THE FABELMANS

2022151 min14+   , Coming to age

Steven Spielberg racconta la sua vita dai 6 ai 18 anni, l’origine della sua passione per il cinema e le non felici vicende della sua famiglia. Un racconto sincero ma discontinuo, che eccelle nel descriverci la fascinazione del cinema ma lo sviluppo delle vicende familiari risulta appesantito da troppi nodi irrisolti. In Sala

1952, Phoenix, Arizona. Sammy Fabelman ha sei anni. La mamma Mitzi, pianista un tempo di successo e il papà Burt, ingegnere informatico, lo portano a cinema a vedere Il più grande spettacolo del mondo di Cecil Demille. L’impatto del film in quel bimbo è enorme, soprattutto la scena nella quale un treno deraglia rovinosamente. Da quel momento Sammy cerca di riprodurre a casa lo stesso incidente con il suo trenino. La mamma lo asseconda e gli presta la 8mm del papà per riprendere l’incidente. Da quel momento il ragazzo non si stacca più da quella cinepresa, che diventerà negli anni  una super8 e poi una 16mm. Lui riprende gli eventi di famiglia, il loro trasferimento a Los Angeles (intanto la famiglia si è arricchita di tre sorelle), realizza filmini western con i suoi compagni di scuola ma un giorno, mentre sta lavorando al montaggio di un  filmino realizzato durante un picnic familiare, si accorge che fra gli alberi si scorge la mamma e l’amico di famiglia Bennie, teneramente mano nella mano…


Valori Educativi



Il film è un racconto sincero e appassionato della genesi della passione del regista per il racconto filmico ma anche la sofferenza che causa nei figli, l’abbandono della famiglia da parte di una madre.

Pubblico

14+

Qualche scena familiare di elevata tensione e presenza di violenze fra compagni di università

Giudizio Artistico



Il film eccelle nelle sequenze nelle quali Spielberg racconta la genesi per la sua passione come regista, anche se eccede in retorica, come quando lo zio Boris avverte Sammy che praticare l’arte del cinema “fa accedere a un potere più grande di te stesso e sul quale non puoi avere il controllo completo”. Interpretazione da Oscar di Michelle Williams, nella parte della madre, proprio nella complessità della sua non definibile personalità

Cast & Crew

La Nostra Recensione

La sequenza iniziale dove il piccolo Sammy resta a bocca aperta di fronte alla spettacolarità di un incidente ferroviario, ricostruisce bene l’imprinting che il piccolo Spielberg deve aver ricevuto dalla magia del cinema. E’ la fascinazione delle immagini, più che la bellezza di un racconto, che deve aver stregato il regista, una meraviglia che continuerà a cercare di riprodurre in ogni suo lavoro. Iniziando da Duel (1971) dove due camion sembrano mostri viventi che si contendono la strada oppure con  Lo Squalo (1975) che ha fatto inchiodare il pubblico alla sedia alla vista di questo mostro silenzioso. Quel pubblico che poi si incanterà a vedere quel curioso essere in ET  – l’Extraterrestre (1982) per arrivare all’apogeo con Jurassic Park (1990) dove per la prima volta viene impiegata in modo massiccio la computer grafica per dare vita a mostri mai visti prima. Anche in  Salvate il soldato Ryan (1998) riceviamo il nostro momento di puro spettacolo quando migliaia di soldati cercano si sbarcare sulle spiagge della Normandia.

Perché Spielberg ha deciso ora di non mostrare meraviglie ma raccontare una storia intima, chiusa per lo più fra le mura di una casa? Avrà sicuramente compreso che un’epoca  è terminata. Per uno scherzo del destino, mentre esce nelle sale Fabelmans esce anche Avatar 2 dove James Cameron padroneggia una nuova generazione di meraviglie, tecnologicamente ancora più avanzate e quell’introduzione che il regista fa al suo film, apparendo lui in prima persona per sottolineare che il film sarà disponibile solo nei cinema, sembra la puntualizzazione di una persona che ormai non sa più adattarsi ai tempi nuovi.

Il tema meglio sviluppato del film, perché più nelle corde del regista, è proprio il racconto della fedeltà alla sua passione per il cinema, alimentata continuamente da filmini per la famiglia, per i compagni di scuola, fino al suo primo impiego dove ha modo di avere un incontro di pochi minuti con il grande John Ford. Ormai anziano, con un benda su di un occhio, mentre fuma i sigaro, il grande registra invita il ragazzo ad analizzare alcune foto appese ai muri per scoprire cosa è l’arte. Le sue parole sono lapidarie: “non devi mai dimenticarlo: quando l’orizzonte si trova alla base è interessante; quando l’orizzonte si trova in cima, è interessante. Quando l’orizzonte si trova in mezzo, è una merda noiosa”. E’ quanto basta. Ormai il giovane Spielberg ha dentro di se una spinta creativa che non lo abbandonerà più e quei pochi minuti con il regista (si tratta di un incontro avvenuto realmente e replicato parola per parola) valgono da soli tutto il film.

Nel film c’è anche la componente autobiografica della vita in famiglia, dai 16 ai 18 anni. Il regista avrà avuto, comprensibilmente, non pochi problemi a riportare su pellicola, con il giusto distacco, dolorosi momenti che lo hanno coinvolto personalmente (l’abbandono della famiglia da parte della madre, le derisioni e violenze subite da lui stesso nei primi anni dell’università a causa delle sue origini ebraiche). Questa volta ha voluto lui stesso essere anche sceneggiatore, cosa che ha fatto in poche occasioni, e forse avrebbe fatto meglio a evitarlo: questa parte risulta molto lunga (il film dura 151 minuti) e  a parte alcuni momenti di serenità familiare, prevale la componente drammatica, a causa del tradimento della madre che è avvenuto quando lui e le sue sorelle erano ancora piccoli. Risulta sbilanciata anche la messa in scena dei personaggi: se le sorelle restano opache sullo sfondo, se il padre è sempre se stesso nella sua dedizione al lavoro e nel suo atteggiamento mite e indulgente in ogni circostanza, predomina su tutti la personalità della madre. Personalità complessa, si compiace di attirare su di sé le attenzioni di tutti. Emotivamente instabile, dichiara di provare affetto a tutti ma in realtà sta cercando solo se stessa. Il regista coglie l’occasione del film per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. In una sequenza che si svolge ai tempi dell’università, quando lui finalmente ha una relazione con una ragazza di fede cristiana, il regista sviluppa una satira feroce nei confronti dei simboli e delle pratiche di fede, che li trasforma in ipocrite consuetudini senza senso. 

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Etichetta
Paese  USA
Tematiche (generale)
Tipologia
Titolo Originale The Fabelmans
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