Film Verdi

Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

IL VEGETALE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/22/2018 - 08:32
 
Titolo Originale: Il vegerale
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Gennaro Nunziante
Sceneggiatura: Gennaro Nunziante
Produzione: Piero Crispino per 3Zero2, in coproduzione con The Walt Disney Company Italia
Durata: 90
Interpreti: Fabio Rovazzi, Paola Calliari, Rosy Franzese, Luca Zingaretti, Ninni Bruschetta

Milano. Assunto dopo un colloquio in un’importante azienda, il neolaureato in scienze della comunicazione Fabio Rovazzi scopre che le sue prospettive di carriera non andranno oltre l’ingrato compito di distribuire volantini condominio per condominio, che comunque assolve coscienziosamente e senza fiatare. Quando la sua ragazza lo lascia per andare a cercare fortuna all’estero, Matteo resta solo con il coinquilino Nicola, da cui è guardato con incredulo disappunto per la sua incapacità di accettare qualunque compromesso con la propria coscienza. La svolta avviene quando suo padre, imprenditore edile con cui non parla da tempo, finisce in coma dopo un incidente stradale, lasciandogli per legge carta bianca nella gestione degli affari, ma anche una sorellastra di 9 anni da accudire. Fabio si mette d’impegno alla guida dell’impresa ma scopre che tutta la fortuna di suo padre si deve a manovre illegali e allora, per mettere tutto in regola, è costretto a liquidarne il patrimonio. Non gli resta, senza più un lavoro e un soldo, che accettare uno stage nell’azienda che l’aveva già assunto, selezionato grazie alla dedizione mostrata nell’ambito del volantinaggio. Il tirocinio avverrà in un borgo rurale dell’Italia centrale e le sorprese, da qui in poi, non mancheranno.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista è un buono. Subisce non per mancanza di carattere ma per sovrabbondanza di fiducia e partendo da una posizione positiva rispetto alla realtà è capace alla fine del racconto di non perderla
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
L’autore-protagonista s’impegna, ispira simpatia – anche per come sa prendersi in giro – ma di certo non è un fuoriclasse capace di reggere un intero film grazie al carisma
Testo Breve:

Fabio Rovazzi, neolaureato in scienze della comunicazione, è un novello candide che si muove in un mondo ostile ma non perde mai la fiducia e la speranza. Un film di buoni sentimenti ma manca il carisma di Checco Zalone

Inutile girarci intorno. Scrivere e dirigere questo film, dopo averne fatti quattro di fila in coppia con Checco Zalone, per Gennaro Nunziante sarà stato come mettersi al volante di una utilitaria dopo aver pilotato una Ferrari da Formula 1. Nunziante non nasce cinematograficamente con Checco Zalone (era stato già sceneggiatore per Alessandro D’Alatri e Cristina Comencini) ma questo film era comunque atteso con curiosità, come un banco di prova e un “nuovo inizio”, per vedere che storia avrebbe potuto egli cucire attorno al filiforme youtuber Fabio Rovazzi, una maschera praticamente antitetica a quella “zaloniana” che lo ha reso celebre. Tutto in questo film sembra fatto apposta per non dover pesare troppo sulle spalle gracili del protagonista, che s’impegna, ispira simpatia – anche per come sa prendersi in giro – ma di certo non è un fuoriclasse capace di reggere un intero film grazie al carisma. Il passaggio, per certi versi, ricorda quello del regista Massimo Venier che, dopo l’abbuffata di cinque film diretti per il trio Aldo, Giovanni e Giacomo (negli anni dei loro migliori exploit) e Mi fido di te con Ale e Franz, si dedicò a Generazione 1000 euro, una commedia con a tema le ambasce dei giovani laureati nell’epoca della crisi e del precariato. Anche Nunziante riparte dai giovani, anzi dalla faccia quasi da bambino di Fabio Rovazzi, qui nelle vesti di un candido laureato ventiquattrenne che, pieno di aspettative e buona volontà, si scontra con un mondo del lavoro che sembra negargli qualunque possibilità non avesse anche prima di mettersi a studiare. Il vegetale del titolo è il soprannome che a Fabio è stato appioppato da suo padre (Ninni Bruschetta), il classico maneggione che ha capito come sfruttare a suo vantaggio i contorsionismi della legislatura italiana, ma è anche l’adulto stesso, che finisce immobilizzato dopo l’incidente, permettendo al ragazzo di riportare la famiglia nei binari dell’onestà e sul lastrico. I vegetali sono anche quelli con cui i giovani italiani non vogliono più sporcarsi le mani e che nelle campagne e negli orti della penisola vengono raccolti ormai solo dagli immigrati. Tutta la parte centrale del film (che in realtà è la meno originale, e in cui il protagonista incontra anche il mentore e la donna dei sogni) insiste sul paradosso di una società italiana multietnica in alcuni dei cui ambienti ormai gli italiani sono netta minoranza. Di vegetale è anche un po’ il sapore di questo film, guardando il quale si ha l’impressione di masticare della verdura cruda: qualcosa cioè di assolutamente sano e rinfrescante ma che non strappa i complimenti allo chef.

Nonostante i difetti e una certa mancanza di mordente, il film ci consente se non altro di allungare l’elenco di commedie totalmente prive di volgarità, e gli spunti interessanti non mancano. Le battute sui laureati in scienze della comunicazione che non sanno comunicare (con i padri, con le sorelle, con le fidanzate…) va decisamente a segno, così come la frecciata ai giovani con il mito bohémien e inflazionatissimo del fare il cameriere a Londra. Con sottigliezza si svela il ridicolo di uomini e donne d’azienda che dietro l’allure di impeccabilità sembrano più che altro recitare una parte, come anche sono ben raccontati, grazie ad alcuni caratteristi con le facce giuste, i conciliaboli tra avvocati e banchieri alla ricerca della scappatoia giusta.

Il tutto, come negli altri film firmati da Nunziante, senza mai infierire e con uno spirito costruttivo e rivolto sempre verso l’alto: l’eroe del film non è un citrullo. È un buono. Subisce non per mancanza di carattere ma per sovrabbondanza di fiducia, come ammette nel colloquio di lavoro con cui il film inizia. La sceneggiatura (nella quale sono filtrati alcuni “suggerimenti” del poeta Davide Rondoni, come si legge nei titoli di coda) asseconda questa bonomia e questo ottimismo (nel prossimo, nella vita, nel futuro…) e – bisogna ammettere – che è salutare seguire il personaggio cinematografico di un giovane italiano che parte da una posizione positiva rispetto alla realtà ed è capace di non perderla, alla fine del racconto, nonostante le vicissitudini incontrate lungo il cammino e l’epoca di spinto disincanto in cui si trova. Insomma, ci sono tutti i pregi del cinema di Gennaro Nunziante tranne quello più importante, la cui presenza, nei film precedenti, faceva da irresistibile collante. Purtroppo non è una mancanza da poco, anche se – come ha detto Rovazzi in un’intervista – “ questo film è il primo passo di un cammino”. In bocca al lupo. 

