari luoghi del lungo esilio del poeta ma anche un modo per rivivere gli episodi salienti della sua vita,  dal suo primo incontro con Beatrice da piccoli, all’amicizia con Guido Cavalcanti, dalla sua nomina a priore alla sua infruttuosa ambasciata di pace presso il papa Bonifacio VIII, fino al lungo soggiorno a Ravenna.


Valori Educativi



Un Dante sensibile e pacifista cerca di districarsi nella complessità della politica faziosa del suo tempo ma non disdegna di frequentare prostitute

Pubblico

14+

Alcune scene con nudità, incontri con prostitute e uccisione di un uomo inerme

Giudizio Artistico



Ottima ricostruzione dell’Italia medioevale del 1300. Buona prova di Sergio Castellitto. Non convince affatto il modo con cui è stata ricostruita la personalità di Dante

Cast & Crew

La Nostra Recensione

L’impresa di rievocare la figura di Dante  è sicuramente qualcosa da far tremare le vene e i polsi. In effetti nel 2021, l’anniversario dei 700 anni dalla morte del sommo vate, è trascorso senza opere filmiche o televisive degne di nota. Diversi attori hanno declamato i versi della Divina Commedia (Gassman, Benigni, Albertazzi) ma in termini di opere mediali dobbiamo risalire al 1921 con l’opera muta dell’ Helios Film: L’inferno (su Youtube) e poi, nel 1965, lo sceneggiato televisivo La vita di Dante, con Giorgio Albertazzi nella parte di Dante, Luigi  Vannucchi in quella di Cavalcanti e una giovanissima Loretta Goggi in quella di Beatrice (su Raiplay). Ora possiamo vedere nella sale Dante diretto e sceneggiato da Pupi Avati, un sogno prolungatosi per vent’anni e ora finalmente realizzato. L’attenzione è posta sulla vita di Dante; dall’infanzia a Firenze, quando a nove anni (numero simbolico) conobbe la coetanea Beatrice, al matrimonio combinato con Gemma Donati dalla quale ebbe tre figli, al suo impegno nelle guerre di Firenze ,  alla sua nomina a priore per un bimestre nel 1300, il suo fallimentare impegno contro le ingerenze di Bonifacio VIII, fino all’esilio e la morte a Ravenna.
Fin dalle prime scene possiamo ammirare la grande attenzione che il regista ha posto nel tratteggiare quel medioevo del 1350. Nessuna (o minima) computer grafica ma una scelta accurata delle vie, delle piazze delle tante cittadine italiane che hanno significativi profili medioevali. Un medioevo sporco, con tanti poveri e pochi privilegiati, in preda a malattie incurabili, dove anche il Boccaccio deve tenere sempre le mani fasciate per via della scabbia. Ma Pupi Avati abbandona presto il rigore storiografico e non si trattiene dal ricostruire il “suo” medioevo gotico-horror, come aveva già fatto con il suo   Magnificat (1993): la discesa nelle gole dei sotterranei di Firenze (prefigurazione dell’infermo) dove giacciono i cadaveri senza nome dopo la peste del 1348,  le prostitute sfiancate dai soldati in libertà dopo la vittoria; le defecazioni collettive in un bosco. Per lo stesso amore, tutto spirituale di Beatrice, non viene risparmiata allo spettatore l’immagine-simbolo della donna che mangia il cuore dell’amato, presente in effetti ne La vita nova quando ancora Dante era allineato alla poetica di Cavalcanti che concepiva l’amore come sofferenza e autodistruzione, prima che Dante approdasse alla sua originale visione di un amore spirituale, sublimato dalla sua intensa sensibilità religiosa. Per l’amore fra Dante e Beatrice, la  scelta del regista è quella di una elevata stilizzazione. Lei si sta per sposare ma si attarda volutamente e si volta verso di lui per sorridergli, quasi complice di un’intesa diversa e superiore allo stesso matrimonio. Anche lui guarda lei che si avvia all’altare ma sorride, non è crucciato, quasi il loro amore fosse  privo di carne, non di questa terra,.

Questo poderoso lavoro di Pupi Avati ci trasferisce in un medioevo oltremodo realistico e un’ampia e accurata ricostruzione della vita di Dante. Ma quale Dante-uomo e quale poeta? Se la figura del Boccaccio (Sergio Castellitto) è ben delineata nella sua curiosità verso il suo amato poeta, concentrato nella missione che gli è stata affidata, se la figura di Cavalcanti (Romano Reggiani) esce bene nella sua spavalderia di cavaliere, portato alla passione e al  combattimento, resta incerta proprio quella di Dante, visto soprattutto nei suoi tempi giovanili (Alessandro Sperduti). Abbiamo un Dante introverso, incerto nei momenti cruciali della sua vita.  Quando ascolta da altri la storia di Paolo e Francesca, lui piange. Quando deve decidere, come priore, se mandare o no in esilio il suo amico Cavalcanti, lui soffre nella sua indecisione: lui sta  agendo correttamente appoggiandosi ai criteri di una giustizia superiore ma la sua sofferenza è elevata. Non ci sono elementi che ci consentono di comprendere la formazione culturale di colui che ha potuto abbracciare nella sua opera tutta la realtà umana del tempo, riorganizzandola all’interno di un ordine dettato da una giustizia divina. Manca, in questo ritratto, soprattutto la componente religiosa: ci vengono presentati i suoi scontri con il papa Bonifacio VIII, siamo ben informati attraverso scene intime, sulle sue vicende sessuali  (incontri con la moglie, con una prostituta, con la sua amante ai tempi dell’esilio) ma in base a  quale prospettiva culturale fu in grado di vedere l’amore per Beatrice come un cammino di conversione spirituale per approdare alla beatitudine celeste? Non c’è risposta a queste domande. Avevamo detto fin dall’inizio che affrontare Dante è qualcosa da far tremare le vene e i polsi. Almeno Pupi Avati ha avuto coraggio e ci ha regalato una validissima biografia del grande poeta. Occorrerebbe andare avanti  con altri lavori per approfondire gli altri aspetti. Immaginiamo che sarà difficile trovare altrettanto coraggio.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Etichetta
Paese ITALIA
Tipologia
Tematiche (generale)
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