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Titolo Originale: Inplanned
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Cary Solomon, Chuck Konzelman
Sceneggiatura: Cary Solomon, Chuck Konzelman
Produzione: Soli Deo gloria; distribuito in Italia dalla Domus Production
Durata: 106
Interpreti: Ashley Bratcher, Brooks Ryan, Robia Scott

La giovinezza di Abby Johnson è stata alquanto movimentata. Si è trovata incinta dopo una relazione con un ragazzo che non ha mostrato alcun interesse a sposarla e così Abby si è sottoposta a un primo aborto. Si è poi sposata con un uomo con il quale ha vissuto per pochi anni. Subito dopo il divorzio si è accorta di essere rimasta incinta e ancora una volta ha deciso di abortire. Nel 2001 si convince che è giusto far parte dell’organizzazione Planned Parenthood come clinic escort per le donne che desiderano interrompere la gravidanza, anche se il lavoro in clinica viene continuamente disturbato dai movimenti pro-life che, fuori dei cancelli, esortano le pazienti a desistere dal loro proposito. Abby si sposa, ha una figlia e intanto viene apprezzata per il suo lavoro tanto da venir nominata direttrice della clinica. Poi qualcosa cambia: iniziano i contrasti con i manager di Planned Parenthood e lo sconcerto che prova nel vedere, mentre si trova in sala operatoria, l’ecografia di un feto che si agita nel momento in cui viene soppresso, finiscono per convincerla definitivamente a dimettersi e a passare dalla parte dei pro-life.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una donna, dopo aver a lungo lavorato in una clinica per aborti, scopre l’orrore di questa pratica. Un film di chiara denuncia, un film da "battaglia" che è utile per rinsaldare le convinzioni di chi è già a favore di questa scelta ma forse di meno per convertire chi la pensa diversamente
Pubblico 
Adolescenti
Molte scene impressionanti con abbondanza di sangue
Giudizio Artistico 
 
Il film cerca di riprodurre in modo rigoroso i fatti che sono stati narrati nel libro omonimo. Ma ci sono alcune ellissi nel presentare l’evoluzione intima dei personaggi

Il film, tratto dal libro omonimo scritto dalla stessa Abby Johnson, fin dalle prime sequenze, mostra subito come intende sviluppare il tema dell’aborto.

Vediamo Abby assistere in sala operatoria, tramite uno schermo ecografico a una pratica di aborto per aspirazione.  Il feto si agita mentre inizia a venir risucchiato all’interno del tubo e subito dopo ci appare in primo piano un contenitore trasparente che si riempie velocemente di sangue e di tessuti del feto ormai smembrato. Una sequenza successiva, dove c’è la stessa Abby che ha ingerito la pillola del giorno dopo, non è meno sconvolgente: passa una notte con forti dolori, perdendo copiosamente sangue e alla fine si preoccupa di raccogliere per terra, per buttarli nel water, i brandelli di quello che è stato il suo bambino.

L’obiettivo del film è quindi chiaro fin dall’inizio: picchia duro per mostrare l’atrocità di questa pratica (e ciò è assolutamente vero), per affermare che chi è a favore dell’aborto è un essere disumano (durante un colloquio, un manifestante pro-life stabilisce una somiglianza con l’olocausto ebraico e la pratica della schiavitù in America). Può sembrare strano, a noi europrei, una posizione così dura: in effetti bisogna entrare nella realtà americana per  comprendere che si sono grosse aziende, come la Planned Parenthood, che fanno profitti praticando l'aborto in modalità industriale e che usano metodi persuoasivi, nei confronti delle donne ancora incerte, per convincerle che l'aborto non deve creare alcun problema di coscienza.  La stessa manager della clinica Planned Parenthood è tratteggiata come una donna cinica, che vede nell’aumento degli aborti l’unico modo per incrementare i profitti (alla fine del film una nota, per cercare di evitare cause legali, chiarisce che il film è stato realizzato senza il consenso di Planned Parenthood). La società di distribuzione Pure Flix (la stessa che ha distribuito God’s not dead) si è lamentata dell’attribuzione di Restricted (vietato ai minori di 17 anni non accompagnati) data al film in U.S.A., giudicandola motivata da ragioni politiche. In realtà il divieto per le crude scene che mostra, è  giustificato.

