LA GRANDE PARTITA
LA GRANDE PARTITA

Un film solo per appassionati della scacchiera? Assolutamente no, anche se siamo di fronte al racconto di una delle più avvincenti partite di scacchi mai disputate: in realtà, furono 24 gli scontri disputati a Reykjavík, in Islanda, tra il luglio e l’agosto del 1972, e che costituirono la finale per il titolo mondiale di scacchi.
È la storia vera di Bobby (Robert James) Fischer, capace di tenere lo spettatore legato allo schermo. Il titolo originale del film è Pawn Sacrifice (tradotto letteralmente, “Il sacrificio del pedone”, il pezzo, solo apparentemente, meno importante sulla scacchiera).
Abbiamo davanti un personaggio con problemi seri a livello psichico che ne hanno condizionato l’esistenza e la trama lo mostra in modo estremamente chiaro: un esempio lampante di genio e follia allo stesso tempo.
La partita tra i due maestri di scacchi è anche una sfida di civiltà, come si vede in tutto il film: americani contro sovietici. L’avversario per eccellenza, infatti, è Boris Spassky, grande maestro di scacchi, campione del mondo dal 1969 al 1972 e otto volte medaglia d’oro alle Olimpiadi degli scacchi. Ecco, allora, che nel film entrano in gioco strategie “politiche” che coinvolgono persino i servizi segreti e fanno sbiancare coloro che ritengono di poter ridurre gli scacchi ad un gioco per ragazzini.
Il film contribuisce a riesumare dall’oblio la storia di un ragazzo prodigio originario di Brooklyn di cui è stato molto difficile tracciare un quadro biografico preciso proprio per la sua follia. A questo di aggiunga un atteggiamento ostile a quel sistema che lo voleva, per l’appunto, incasellare in una guerra (fredda) tra due blocchi contrapposti.

Le paranoie del protagonista si manifestano al massimo nei momenti di maggiore stress quando – come si vede nel film – si sta avvicinando la grande sfida (e nel corso della stessa): hanno dell’assurdo le richieste presentate dai due contendenti e i dettagli offerti dalla sceneggiatura aiutano a capire quanto fosse seria quella contrapposizione attorno alla scacchiera. Da questo punto di vista non si può soprassedere nel segnalare l’eccellente recitazione di Bobby, interpretato da Tobey Maguire.
Un biopic serio, quindi, documentato, realistico e da alcuni considerato anche brutale, per il forte impatto sociale e culturale, capace di coinvolgere anche coloro che, del mondo degli scacchi, sono del tutto a digiuno.
Di fatto il mondo degli scacchi, pur restando un mondo chiuso, per pochi, con il film (che riesce a sdoganare la barriera di protezione che lo arrocca), si offre con uno spaccato chiaro mostrandone come l’eccellenza sia capace, a livello nazionale, di coinvolgere anche i più scettici e lontani.
Le scene finali del film, senza fare alcuno spoiler, ci raccontano di come le paranoie e le manie ossessive del campione americano, lo porteranno a morire il 17 gennaio 2008, lontano dal suo paese natale, mentre era esiliato perché aveva trascurato di rispettare l’embargo nei confronti dei paesi balcanici da parte degli USA.
| Etichetta | |
|---|---|
| Paese | USA |
| Tipologia | |
| Titolo Originale | Pawn Sacrifice |
| Tematiche (generale) |










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