HUNGER GAMES (Claudio Siniscalchi)

In un futuro lontano, l’America non è più quella che conosciamo oggi: Capitol City domina in modo dittatoriale dodici distretti che vivono in uno stato di profonda indigenza e che ogni anno, come punizione per una ribellione avvenuta decenni prima, debbono mandare un ragazzo e una ragazza a concorrere all'annuale edizione degli spettacolari 'Hunger Games': un reality show dove i ragazzi dovranno combattere all’ultimo sangue finché uno solo resterà vivo. Katniss Everdeen del distretto 12 si offre come volontaria al posto di sua sorella più piccola. Potrà contare solo sulla sua estrema bravura nell’utilizzare l’arco e le frecce..

Valori Educativi



film è sostanzialmente contraddittorio: descrivere come ignobile il fatto che dei giovani siano costretti ad uccidersi fra loro ma poi fa di tutto per appassionare lo spettatore ai loro combattimenti mortali

Pubblico

14+

Non ci sono dettagli cruenti ma l’uso con destrezza da parte di adolescenti di coltelli ed altre armi bianche può ingenerare uno spirito emulativo

Giudizio Artistico



Il film è piacevole e scorrevole. Vola in un batter d’occhio

Cast & Crew

La Nostra Recensione

La storia è vecchia, ma sempre nuova. La troviamo nella mitologia greca.  Il re Minosse fece costruire a Cnosso, sull’isola di Creta, un labirinto, e  vi rinchiuse il Minotauro, mostro nato dall’unione fra sua moglie e un toro. Alle bestia, con ricorrenza annuale, venivano inviati sette ragazzi e sette ragazze di Atene, tributo in carne umana. Il mostro le divorava.  Finché un giorno il supplizio ebbe fine, grazie al coraggio di Teseo e all’ingegno di Arianna, che lo aiutò con un filo per ritrovare la strada di uscita dal labirinto, dove aveva ucciso il Minotauro.
Il romanzo di Suzanne Collins, sceneggiatrice americana, “The Hunger Games”, uscito nel 2008, racconta una storia di fantascienza (la mitologia greca altro non era che la progenitrice della nostra fantascienza), nella quale giovani ragazze e ragazze di dodici distretti di un mondo del futuro schiavizzato (come la vecchia Atene), approdano a Capitol City, città splendente, lussuosa, gaudente e imperiale (come la vecchia Creta), per partecipare a giochi annuali. Giochi non olimpici, ma bestiali. I ragazzi devono scannarsi vicendevolmente. Solo uno di loro, alla fine, resterà vivo, e il premio è meraviglioso. Dalla fame, paura e ristrettezza del distretto, finirà a vivere nel lusso della città dorata. Quindi niente di nuovo sotto il sole. Da Arianna si arriva così, in due mondi parto della fantasia umana, dalla “grande narrazione” del passato remoto al futuro prossimo dell’Occidente, a Katniss (l’attrice Jennifer Lawrence), protagonista di “Hunger Games”, diretto da Gary Ross.

I  romanzi di successo fra gli adolescenti, se trasposti al cinema, difficilmente falliscono. Tale legge (ovviamente non scritta) è stata puntualmente confermata, andando addirittura oltre ogni rosea previsione (in questo fine settimana il film supererà i 400 milioni di dollari di incasso negli Stati Uniti, marciando meglio persino dell’ultimo “Harry Potter”, e non godendo neppure dei benefici del surplus nel prezzo del biglietto garantito dal 3D). Chi ha già letto il libro non deve preoccuparsi: ha solo molte più informazioni per capire cosa è la vita nella Capitol City del futuro. Un dominio della forza bruta, che schiaccia gli individui, sostituisce la democrazia con la tirannia, divide con la spada il mondo in due, straricchi e poveri. Il tempio della luce e quello delle tenebre. L’eterno ritorno dell’identico: Creta che obbliga Atene a inviargli giovani e innocenti sacrifici umani, con ambientazione spostata nel futuro post-atomico, o post-moderno, o post-americano, o post qualcosa.
In più c’è lo spettacolo televisivo. La morte in diretta. Una specie di videogame crudele manipolato dal potere occulto, che mantiene anche con le immagini il consenso. Insomma, per farla breve, è l’ennesima distopia, in salsa adolescenziale. Il film è piacevole e scorrevole. Vola in un batter d’occhio. Gli eroi sono giovani e belli. Sfortunati a finire nel tritacarne: ma hanno sempre l’idea giusta per cavarsela. Due ragazzine, quando sullo schermo è annunciata la fine e si riaccende la luce, rimangono deluse perché nel finale non si capisce niente. Non è proprio così. Non è vero che non si capisce niente. Solo per ragioni di tempo (e di commercio) la storia deve fermarsi lì. Ma vorremmo rassicurarle. La narrazione continua. Suzanne Collins dopo “The Hunger Games” ha proseguito le vicende in altri due romanzi. Un po’ di pazienza. Presto li vedremo sullo schermo.

           

Autore: Claudio Siniscalchi

Altre Informazioni

Titolo Originale The Hunger Games
Paese USA
Etichetta
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