THE WOLFMAN

Lawrence Talbot, allontanato bambino da casa dopo la morte violenta della madre, ritorna alla dimora paterna nel villaggio di Blackmoor convocato da una lettera di Gwenn Cunliffe, la fidanzata di suo fratello, che risulta scomparso da settimane. Al suo arrivo, però, il fratello è ormai l’ennesimo cadavere mutilato da una misteriosa bestia che pare aggirarsi nelle notti di luna piena. Lawrence si mette alla ricerca della verità. Sopravvissuto a stento ad un altro attacco della bestia, Lawrence subisce un’orribile trasformazione da cui non pare esserci rimedio. Gwen, però, vuole a tutti i costi salvarlo…

Valori Educativi



In gioco non c’è il libero arbitrio, niente anime perse o da recuperare, solo il male, anzi il Male in azione e a contrastarlo solo l’innocenza e l’amore, unica ostinata luce di speranza in un mondo misterioso e oscuro.

Pubblico

18+

Numerose scene di violenza, splatter e tensione nei canoni del genere.

Giudizio Artistico



La storia è più spaventosa che intrigante. Per chi vuole apprezzare le ottime interpretazioni di Del Toro e della Blunt è meglio rivolgersi altre pellicole

Cast & Crew

La Nostra Recensione

 “Anche un uomo puro di cuore che recita le sue preghiere la sera può diventare un lupo quando fiorisce la luparia e risplende la luna d’autunno…”. Questo proverbio gitano (originale o inventato che sia) posto in esergo al film dà la cifra di questa storia horror vecchio stampo (è il rifacimento di una celebre pellicola del 1941 che rese celebre Lon Chaney Jr.) in cui si intrecciano maledizioni millenarie e senza speranza, amori trattenuti e dolenti di stampo vittoriano, atmosfere cupe e un gusto per lo splatter tutto moderno.

I licantropi, diversamente dai vampiri, che negli ultimi anni sono assurti a vere star del cinema e della televisione, soprattutto grazie agli spettatori più giovani, sono un po’ i parenti poveri e maleducati degli eleganti succhiasangue: brutti, sporchi e cattivi, rappresentano l’istinto animale che si scatena in una violenza cieca senza ragione o senza rimedio.

Questa nuova versione della storia, fortemente voluta dal protagonista Benicio Del Toro (che l’ha anche prodotta) non fa nulla ( e questo tutto sommato è un bene) per nobilitare la Bestia, o per darle tratti ambiguamente positivi come tipico dello stile postmoderno: la licantropia che incombe sui Talbot è una maledizione tremenda, senza rimedio e senza corollari positivi di sorta, e chi ne viene colpito diventa un assassino senza possibilità di redenzione, a prescindere dalla sua precedente caratura morale.

Un male come questo stride profondamente con quella mentalità positivista che andava affermandosi alla fine dell’ Ottocento e di cui si fanno qui portatori, con maggiore o minore credibilità, sia l’ispettore Aberline (lo stesso che si occupò dei casi di Jack lo Squartatore, e che qui ha tratti un po’ alla Sherlock Holmes senza la stessa fortuna) sia il medico del manicomio in cui a più riprese viene rinchiuso il povero Lawrence.

Qui, però, in gioco non c’è la psicologia criminale, né il libero arbitrio, niente anime perse o da recuperare, solo il male, anzi il Male in azione e a contrastarlo solo l’innocenza e l’amore (non proprio imprevedibile) di Gwenn, unica ostinata luce di speranza in un mondo misterioso e oscuro.

Proprio questa mancanza di scelta per il protagonista, che si trova condannato a una sorte orribile senza alcuna colpa, rischia di rendere più spaventosa che intrigante la vicenda di Lawrence Talbot, anche se la complessità dei rapporti familiari che le fanno da sfondo (con la figura misteriosa e contorta dell’anziano padre) offre alcune sorprese interessanti, come pure non banale è l’inevitabile riflessione sul male che sembra colpire e infettare anche i giusti e gli innocenti.

A questo paradosso nella storia sembrano incapaci di rispondere sia coloro che si affidano alla scienza (destinati a pagare con il sangue la loro supponenza) sia quelli che trovano rifugio in una fede che si trasforma spesso in fanatismo. L’unica risposta alla fine sembrano essere l’amore e il sacrificio. Certo è che l’abbondante spargimento di sangue e viscere rende consigliabile il film soprattutto agli appassionati del genere, mentre per chi vuole apprezzare le ottime interpretazioni di Del Toro e della Blunt è meglio rivolgersi altre pellicole.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale The Wolfman
Paese USA
Etichetta
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