OVOSODO

1997103 min14+   Adolescenti

Il tempo dell’adolescenza dal suo inizio fino alla sua conclusione, di un ragazzo che vive un rione popolare di Livorno. Un viaggio disordinato con incontri cattivi e altri buoni  che solo alla fine riescono a mettere in ordine la vita di questo novello Pinocchio. Su Netflix e PrimeVideo

Livorno, anni ’80 e ‘90. in un quartiere popolare chiamato Ovosodo, vive Piero, un ragazzo che deve presto affrontare il dolore della morte della mamma. Tempo dopo il padre decide di ospitare in casa Mara, la donna dalla quale sta aspettando un bambino che diventa, di fatto, anche la matrigna di Piero e del suo fratello maggiore diversamente abile. Il nuovo equilibrio  viene presto interrotto quando il padre viene condannato a cinque anni in prigione per trasporto di stupefacenti. Piero riesce comunque a iniziare il liceo e viene presto apprezzato dalla professoressa Giovanna, che riconosce il suo talento nello scrivere. Piero arriva così all’ultimo anno di liceo ma è rimasto un ragazzo impacciato nelle vicende sentimentali e confuso per quel che riguarda il suo futuro. La situazione cambia quando arriva un nuovo compagno di classe, Tommaso: insofferente a qualsiasi disciplina, introduce Piero nella sua vita disordinata, fatta di notti insonni e poco studio. Alla maturità Tommaso viene promosso perché figlio di un importante imprenditore di Livorno mentre Piero viene bocciato. Demoralizzato, abbandona gli studi e inizia a cercarsi un lavoro…


Valori Educativi



Ogni personaggio cerca disordinatamente la propria strada, fra molti errori e qualche gesto generoso. Solo una sorta di “legge della natura” fa in modo che alla fine tutto torni su binari ordinati

Pubblico

14+

Alcune sequenze di nudità femminile e maschile. Turpiloquio

Giudizio Artistico



Paolo Virzì realizza nella sua Livorno un vivace ritratto di un quartiere e dei suoi abitanti raccontandoci storie tristi e allegre al contempo

Cast & Crew

La Nostra Recensione

I pregi artistici di questo film sono molti. Leone d’argento al festival di Venezia del 1997, David di Donatello nel 1998 (migliore attrice non protagonista: Nicoletta Braschi) Paolo Virzì ha saputo ricostruire un ambiente (la sua Livorno), un’epoca (i rampanti anni ’90), un’età (la crescita del protagonista Piero).

L’ambiente di Livorno è presente con la vispa parlata toscana dei protagonisti, nel ritratto di un rione popolare dove si sa tutto di tutti, nella presenza di “tipi”, quasi maschere  goldoniane, che divertono e sono conosciuti con un  nomignolo mentre il bar funge da punto d’incontro e di informazione sugli ultimi pettegolezzi. L’epoca è ancora quella della contestazione giovanile, del teatro alternativo, del nuovo boom economico, delle differenze di classe da abbattere ma che non si abbattono mai. E infine c’è la crescita di Piero, continuamente commentata dalla sua stessa voce fuori campo. Le sue prime pulsioni sessuali (“non sapevo cosa volevo ma lo volevo tanto”) verso quelle compagne di classe che “mi sembravano creature dello spazio e mi mettevano anche un po’ paura”. Fa da contrasto il mondo dei maschi al bar che parlano baldanzosamente di voler “conquistare” questa o quella ragazza e a Piero, ragazzo sensibile, non resta che commentare: “mi guardavo bene dal confessarlo: vivevo in un mondo che non ammetteva sfumature: un congiuntivo in più, un dubbio esistenziale di troppo ed eri bollato per sempre come finocchio”. Piero è come un Pinocchio ingenuo inesperto della vita, facile preda del Gatto e della Volpe, che in questo caso sono impersonificati da Tommaso, che lo traghetta verso il suo tipo di vita (sentimentale e godereccia) ma Piero continua  a restare caparbiamente un Pinocchio ingenuo e non vede le falsità e le furbizie che si consumano intorno a lui.

Bisogna riconoscere che i ritratti più belli, realizzati da Virzì, sono quelli femminili. C’è Giovanna, l’insegnante ancora giovane rimasta sola dopo la morte di suo marito. Ha una tenerezza particolare verso Piero che denota grande sensibilità ma anche fragilità e Piero non sa aiutarla, non sa comprendere cosa le stia accadendo perché troppo ingenuo nelle “cose del mondo”. C’è poi Luisa: istinto e sensualità, una vita sbandata con genitori lontani o indifferenti, che fa scoprire a  Piero la passione d’amore. Per sua fortuna c’è anche Susy, ragazza pratica che si costruisce da sola il proprio futuro senza troppi fronzoli e sarà lei, con mano sicura e arti femminili, a traghettare Piero, l’eterno sbandato, verso il matrimonio.

Ovosodo è la storia di una nuova generazione allo sbando e dello spirito di famiglia che si dissolve? Non proprio: ci sono delle analogie con il serial Un medico in famiglia, appartenente allo stesso decennio: i giovani “fluttuano” da un amore all’altro seguendo liberamente le proprie passioni:   non c’è pianificazione nella propria vita (unica eccezione è il personaggio di Susy) ma puro accadimento. Poi però le cose sembrano mettersi a posto quasi sulla spinta di istinti naturali. Ecco che i bambini nascono più per caso piuttosto che voluti (in questo film come in Un medico in famiglia, il tema dell’aborto è assente, non è neanche preso in considerazione) e poi alla fine, ancora una volta quasi per istinto naturale,  lui si abitua a stare con quella ragazza, lei con quel ragazzo e ci si sposa, spesso anche in chiesa, perché la cerimonia del matrimonio conserva intatto, oltre alla sua bellezza,  il suo significato sociale. Solo Piero resta un refrattario a ogni evoluzione, non si è accorto che la giovinezza è finita, è arrivato il tempo delle decisioni responsabili e fino all’ultimo osserva: ” ho un magone come se avessi mangiato un uovo sodo con guscio e tutto: non va né in su né in giù”.

Autore: Franco Olearo

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Paese ITALIA
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