DYLA DOG – IL FILM

2010115 min14+  

New Orleans. Un collezionista di monili antichi muore in circostanze misteriose e sua figlia, che la notte del delitto ha scovato un lupo mannaro in casa, chiede l’intervento di Dylan Dog, “l’indagatore dell’incubo”. Il detective, che sulle prime rifiuta di investigare (ha giurato di smetterla col paranormale da quando un consesso di vampiri gli ha ucciso la fidanzata), accetta di rimettersi al lavoro quando capisce di essere il solo a poter fermare una guerra in corso tra i “non morti”, che potrebbe presto coinvolgere tutto il genere umano.

Un vero delitto questo film che ha perso l'occasione di far conoscere questo famoso eroe del fumetto italiano agli americani: il problema non è solo la  modestissima qualità dell'opera, ma l'aver tradito il personaggio Dylan Dog, che ora è diventato un muscoloso superman di serie B


Valori Educativi



Alla fine il nostro eroe riesce a sconfiggere i cattivi zombi ma la storia è un pretesto per un horror con incerte suggestioni d’oltretomba

Pubblico

14+

Sequenze di horror violento, uso di droga

Giudizio Artistico



Niente di memorabile in questa rivisitazione americana della famosa serie. Le speranze di conquistare Hollywood da parte del fumetto italiano andranno riposte altrove. Il protagonista è un monocorde manichino.

Cast & Crew

La Nostra Recensione

 “Potrei leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog per giorni senza annoiarmi”. È rimasta celebre quest’affermazione di Umberto Eco, che attribuiva il successo della popolare serie a fumetti alla sua “sgangherabilità”. Sgangherabili, secondo Eco, sono quei testi che si possono scorporare in porzioni memorabili – da leggere autonomamente o da citare fuori contesto – come per esempio l’opera di Shakespeare o la Divina Commedia. È sgangherabile per costituzione il cinema che, analogamente al fumetto, è costruito attraverso il montaggio e che, pertanto, può essere facilmente smontato e gustato a pezzi (si pensi al proliferare su YouTube di singole sequenze, a volte brevissime, di film più o meno famosi).

Non è affatto sgangherabile, invece, perché non ha niente di memorabile, questa rivisitazione americana della serie. Le speranze di conquistare Hollywood da parte del fumetto italiano (che pure lo meriterebbe, per la ricchezza di personaggi e di storie della nostra produzione editoriale) andranno riposte altrove. Chi ha acquistato i diritti cinematografici di Dylan Dog, infatti, ha trasformato un fumetto colto, ironico e ricercato in un film che strizza l’occhio a un pubblico di adolescenti di bocca buona (e sull’equivoco dell’operazione basti dire che il regista a cui è stato affidato l’adattamento ha come unico precedente un film sulle Tartarughe Ninja). Per stare al passo coi tempi, tra l’altro, gli sceneggiatori non hanno pensato a niente di più originale che a una guerra tra vampiri e licantropi, con l’intento evidente di alludere a saghe di successo di questi ultimi anni (Underworld, ma anche Twilight), ma il tono non è diverso, piuttosto, da quello di telefilm come Buffy – L’ammazzavampiri. Altro che Omero, Shakespeare e Dante…

Non ad altri, se non a un pubblico televisivo senza grosse pretese, difatti, può rivolgersi questo Dylan Dog: se non si è fan dell’horror, certo non si va a vedere un film con mostri, zombie e demoni in libera uscita. Se invece si è patiti del genere, si pretende molto più che brividi a basso voltaggio e umorismo macabro di seconda mano. Il film non spaventa, non inquieta, contiene la violenza entro limiti accettabili e la tensione ben sotto il livello di guardia, ma un horror che non fa paura è come una commedia che non fa ridere: inoffensivo ma sostanzialmente inutile. Neanche s’illudano i fan del fumetto, che vedranno inesorabilmente tradite le loro aspettative per via di scelte molto discutibili che banalizzano il complesso universo narrativo creato da Tiziano Sclavi. Il tradimento più grave, a nostro parere, è stato quello di trasformare un eroe vulnerabile e anticonvenzionale in un fusto dal bicipite a tenuta stagna che quando picchia fa male e quando spara fa sempre centro, esattamente il contrario di un personaggio atipico (e per questo così amato) come Dylan Dog, di cui il suo inventore ebbe modo di ammettere: “in fondo non sembra neppure un eroe da fumetto”.

Ma anche senza il paragone con il precedente di carta, il protagonista di questo film è di per sé poco interessante e con una psicologia banale, come rivela paradossalmente la battuta di un vampiro che gli dice: “voi umani siete così prevedibili: si tira un filo e alzate una gamba, se ne tira un altro e premete il grilletto”, situazione ben incarnata dal monocorde manichino Brandon Routh, che proprio non riesce a dismettere la faccia da Superman qualunque altra parte reciti.

  

Autore: Raffaele Chiarulli

Altre Informazioni

Titolo Originale DYLAN DOG: DEAD OF THE NIGHT
Paese USA
Etichetta
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