LASCIARSI UN GIORNO A ROMA

2022116 min14+   Amore e FamigliaConvivenza

Vivere e lavorare a Roma sulla leggerezza di un’intesa che va confermata giorno per giorno o all’interno di un impegno a volte scomodo ma sempre profondamente coinvolgente? Un simpatico racconto sull’amore che riesce a far riflettere. Su SKY

Zoe e Tommaso convivono da ormai dieci anni. Lei è manager di una società di videogiochi, ha la grinta e l’ambizione necessarie per far bene il suo lavoro e aspirare a crescere nella multinazionale per cui lavora. Lui è uno scrittore, ha un carattere tranquillo e riflessivo, ha terminato il suo ultimo romanzo ma è in disaccordo con il suo editore perché insiste,  nel volere un lieto fine che attirerebbe meglio i lettori. Per arrotondare, all’insaputa di Zoe, Tommaso gestisce con uno pseudonimo la posta del cuore di una rivista femminile e un giorno, fra le tante lettere ne arriva una proprio di Zoe, che confessa di non saper come fare a lasciare il suo uomo. Sconvolto dalla notizia, Tommaso è costretto anche ad ascoltare le lamentele del suo amico Umberto, che si sente trascurato dalla sua impegnatissima moglie, che è il sindaco di Roma…


Valori Educativi



Una coppia che convive da dieci anni senza figli scopre la fragilità della loro relazione mentre un’altra coppia, sposata con un figlia, sa ritrovare la piena comprensione reciproca di fronte a una difficile situazione

Pubblico

14+

Qualche incontro amoroso senza nudità

Giudizio Artistico



Buona la sceneggiatura che affronta, nella forma di una commedia melanconica, un tema particolarmente attuale. Più riuscita la coppia Edoardo Leo e Marta Nieto che non quella formata da Claudia Gerini e Stefano Fresi

Cast & Crew

La Nostra Recensione

“Sono dieci anni che viviamo insieme ma ora sono in crisi e non sono più sicura dei miei sentimenti. Non   so più se è affetto, amicizia o altro. Ho sempre lasciato io tutti miei amori. Sono come in confessione con te:  come faccio a capire cosa provo per lui?”. Questo, in sintesi, è quanto legge Tommaso nella lettera scritta da Zoe alla posta del cuore.

Sia per Tommaso e Zoe come per Umberto ed Elena, non ci sono dei terzi disturbatori ma è il recupero dell’amore originario l’obiettivo principale che impegna i due uomini. Se Tommaso, dal momento della dolorosa scoperta, cercherà di trasformarsi facendo violenza anche al suo temperamento, per recuperare in Zoe quel sentimento che si sta affievolendo, per Umberto il problema, dopo venti anni di matrimonio e la nascita di una figlia, è quello di sentirsi come trasparente e deve trovare le parole e  il coraggio  di chiedere la separazione a quella moglie-sindaco che non è più quella ragazza che ha conosciuto e sposato. Lo sbilanciamento dei rapporti fra uomo e donna (in entrambi le coppie sono le donne che hanno avuto successo e sono molto impegnate) presente in questo  film non costituisce, nonostante le apparenze, il tema dominante del racconto.

Nel caso di Umberto e Elena, c’è la trasformazione nel tempo di uno dei due partner: situazione senz’altro possibile e che costituisce una grossa sfida (può trattarsi di un successo professionale come in questo caso ma potrebbe essere anche una malattia) ma che va senz’altro affrontata perché nessuno ha mai detto che il matrimonio (civile o religioso che sia) valga solo se si resta esattamente come si era in quel giorno fatidico. E’ vero l‘opposto: “non ci si sposa perché ci si ama ma ci si sposa per amarsi” è la frase famosa detta da   Otto Bismark nei confronti di sua moglie quando lui era ormai diventato cancelliere imperiale.  Una dichiarazione valida per tutte le coppie di ogni tempo, perché per la maggior parte di esse, anche se non si diventa cancellieri di stato, sperimentano quella profonda trasformazione che comporta  diventare padri e madri e  condividere un entusiasmante progetto familiare.

Diversa è la situazione per Zoe e Tommaso:  loro convivono, non combattono per un amore a tempo indeterminato, non si sono promessi eterno aiuto, nella buona come nella cattiva sorte ma si sono accontentati di vivere in un precariato amoroso.  In una delle sequenze finali, quando finalmente hanno il coraggio di  rinfacciarsi tutto quello che non si erano detti fino a quel momento, è lei a urlargli: “non mi hai mai chiesto di sposarti! Non mi hai mai chiesto di avere un figlio!”.  Nel caso delle convivenze l’unico metodo di tenuta valido è un altro: la conferma periodica. Controllare se quel sentimento che li aveva convinti a vivere insieme sia ancora presente e della stessa intensità. E’ inutile sottolineare la fragilità di questa impostazione. Nel caso di Umberto ed Elena, la presenza di una figlia. la dimostrazione concreta, da parte di Elena,  che la loro unione vale più del lavoro, saranno determinanti. Al contrario, Tommaso e Zoe si muovono in un’altra direzione. Zoe cerca di dimostrare “che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” quindi anche il loro amore si è evoluto ed è tornato al punto di partenza. “Succede” insiste Zoe. L’amore, secondo Zoe,  va inteso come fenomeno fisico senza controllo della coppia, senza sapere  quando nasce e quando muore; non c’è progettualità umana, non è un’opera d’arte costruita con le mani stesse dei due coniugi..

Il film ha il merito, grazie a un’ottima sceneggiatura (Edoardo Leo è regista, sceneggiatore e attore) e due attori pienamente nella parte, di raccontarci una verità: la fragilità della convivenza, che non trasforma e fonde i due amanti ma ognuno resta caparbiamente se stesso. Meno riuscito il racconto della coppia amica, con un finale che appare frettoloso.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Etichetta
Paese ITALIA
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