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CRUXMAN

Inviato da Franco Olearo il Mar, 01/16/2018 - 17:12
 
Titolo Originale: Cruxman
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Filippo Grilli
Sceneggiatura: Filippo Grilli, Tommaso Vergani, Matteo Cascio, Davide Galimberti
Produzione: GPG Film
Durata: 122
Interpreti: Luigi Vitale, Stefania Zamperi, Fabrizio Grassi, Paolo Posa, Claudio Aloise

In una cittadina del Nord Italia arriva don Giuseppe, un sacerdote consacrato da pochi mesi. Simpatico e comunicativo, resta un prete sui generis: si sposta solo con una potente moto e il suo portamento atletico tradisce la sua precedente appartenenza ai corpi speciali dell’Esercito. Don Beppe si inserisce molto bene nella comunità parrocchiale a cui è stato assegnato ma subito dopo il suo arrivo avvengono nella cittadina, soprattutto di notte, fatti insoliti. Alcune persone che rischiavano di restare vittime della malavita locale sono state misteriosamente salvate da un uomo mascherato con una vistosa croce cucita sul petto e che si sposta velocemente con una moto. La giornalista della televisione locale non tarda a soprannominarlo Cruxman e a diffondere i sospetti che questo misterioso supereroe non sia altri che don Giuseppe….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un sacerdote si occupa di alimentare la vita spirituale dei suoi parrocchiani ma comprende anche i loro problemi materiali e la comunità lo sostiene con convinzione
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Un prodotto di buona fattura che riesce anche a creare momenti di suspence, recitato con molta naturalezza
Testo Breve:

Un giovane sacerdote dal fisico atletico è al servizio di una parrocchia dove, da quando è arrivato, i delinquenti locali vengono sgominati da un uomo mascherato che presenta sul costume  una croce. Questo Cruxman sarà forse lo stesso sacerdote?

Questo Cruxman è ormai il quinto lavoro della GPG Film, scritto e diretto da Filippo Grilli (Se non in fotografia, Voglio essere profumo, La sabbia nelle tasche e KZ) e, come gli altri, ha avuto la stessa impostazione: attori e tecnici volontari hanno lavorato impiegando il loro tempo libero mentre il ricavato verrà destinato a sostenere progetti di solidarietà in Italia e all’estero. Cruxman mostra una pregevole unità di stile: si parla di supereroi quindi di fantasia e il film ha la correttezza di non prendersi troppo sul serio (pur trasmettendo messaggi profondi): lo si vede nel come viene preso in giro il “terribile” boss che ha sempre bisogno della sua mammina e dei velocissimi combattimenti corpo a corpo che si risolvono sempre a favore del personaggio con il costume rosso. Il film riesce inoltre a destare la curiosità dello spettatore  che si deve preparare a un imprevisto, insolito, colpo di scena finale.  

E’ abbastanza fuori luogo farsi domande più serie del necessario: è lecito ipotizzare un sacerdote che invece di usare la preghiera e la predicazione per sostenere nella fede i propri parrocchiani, impegna i suoi muscoli per fare giustizia? Il film appare orientato soprattutto ai giovani che si imbevono continuamente delle storie mirabolanti dei supereroi della Marvel ed è proprio a loro che si vuol ricordare che ognuno di noi può diventare un supereroe nella vita quotidiana, impegnandosi sempre in ciò che è buono e giusto. Il riferimento più prossimo può essere proprio il film del 2004 della Pixar: Gli incredibili-una normale famiglia di supereroi : dove due genitori con i loro figli vorrebbe tanto vivere una vita tranquilla ma quando si sentono minacciati, sono pronti a impegnare i loro superpoteri. D’altronde non è forse vero che santa Teresa d’Avila, da bambina, si riempiva la testa di racconti di prodi cavalieri e aveva tramato, all’insaputa dei genitori, di partire per la Terra Santa?

Il tema della missione dei sacerdoti viene trattato seriamente a metà film in un incontro fra don Giuseppe e il suo parroco. “Predicare il Vangelo, occuparmi delle anime” è ciò che don Giuseppe ritiene giusto fare come sacerdote, anche perché è stato proprio Gesù a sgridare Pietro perché aveva sguainato la spada nell’Orto degli Ulivi. Il parroco è d’accordo con lui ma gli ricorda che Gesù è anche colui che si arrabbia di fronte allo scandalo e all’ingiustizia e butta in aria le cianfrusaglie dei venditori davanti al tempio. Gesù, vero Dio e vero uomo, è colui che rimette i peccati allo storpio ma lo guarisce anche.

Il film ha un buon ritmo, è recitato con molta naturalezza, buona la regia (qualche combattimento si risolve forse troppo frettolosamente) ed è stato patrocinato dall’Ispettoria Salesiana di Milano e dal Sermig Fraternità della Speranza di Torino.

C’è un valore molto particolare in questo film, che si pone discretamente, come di sottofondo al racconto principale ma che ne costituisce la vera “anima”.  Si tratta di come è stata rappresentata la vita di una parrocchia: i ragazzi che fanno catechismo, gli adolescenti e i giovani che vanno ai ritiri con don Giuseppe, le messe domenicali dove partecipano famiglie al completo. Questa immagine molto serena, gioiosa e propositiva della vita di parrocchia è il vero “messaggio forte” che traspare dal film.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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STAR WARS - GLI ULTIMI JEDI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/18/2017 - 09:22
 
Titolo Originale: Star Wars: Episode VIII – The Last Jedi
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Rian Johnson
Sceneggiatura: Rian Johnson
Produzione: Walt Disney Studios Motion Pictures, Lucasfilm
Durata: 152
Interpreti: Mark Hamill, Carrie Fisher, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaacs, John Boyega, Kelly Marie Tran, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Benicio Del Toro, Laura Dern

