LEONI PER AGNELLI

200795'14+  

Il film sviluppa in parallelo tre avvenimenti che si svolgono negli stessi momenti: a Washington la giornalista televisiva Janine (Maryl Streep) è stata convocata per un'intervista esclusiva dal senatore Jasper (Tom Cruise) che le rivelerà come sia stato avviato un nuovo piano per sconfiggere i talebani in Afganistan; il professor Stephen Malley (Robert Redford) di una università californiana ha convocato nel suo ufficio Todd (Andrew Garfield), uno studente brillante ma poca propenso ad impegnarsi; sulle montagne  dell'Afghanistan due  soldati (uno di colore e l'altro sudamericano, ex-studenti del prof. Malley) sono rimasti isolati e rischiano di venir uccisi dai talebani....

Valori Educativi



L’autore ci invia un messaggio pressante a esercitare il nostro impegno civile,evitando di rinchiuderci nel nostro privato, indifferenti alle esigenze degli altri

Pubblico

14+ E' richiesta una certa preparazione per poter seguire i dibattiti con molti riferimenti alla realtà americana ed internazionale

Giudizio Artistico



Ottima interpretazione dei tre protagonisti. Dialoghi con una costruzione elaborata che tende ad apparire innaturale

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Il film, di basso budget, è incentrato su due lunghi, serrati dialoghi, quello fra un senatore e una giornalista e fra un professore e uno studente, con l'unica variante delle sequenze di azione che si svolgono in Afghanistan.

Il film conferma la passione civica di Robert Redford, un liberal dichiarato, per i grandi temi che travagliano la politica americana: dalla migliore strategia per combattere il terrorismo, all'accesso degli studenti meno abbienti ai corsi universitari, alla libertà e obiettività della stampa.

A ben vedere, sopratutto nel dialogo fra il positivo e ambizioso senatore repubblicano e la professionale ma perplessa giornalista, ma anche nella paternale che il vecchio e melanconico professore fa al troppo rilassato ed edonista studente, non viene detto niente di originale né l'autore è in grado di proporre ricette miracolose ai problemi dell'America.

E' noto che dall'entusiasmo iniziale per l'offensiva in Irak e in Afghanistan, dopo la rabbia dell'11 settembre, si è passati a sei deludenti anni di  non vittoria e di non sconfitta; che non è possibile per gli Stati Uniti ritirarsi, se non al costo della perdita di credibilità come "forza di giustizia nel mondo" e che ogni nuova tattica (come quella proposta dal senatore Jasper) ricorda troppo iniziative simili intraprese nella guerra del Vietnam, rivelatesi poi fallimentari. Allo stesso modo la denuncia della presenza a Washington di politici corrotti e  di una stampa che si comporta come "una manica a vento" e che "ha cominciato a confondere l'opinione dei più con l'opinione giusta" non risulta particolarmente nuova e qualche critico ha accusato questo film, in parte a ragione, di qualunquismo.

In realtà Leoni per agnelli non è, a nostro avviso, un pamphlet politico. Non ci troviamo di fronte a un Fahrenheit 9/11  dove Michael Moore ha sviluppato una satira corrosiva verso colui che ritiene l'unico responsabile dei loro e dei nostri mali.
Robert Redford è interessato all'uomo, al singolo che  si trova in una determinata circostanza storica a dover decidere cosa è meglio fare, a prendere una posizione secondo una coscienza vigile, non assopita  da una generica e disimpegnata critica  verso  il sistema. Sotto questa prospettiva la tensione etica dell'autore assume una rilevanza universale e i due studenti, uno di colore e l'altro sudamericano, che decidono di arruolarsi perché "hanno pensato che  il modo migliore per cambiare le cose fosse combattere per questo paese" diventano paradossalmente i fulgidi eroi di questa contestazione al sistema.

Da questo punto di vista sono più interessanti le due crisi di coscienza che vanno maturando in questo film: quella della giornalista, dibattuta fra il dovere di cronaca, ciò il raccontare quello che le è stato rivelato e la fastidiosa sensazione di venir strumentalizzata per indurre l'opinione pubblica a sperare, ancora una volta, in una  svolta nel conflitto e quella dello studente Todd.

Quest'ultimo ritiene che la cosa più giusta da fare sia vivere nella sola sfera privata ("Pagherò le tasse, rispetterò tutti i semafori") proprio per non avere a che fare con i politici corrotti e non rischiare di morire per le ambizioni dei signori della guerra. "Mettete fra voi e il mondo reale più distanza possibile" ribatte il professore che è abituato ad osservare i suoi giovani studenti e cerca di riportare Todd su un'altra verità: "questi pezzi di merda, come dici tu,  si basano sulla vostra apatia, sulla vostra ignoranza. Preparano strategie su di essa".
Il fare è meglio del non fare per cercare, ognuno nella sua piccola dimensione, di migliorare un pezzo del nostro mondo.

Il film non rivela le decisioni finali della giornalista e dello studente, quasi un vuoto lasciato apposta dall'autore in modo che siamo noi spettatori a colmarlo, riflettendo sulle nostre responsabilità.

Il film si appoggia tutto sulla bravura di tre grandi attori (Cruise, Streep, Redford) e su di una sceneggiatura che ci fa seguire con interesse dibattiti che diversamente avrebbero  rischiato di annoiare  anche se dobbiamo notare  che viene confermata la tendenza attuale di scrivere dialoghi "alti", sofisticati e alla ricerca di frasi con effetto costruito, lontani quindi dal parlato naturale.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Lions for Lamps
Paese USA
Etichetta
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