UNA MOGLIE BELLISSIMA

In una coppia affiatata da ormai dieci anni, si insinua la tentazione del guadagno facile con i porno calendari da far fare alla bella mogliettina. Leonardo Pieraccioni ha abituato il suo pubblico a film simpatici e leggeri, ma questa volta gioca troppo con il pruriginoso

Mariano (Leonardo Pieraccioni) e Miranda (Laura Torrisi), fruttivendoli ad Anghiari, in provincia di Arezzo, sono sposati da dieci anni e si amano teneramente come il primo giorno. Ma la crisi si avvicina nei panni di un fotografo di moda (Gabriel Garko) che notando la bella fruttivendola, le fa la “proposta indecente” di posare per un calendario osé. Il lauto guadagno è molto utile alla coppia che, minacciata dai debiti,  si fa convincere già al secondo tentativo. Ma da cosa nasce cosa…e il calendario alle Seychelles non rimarrà l’unica nuova esperienza di Miranda. Gli amici di sempre –quest’anno impegnati in un improbabile musical amatoriale- rimangono l’unica consolazione di Mariano, fino all’happy end finale.


Valori Educativi



C’è una sincera descrizione dell’affetto tenero di due persone sposate che si amano davvero ma il ricorrere alla messa in scena di calendari di fine anno e che questo sia considerato come qualcosa di “normale” è a nostro parere un segnale di un degrado diffuso nella sensibilità di autori e spettatori

Pubblico

14+

Alcune brevi immagini di nudo

Giudizio Artistico



Leonardo Pieraccioni ha abituato il suo pubblico a film simpatici e leggeri, da cui non ci si aspetta molto come impegno ma questa volta la storia di una crisi coniugale ha significato il tentativo meritorio di uscire dal suo solito cliché narrativo

La Nostra Recensione

Leonardo Pieraccioni ha abituato il suo pubblico a film simpatici e leggeri, da cui non ci si aspetta molto come impegno e profondità, ma con i quali nello stesso tempo si spera di rimanere lontani dalle volgarità dei “cinepanettoni” di De Sica. Questo film è contemporaneamente un passo avanti e un passo indietro del comico toscano. Trattare la storia di una crisi coniugale, che per di più si risolve bene, significa il tentativo meritorio di uscire dal cliché  narrativo del ragazzetto di provincia folgorato dalla bellona di passaggio. C’è una sincera descrizione dell’affetto tenero di due persone che si amano davvero e dopo tanti anni (dai riferimenti dell’autore è probabile che ne abbia fatto esperienza nei suoi genitori), che hanno messo radici, che hanno una casa, degli amici, un lavoro semplice e una vita serena e soddisfatta. È un tipo di situazione che il cinema italiano non racconta quasi mai. E come al solito, al di là di qualche pur limitata “licenza poetica”, la rappresentazione della vita del borgo toscano è divertente e amabile: tutti si conoscono, tutti spettegolano gli uni degli altri, ma ci si vuole sinceramente bene e ci si aiuta davvero, quando c’è bisogno. Sono motivi non da poco che –dal Ciclone– in poi, concorrono a spiegare il successo sempre straordinario dei film del nostro Pieraccioni. In più, mettere oggi a contrasto la vita piena di affetti e semplicità di una piccola cittadina rispetto al mondo spesso falso e vuoto dello spettacolo può essere –di fronte al velinismo imperante- doppiamente utile.

Ma c’è anche l’altro lato della medaglia. Per raccontare la tentazione della vita superficiale e vuota del mondo dello spettacolo, era proprio necessario ricorrere alla messa in scena di calendari & Co.? È vero che la modalità non è insistita e non è becera, e probabilmente Pieraccioni sarà anche convinto di aver fatto un film “per famiglie”, ma che per la prima volta lui ricorra a questi escamotage e la cosa venga considerata tutto sommato “normale” è a nostro parere un segnale di un degrado diffuso nella sensibilità di autori e spettatori.

Nelle interviste Pieraccioni dichiara di aver fatto un film sul perdono, e anche questo è molto meritorio e positivo. Peccato però che di questo perdono non venga mostrato il travaglio, le motivazioni, lo sforzo per raggiungerlo attraverso una maturazione interiore; questa istantaneità vanifica quindi in buona parte le buone intenzioni dell’autore: sembra troppo facile, per il troppo buono Mariano, perdonare la troppo bella Miranda.

Resta un po’ fuori contesto, e non spiegata, la sottotrama del sacerdote del paesino, in crisi di fede a causa della depressione: rimane solo una innocua notazione di colore, che dà occasione per una improbabile scena in chiesa alla presenza di altrettanto improbabili “ispettori” del Vaticano (!); forse serviva solo a raggiungere i .96 minuti di un film che invece avrebbe potuto approfondire meglio la trama principale.

Autore: Armando Fumagalli

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