ZONA D’OMBRA – UNA SCOMODA VERITA’

123 min14+  

La storia vera del dottor Bennet Omalu, di origine nigeriana: un neuropatologo che a seguito dell’autopsia compiuta sul cadavere di Mike Webster, un campione del football americano, scoprì che era morto a causa di una encefalopatia traumatica cronica (CTE), una malattia degenerativa del cervello che colpiva i giocatori di football vittime di ripetuti colpi subiti alla testa. Omalu pubblicò il risultato dei suoi studi nel 2005 . Ciò scatenò la reazione della potente Lega Nazionale del Football (NFL) che minimizzò lo studio e iniziò a porre ostacoli per evitare che il tema venisse ulteriormente approfondito

La vera storia del dottor Bennet Omalu che combatté una quasi impossibile battaglia contro la Lega Americana di Football per farle riconoscere la pericolosità del gioco. Un film rigoroso ma un po’ pedante


Valori Educativi



Il film sottolinea l’eroica tenacia di un dottore che cerca di far conoscere i pericoli insiti nel gioco del football americano ma il protagonista, che si qualifica come cattolico, porta avanti un rapporto prematrimoniale

Pubblico

14+

Possono impressionare alcuni interventi operati su dei cadaveri, le inclinazioni al suicidio di alcuni protagonisti. Presenza di turpiloquio e di rapporti prematrimoniali senza nudità

Giudizio Artistico



Will Smith è il protagonista assoluto del film e il suo personaggio serio e cupo finisce per raggelare la dinamica del racconto

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Will Smith ha smesso da tempo di far ridere sugli schermi. Dopo la serie un po’ pazza di Man in black e dopo commedie sentimentali come Hitch-lui si, che capisce le donne, Will ha deciso che il suo obiettivo era lanciare messaggi più profondi dallo schermo. Nei due film realizzati con il regista Gabriele Muccino (La ricerca della felicità e Sette anime), anche se la sua presunta appartenenza a Scientology è stata smentita, non si può negare la presenza, in questi lavori, della ricerca di una “illuminazione” che può dare un senso alla nostra vita e l’esistenza di un ciclo vitale che si realizza in una continua reincarnazione.

Il film Zona d’ombra è apparentemente diverso: è la storia positiva di un dottore di recente immigrazione negli U.S.A., di fede cattolica, metodico e puntiglioso, che scopre la CTE in un giocatore morto in condizioni di demenza e quando tutti o quasi tutti lo ostacolano perché si sono accorti che sta per lanciare un atto di accusa contro la “religione americana” cioè il football, lui caparbiamente continua le ricerche impiegando i propri risparmi. La tensione che si percepisce nel film è proprio costruita sul contrasto fra il dottore che praticamente da solo deve decidere se proseguire questa lotta impari (a un certo punto del racconto riceve intimidazioni perfino dall’FBI) e la grande Football League che in modo anonimo inizia a tessere le sue trame per far mettere a tacere le ricerche di Bennet, puntando molto sul discredito nei confronti di uno “straniero” che non conosce lo spirito e le passioni dei veri americani.

Il film mostra alcune scelte artistiche che finiscono per depotenziare il valore drammatico della storia.  Il conflitto fra questo eroe qualunque e il gigante NFL non viene “esteriorizzato” ma resta confinato nei dubbi esistenziali di Bennet che deve decidere di volta in volta cosa fare. Il suo avversario non è una specifica persona ma una organizzazione fluida.

Dicevamo prima che solo apparentemente questo film è diverso dagli ultimi lavori di Will Smith: traspare in Zona d’ombra la stessa spocchia, la stessa pedante voglia dell’attore di insegnarci qualcosa. Lo fa per cause giuste ma lo fa in modo molto serio, senza un minimo di autoironia. Il protagonista del film è una persona precisa fino alla pedanteria, incapace di esprimere allegria. Si tratta sicuramente del carattere che Will ha voluto dare al personaggio, ma ciò non fa che incrementare lo spirito rigorista già implicito nel film.

Il protagonista, in base al suo mestiere, compie delle autopsie sui corpi dei defunti che gli vengono sottoposti e si nota una certa insistenza del regista nel sottolineare la confidenza del personaggio con i cadaveri (Bennet “parla” con loro). Ritorna così quella strana, misteriosa attrazione verso la morte, foriera, probabilmente, di prossime reincarnazioni, che Will Smith aveva già manifestato in Sette anime

Autore: Franco Olearo

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