ELIZABETH THE GOLDEN AGE

a regina Elisabetta d’Inghilterra, ormai da parecchi anni sul trono, deve affrontare la minaccia della Spagna cattolica di Filippo II, che vuole usare Maria Stuarda per scalzare la regina Tudor dal trono. Nel frattempo l’arrivo a corte dell’affascinante avventuriero Walter Raleigh (che finirà per sposare una delle dame della regina) fa rimpiangere ad Elisabetta quanto ha sacrificato per la corona. Mentre la regina lotta contro i suoi stessi sentimenti sarà per mare che si deciderà il destino dell’Inghilterra.

Valori Educativi



Ancora una volta una grande capacità artistica è al servizio di una visione distorta della storia e del cattolicesimo, che rimane il nemico da abbattere e – nell’epoca del politically correct universale- l’unico gruppo sociale che si possa calunniare e maltrattare impunement

Pubblico

14+

Alcune scene sensuali e di nudo, qualche scena violenta e di tortura.

Giudizio Artistico



La ricostruzione resta sontuosamente ammirevole, le interpretazioni sempre di grande livello

Cast & Crew

La Nostra Recensione

A nove anni dal primo capitolo, il regista indiano Kapur torna a narrare le gesta (e gli amori) della regina vergine, animato dalla stessa illimitata ammirazione per la forza di volontà e il disprezzo dei compromessi di una donna disposta a sacrificare tutto per farsi carico del suo Paese.

Se il primo film si era concluso con l’elevazione di Elisabetta a simbolo (anche religioso – nel chiaro porsi come alternativa alla Madonna nell’adorazione dei sudditi) dell’unità e della forza della Nazione, ora, a qualche anno di distanza da quegli eventi (nella realtà qualche decade – all’epoca della guerra con la Spagna Elisabetta aveva più di 50 anni), la Regina è posta di fronte alla necessità di rinsaldare il suo dominio attraverso un matrimonio.

Ma Elisabetta nicchia: ci tiene troppo alla sua libertà e a quella del suo Paese, dove, a differenza che nel resto dell’Europa e soprattutto nella cattolica Spagna, nella finzione narrativa regna la libertà religiosa e di pensiero…

A rovinare i fragili equilibri del potere (e soprattutto la diplomazia dello stanco Walsingham, qui decisamente meno brillante e spietato che nel primo film, al punto da apparire forzatamente inetto) ci si mettono da una parte i machiavellici maneggi del re Filippo II (rappresentato come un ridicolo fanatico dalla mente contorta, ossessivamente ostile ad Elisabetta per ragioni religiose e di morale) e della sua schiera di servitori (tra cui l’ormai “ovvio” diabolico gesuita), dall’altra gli insopprimibili palpiti del cuore scatenati dall’arrivo a corte dell’avventuriero Walter Raleigh (Clive Owen versione Errol Flynn).

Le due linee narrative, purtroppo, tendono fatalmente a prendere strade differenti, e mentre seguiamo i dilemmi di Elisabetta (che si lascia attrarre da Raleigh e dalla sua libertà da avventuriero, ma inconsciamente delega la consumazione dell’amore alla sua dama di compagnia, salvo poi irarsi per il doppio tradimento), la trama politica resta sostanzialmente estranea al personaggio principale.

Questo anche, probabilmente, per tenere lontano dalla protagonista (destinata solo a recitare in stile shakespeariano l’arringa finale all’esercito) la macchia delle torture ai cattolici, presunte spie e traditori, suggerendo che perfino la condanna a morte di Maria Stuarda (vittima anche lei del complesso piano di Filippo) le sia in qualche modo estorta.

La ricostruzione, comunque, resta sontuosamente ammirevole, le interpretazioni sempre di grande livello; dispiace, però, constatare come sul passato (come del resto in altre sedi sul presente) pesi un così forte pregiudizio anticattolico che in questo caso finisce per smorzare le potenzialità drammaturgiche della vicenda, appiattendo gli avversari in una malignità priva di ragioni (ma in compenso straordinariamente ricca di risorse..), e dipingendo una protagonista mai davvero problematica se non sotto il profilo prettamente affettivo.

Nonostante abbia molti dialoghi straordinariamente ben scritti, inoltre, il film distorce gravemente i fatti storici e la vera figura di Elisabeth, presentata come una paladina della coscienza e della libertà di religione, quando la storia dice (solo per fare un paio di esempi fra molti) che impedì il culto cattolico e rese obbligatoria la partecipazione ai riti anglicani, e che Mary Stuart fu giustiziata dopo un processo illegittimo e senza prove sufficienti (senza che la regina andasse incontro ad alcun genere di ripensamento così come è mostrato dal film…).

L'uso efficacissimo delle immagini e dei simboli della religione cattolica (se alla fine del primo film Elisabeth era sostituita alla Vergine Maria qui non a caso ci si sofferma su di lei con in braccio un neonato –il figlio di Raleigh e della damigella – costruendo un altra “icona” di religione secolare) è al servizio di una replica delle peggiori leggende nere già diffuse dal Codice da Vinci.

Basti pensare ai fanatici religiosi che parlano spagnolo (oppure, se inglesi, si dedicano incessantemente a tingere stoffe di un inquietante rosso sangue…), alle affermazioni apodittiche sulla volontà di Dio e a quell’aria tenebrosa e oscura che avvolge tutto quello che è cattolico. Pochi critici, purtroppo, hanno notato la gravità di questa manipolazione ideologica (fra gli altri Franco Cardini su Avvenire del 30 ottobre 2007, reperibile su www.avvenire.it e il critico americano del National Catholic Register, cfr www.decentfilms.com ).

Ancora una volta una grande capacità artistica è al servizio di una visione distorta della storia e del cattolicesimo, che rimane il nemico da abbattere e – nell'epoca del politically correct universale- l'unico gruppo sociale che si possa calunniare e maltrattare impunemente.

Viene da pensare che nel lavoro di scrittura abbia sensibilmente pesato la mano di Michael Hirst, autore di una lunga miniserie televisiva dedicata ai Tudor, in cui l’intreccio di sesso e potere (e la mano nera della Chiesa) diventano la chiave di lettura di tutta un’epoca.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Elisabeth - The Golden Age
Paese Gran Bretagna
Etichetta
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