DJANGO UNCHAINED

2012165 minDiseducativo  

Texas e Pensylvania, alla vigilia della guerra civile. Il cacciatore di taglie di origine tedesca dottor King Schultz, su un carretto da dentista, è alla ricerca dei fratelli Brittle, per consegnarli alle autorità piuttosto morti che vivi e incassare la ricompensa. Riesce a trovare uno schiavo di nome Django che conosce i fuorilegge: gli promette la libertà se lo aiuterà ad uccidere i malviventi. Compiuta l’impresa, è ora il dott King ad aiutare Django che vuole liberare sua moglie. L’impresa è ardua perché la donna è ora schiava presso una grossa piantagione che è proprietà dello spietato Calvin Candie…

L’ex schiavo Django si fa aiutare dal cacciatore di taglie Schultz per cercare di liberare sua moglie, “proprietà” di uno spietato latifondista. Molta crudeltà e sadismo anche da parte di chi dovrebbe essere il “buono”  


Valori Educativi



Per Quentin Tarantino il bene e il male sono solo delle etichette: sono due forze contrarie che si contrastano. L’importante è che chi parteggia per l’uno o per l’altro sia carico di odio e pronto alla violenza più efferata

Pubblico

Diseducativo

Torture e sevizie violente ed efferate. La vendetta è il sentimento che prevale. Il film è stato considerato “Restricted” in USA: inspiegabilmente in Italia è passato per tutti

Giudizio Artistico



Quentin Tarantino si conferma un ottimo regista in grado di scolpire personaggi difficilmente dimenticabili. E’ bravo anche nella sceneggiatura e particolarmente nel costruisce dialoghi carichi di tensione

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Quentin Tarantino trova nell’estetica della violenza la sua espressione più genuina. Cerca sempre nei suoi film una copertura ideologica per garantirsi l’adesione dello spettatore (in Bastardi senza gloria l’odiato nemico era il nazismo e Hiltler in persona, in Django Unchained sono gli schiavisti americani di metà ottocento). Ma Tarantino non si limita a rappresentarla, ci si attarda compiaciuto.

In una sparatoria  finale fra il “buono” Django e i cattivi è rimasto a terra ferito uno di loro. L’attenzione dell’inquadratura non va ai due contendenti ma all’uomo disteso che è ancora vivo, ma è continuamente raggiunto dai proiettili del fuoco incrociato dei due, finché si riduce a una poltiglia di carne e sangue.

Il latifondista Leonardo di Caprio di diverte ad assistere a combattimenti mortali fra i suoi schiavi e quando l’incontro è ormai deciso e uno dei due giace a terra sfinito, passa annoiato un martello al vincitore perché possa finire il suo avversario fracassandogli il cranio.

Il repertorio continua con schiave frustate a sangue e marchiate o con fuggitivi che vengono dati in pasto ai cani. Non a caso il regista è sempre stato più interessato ai generi (in questo caso si tratta di un tributo agli spaghetti western italiani ed in particolare ai film di Sergio Corbucci) che alla storia in sé: il racconto è solo funzionale alle immagini che vuole realizzare.

La divisione fra buoni e cattivi è superata: era già chiaro in Bastardi senza gloria, strutturalmente molto simile, ma in Django Unchained diventa evidente: non esiste il bene e il male ma ci sono due forse uguali e contrarie che si scontrano: chi è da una parte o dall’altra odia, distrugge e uccide esattamente allo stesso modo. Ciò che è importante per Tarantino, per le sue esigenze cinematografiche, è che ci siano uomini spinti da forti passioni (non importa in quale direzione siano dirette) intenzionati ad odiare e a uccidere in modo efferato e…  che lo spettacolo abbia inizio.

Perché non ci siano dubbi in proposito, il cacciatore di teste bianco interpretato da Christoph  Waltz, che dovrebbe essere un ”buono”, convince il suo nuovo socio di colore, Django, a uccidere a freddo un uomo che sta arando il campo con il figlioletto accanto perché è un ricercato con taglia:  in fondo si tratta  sempre di un problema di “carne per soldi”: sentenzia cinicamente.

Ancor più significativo è l’episodio in cui Django stesso suggerisce di uccidere un suo fratello di colore, uno schiavo fuggito. Una simile crudeltà gli serve per dimostrare che è un duro  nei confronti di Di Caprio perché non abbia sospetti quando gli chiederà la liberazione di sua moglie. Una esemplificazione del principio “il fine giustifica i mezzi” non poteva essere più chiara.

Quentin Tarantino resta sempre un ottimo regista. La sequenza in cui un drappello di aderenti al Ku Klux Klan arriva minaccioso ma poi si attarda a discutere se è il caso di mantenere il cappuccio o no perché le mogli lo hanno cucito male, è da antologia.

E’ sempre molto bravo non solo con le immagini ma anche con le parole: nella cena a casa del latifondista Calvin Candie i partecipanti calibrano le parole, l’atmosfera è carica di tensione e lo spettatore sa già che tanta affettata cortesia sta per tramutarsi in tragedia. Si tratta di una sequenza perfettamente simmetrica all’incontro alla taverna fra veri e finti ufficiali tedeschi in Bastardi senza gloria.

Altra figura scolpita benissimo è quella del vecchio servo interpretata da Samuel Leroy Jackson: per lui il mondo è  irrimediabilmente diviso fra bianchi e negri ed è proprio lui il primo a denunziare chi dei suoi fratelli di colore sta tramando contro l’”ordine” stabilito.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Django Unchained
Paese USA
Etichetta
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