INLAND EMPIRE L’IMPERO DELLA MENTE

Un'attrice (Laura Dern) che vive a Los Angeles  è stata selezionata  come  protagonista per un film romantico assieme al divo del momento (Justin Theroux). Iniziano le prime prove negli Studios sotto la supervisione del regista ( Jeremy Irons) e i due attori vengono  a sapere che il film non è originale ma è in realtà un remake di un film polacco di trenta anni fa mai terminato causa della misteriosa morte della protagonista. Come se non bastasse, l'attrice  riceve in casa la visita di una anziana signora che le vaticina una morte violenta durante le riprese del film.....

Valori Educativi



La parte più difficile del film è proprio quella di carpire il messaggio trasmesso (se ce n’è uno), se non un angoscioso senso di morte e di violenza

Pubblico

18+

Situazioni angosciose, qualche scena di violenza

Giudizio Artistico



Il grande David Lynch sembra questa volta essersi inviluppato in un compiacimento onirico della sua stessa forma espressiva

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Chi non ha visto I segreti di Twin Pearks (1990)  e Mulholland Drive (2001) è meglio che non si avvicini  neanche a Inland Empire.

Il famoso serial televisivo degli anni '90 seguiva puntata dopo puntata, le indagini dell'agente federale Cooper sulla morte della giovane Laura Palmer e il senso di mistero progressivamente svelato, di allucinazione onirica che il regista era riuscito a dare erano perfettamente funzionali alla trama gialla; in Mulholland Drive l'intreccio fra passato e presente, allucinazione e realtà, scambio di identità  rendeva faticos lo sforzo dello spettatore di ricostruire razionalmente l'intreccio ma davano comunque allo spettatore un senso disturbante di mistero irrisolto.

In questa terza fase della sua ricerca, il regista si sposta decisamente verso l'opera astratta, allusiva solo di stati d'animo, di intuizioni che non potranno mai avere conferme. Uno spettatore attento e desideroso di stare al gioco di Lynch riusciva ancora, alla fine dei due lavori precedenti, a ricomporre mentalmente tutti i tasselli della storia che in ordine sparso gli erano stati presentati. In questo film, il tentativo di riannodare  le vicende dell'attrice americana e della sua collega che trent'anni prima aveva interpretato  in Polonia lo stesso film, della prostituta polacca e di quella americana, della storia vera e della vicenda che si svolge nel film costituisce un impegno a tendere che non può giungere a compimento.

Si tratta certamente di un film sperimentale con il quale il regista ci vuole provocare invitandoci, quasi una sorta di seduta psicoanalitica, a lasciar reagire il nostro subconscio piuttosto che la nostra ragione. Ognuno è invitato a provare le sensazioni che vuole, a dare le spiegazioni che può e il nostro apprezzamento o meno al film diventa strettamente soggettivo e proporzionale al nostro sentirci o meno in sintonia con l'autore.

Niente da da obiettare da questo punto di vista, ma penso che nell'animo di  molti spettatori, come a me, arrivati alla fine del film, alignino due sospetti, sospetti obiettivi, non frutto di suggestioni: cioè che alla lunga, anche a un grande maestro come Lynch, per coprire più di tre ore di pellicola, finisce per venir meno la capacità di essere originali: è difficile fare il conto di quanti chilometri di corridoio vengano percorsi dalla protagonista per aprire non so quante porte che ci conducono a non so quante stanze dove un solo paralume illumina a stento un ambiente carico di mistero. La seconda perplessità è più seria: si può benissimo accettare da un autore  nuove forme espressive ma a un patto: che abbia sempre qualcosa da dirci; si ha il sospetto invece che Lynch si sia innamorato della forma per la forma, e sia sfociato in una forma di narcisismo autocelebrativo.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale INLAND EMPIRE
Paese USA/Francia/Polonia
Etichetta
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