THE AVIATOR

Howard Hughes, miliardario a 18 anni grazie all'eredità paterna, nel periodo degli anni '25-'50 realizza il film più costoso del suo tempo, progetta e costruisce l'aereo più veloce  e quello  in legno più grande mai costruito (il famoso "Spruce Goose"); proprietario della TWA, fu pioniere nei voli civili transoceanici e si fece accompagnare dalle donne del cinema più belle del momento. Ma le sue fobie lo isolarono progressivamente , fino alla reclusione totale per 10 anni in una stanza d'albergo e alla morte, avvenuta nel '76.

Valori Educativi



Un uomo impegnato nell’affermazione di se stesso, che vede intorno a se solo alleati o avversari, collaboratori fedeli o traditori

Pubblico

14+

Per la descrizione di una vita affettiva disordinata. Rapida allusione ad un incontro amoroso.

Giudizio Artistico



3 ore di grande spettacolo, 30 anni di storia americana controllati artisticamente molto bene da Scorsese. Bravi Leonardo Di Caprio e Kate Blanchett. E’ mancato il passaggio dal documentario di lusso all’analisi delle motivazioni intime del protagonista

Cast & Crew

Our Review

Howard Hughes accarezza il profilo della carlinga dell' aereo che ha commissionato ai suoi  tecnici. E' una carezza lenta, quasi appassionata: l'aereo dovrà battere il nuovo record di velocità e Howard non vuole che si formi la minima resistenza all'aria. Quella carezza  tradisce la vera essenza del nostro eroe, almeno come l'hanno vista Martin Scorsese  e John Logan: un tecnico autodidatta, che si  esalta solo quando si trova in alto nel cielo ai comandi dei  prototipi da lui concepiti per superare nuovi record. Anche il modo con cui affronta il cinema  è più  tecnofilo che artistico: gli interessa l'azione, lo spettacolo e ancora una volta la tecnica (le riprese aeree, il sonoro, allora ai suoi inizi). Certo, ci sono delle donne nella sua vita, anzi ce ne sono molte  e tutte provenienti del fastoso mondo del cinema; sembra  però che anche in questo caso lui stia cercando  la più bella, stia misurando se stesso. Tutti noi, da ragazzini, abbiamo sognato di diventare da grande degli aviatori e, da adolescenti, ci siamo innamorati di qualche diva del cinema: Howard, ricco già a 18 anni (aveva ereditato l'azienda paterna)  si  impegnò  con caparbietà a realizzare i suoi, spesso sfiorando la bancarotta (un film durato 3 anni e diventato il più costoso all'epoca; l'aereo più grande mai realizzato incapace di volare,…) ma sempre deciso ad essere coerente con le sue visioni in un' America in turbolenta espansione (quella del periodo '25-'50), dove tutto era possibile.
Il film ci offre molto in termini di spettacolo: le tante riprese aeree che culminano in uno spettacolare incidente ripreso al rallentatore, forse la miglior scena del genere mai realizzata. Una ricostruzione accurata dei luoghi mitici della Hollywood anni '30 e '40 e degli arredi dell'epoca (gli uffici della Pan Am, all'ultimo piano dell'Empire State Buiding, i molti interni di  sontuose ville sulle colline di Hollywood). Lo scenografo italiano Dante Ferretti ben meriterà l'Oscar che sicuramente gli verrà assegnato.  C'è infine Martin Scorsese, qui al culmine della sua carriera non di autore creativo, ma di regista professionista: la sua mano si fa sentire (aiutato anche questa volta dall'editor  Thelma Schoonmaker) sopratutto nel montaggio: gli eventi si susseguono incalzanti ed ogni scena, anche la più "tranquilla", è costruita con una sua tensione interna, una forma di ansiosa instabilità .

Occorre però dire che il film, lungo quasi 3 ore, alla fine non appassiona. E' come se non scattasse il meccanismo di identificazione con il protagonista e con la sua storia. Manca sicuramente l'aggancio ad una romantica storia d'amore: è ben sviluppato il rapporto di  Howard (Di Caprio) con Katharine Hepburn (la brava Kate Blanchett) ma si tratta  di una breve parentesi fra i molteplici interessi del protagonista. Lo spettatore resta in bilico fra una certa indifferenza per  la storia di un ragazzo ricco che diventa ancora più ricco e l'interesse per il mito tragico ed universale del genio umano che è capace di raggiungere le vette della della gloria ed alla fama per poi ricadere in terra trascinato dalle sue fragilità. Occorre dire che lo stesso Scorsese non spinge questa interpretazione e  quando Hughes resta sempre più imprigionato nella sua germofobia,  evita  i toni cupi di un dramma gotico.
Scorsese evita anche i  proclami ideologici che avrebbero facilmente potuto galvanizzare la platea americana in un film destinato al grande pubblico come questo.  C'è un capitolo del film che descrive  il contrasto fra Hughes (proprietario della TWA)  e Juan Trippe della PAN AM che con l'aiuto di un senatore compiacente sta cercando di ottenere dal governo il monopolio delle rotte intercontinentali; nell'appassionata arringa di Hughes di fronte alla commissione d'inchiesta  organizzata dai suoi avversari, sarebbe stato facile inserire un richiamo ai sacri principi della libera iniziativa   contro lo strapotere dei monopoli. Hughes cerca invece soprattutto di difendere  se stesso e la propria  compagnia. 

C'è da dire che questo tipo di osservazioni (una perfetta ricostruzione che non appassiona) provengono più dalle critiche italiane ed in genere europee; per gli americani il processo di identificazione è più immediato. Hughes resta il simbolo dell'America protesa verso il futuro, riconoscente verso i suoi figli più audaci  anche quando sono caduti. In questa prospettiva  il rammarico è un altro:  Sorsese resta alla superficie dei fatti, anzi solo di quelli più vistosi (i veloci aeroplani, le belle donne) ma non riesce a spiegarci le ragioni più profonde del   fascino di una leggenda che in U.S.A. dura ancora oggi.

Autore: Franco Olearo

Details of Movie

Titolo Originale THE AVIATOR
Paese USA/Giappone
Etichetta
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