La lotta tra le forze del bene e quelle del male continua senza quartiere tra le galassie. La flotta stellare del Primo ordine, perennemente col fiato sul collo del contingente ribelle guidato dalla principessa-generale Leia Organa, ha creato una tecnologia in grado di localizzare le astronavi della Resistenza anche dopo le fughe nell’iperspazio. Mentre l’ex soldato Finn deve cercare su un vicino pianeta un misterioso grimaldello per azzerare tale svantaggio nei confronti dei nemici, il pilota scavezzacollo Poe Dameron si snerva tra la tensione di un assedio stellare e qualche problema di disciplina. Sul fronte opposto, il tormentatissimo Kylo Ren si dibatte tra la frustrazione per il mancato riconoscimento come nuovo Signore del Male e i sensi di colpa per le mani sporche di sangue. Intanto, sul pianeta più lontano di tutti, la giovane Rey ha scovato l’ultimo cavaliere jedi Luke Skywalker. Sembrano affidate a lui le ultime speranze di salvare l’intera galassia dall’oscurità.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film è tutt’altro che disinteressato alla maturazione del pubblico più giovane. Lo si coglie nella descrizione della lotta tra il bene e il male che, con cognizione di causa, non racconta di una contrapposizione manichea ma di una guerra che si consuma nel cuore dei personaggi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Un film ralizzato con altissima professionalità, in particolare negli effetti speciali e nelle scenografie. All’appassionato più esperto infastidirà la mancanza di un unico tono espressivo: per intenderci, i vecchi episodi della saga erano già autoironici ma qui le gag che dovrebbero alleggerire la tensione sembrano virare verso l’auto parodia e allora cade la cosiddetta “sospensione dell’incredulità”
Testo Breve:

La lotta tra le forze del bene e quelle del male continua senza quartiere tra le galassie. La saga Star  Wars ormai gestita dalla Walt Disney, si preoccupa di attirare le nuove generazioni, inserendo nuove interessanti tematiche ma tradendo un po’ il pubblico affezionato alla “tradizione”.

Ci sono due modi per valutare questo film, a seconda che lo si consideri come destinato a confrontarsi con l’immane patrimonio mitologico che gli grava sulle spalle, oppure che lo si veda come un’avventura originale destinata a conquistare nuovi spettatori. Gli ultimi jedi è l’ottavo capitolo del canone principale di Star Wars (quindi il penultimo tassello di un corpus formato da tre trilogie) ma è soprattutto un anello di congiunzione tra il passato della famosa saga – che sta appunto per chiudersi – e il suo futuro, affidato alla progettualità della Disney che, detenendo ormai i diritti su tutto l’universo narrativo in questione, promette di espanderlo nei prossimi anni, in una miriade di ramificazioni. Poche settimane prima dell’uscita nelle sale, infatti, si è diffusa la notizia che a Rian Johnson – qui nelle doppie vesti di regista e sceneggiatore – è stata affidata l’ideazione di altri tre film (di cui dirigerà solo il primo) che andranno a esplorare un angolo della galassia di Star Wars ancora ignoto. E, visto ciò che la Disney ha fatto con l’universo cinematografico Marvel, c’è da giurare che siamo solo all’inizio di qualcosa. Il discorso, quindi, è complesso perché come nuovo episodio della saga il film delude ma come storia originale, chiamata a ridisegnare coordinate, atmosfere e tematiche, funziona. Fatalmente, Gli ultimi jedi è esattamente quello che deve essere: il grande film Disney di Natale, pensato per le nuove generazioni, che non si preoccupa di strizzare troppo l’occhio al pubblico adulto – il cui desiderio di nostalgia era già stato appagato dal bellissimo Rogue One (2016) – ma intende congedarlo inappellabilmente e senza troppi preamboli.

Il preambolo, in realtà, c’era stato due anni prima: l’episodio precedente, Il risveglio della forza (2015), era servito a riallacciare i nodi temporali, riepilogare le linee narrative, ricapitolare ogni dettaglio, ribadire il già detto (per l’ultima volta) per poi accogliere e rilanciare il nuovo. Se quello era un film che doveva portare al cinema spettatori vecchi e giovani insieme, questo può iniziare a fare a meno dei primi, non in termini numerici, naturalmente (chi si sognerebbe di perderselo?) ma forse in termini emotivi. Ed eccolo il nuovo! Gli ultimi jedi è, infatti, un film dissacrante e in questo sta la sua ambivalenza. Gli spettatori più navigati potrebbero sentirsi traditi. Quelli più giovani, invece, perfettamente a loro agio. All’appassionato più esperto infastidirà la mancanza di un unico tono espressivo: per intenderci, i vecchi episodi della saga erano già autoironici ma qui le gag che dovrebbero alleggerire la tensione sembrano virare verso l’auto parodia e allora cade la cosiddetta “sospensione dell’incredulità”.

Forse i giovani della generazione Facebook potrebbero non avvertire come schizofrenico questo doppio registro ma i loro genitori, che con il mito di Star Wars sono cresciuti, non troveranno dei film originali né la vera epica né l’autentico spirito fanciullesco che li contraddistingueva. Inoltre, se Il risveglio della forza era quasi irritante per come seguiva pedissequamente tutti i cliché, Gli ultimi jedi – con un movimento esattamente contrario – tradisce sistematicamente ogni aspettativa rispetto ai personaggi e alla trama. Il continuo disattendere tali attese (e qui non aggiungiamo davvero nulla, perché i colpi di scena sono innumerevoli) potrebbe anche essere un pregio, senonché tanta sfrontatezza, alla lunga, rivela la propria natura programmatica e diventa a sua volta stucchevole. Più che un’opera, un’operazione.

Eppure, nel suo tenere fuori dai giochi lo spettatore adulto, il film è tutt’altro che disinteressato alla maturazione di quello più giovane. Lo si coglie nella descrizione della lotta tra il bene e il male che, con cognizione di causa, non racconta di una contrapposizione manichea ma di una guerra che si consuma nel cuore dei personaggi, tutti più o meno colti da dubbi, paure e tentazioni (soprattutto l’arco drammatico del cattivo “tentato dal bene” Kylo Ren sembra essere da questo punto di vista il più intrigante di tutti). Lo si coglie anche da un inaspettato affondo di critica sociale (per la prima volta nella saga ci vengono mostrati “i ricchi”, non in quanto figure di potere ma in quanto privilegiati benestanti, in contrapposizione ai poveri sfruttati) e da un estemporaneo riferimento ai mercanti di armi che si arricchiscono vendendo arsenali ai cattivi ma anche ai buoni. Sembra proprio che la “galassia lontana lontana” inventata da George Lucas perda sempre più i riferimenti all’epos classico per maneggiare i suoi temi universali filtrandoli per spiegare il mondo di oggi. Forse è bene così. I capolavori del passato (l’inarrivabile trilogia classica degli anni Settanta-Ottanta) ne escono comunque ingigantiti. La mitologia è intatta ma solo cambiando completamente spartito la saga di Star Wars può entrare nel terzo millennio. Insomma, cari fan di Star Wars, per citare una celebre battura di Ritorno al futuro, “penso che ancora non siate pronti per questo ma ai vostri figli piacerà”.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PADDINGTON 2

