LIVING

2022102 min10+   Lavoro e Societa', Malattia incurabile

La morte di Ivan Il’ic di Leone Tolstoj,  adattato per lo schermo dal maestro Akira Kurosawa nel 1952, viene ora riproposto nel remake di Oliver Hermanus. Grazie anche alla grande professionalità del regista e degli attori,    abbiamo con questo film una ulteriore conferma della universalità e della perenne attualità dei classici della letteratura incentrati sull’uomo e il suo mondo interiore. In Sala

Londra, 1952: la città ancora fatica a riprendersi dai bombardamenti che ha dovuto subire durante la Seconda Guerra Mondiale.  Mr. Williams è il responsabile di un ufficio municipale londinese preposto a concedere o meno autorizzazioni sull’ utilizzo di luoghi pubblici. L‘imperturbabile funzionario segue regole semplici e comode: quando una pratica appare troppo complessa, viene dilazionata. Ma un giorno viene a sapere di avere un cancro allo stomaco, il medico gli pronostica pochi mesi di vita. Ma è proprio allora che il grigio funzionario decide di riempire di colori quel che resta della sua vita: la gentilezza, la lealtà, l’altruismo, la bontà…..


Valori Educativi



La conversione di un sessantenne funzionario statale che supera la barriera del comodo vivere al riparo di regole sclerotiche e ingiuste per scoprire la bellezza e la gioia di essere gentili, leali, l’altruisti e buoni.

Pubblico

10+

Il film potrebbe coinvolgere emotivamente gli spettatori più piccoli di fronte di una morte imminente. Una sequenza di incontro con una prostituta. Due persone si mostrano ubriache

Giudizio Artistico



Il protagonista è interpretato da un Bill Nighy in stato di grazia, per qualche critico la miglior prova della sua carriera. Il regista riesce magnificamente nell’intento di ricostruire l’ambiente, l’atmosfera di un mondo burocratico fatto di piccole gerarchie, di ipocrisie e di miserie umane

La Nostra Recensione

Il racconto capolavoro di Leone Tolstoj La morte di Ivan Il’ic, pubblicato nel 1886 e magistralmente portato (e attualizzato) una prima volta sullo schermo dal maestro Akira Kurosawa nel 1952, viene ora riproposto nel remake di Oliver Hermanus (Living, 2023). E per la seconda volta (terza se consideriamo il lavoro di Tolstoj) la storia, il tema e il protagonista immaginati dal grande autore russo fanno centro, imponendosi all’attenzione e ammirazione del pubblico. Trama e personaggi di Tolstoj erano stati abbastanza modificati dal geniale cineasta nipponico, che nel suo Ikiru (Vivere, 1952) aveva spostato agli anni ’50 la vicenda di Ivan, condannato a morte da un male misterioso e deciso a riscattarsi almeno nell’ultima fase della vita con una condotta più retta e nobile. 70 anni dopo il quarantenne regista sudafricano Oliver Hermanus, autore fra l’altro di Shirley Adams (film d’esordio, 2009) e Beauty con cui vinse il Queen Palm Award a Cannes nel 2011, torna su tema e personaggi della novella tolstoiana con questo Living, presentato nel 2022 al Sundance Film Festival di Salt Lake City e alla Mostra di Venezia. Prima di tutto va detto che il film dimostra l’universalità e la perenne attualità dei classici e della grande letteratura incentrata sull’uomo e il suo mondo interiore. Anche se in realtà Hermanus, valendosi come sceneggiatore addirittura del Premio Nobel Kazuo Ishiguro (non a caso giapponese, ma inglese d’adozione), si rifà non direttamente a Tolstoj ma più che altro a Kurosawa, riprendendo in sostanza il titolo del suo film e conservando la stessa collocazione cronologica, i primi anni ’50. Cambia lo scenario urbano-sociale, che non è più quello nipponico del dopoguerra ma è la Londra della City e dei colletti bianchi con l’eterna bombetta e l’ombrello.

   Uno di questi è appunto il protagonista del film, Mr. Williams, interpretato da un Bill Nighy in stato di grazia, per qualche critico la miglior prova della sua carriera. Sessantenne malinconico e segaligno, vicino alla pensione, Williams è capoufficio ai lavori pubblici e mantiene le distanze con i suoi impiegati, tutti britannicamente freddini e laconici ma meno di lui. Ottusità e cinismo, rampantismo e ossequio servile, gossip e frustrazione fanno da padroni in questo ambiente burocratico che ricorda Gogol, Cechov e se vogliamo il Monicelli del Borghese piccolo piccolo o anche I burosauri di Silvano Ambrogi, l’indimenticabile commedia satirica del 1962. Dalla coltre polverosa emerge Mr. Williams con la sua autorità e il suo aplomb, ma sul piano umano e affettivo il bilancio della sua vita è magro. Vedovo, senza amici, con figlio e nuora che ne attendono la fine per passare in cassa, neanche ufficio e lavoro lo possono compensare, alienanti e impietosamente routinari come sono. E tutto questo mondo di piccole gerarchie, di ipocrisie e di miserie umane, dove tutto procede inutile e uguale, è stupendamente reso dall’innegabile talento sia del regista che degli interpreti.    Ma qualcosa interviene a smuovere le acque ristagnanti. Mr. Williams viene a sapere di avere un cancro allo stomaco, il medico gli pronostica dai 6 ai 9 mesi di vita. Lì per lì si abbatte, è disorientato e svuota il conto in banca per fare chissà che. Ma poi scoppia una rivoluzione ben più profonda nel suo cuore e nella sua vita. Il vecchio funzionario scopre la gentilezza, la lealtà, l’altruismo, la bontà. Diventa più aperto con gli altri, più empatico e tollerante coi subordinati e vive perfino una specie di favola d’amore (rigorosamente platonico) con un’impiegata neanche trentenne, Margaret, interpretata da una bravissima Aimee Lou Wood. Però il top della sua conversione, o meglio la verifica dell’autenticità della stessa, il vecchio funzionario lo tocca con qualcosa che ha a che fare proprio col suo solitamente monotono e squallido lavoro. Da un istante all’altro decide di tirar fuori dal dimenticatoio (dove “non nuoce a nessuno”, come lui usa dire) e addirittura di dar corso alla domanda presentata da alcune madri di un quartiere popolare che da anni premono inutilmente sul suo ufficio per ottenere l’allestimento di un parco giochi per i loro figli in un’area degradata e inutilizzata. E così un altro Williams è quello che si reca personalmente sul posto, tirandosi dietro tutti gli increduli dipendenti sotto una pioggia scrosciante, e organizza a puntino i lavori dell’erigendo parco. Che naturalmente vedrà la luce in tempi brevissimi. Un finale sorprendente che allarga al sociale il cristianissimo messaggio etico del film. L’amore, la solidarietà, l’onestà intellettuale e tutti i valori morali, che si trascurano vivendo passivamente e al riparo di regole sclerotiche e ingiuste, non solo trasformano la vita e la rendono felice, ma rivoluzionano e migliorano la società. Inclusa la sempre irreformabile burocrazia! A chi eventualmente giudicasse moralista e/o crepuscolare questo film, vogliamo dire concludendo che da un lato il gusto, l’intelligenza e la sensibilità di Hermanus e dall’altro la finezza e misura di attori e attrici, specialmente di Bill Nighy, tengono lontano anni luce questo pericolo da un’opera ch’è senz’altro un piccolo capolavoro.          

Autore: Mario Spinelli

Altre Informazioni

Etichetta
Paese Giappone Gran Bretagna Svezia
Tematiche (generale)
Tipologia
Titolo Originale Living
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