I DUE PRESIDENTI

Quello che si stabilisce tra Tony Blair, che grazie al suo New Labour è stato appena eletto Primo Ministro in Gran Bretagna dopo decenni di dominio Tory, e Bill Clinton, democratico Usa che ha battuto i Repubblicani convincendo un elettorato indeciso, è una “relazione speciale” almeno quanto quella che lega tradizionalmente Regno Unito e Stati Uniti. La simpatia umana, oltre alla vicinanza politica (anche se Clinton intuisce nel brillante inglese qualcosa di estraneo dall’orizzonte del progressismo di centro-sinistra a cui entrambi dovrebbero appartenere), fa dei due uomini politici veri e propri leader mondiali in anni di grandi sfide. Quando lo scandalo Lewinsky rischia di portare Clinton all’impeachment Blair impegna il suo capitale politico per sostenerlo. Qualche tempo dopo, però, chiede in cambio il suo sostegno per la campagna in Kossovo e di fronte alle esitazioni dell’americano non esita a forzare la mano…

Un’intesa particolare quella fra il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton e il Primo Ministro Inglese, Tony Blair. Vicini fra loro politicamente si considerano progressisti, sanno aiutarsi a vicenda nei momenti difficili ma poi è Blair che forza la mano all’alleato, sollecitando il suo intervento diretto nella vicenda del Kosovo. Nasce il concetto di guerra umanitaria. Un’interessante visitazione del nostro recente passato.


Valori Educativi



Una sfida quasi “documentaristica” che merita di essere valorizzata nel suo tentativo di far apprezzare il peso di dilemmi morali e politici di grande rilievo

Pubblico

10+

Qualche espressione sessuale esplicita

Giudizio Artistico



Pochi come Morgan sono capaci di dipingere affreschi come questo che appassioneranno gli amanti del racconto storico politico

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Terza pellicola della trilogia che lo sceneggiatore Peter Morgan ha dedicato alla politica inglese degli ultimi due decenni (primo capitolo The Deal, sulla nascita del New Labour e la rivalità tra Tony Blair e Gordon Brown, inedito in Italia, secondo The Queen, dove lo statista divide la scena con la Regina) questo film è dedicato ad un pubblico dai gusti forse un po’ difficili.

Il racconto della politica (salvo quando è dedicato al racconto di eventi particolari, come era The Queen, o, qualche anno fa Thirteen days) è una pietanza non certo adatta a tutti gli spettatori, e in questo caso a rendere il tutto più complesso è la scelta di raccontare una manciata di anni (dall’elezione di Blair all’avvicendamento Clinton-Bush Jr.) attraverso un dietro le quinte dettagliato, ma non sempre affascinante nel senso più ovvio del termine.

La profondità con cui le personalità sono tratteggiate, le sottigliezze nel costruire i dialoghi nelle pieghe di ciò che non si è visto in televisione o letto sui giornali, giocando con “il senno di poi” che spinge a mettere parole e gesti in una diversa prospettiva, sono tutti elementi della narrazione che richiedono un certo sforzo da parte dello spettatore, ma anche una discreta conoscenza degli eventi che spesso sono semplicemente allusi lasciando al pubblico di colmare le lacune.

Il punto di vista, si potrebbe dire addirittura il “giudizio della Storia” in un certo senso (vista l’ossessione di Blair circa un’eredità da lasciare al mondo con la sua politica), che la pellicola implica non è didascalicamente espresso, ma chiaramente leggibile nelle pieghe del racconto, nella misura con cui Bill Clinton, ottimamente interpretato da Dennis Quaid (ormai persino inutile sottolineare la totale immedesimazione tra Michael Sheen e il suo personaggio…), è presentato come mentore nonostante i suoi molti difetti, paradossalmente più fedele al verbo del progressismo transcontinentale di quanto non lo sia Blair.

Che, come già in parte da The Deal, esce dalla storia con le stimmate del leader carismatico in cui idealismo e ambizione non sono mai del tutto separabili (e tanto più evidenti perché riconosciuti sia dalla compagna di una vita, la moglie Cherie, che da consiglieri e alleati).

La politica, con tutto il suo carico di compromessi, le sue miserie, ma anche, fortunatamente, i momenti di slancio ideale (come quando Blair sostiene l’intervento in Kossovo rischiando tutto il suo capitale politico), l’intrecciarsi di rapporti umani complessi e non sempre limpidi (molto efficace il ritratto della coppia Clinton, con Hilary che emerge come donna di grande spessore); pochi come Morgan sono capaci di dipingere affreschi come questo che appassioneranno gli amanti del racconto storico politico (anche quelli che non condividono pienamente la prospettiva interpretativa dell’autore), ma rischia però di risultare faticoso per il grande pubblico, che non troverà qui né scene d’azione né  intrighi internazionali.

Una sfida quasi “documentaristica” che merita di essere valorizzata nella sua sincerità e nel suo tentativo di far apprezzare il peso di dilemmi morali e politici di grande rilievo specie in questo periodo in cui la politica sembra coniugarsi solo con l’interesse personale. 

Autore: Luisa Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale The Special relationship
Paese Gran Bretagna/USA
Etichetta
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