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/14/2017 - 11:50
 
Titolo Originale: Paddington 2
Paese: Regno Unito, Francia
Anno: 2017
Regia: Paul King
Sceneggiatura: Paul King e Simon Farnaby
Produzione: HEYDAY FILMS, MARMALADE FILMS LTD., STUDIO CANAL
Durata: 95
Interpreti: Brendan Gleeson, Sally Hawkins, Hugh Grant, Hugh Bonneville

Paddington è un giovane orso dal cuore d’oro, che ha attraversato l’Atlantico a bordo di una scialuppa e ora vive a Londra con la sua famiglia adottiva. Ma non si è dimenticato di zia Lucy, l’orsa che lo ha cresciuto nel “Misterioso Perù”, e per il suo centesimo compleanno vorrebbe regalarle un libro pop-up. L’impresa si rivelerà più ardua del previsto…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’orsetto Paddington ha la grande capacità di far diventare migliori tutti coloro che diventano suoi amici, anche i più improbabili
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
C’è molta ironia in Paddington 2, e un cast di personaggi che funziona, sorretto da attori divertenti (e divertiti), dialoghi brillanti e un certo gusto per la caratterizzazione macchiettistica, senza mezzi toni, come esige la vivacità un po’ caricaturale del feuilleton
Testo Breve:

L’orsacchiotto Paddington, uno dei personaggi più amati della letteratura inglese per l’infanzia, ritorna sugli schermi con un film a tecnica mista per farci ridere con ironia in una fiaba in stile retrò

Londra, 1956. Uno scrittore vede un orso di pezza abbandonato tra gli scaffali, in un negozio vicino alla stazione. Ha l’aria smarrita, come i bambini ebrei che ai tempi del nazismo migravano in Gran Bretagna per salvarsi dalla guerra. Spinto dai ricordi, l’uomo si ritrova a fantasticare su un orso che viene da lontano, dandogli il nome del posto in cui lo ha trovato. E fu così che Michael Bond inventò Paddington, uno dei personaggi più amati della letteratura inglese per l’infanzia. Dopo aver ispirato decine di romanzi, l’orsacchiotto dal montgomery blu arriva al cinema nel 2014, con un film di grande successo, che mescola computer grafica e riprese dal vivo. Realizzato dallo stesso studio indipendente e con il grosso dello staff rimasto invariato, Paddington 2 non è l’adattamento diretto di un libro di Bond, ma resta fedele allo spirito della saga, rispecchiandone i temi di fondo e la deliziosa aura vintage.

La trama si articola su due piani: la storia di un ‘angelo viaggiatore’, capace di cambiare il mondo con la sola forza della sua gentilezza, e il racconto d’avventura, fatto di cacce al tesoro e fughe rocambolesche, in un crescendo di rivelazioni che ingrana subito e avanza a passo spedito verso il finale, strizzando l’occhio alla narrativa popolare di metà Ottocento e all’epoca d’oro di Hollywood. Questa dinamica è evidente quando Paddington finisce in prigione per un furto che non ha commesso: quello del libro pop-up di Madame Kozolska, in realtà una mappa per accedere alle sue ricchezze, ora nelle grinfie di un fantomatico ladro. Nel tentativo di riabilitarsi agli occhi dei suoi cari, Paddington riuscirà a tornare a casa, trascinando con sé una schiera di improbabili aiutanti: i suoi compagni di cella. Contagiati dalla dolcezza dell’orso—e dei suoi panini alla marmellata d’arance—, il collerico cuoco ‘Nocche’ e gli altri detenuti non si limitano ad architettare spericolati piani di evasione, ma diventano persone migliori, in grado di sacrificare i propri interessi quando c’è in gioco la felicità del loro amico.

C’è molta ironia in Paddington 2, e un cast di personaggi che funziona, sorretto da attori divertenti (e divertiti), dialoghi brillanti e un certo gusto per la caratterizzazione macchiettistica, senza mezzi toni, come esige la vivacità un po’ caricaturale del feuilleton. Non stupisce quindi che a contrastare questo moderno orfanello di peluche, buono fino al midollo e altrettanto incline a combinare guai, sia un cattivo dickensiano come Phoenix Buchanan, camaleontica star in declino disposta a tutto pur di tornare alla ribalta: una spassosa parodia del ‘divo’ interpretata da Hugh Grant. Ma il piatto forte della pellicola è il suo stile leggero e sognante, abilissimo nell’intrecciare slapstick, azione e commedia con la poesia del linguaggio per immagini, che incanta lo spettatore e lo trasporta in una Londra meravigliosa, tra navi di carta e fiere del vapore, mongolfiere di patchwork e dolci color pastello.

In questo suo amore per la visibilità Paddington 2 è davvero pura animazione, e non un semplice sequel ma un’opera di oggi, con un messaggio molto più attuale di quanto non appaia a prima vista, sull’accoglienza e le buone maniere come stile di vita. Il tutto sotto forma di fiaba retrò, che intrattiene dalle prime scene ai (gustosissimi) titoli di coda, e piacerà a tutta la famiglia. Forse anche più della marmellata di arance.

