UN RAGAZZO D’ORO

201495 min18+  

Davide lavora a Milano come creativo in un’azienda di pubblicità. Sogna di fare lo scrittore ma i suoi racconti vengono rifiutati continuamente dagli editori. Soffre di ansia e deve prendere continuamente delle pillole che gli ha prescritto la psichiatra. Da tempo ha rotto i rapporti con il padre Michele, prolifico sceneggiatore di film di serie B. La morte per incidente d’auto del padre (forse un suicidio) lo costringe a tornare a Roma, la sua città natale. Decide quindi di tornare a vivere nella vecchia casa di famiglia (ha perso il lavoro a causa del suo carattere litigioso,) per far compagnia alla madre e riuscire scoprire, frugando fra le sue carte, chi fosse veramente suo padre…

Un giovane aspirante novellista scopre il vero talento di suo padre ormai morto, supera gli antichi rancori e costruisce la sua riabilitazione. Una messa in scena complessa che non convince 


Valori Educativi



Il giovane Davide scopre chi era veramente suo padre solo quando è morto e si impegna a riscattarne l’immagine ma tutto il film è pervaso di una visione pessimistica sulla possibilità di preservare la fedeltà matrimoniale e sulla stabilità dei rapporti uomo-donna

Pubblico

18+

Le tematiche affrontate: il suicidio del padre, una convivenza giovanile, i tradimenti del personaggio impersonato da Sharon Stone, suggeriscono la visione a persone mature

Giudizio Artistico



Pupi Avati mette troppa carne al fuoco in questo film, con il risultato che nessuna dei protagonisti (ad eccezione della madre Giovanna Ralli) riesce a convincere pienamente lo spettatore

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Un ragazzo d’oro è un film complesso, con molte tematiche che avanzano in parallelo senza mai incontrarsi veramente.  I rapporti difficili padre-figlio, già esplorato in altre sue opere  (basterebbe ricordare La cena per farli conoscere-2006, dove Sandro Lanza, star di soap opera, tradisce la moglie e trascura le figlie); il delicato crinale fra lucidità mentale e demenza (Una sconfinata giovinezza-2010, aveva già raccontato il lento ma progressivo decadimento causato dal’Alzheimer); la critica a una certa cinematografia di serie B, dominata da  produttori rapaci, capaci di  distruggere le aspirazioni più genuine.

Si tratta di spunti tutti interessanti ma che non giungono a maturazione e che annaspano nel pantano di una messa in scena dai ritmi lenti e dall’invasione di product displament

Su tutto incombe un sostanziale pessimismo, una fatica del vivere: il protagonista non riesce a vendere le sue novelle, perde il posto di lavoro, non parla più da tempo con suo padre, ha una ragazza che non lo ama veramente, è in cura da una psicoanalista e prende continuamente degli ansiolitici. Se c’è un riscatto finale, questo avrà un prezzo troppo alto.

Il tema portante è quello della progressiva presa di coscienza di Davide nei confronti della figura paterna. Il suo giudizio iniziale di uomo distaccato dalla famiglia e autore mediocre, si trasforma progressivamente: inizia ad apprezzarlo professionalmente leggendo alcune sue vecchie sceneggiature; scopre che il suo mancato riconoscimento come autore era stato determinato da produttori gretti interessati solo al successo di cassetta; infine, leggendo alcune pagine di un libro che il padre stava scrivendo, scopre il grande amore che portava per lui (perché nei film ci sono sempre dei padri che non riescono a dire quello che sentono?).

Inizia da questo momento una progressiva identificazione del figlio con il padre fino a ritrovare la voglia di scrivere per consentirgli di raggiungere, da morto, quel successo che immeritatamente non ha conseguito da vivo.

Quanto abbiamo raccontato è in realtà un’interpretazione possibile di una sceneggiatura che si inceppa negli snodi principali. Perché padre e figlio all’inizio si odiano tanto?  E’ sufficiente la lettura di una sceneggiatura per commuoversi e comprendere il valore artistico del padre? L’approccio intimista dato da Pupi Avati alla recitazione impegna i protagonisti a parlare sottovoce, con pause continue fra una parola e l’altra. Se Scamarcio costruisce a fatica, in queste condizioni,  un personaggio credibile, se Giovanna Ralli ci regala una madre dolente e affettuosa, meno credibile è Cristina Capotondi nella sua posizione oscillante fra due uomini. Totalmente fuori posto è Sharon Stone, che ha sempre tratteggiato donne piene di energia e che si rivela inadatta per questa parte dai toni spenti. I ricordi del suo passato ( i suoi rapporti sentimentali con il padre di Davide) non  affiorano in alcun modo dalle sue paroie e dai suoi sorrisi di circostanza

La progressiva malattia di Davide appare infine solo un espediente letterario per chiudere in modo doloroso una storia già nata senza speranze.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Un ragazzo d'oro
Paese ITALIA
Etichetta
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