IL DESTINO NEL NOME THE NAMESAKE

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IL DESTINO NEL NOME THE NAMESAKE

2006122'14+  

"Avete qualcosa di più lungo? " Chiede Aschima, prossima a partorire, all'infermiera appena arrivata in ospedale: la camicia da notte che le hanno dato è lunga trequarti e si vedono le caviglie. Si tratta di uno dei tanti episodi che servono a sottolineare l'incontro/scontro fra due civiltà cosi diverse come quella indiana e la statunitense. Il rapporto genitori-figli, il confronto fra generazioni diverse e diverse visioni del matrimonio e della famiglia, sono altri temi che ruotano intorno a questo film della regista  Mira Nair, americana di adozione ma molto legata alle sue radici indiane.

L'avvio del film è pacato e la storia narrata (i primi giorni di affiatamento della giovane coppia, la nascita del primo e del secondo figlio, la progressiva conquista del benessere che li porta a comperare una casa tutta loro) sembra muoversi lungo i binari di una tranquilla, ordinaria affermazione borghese. Il film recupera profondità sui tempi lunghi: i due figli della coppia ormai adolescenti  si sentono più americani che indiani, né sortisce alcun effetto un viaggio di tutta la famiglia oltreoceano a conoscere i loro indiani Non sono  gli aspetti esteriori (i capelli lunghi, l'ascolto assordante di musica rock) a preoccupare il cuore sensibile di Aschima ma  la loro capacità di coltivare gli affetti.  Il ragazzo, chiamato Gogol  dai genitori ma Mike per gli amici, ormai adulto con un lavoro e una fidanzata americana, non si preoccupa di tornare a casa neanche per festeggiare il compleanno di suo padre. A poco  vale il commento di una  amica: "questa è l'America: appena compiuti i 16 anni, i figli non li vedi più".  "Quando sono arrivata in America mi mancava la presenza dei miei genitori; adesso incomincia a mancarmi anche quella dei figli" risponde Aschima: lei riconosce un solo tipo di  famiglia, quella conosciuta in giovinezza: una famiglia allargata costituita dai genitori e dai parenti prossimi, tutti uniti da forti legami..

Il divario si allarga quando Gogol conosce Moushoumi, una ragazza anch'essa bengalese ma che si è emancipata a Parigi con vari amanti, come dice lei. Si frequentano  e provano a muoversi lungo gli stessi percorsi dei loro coetanei occidentali:  iniziano a convivere, danno priorità assoluta alla propria carriera professionale; infine si sposano ma la mancanza di basi solide  si fanno presto sentire: la loro sarà la prima generazione, quella nata in America, che conoscerà il divorzio. 

Mira Nair, indiana ma vissuta a lungo in America, conosce bene questi problemi  e la domanda che si pone è evidente: quale tipo di umanità riesce a non perdersi di fronte a una presunta evoluzione che sembra solo far perdere la capacità di amare ?

La risposta sta nei due genitori:  nel loro atteggiamento riflessivo nei confronti della vita, che sa cogliere il significato profondo di ciò che  accade loro e  coltivare gli affetti come un bene prezioso. Ashoke ricorda spesso il modo quasi miracoloso con  il quale è scampato a un terribile incidente e sa che:  "da allora ogni giorno è un regalo" : Aschima, il cui nome vuol dire senza confini,  sceglierà, ormai vedova, di vivere 6 mesi in India e 6 mesi in America, ma riuscirà a restare il perno forte dell'unità familiare.

Sul fronte opposto sta la figura di Moushoumi, alla ricerca di una falsa libertà ("Non volevo diventare come mia madre, mi sentivo come ingabbiata) che la rende incapace di costruire.   Anche Gogol dice di aver trovato la libertà ma con un significato opposto: mentre legge "Il cappotto" di Gogol regalatogli dal padre, è felice di aver ritrovato un rapporto armonioso  con le sue radici. Il libro è stato ritrovato stranamente in una scatola in soffitta ma come gli dice Aschima: "il caso non esiste: "è baba che te lo ha fatto ritrovare e  ti resterà sempre accanto".

Autore

Titolo Originale

The Namesake

Paese

India, USA

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Users Reviews

  1. Carla Vender

    Film molto delicato e che insegna a far rispettare le differenze culturali e religiose. Particolarmente significativo per me che ho un genero nato in Inghilterra da genitori indiani.

    8,0 rating

    Film molto delicato e che insegna a far rispettare le differenze culturali e religiose. Particolarmente significativo per me che ho un genero nato in Inghilterra da genitori indiani.