Autore: Maria Chiara Oltolini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GEOSTORM

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/02/2017 - 08:40
 
Titolo Originale: Geostorm
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Dean Devlin
Sceneggiatura: Dean Devlin, Paul Guyot
Produzione: SKYDANCE PRODUCTIONS, ELECTRIC ENTERTAINMENT
Durata: 119
Interpreti: Gerard Butler, Jim Sturgess, Abbie Cornish, Ed Harris, Andy Garcia

2019. Il mondo è sempre più afflitto da pesanti alterazioni climatiche che generano immani disastri ma l’umanità è riusciuta, almeno in questa occasione, a unire le proprie forze e a dar vita a un progetto unitario. I migliori scienziati del mondo coordinati da Jack Lawson, un tecnico spaziale, sono riusciti a realizzare Dutch Boy, una complessa rete di satelliti in grado di controllare le condizioni metereologiche ed evitare così qualsiasi perturbazione pericolosa per l’uomo. Tre anni dopo, ci si accorge che qualcosa non funziona nel complesso impianto che sta causando incidenti climatici in alcune parti della terra. Viene richiamato in servizio Jack che si reca nella stazione orbitale che controlla il Dutch Boy, mentre suo fratello minore Max, assume il controllo dell’operazione da terra per conto del Presidente degli Stati Uniti. Jack non tarda a scoprire che il sistema è stato sabotato e che la cospirazione si è infiltrata anche nella Casa Bianca. Bisogna agire con prudenza....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Se la Terra è in pericolo, due fratelli sanno impegnarsi fino al sacrificio di se stessi (o quasi)
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Dopo aver doverosamente apprezzato la qualità della computer grafica impiegata nelle sequenze catastrofiche, occorre dire che la sceneggiatura è talmente elementare da risultare prevedibile a ogni passo
Testo Breve:

Il mondo è in pericolo per colpa di alcuni cattivi che hanno sabotato la complessa rete di satelliti messi in orbita per tenere sotto controllo le condizioni atmosferiche. Un racconto spettacolare di puro intrattenimento ma tanto semplice quanto prevedibile

Se negli anni ’50 i film di fantascienza rispecchiavano i timori del subconscio collettivo per la bomba atomica o forme aliene provenienti dallo spazio, se dopo l’11 settembre si sono moltiplicati i film che ci allarmavano su cospirazioni di origine mediorientale ai danni del presidente degli Stati Uniti (in Attacco al potere il protagonista era già stato Gerard Butler), ora le minacce vengono dal clima, che l’umanità sta sconsiderabilmente trascurando di curare. Stranamente però la problematica climatica viene rapidamente messa da parte all’inizio del film, nei pochi minuti di descrizione dell’antefatto e da quel momento tutti i guai iniziano a provenire dal complesso sistema satellitare ideato dall’uomo. Nel caso qualcuno avesse avuto il dubbio che non si trattasse di un film catastrofico, gli autori si son presi la cura di proporre, a intervalli regolari, spezzando il flusso del racconto principale, sequenze altamente drammatiche di distruzioni di intere città e, per non far torto a nessuno, gli eventi accadono in tutte le parti del globo: in Cina come in Brasile, in Arabia come in Europa. Lo spettatore finisce per farsi una vera indigestione di grattacieli che crollano, maree gigantesche che invadono intere città, automobili proiettate in aria come fuscelli dall’esplosione delle condutture del gas.

Gerard Butler si è ormai specializzato nelle parti da eroe spaccone, un novello D'artagnan che non da’ retta a nessuno, agisce sempre come vuole lui e cavalca le navi spaziali come se fosse nato nel vuoto interstellare. La sceneggiatura è di una semplicità disarmante, quasi tutto è prevedibile, inclusa la conclusione del contrasto fra  i fratelli Jack e Max, alleggerita almeno da una certa ironia (tutta la sofisticata manomissione del sistema satellitare viene superata  con il classico reboot: occorre spegnere e riaccendere il sistema) e alla fine i buoni vincono e i cattivi saltano in aria.

Il film ha avuto una lunga e sofferta gestazione e ha subito vari rifacimenti. Lo si nota nell’aver introdotto, all’inizio del racconto, la voce narrante della figlia di Jack; un personaggio che poi scompare per riapparire  brevemente a metà racconto e per poi riapparire come voce nel finale. Jack risulta divorziato la sua ex moglie compare alla fine in una brevissima sequenza, senza altri chiarimenti sulla vita privata del protagonista. Non manca un insolito riferimento a teorie, che si sperava fossero state ormai superate, sul presunto conflitto fra scienza e fede: il cattivo di turno, nel giusticare il suo comportamento, proclama che “la scienza non deve giocare a fare Dio”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GIFTED - IL DONO DEL TALENTO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/30/2017 - 21:47
 
Titolo Originale: Gifted
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Marc Webb
Sceneggiatura: Tom Flynn
Produzione: FILMNATION ENTERTAINMENT, GRADE A ENTERTAINMENT
Durata: 101
Interpreti: Chris Evans, Mckenna Grace, Lindsay Duncan, Octavia Spencer, Jenny Slate

Frank Adler vive in una cittadina della Florida cercando di dare alla nipotina Mary, orfana di sua sorella, un piccolo genio della matematica, la vita più normale possibile. Quando però la maestra di scuola della ragazzina si rende conto della sua eccezionalità e la preside le offre la possibilità di entrare in un programma speciale, Frank si oppone. Non ha però fatto i conti con sua madre, Evelyn, la nonna della piccola, che, informata della cosa, inizia una battaglia legale per assumere la tutela della bambina e offrirle tutte le opportunità per sviluppare le sue doti…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film affronta positivamente l’arduo problema di conciliare lo sviluppo delle proprie doti con la necessità di una serena maturazione umana
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Questo film, con un cast eccellente, affronta il tema della crescita della bambina protagonista con delicatezza e intelligenza, senza sfuggire il dramma e la sofferenza ma senza affondare in facili ricatti sentimentali
Testo Breve:

La piccola orfana Mary viene adottata dallo zio che vorrebbe farla crescere in un ambiente sereno e tranquillo ma lei è un genio della matematica. Un confronto intelligente fra due diversi modi di intendere l’educazione e il valore della persona

Cosa significa nutrire il talento, specie quando questo è ben al di sopra della norma? Cosa significa davvero offrire ad un bambino “le migliori opportunità” e quanto delle aspirazioni e delle paure degli adulti si riversa nel rapporto con un bambino?

Questi sono solo alcuni degli interrogativi che questo piccolo film con un cast eccellente affronta con delicatezza e intelligenza, senza sfuggire il dramma e la sofferenza ma senza affondare in facili ricatti sentimentali.

Al centro della storia c’è una bambina-prodigio, il cui straordinario talento rischia di diventare una condanna (come del resto, si intuisce, lo è stato per sua madre, morta suicida quando lei aveva solo sei mesi).

Lo zio Frank, che per badare a lei ha mollato un lavoro intellettuale non proprio promettente e si dedica alla riparazione di barche, sembra piuttosto temere che apprezzare le doti della nipote, che “nasconde” finché può, cosciente che però la ragazzina ha bisogno di contatti umani che vadano oltre quello con lui e con la gentile vicina di casa Roberta (la sempre affidabile Octavia Spencer).  Peccato che Mary, che con i numeri è un genio, faccia molto più fatica a confrontarsi con i coetanei e pure con la maestra.

