IL PADRE DI FAMIGLIA

1967110 minTutti   Amore e Famiglia, Virtu'Matrimonio, Prudenza, Famiglia e lavoro

Una coppia (entrambi architetti) nell’Italia dalla crescita tumultuosa degli anni ’60, fra lavoro, quattro figli e onestà intellettuale. Un bel ritratto di famiglia di Nanny Loy. Una libera scelta della moglie (negli anni '60) potrebbe venir fraintesa oggi . Su RAIPLAY

Roma, 1946. Marco e Paola studiano architettura e si incontrano durante  una manifestazione per il referendum istituzionale, ma lei  è monarchica, mentre lui è socialista. Anche se differiscono per posizione politica, condividono gli stessi ideali riguardo alla loro professione e sognano un’Italia che riprenda a crescere con abitazioni dignitose per tutti. Si sposano e la nascita del primo figlio, a cui ne seguono altri tre, li costringe presto a rivedere i loro piani. Paola lascia il lavoro per dedicarsi alla famiglia, impegno per il quale si sente portata mentre lui continua le sue battaglie di fronte al fenomeno dei quartieri-dormitorio indotti dallo sregolato boom edilizio degli anni ‘60. L’eccessivo impegno di lei, le frustrazioni accumulate da Marco, li portano presto a un punto di crisi….


Valori Educativi



Una coppia affronta le sfide degli anni ’60 ritrovando sempre il senso profondo del loro restare uniti. Eccezionali virtù umane della moglie Paola

Pubblico

Tutti

Giudizio Artistico



Nanny Loy alterna con abilità i momenti comici con quelli seri, sempre pronto a porre in sottofondo i segni dei tempi. David di Donatello 1968 a Nino Manfredi

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Il film è del ‘67 e si conclude a quella data ma parte dal ’46, sviluppando un arco di storia italiana segnato da tensioni sociali e politiche (il padre di Marco, ufficiale dell’Esercito, dà le dimissioni appena viene a sapere che ha vinto la repubblica) ma anche da una crescita tumultuosa, quando la disoccupazione era ferma al 3% e il reddito pro-capite, rispetto all’immediato dopoguerra, era raddoppiato (vediamo che Marco e Paola passano presto dalla bicicletta alla 500).  Alcune sequenze dall’alto ci mostrano il quartiere Tuscolano-Cinecittà, un alveare senza verde, simbolo della speculazione edilizia di quel tempo ma anche del fenomeno migratorio dalla campagna alla città (Paola usa spesso, come domestiche, ragazze venute dalle isole e ancora analfabete). Tutto questo scenario sociale ed economico resta però di sottofondo: l’attenzione di Nanni Loy, regista e sceneggiatore, si concentra sulla vita personale e familiare di Marco e Paola che affrontano  alcune problematiche tipiche del tempo anche se  le dinamiche famiglia-lavoro restano di estrema attualità anche adesso.

I costumi sessuali si stanno modificando: subito dopo il matrimonio la madre di Paola si raccomanda  a lui di “trattare la figlia con dolcezza” ma in realtà sappiamo che tutto fra loro era già avvenuto. In seguito i coniugi discutono della “pillola anticoncezionale che viene dalla Svizzera” (in Italia verrà legalizzata nel 1971). Su questo aspetto Paola è risoluta: prendere quella pillola le appare  un atto disonesto. “Mi sembra di essere una prostituta!”: esclama lei, creando un primo serio screzio con il marito. Fa la sua comparsa anche un archetipo di “donna libera: Arianna, una collega di Marco, che ha rapporti disinvolti con gli uomini che le piacciono ma lo stesso Marco non riesce a stare appresso a tanta novità. Quando lei gli domanda: “come mai non mi hai ancora chiesto di venire a letto con te?” Lui risponde sorpreso: “ora si usa così?”.

Non si può negare infine che Nanni Loy, nello sviluppo della storia, si toglie due sassolini dalle scarpe: ridicolizza il metodo educativo Montessori, fonte di grande confusione in famiglia e denuncia la partecipazione, anche di istituti religiosi, alla speculazione edilizia.

Tutta questa aneddotica comportamentale, anche se aiuta a ricostruire un quadro realistico di quel tempo, ancora non ci porta dentro il segreto di Marco e Paola quella che consente loro di confermare, a dispetto di tante difficoltà, la solidità del loro legame coniugale.

La situazione è difficile. Lei è totalmente immersa nella cura dei quattro figli, senza avere un minuto per se’. Lui è l’uomo che “porta i soldi a casa” anche se si tratta di un lavoro poco redditizio (lotta con modesto successo contro la speculazione edilizia del tempo) e quando rientra, si aspetta che la tavola sia apparecchiata e la cena pronta. Da questo punto di vista non c’è niente di nuovo rispetto al passato per quel che riguarda la suddvisione dei compiti anzi, con la sensibilità di oggi, fa scandalo vedere che lui non si faccia neanche il caffè da solo e che pretenda i suoi vestiti pronti e stirati.

Arriviamo allora quasi alla fine del film, quando lui e lei, ormai con qualche capello bianco, finalmente soli, passeggiando davanti al Paleur (finito per le Olimpiadi del ’60) possono parlarsi apertamente. Lui vuole cambiare lavoro, vuole smettere di fare l’intellettuale e guadagnare più soldi come fanno ormai tanti architetti e incolpa del suo scarso successo, proprio l’essere impegnato a fare il padre di una famiglia di quattro figli. Lei al contrario lo riporta alla radice del loro amore, al motivo per cui si sono scelti a vicenda: è stato proprio l’aver creduto insieme a cose che sembravano loro giuste, per le quali valeva la pena combattere. Lei si è dedicata interamente alla famiglia, sacrificando il suo impegno nella professione proprio perché fosse lui a continuare, questa volta non per se stesso ma per entrambi.

In un magnifico finale che non riveliamo, tocchiamo con mano la compiuta opera di Paola: quattro figli ormai cresciuti, sereni e responsabili. E’ la conferma della legge universale del “potere trasformante del bene”.  Solo chi si dedica con amore, rinunciando a se stesso  a beneficio degli altri (in questo caso prendersi cura dei figli) riesce a costruire opere umane di conturbante bellezza. Un atteggiamento difficilmente condivisibile, in particolare oggi? Sicuramente. Sicuramente una scelta personale. Nel film non traspare nessun senso di costrizione da parte di Paola ma la libera scelta di una donna che ha preferito essere madre prima di tutto.

Per  Paola possiamo parlare anche di pienezza delle virtù.  Non è sospettosa, non pensa male, sempre pronta a comprendere e giustificare tutti, ad aiutare chi ne ha bisogno: dall’anarchico senza fissa dimora alla ragazza sarda appena arrivata nel Continente.

Autore: Franco Olearo

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Paese ITALIA
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Tematiche-dettaglio
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