Non classificato
La piccola Eliza Naumann ha un talento particolare per le parole. La sua straordinaria abilità nello spelling la porta a competere in gare di sempre più alto livello, guadagnandole l’attenzione del padre, studioso e professore universitario in materie religiose. Ma mentre padre e figlia affrontano con successo competizioni sempre più importanti, il resto della famiglia sta crollando…
Il titolo italiano è ben scelto: il perdono è il tema che percorre tutto il film. Il rude cowboy dal cuore indurito dopo la morte del figlio si domanda se riuscirà mai a perdonare la nuora che considera responsabile dell'incidente; Mitch, che passa buona parte del giorno sul letto e che è costretto a prendersi la sua dose giornaliera di morfina, ha già fatto la sua scelta: l'orso che lo ha mutilato dovrà venir liberato per farlo tornare ai suoi monti, quasi a ristailire un equilibrio con le forze oscure della natura. Su Netflix
Germania, 1989. Il muro di Berlino sta per crollare ma le truppe americane di stanza a Stoccarda non lo sanno. Non lo sa Ray Elwood che ammazza la noia del servizio militare con piccoli furti dai magazzini militari e raffinando droga da rivendere. Fino al giorno in cui si trova di fronte ad un affare più grosso di lui: la vendita di armi nel mercato dell'est. Ma c'è un sergente che lo sorveglia...
Le storie di vari personaggi si incrociano in una Los Angeles multirazziale minata da reciproci odi e diffidenze. Un detective di colore indaga su un omicidio tra poliziotti, ma dovrà scendere a compromessi con un procuratore ambizioso che non vuole inimicarsi la popolazione di colore. Un poliziotto razzista, che si prende cura del padre malato, prima molesta una donna di colore scandalizzando il suo collega, poi le salva la vita. Due ragazzi di colore rubano macchine alle persone sbagliate, mentre un immigrato iraniano compra una pistola per difendersi e un povero fabbro ispanico deve sopportare i pregiudizi dei suoi clienti.
C'era grande attesa per il nuovo film di Wong Kar-Wai dopo il successo di In the mood for love (1999), da noi classificato come FilmOro. Il personalissimo stile figurativo del regista è stato pienamente confermato ed anzi si è come dilatato nelle immagini computerizzate di un mondo futuro (il protagonista è uno scrittore che scrive romanzi di fantascienza ed immagina di dover raggiungere con un treno che viaggia nel tempo verso l'anno 2046, quando tutto sarà immutabile e definitivo).
“Non è dato sapere se il mondo in cui viviamo sia sogno o realtà”. Con queste parole Kim Ki-duk, regista coreano molto amato in Europa, sottolinea l’ultima inquadratura di Ferro 3, premiato a Venezia con il Leone d’argento per la Migliore regia. Dagli studi di pittura, Kim Ki-Duk è passato al cinema, ha girato otto film in undici anni, sorprendendo il pubblico ogni volta con un film diverso e, in particolare con gli ultimi, per raffinatezza e originalità di visione.
Immerse nella luce gialla e sabbiosa di Napoli, le case popolari del quartiere di Secondigliano scorrono in una lunghissima e avvolgente panoramica. Un abbraccio a trecentosessanta gradi che si trasforma lentamente in una stretta mortale. La sequenza è lentissima, inesorabile come un destino già scritto.
Giacomo, attore nel pieno della sua carriera, insoddisfatto perché ambizioso, deve fermare la sua via frenetica per curare una emorragia polmonare. E' l'occasione per rivedere il padre, gli amici della sua terra Pugliese, gli amori di ieri e di oggi. E' costretto a subire, inchiodato a letto, i loro affetti e le loro angherie, meditando sugli errori commessi anche se non ancora su ciò che dovrà cambiare.
Circa 3000 anni fa Agamennone , un re greco pieno di mire imperialiste, decide di conquistare Troia con il pretesto di vendicare l'onore di suo fratello fratto becco dal bel Paride. E' costretto a portarsi con se l'altero Achille, terribile guerriero che si preoccupa solo che qualcuno parli di lui per i prossimi mille anni. A Troia intanto Ettore, tutto casa e famiglia, é costretto a scendere in campo per colpa di quello sciupafemmine di suo fratello.
Nella Parigi del ’67, mentre per strada crescono le rivolte giovanili, tre ragazzi si rinchiudono in un appartamento; attraverso il sesso e la cinefilia compiono la loro personale e discutibile rivoluzione.
Pare che l'idea di comperare i diritti del bel romanzo omonimo di Dennis Lehane (nella versione italiana il titolo è diventato la morte che non dimentica) fosse venuta a molti altri registi, ma alla fine nessuno aveva osato affrontare sullo schermo un tema così scabroso come quello della violenza pedofila. Clint Eastwood ha invece raggiunto rapidamente un accordo per i dritti di trasposizione; da sempre Clint è attratto da temi che ripropongono, in un contesto tipicamente americano ( le praterie del far West come ne "Gli spietati" del '92 o l'asfalto metropolitano come in questo caso) i connotati della tragedia greca: la vendetta come unica giustizia riparatrice, l' impossibilità di sfuggire al proprio destino, stabilito da un Fato crudele ed indifferente.
