L’entrata in scena di Evelyn, nonna di Mary e madre di Frank, riporta a galla traumi e segreti familiari, ma soprattutto mette a confronto due diversi modi di intendere l’educazione e il valore della persona.

Il confronto tra Frank e Evelyn finisce ben presto per trasferirsi in tribunale, ma è evidente che nessuna soluzione legale (e in particolare quella perversamente equilibrata di sottrarre la bambina a entrambi per darla a una famiglia in affido) potrà davvero sanare una ferita che va molto indietro nel tempo.

E non c’è alcun dubbio su chi si guadagni il tifo dello spettatore: Chris Evans, dismessi i panni di Captain America offre qui una convincente prova drammatica, ma va detto che anche l’aspetto da bello sciupato gioca a suo favore tanto per la maestra di Mary che per gli spettatori.

La storia, tuttavia, ha il merito di non mettere in ombra anche i limiti del metodo di Frank: lo straordinario genio matematico di Mary è un dono, qualcosa che fa parte profondamente del suo essere, e non darle l’opportunità di coltivarlo per paura che la distrugga rischia di farle male quanto i tentativi di Evelyn di trasformarla in quello che lei non è riuscita ad essere.

Gifted fa parte di quelle storie “che fanno sentire bene” che il cinema americano ha sempre coltivato con risultati discontinui, ma qualche volta, per fortuna, ci si può sentire bene senza per forza sentirsi stupidi. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'INCREDIBILE VITA DI NORMAN

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/28/2017 - 17:52
 
Titolo Originale: Norman: The Moderate Rise and Tragic Fall of a New York Fixer
Paese: USA, ISRAELE
Anno: 2016
Regia: Joseph Cedar
Sceneggiatura: Joseph Cedar
Produzione: COLD IRON PICTURES, BLACKBIRD, MOVIE PLUS, OPPENHEIMER STRATEGIES, TADMOR
Durata: 118
Interpreti: Richard Gere, Lior Ashkenazi, Michael Sheen, Steve Buscemi

Norman Oppenheimer è un affarista di New York alla disperata ricerca di attenzioni e amicizie che possano cambiargli la vita. La sua vita è una corsa continua a soddisfare i bisogni degli altri con la speranza di trovare un giorno la riconoscenza e il rispetto che desidera.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una commedia brillante e molto umana. Le relazioni professionali, spesso fondate sul puro interesse personale, sono messe a confronto con l’animo gentile di un personaggio che, nonostante tutto, resta fedele al valore dell’amicizia e della lealtà.
Pubblico 
Adolescenti
Nessun elemento problematico impedisce la visione ad un pubblico generalizzato, ma l’articolazione della storia potrebbe risultare difficile da seguire per un pubblico di bambini
Giudizio Tecnico 
 
Il personaggio di Norman è ben interpretato ma la sua storia resta così vaga che non consente allo spettatore di lasciarsene coinvolgere a pieno
Testo Breve:

Norman è un faccendiere, che si rende disponibile per pezzi grossi della politica o della finanza. Lo fa per interesse pesonale o perché ha bisogno di sentirsi utile?  Rivhard Gere è bravissimo nella parte ma Il film resta ambiguo fino alla fine

“Se le serve qualcosa, io gliela trovo” questo è il mestiere di Norman. Norman è quello che comunemente viene definito un faccendiere, ovvero uno di quei personaggi un po’ equivoci di cui nessuno sa esattamente di cosa si occupino ma che è in contatto con chiunque e presta favori a chiunque possa rappresentare un aggancio per chiunque altro. La sua incredibile storia è raccontata in modo singolare e brillante dal regista israeliano Joseph Cedar (Palma d'oro per Hearat Shulayim nel 2011) e da Richard Gere che ne veste i panni operando su di sé una interessante trasformazione.

Norman è un mediatore di affari come se ne vedono molti a New York, ma il suo modo di gestire le relazioni, per quanto ambiguo e confuso, resta sempre singolarmente leale. Forse è proprio questa la ragione per cui Norman, nonostante l’età avanzata, non è ancora riuscito a raggiungere la posizione sociale e il successo che rincorre da una vita. Ciononostante continua a perseverare nel suo intento di affiancare un pezzo grosso, della politica, della finanza o di qualunque altro ramo possa dargli prestigio.

Cedar lascia che lo spettatore accompagni Norman in questa sua impresa e che lo osservi nei suoi frenetici e a volte disperati spostamenti. Per tutto il film non si scopre mai davvero nulla sulla vita privata di Norman, a parte la sua forte e potenzialmente letale allergia alle arachidi e che, dopo la morte della moglie, ha dovuto crescere sua figlia da solo, ma anche quest’ultimo dato non trova alcun riscontro all’interno della storia. Eppure, per quanto misterioso, dubbio e invadente sia il suo personaggio, seguendo il suo cammino non si può fare a meno di provare nei suoi confronti un misto di compassione e disapprovazione.

Gere non è nuovo a questo tipo di ruoli ambivalenti. Già ne Gli Invisibili, il cui regista, Oren Moverman, è anche produttore di questo film di Cedar, l’attore statunitense aveva vestito i poco gradevoli panni di un clochard. Ne L’incredibile vita di Norman Gere sembra deporre tutto il suo charm per diventare un uomo dall’aspetto dimesso e goffo. Invadente e a tratti quasi irritante, Norman però mantiene fino alla fine del film una bontà d’animo genuina che lo fa distinguere da tutte le persone con cui si trova a relazionarsi. Tanto che si è portati a chiedersi cosa muova davvero questo personaggio ad agire, quale sia il suo vero scopo: se personale o filantropico.

Purtroppo, e in questo risiede il punto debole del film, la questione rimane del tutto insoluta. In questo modo anche il tentativo finale di destare stupore e una certa ammirazione, applicato ad una storia che resta dall’inizio alla fine piuttosto nebulosa, non procura in realtà alcuna sorpresa.  

