IL RAGAZZO CHE CATTURO' IL VENTO

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Titolo Originale: The boy who harnessed the wind
Paese: Regno Unito
Anno: 2019
Regia: Chiwetel Ejiofor
Sceneggiatura: Chiwetel Ejiofor, William Kamkwamba
Produzione: Netrflix
Durata: 113
Interpreti: Chiwetel Ejiofor, Maxwell Simba, Felix Lemburo

Malawi, 2001. In un villaggio di questo paese fra i più poveri dell’Africa vive William, un quindicenne che ha un’ottima propensione agli studi e il padre Trywell gli paga volentieri la retta scolastica, anche se ciò incide pesantemente sulle loro modeste entrate, legate alla cultura del tabacco. In quello stesso anno si abbatte sul paese una pesante carestia: il governo non riesce a fornire sufficienti aiuti e Trywell non è più in grado di pagare la retta scolastica del figlio. William non si dà per vinto e riesce ad ottenere il permesso di frequentare la biblioteca scolastica: la sua ambizione è costruire un mulino a vento che fornisca l’energia elettrica necessaria per estrarre l’acqua dei pozzi, indispensabile per non perdere i raccolti...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è un ottimo spunto di riflessione per l’educazione dei figli ricordando loro quanto sia importante studiare e avere i mezzi per potenziare le proprie capacità. Un modello di famiglia esemplare dove ognuno, con sensibilità diverse e nell’ambito del proprio ruolo, contribuisce al bene di tutti. Il padre di famiglia, profondamente buono e onesto, non si lamenta per le calamità che colpiscono la famiglia ma ripone la sua fiducia nella provvidenza divina.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una scena dove due donne rischiano di subire un atto di violenza, potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Straordinaria e commovente l’interpretazione di Chiwetel Ejiofor e del giovane Maxwell Simba. Al su primo lungometraggio, il regista e sceneggiatore Ejiofor mostra di essersi attenuto alla solida, classica, scuola di Hollywood: ogni scena ha una sua precisa funzione, momenti intimi si alternano a concitate scene di massa e i personaggi si trasformano progressivamente in seguito alle esperienze che debbono affrontare

Il film è tratto dal libro The boy who harnessed the wind di William Kamkwamba. È stato proiettato per la prima volta durante il Sundance Film Festival ed è disponibile su Netflix. Dopo 12 anni schiavo (Oscar e Golden Globe per miglior film), Chiwetel Ejiofor (candidato agli Academy Award come miglior attore protagonista per il medesimo film) fa il suo esordio alla regia e alla sceneggiatura con questo film che costituisce una felicissima sorpresa sotto molti aspetti. Innanzitutto fa molto bene a noi occidentali, abituati a sprecare e a scartare, perché con il suo elevato realismo, ci fa ricordare che ancora oggi, non troppo lontani da noi, esistono paesi dove è sufficiente che non piova nella stagione giusta per portare un’intera popolazione alla fame; dove bisogna pagare una pesante retta per mandare i figli alle elementari, dove la bicicletta è un mezzo di locomozione prezioso e rovistare nelle discariche diventa un’attività essenziale per la propria sopravvivenza. Anche le democrazie sono fragili e di pura facciata: è sufficiente fare quanche commento non positivo nei confronti del presidente in carica per venire picchiati a sangue dalle sue guardie del corpo.

Inoltre il film, come se ne vedono ben pochi ormai, soprattutto sul grande schermo, racconta dell’enorme potere dell’istruzione, e del sistema scolastico, ma soprattutto dell’importanza in alcuni contesti dell’educazione alla cultura. Il maschilismo che persiste in troppe realtà e della necessità, non solo come possibilità ma come diritto, che spetta a ogni essere umano,  al desiderio di affermarsi. Un’avventura che insegna e ricorda come le comunità solidali siano importanti ancora oggi per il progresso in una società dove si lavora insieme per le pari opportunità e per guardare al futuro.

La famiglia è al centro di questa storia, come unica ancora di salvezza nei momenti difficili; il nido dove rifugiarsi e sentirsi protetti ma nello stesso tempo il punto di partenza da cui spiccare il volo. Molto bella è la sequenza in cui, Trywell, un uomo molto onesto che, ha ben vivo il senso del dovere e dell’autorità paterna, si fa convincere dalla dolcezza di sua moglie, che conosce il suo cuore, a tentare l’impensabile: edificare quel mulino a vento che suo figlio ha concepito solo leggendo dei libri in biblioteca.

A una prima lettura, il racconto potrebbe apparire come uno scontro fra scienza e fede. Un buon numero di critici ha interpretato in questo modo il senso del film. La vittoria di William, che riesce a risolvere il problema del suo villaggio grazie a un’appassionata messa in opera di nozioni tecniche, sembra contrastare con le credenze tribali che ancora persistono nel villaggio e con la fede cristiana praticata dalla famiglia del ragazzo.

E’ una conclusione che non appare giustificata: al contrario è molto bella la preghiera che Trywell recita prima che la famiglia inizi il suo pranzo, che esprime bene la loro fiducia nella Provvidenza: sanno che Dio non li abbandonerà anche nei frangenti difficili. Se in un’altra sequenza marito e moglie riconoscono che da tempo hanno smesso di pregare perché la pioggia arrivi, la frase sembra piuttosto riferirsi alle danze propiziatorie ancora in uso nel villaggio. Tutti i personaggi sembrano mossi da virtù umane che risaltano il valore dell’uomo e il primato della solidarietà, in linea con la visione cristiana. La storia di William serve a mostrare il grande potenziale di crescita che è racchiuso in ogni persona; il padre ha l’umiltà di ascoltare  opinioni diverse dalle sue e pone, alla fine, piena fiducia nel figlio; la madre sa leggere nei cuori di tutti e costruire la conciliazione e la pace in famiglia. Alla fine è determinante la frase detta dal vero  William che si legge nei titoli di coda: “Dio è come il vento che tocca ogni cosa”

Autore: Sabrina Guarino, Franco Olearo


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