E' questo l'unico modo per portare avanti la causa pro-life? Un'impostazione di questo genere serve, a mio avviso per rinforzare le convinzioni di chi ha già un atteggiamento contro l'aborto (negli U.S.A. durante i mesi di programmazione del film, intere comunità appartenenti a chiese di varie fedi cristiane sono andate compatte a vederlo) ma  meno per convincere chi ha idee diverse. Chi è considerato come nemico reagirà  come nemico. Sono stati usati anche  altri approcci:  Armando Fumagalli nel suo saggio: La comunicazione di una chiesa in uscita, ha messo in evidenza le iniziative di altre associazioni come Vitae Foundation che cercano, con centri di ascolto e con filmati promozionali, di entrare nella mente e nel cuore della donna che ha intenzione di interrompere la gravidanza, temendo un cambiamento radicale della propria esistenza. L’obiettivo è quello di cercare di rassicurare la donna e ripristinare la fiducia in se stessa; un “posso farcela” anche nelle situazioni più difficili. Film come October Baby,  ispirato anch'esso a una storia vera, si conclude con un perdono.

Ovviamente, come in tutte le battaglie, ci sono gli attacchi e i controaattacchi  Il fatto che Abby sia rimasta sconvolta dalla visione del feto che sembrava soffrire al momento del risucchio, ha scatenato le critiche dei fautori del pro-choice. Sono stati intervistati illustri ginecologi che hanno negato che il feto possa avere una sensibilità prima della ventiquattresima settimana; sono state fatte addirittura delle indagini giornalistiche facendo dei controlli fra gli archivi di Planned Parenthood, dai quali risulta che nel giorno della “conversione” indicato da Abby non era stato fatto nessun aborto che avesse avuto necessità di una ecografia. La sua uscita dall’organizzazione sarebbe quindi stata motivata, secondo gli avversari,  soprattutto da contrasti con il management.  Sono tutte reazioni inevitabili quando il presupposto è fragile. L'alterantiva pro-life/pro-choice si riduce a determinare il momento in cui il feto acquista sensibilità?  In realtà le motivazioni pro-life dovrebbero essere più profonde, attenersi al principio dell'inviolabilità della vita,  che si estende dal concepimento a  tutto il tempo dello sviluppo del feto, visto come un continuo non divisibile. E' bene conunque mettere il condizionale: non tutti i ragionamenti impeccabili riescono a convincere, al contrario: sopratutto per una sensibilità femminile, la scoperta che il feto possa sentire dolore, può risultare determinante.

Il film si basa molto sulla narrazione dei fatti accaduti e meno sulla psicologia dei personaggi e la loro evoluzione. Perché Abbey ha avuto due relazioni infelici (che la hanno portata ad abortire), perché la terza relazione risulta molto solida? Sono domande senza risposta, com’è facile che accada quando è l’autore stesso che racconta la sua vita. 
Possiamo concludere con due dati molto positivi: la clinica dove ha lavorato Abby è stata definitivamente chiusa per mancanza di “clienti” e, come abbiamo appreso dalle cronache, in U.S.A. sei stati hanno modificato la loro legge sull’aborto, restringendo l’autorizzazione a casi particolari come il rischio per la salute della donna o in caso di violenza subita. Ma la battaglia non è ancora finita: se guardiamo in casa nostra,  a giugno 2021 l'europarlamento ha proclamato l'aborto come un "servizio medico essenziale" attaccando al contempo l'obiezione di coscienza e le campagne in difesa della vita. 

Il film sarà proiettato in anteprima a Roma l'8 luglio 2021 alle 20,30 al Cinema Adriano e sarà disponibile nella programmazione nazionale il 28 e 29 settembre, distribuito dalla Dominus Production. 

Autore: Franco Olearo


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