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CARS 3

Inviato da Franco Olearo il Sab, 09/16/2017 - 17:08
 
Titolo Originale: Cars 3
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Brian Fee
Sceneggiatura: Robert L. Baird, Dan Gerson
Produzione: Pixar Animation Studios
Durata: 109

Una nuova generazione di bolidi da corsa mette a dura prova le capacità del leggendario Saetta McQueen per cui è forse arrivato il momento di ritirarsi dallo sport che ama. Per tornare però in pista Saetta è costretto ad accettare l’aiuto di Cruz Ramirez, una giovane esperta allenatrice di auto da corsa con tanta voglia di vincere, ma soprattutto riscopre gli insegnamenti del suo compianto mentore Hudson Hornet.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia ricorda e sottolinea l’importanza di preservare i valori e gli insegnamenti delle vecchie generazioni e di trasmetterli alle nuove.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Un’astuta costruzione narrativa riesce a veicolare temi poco sentiti dai più in una storia coinvolgente in grado di entusiasmare grandi e piccini. La grafica, dinamica e accattivante, traduce anche il design delle moderne tecnologie automobilistiche in un simpatico e assai curato stile di animazione.
Testo Breve:

Nel terzo film della serie, Saetta McQueen deve capire come riuscire ad affrontare nuove generazioni di corridori tecnicamente più preparati puntando tutto sull’ addestramento e l’esperienza. Nuovi temi e  nuovi personaggi arricchiscono  quest’altro felice prodotto dell’alleanza Disney-Pixar

Cosa significa stare al passo con i tempi quando si percepisce che il tempo sta passando?  Il leggendario torna sul grande schermo, ma questa volta deve affrontare una sfida diversa e fare i conti un limite che non può superare: il tempo. Il bolide che ha vinto cinque Piston Cup e ha collezionato grandi successi nell’arco di una carriera lunga quasi 10 anni ora non è più il giovane fenomeno delle corse d’un tempo. Saetta McQueen si trova al crepuscolo della carriera e, colto alla sprovvista da una nuova generazione di auto da corsa, si trova di fronte alla dura scelta che prima o poi ogni atleta deve affrontare: se sia meglio ritirarsi quando si è ancora il numero uno oppure combattere fino alla fine.

Il regista Brian Fee (storyboard artist di Cars – Motori Ruggenti e Cars 2) e il produttore Kevin Reher (A Bug’s Life - Megaminimondo, il cortometraggio La Luna) scelgono di realizzare una storia con un soggetto decisamente inusuale per un film d’animazione per bambini convogliando temi normalmente lontani dal mondo dell’infanzia e anche della preadolescenza. Tuttavia Cars 3 trova una chiave narrativa che riesce, in buona parte, ad arrivare alla comprensione delle giovani generazioni.

Il problema del tempo che passa e della carriera in declino è un argomento tutto sommato lontano dal sentire comune dei più piccoli, naturalmente e giustamente portati a guardare al futuro come uno scrigno di possibilità tra cui è addirittura difficile scegliere. Cars 3 però esplora un aspetto della questione in grado di arrivare alla comprensione e di coinvolgere anche i più piccoli. Perché in realtà il vero protagonista di questo film non è tanto, o meglio, non solo Saetta McQueen, ma una giovane auto allenatrice super esperta di tecnologia, piena di entusiasmo e di doti nascoste.

Cruz Ramirez è l’auto incaricata di far tornare Saetta McQueen in pista dopo una devastante battuta d’arresto. Saetta McQueen infatti, in competizione con una nuova generazione di auto da corsa, ha commesso un grosso passo falso che culmina in un drammatico incidente a causa del quale per rimettersi in forma è costretto a rivolgersi ad un’allenatrice esperta di tecnologia nel nuovissimo Rust-eze Racing Center. Cruz è simpatica, espansiva ed energica e il suo stile di allenamento è entusiastico e deciso. Ha una passione smisurata per le corse e il suo compito è creare dei campioni, ma la sua storia la porterà ad essere un personaggio tutt’altro che marginale.

Saetta e Cruz intraprendono un viaggio che cambierà la vita di entrambi. Deluso e quasi vinto dallo sconforto Saetta infatti decide di tornare alle proprie radici e riscopre i saggi insegnamenti del suo compianto mentore Hudson Hornet. Questo elemento rende la storia più profonda, consente di approfondire il vissuto dei personaggi e di esplorare un tema interessante, positivo e trasversalmente sentito in ogni generazione: quello dei legami che intercorrono tra allievo e mentore. Da Hudson Hornet, passando per Saetta McQueen, il testimone arriva finalmente alla giovane Cruz Ramirez in un modo entusiasmante.

Cars 3 quindi riesce portare in un lungometraggio animato temi poco comuni per un film di animazione per bambini con una piccola astuzia che riporta il pubblico alle atmosfere del primo grande successo, Cars – Motori Ruggenti. Un furbo revival che non nega però le sue emozioni e regala ugualmente una visione positiva del mondo e delle relazioni umane.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CATTIVISSIMO ME 3

Inviato da Franco Olearo il Sab, 08/26/2017 - 10:09
 
Titolo Originale: Despicable Me 3
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Pierre Coffin, Kyle Balda, Eric Guillon
Sceneggiatura: Ken Daurio, Cinco Paul
Produzione: Illumination Entertainment
Durata: 96

: Gru e Lucy ora sono i Grucy, una coppia affiatata nel lavoro e nell’amore, e devono combattere contro un nuovo cattivo, un ex bambino prodigio, Balthazar Bratt, diventato “un criminale temibilissimo”, rimasto aggrappato in maniera inquietante agli Anni ’80. Dopo un primo fallimento Gru scopre però di avere anche un fratello gemello che gli aprirà nuove prospettive

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Contro la cattiveria, la frustrazione e il senso di solitudine c’è un solo rimedio: la famiglia e l’unità di affetti. Gru può sconfiggere il suo nemico proprio grazie al sostegno e all’affetto dei suoi cari, vecchi e nuovi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
A dispetto di una struttura narrativa molto semplice e tecnicamente classica, questo nuovo capitolo della serie di Cattivissimo me si arricchisce di trovate dal sapore davvero spassoso, divertenti per grandi e piccini e garbate nella parodia. Anche i risvolti più sentimentali della vicenda restano sempre affrontati con delicatezza e giusto equilibrio
Testo Breve:

Al terzo episodio della serie, Gru deve affrontare un nuovo tipo di cattivo. Per fortuna può contare sull’unità di affetti della propria famiglia e sulla scoperta di avere un simpatico fratello gemello

Gru è un personaggio rude, poco incline alla gentilezza, scarsamente socievole e per niente affabile, però è tutt’altro che cattivo e questo è ormai chiaro. Il suo obiettivo in effetti non è compiere azioni malvage, con mezzi pericolosi, per raggiungere scopi puramente personali. A parte la sua, apparentemente, scarsa inclinazione ai rapporti umani, la sola cosa che rende Gru vagamente pericoloso è la sua innata aspirazione a compiere azioni dal forte impatto emotivo che nutrano il vitale entusiasmo di cui sente il bisogno. Ormai Gru lo ha compreso e anche questa volta in realtà non ha una vera tentazione a cui resistere. Il suo scopo non è malvagio e nemmeno i mezzi che usa, per quanto anticonvenzionali, lo sono veramente. Il suo è un gioco divertente ed eccitante con cui però persegue fini molto seri come salvare le persone dalla minaccia di un folle criminale.

La struttura della storia si fonda quindi sempre e comunque sulla classica lotta tra bene e male, un bene che all’apparenza sembra debolezza e un male che nasce dalla pura follia delirante di un pazzo psicopatico. E a ben vedere la cattiveria, il male, quello vero, nel film non ci sono affatto; ma ci sono parecchi buoni sentimenti, aspirazioni di animi gentili che devono lottare contro i propri limiti, contro le delusioni della vita e quel senso di inadeguatezza che coglie l’uomo di fronte al desiderio di dare e ricevere amore. Questa volta la latente sensibilità di Gru è alle prese con un legame familiare nuovo e sconosciuto, quello di sangue tra fratelli addirittura gemelli. Mentre la sua versatile e sorprendente compagna di vita e di lavoro, Lucy, come giovane donna in carriera si dovrà misurare con una missione a cui nessun agente speciale potrà mai essere preparato, quella di diventare una vera mamma. La soluzione naturalmente sta nell’unità, l’unità di intenti e l’unità d’affetti che permettono di superare ogni limite e ogni delusione.

La minaccia del bizzarro cattivo Balthazar Bratt è un espediente, il motore narrativo che dà avvio alla storia e che, insieme ai sempre verdi e spiritosissimi Minions, conferisce brio per ottenere un divertimento garantito. Un espediente narrativo però assai ben costruito che sorprende i più piccini con la sua stravaganza e incuriosisce gli adulti grazie ai ricorrenti ed espliciti riferimenti ai grandi cult degli anni ’80. Così questa volta anche i genitori possono tuffarsi di nuovo con ilarità nella loro infanzia quando imitavano i mitici passi del moonwalk di Michael Jackson e indossavano enormi spalline sproporzionate per sentirsi alla moda. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL DRAGO INVISIBILE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/14/2017 - 09:05
 
Titolo Originale: Pete’s Dragon
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: David Lowery
Sceneggiatura: Toby Halbrooks e David Lowery
Produzione: WALT DISNEY PRODUCTIONS
Durata: 102
Interpreti: con Oakes Fegley, Bryces Dallas Howard, Wes Bentley, Karl Urban, Robert Redford

Pete ha solo sette anni quando, in viaggio con mamma e papà in cerca di avventura, viene coinvolto in un tremendo incidente d’auto, che costa la vita ad entrambi i genitori. Pete però è anche un ragazzino sveglio e coraggioso, e dopo il tremendo impatto, da cui esce illeso, si addentra nel bosco. Qui farà perdere per anni le proprie tracce, imparando a vivere come una sorta di Mowgli, e proprio qui incontrerà Elliot, un drago all’apparenza minaccioso, che si rivela però nel tempo un amico prezioso, quasi una sorta di angelo custode.

Valutazioni
Il film non divide tanto i buoni dai cattivi (alla fine tutti sapranno riconoscere dove sta il bene), quanto tra coloro che mantengono il cuore spalancato e la mente sgombra da pregiudizi, e coloro che invece hanno perso la semplicità e la fiducia dei bambini e si fidano solo di se stessi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film, pur con qualche debolezza a livello di intreccio, si presenta come un prodotto curato e piacevole
Testo Breve:

Il piccolo Pete, rimasto orfano, vive da solo nel bosco ma alla fine sarà il drago Elliot il suo amico più fidato. Un racconto sull’importanza di avere un cuore semplice e una mente sgombra da pregiudizi

Liberamente ispirato a un altro film Disney per ragazzi del 1977, Elliot il drago invisibile, Pete’s Dragon si presenta come la rivisitazione contemporanea di una amicizia senza tempo tra un bambino orfano e indifeso e una creatura leggendaria, contro cui vige più di un pregiudizio. Se nella versione anni Settanta la Disney puntava sulla tecnica mista, mettendo insieme live action e animazione, e inserendo frequenti momenti musical, nella versione odierna vengono completamente estromessi i riferimenti musicali e nel realizzare il drago si fa affidamento solo alla computer grafica. Le sembianze fumettistiche del drago nella vecchia versione, che già nell’aspetto rivelavano la sua natura bonacciona, sono qui abbandonate in favore di una connotazione “ferale”, più vicina all’immaginario collettivo cui è tradizionalmente legato questo animale mitologico. Nonostante l’aspetto, però, fin da subito la natura di Elliot si rivela per quello che è, dimostrando la propria amicizia nei confronti di Pete e prendendosi cura di lui, e manifestando atteggiamenti ostili solo per difendersi da quegli “adulti” che, dando per scontato che egli sia una creatura pericolosa e malvagia, si gettano d’istinto contro di lui nel tentativo di catturarlo.

L’umanità che ritroviamo ne Il Drago Invisibile non è tanto divisa tra buoni e cattivi, né tra bambini e adulti, quanto tra coloro che mantengono il cuore spalancato e la mente sgombra da pregiudizi, e coloro che invece hanno perso la semplicità e la fiducia dei bambini e si fidano solo di se stessi. Nel primo schieramento ritroviamo Pete e gli adulti che prestano fede alle sue parole, disposti a guardare la realtà da una prospettiva diversa da ciò che sembra; del secondo invece fanno parte coloro che non si fidano, e guardano a Elliot solo come a un mostro. Tale distinzione però si dimostra nel finale non del tutto infrangibile: di fronte all’evidente bontà del drago anche i più convinti sostenitori della sua pericolosità possono cambiare idea.

Il film, pur con qualche debolezza a livello di intreccio (in alcuni punti manca di originalità, in altri di verosimiglianza), si presenta come un prodotto curato e piacevole, non solo per i più piccoli. Anche gli adulti infatti da un lato godranno delle manifestazioni di stupore dei bambini di fronte ai volteggi di Elliot e Pete, dall’altro verranno probabilmente colti da una commossa nostalgia, al ricordo (abbastanza prevedibile e non casuale) del volo di Atreiu in groppa a Falkor, il drago volante della Storia Infinita, un cult del genere fantastico degli anni Ottanta

Autore: Miriam Farabegoli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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