Film Verdi

Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

COPPERMAN

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/14/2019 - 15:57
 
Titolo Originale: Copperman
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Eros Puglielli
Sceneggiatura: Riccardo Irrera, Paolo Logli, Alessandro Pondi, Mauro Graiani
Produzione: ELIOFILM CON RAI CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON NOTORIOUS PICTURES
Durata: 94
Interpreti: Luca Argentero, Antonia Truppo, Galatea Ranzi

Anselmo è un ragazzino con un leggero ritardo cognitivo, che vive con la madre Gianna in un paesino della campagna italiana. Emarginato a scuola, fa amicizia con Titti, una bambina orfana di madre, che vive in una sorta di catapecchia insieme al padre violento. Anselmo cresce con l’idea che suo padre, che se n’è andato di casa prima della sua nascita, sia un supereroe e così, una volta adulto, assume l’identità segreta di Copperman, l’uomo di rame che combatte il crimine e corre in soccorso dei più deboli. Con l’aiuto di un burbero fabbro e di una banda di amici squinternati, Anselmo si ergerà a paladino della sua cittadina e proverà a conquistare finalmente Titti…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista, leggermente ritardato, mantiene anche da adulto, la purezza e la semplicità di sguardo di un bambino, che riesce a trasfigurare le cattiverie di chi gli sta intorno
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche accenno di violenza, ma quasi sempre fuori campo e poco insistito.
Giudizio Artistico 
 
Efficace l’effetto fiabesco del film, ottenuto con una scenografia un po’ retrò, fatta di colori pastello e di forme geometriche, ma, con l’esclusione del protagonista interpretato da Luca Argentero, gli altri personaggi sono delineati meno bene e sono più “tipi”, che “caratteri”.
Testo Breve:

Anselmo, un giovane con un leggero ritardo cognitivo, si costruisce un mondo tutto suo e diventa Copperman, che corre in soccorso dei più deboli. Una favola fuori dal tempo e più per adulti che per ragazzi

Il film di Eros Puglielli è una favola fuori dal tempo e dallo spazio. Girato in Umbria, a Spoleto, non fornisce in realtà allo spettatore alcuna coordinata specifica. A questo effetto fiabesco concorrono una scenografia un po’ retrò, fatta di colori pastello e di forme geometriche, e una galleria di personaggi che sembrano tutto fuorché moderni. La scelta della palette cromatica e l’insistenza sulla figura del cerchio non sono casuali, ma riflettono la forma mentis di Anselmo che, anche da adulto, mantiene la purezza e la semplicità di sguardo (e di cuore) di un bambino. Non a caso, le atmosfere rarefatte e quasi surreali del film hanno spinto molti a paragonare, pur con le relative differenze, Copperman a Il Favoloso Mondo di Amélie di Jeunet.

Argentero si cala abbastanza bene nel difficile ruolo del Forrest Gump italiano, che deve suscitare simpatia senza risultare ridicolo e senza generare nello spettatore quella sorta di distacco pietoso che un protagonista ritardato rischia di provocare. Gli altri personaggi sono delineati meno bene e risultano, quindi, un po’ schematici. Più “tipi”, insomma, che “caratteri” veri e propri. Basti pensare al fabbro del paesino che costruisce l’armatura di Copperman e che, in realtà, è un uomo in fuga dopo aver ucciso gli assassini della moglie; alla madre di Anselmo, la dolce proprietaria di una piccola libreria; oppure ancora al padre di Titti, un alcolizzato violento, che va in giro su un’auto sgangherata e spara a salve contro chiunque osi contraddirlo. Per quanto riguarda il casting, risulta particolarmente interessante la scelta di Antonia Truppo, che veste i panni di Titti adulta, mettendo in scena una sorta di “donna angelo” alternativa, sottomessa al padre ma, allo stesso tempo, affascinata da Anselmo e incapace di stargli lontana. Meno azzeccata è invece la scrittura degli amici di Anselmo, un gruppetto di persone affette da vari disturbi psichici e della personalità, ma talmente calcati nelle loro manie da riuscire a strappare soltanto qualche risata a denti stretti e, questa volta sì, totalmente distaccata.

Copperman è, innanzitutto, una commedia, venata di ironia e con qualche punta drammatica. Cade totalmente in errore chi vi si accosta sperando di trovare un film di supereroi (un altro  Lo chiamavano Jeeg Robot, per intenderci). Niente di più diverso. In questo caso, infatti, Copperman non è altro che il personaggio che Anselmo si inventa per relazionarsi alla realtà. Non è dunque dotato di alcun potere speciale, ma soltanto di un pesante costume in rame, una manciata di gadget “alternativi” e tanto coraggio. Per questo motivo, Copperman rimane un film per adulti, che difficilmente può essere apprezzato e compreso dai ragazzi più giovani. Ma va comunque riconosciuto come un tentativo apprezzabile di svecchiare e innovare il cinema italiano.

Autore: Cassandra Albani
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DERRY GIRLS

Inviato da Franco Olearo il Mar, 02/05/2019 - 21:32
 
Titolo Originale: Derry Girls
Paese: United Kindom
Anno: 2018
Regia: Michael Lennox
Sceneggiatura: Lisa McGee
Produzione: Hat Trick Productions
Durata: sei ountate di 22' su Netflix
Interpreti: Saoirse-Monica Jackson, Nicola Coughlan, Louisa Harland , Jamie-Lee O'Donnell, Dylan Llewellyn

Erin è una ragazza di 16 anni che negli anni ’90 vive a Derry, nel Nord dell’Irlanda e frequenta assieme a sua cugina Orla un liceo retto da suore cattoliche. E’ il primo giorno di scuola e l’amica Michelle presenta loro suo cugino James, appena arrivato dall’Inghilterra che frequenterà, unico maschio, il oro collegio femminile, per evitare problemi con altri ragazzi irlandesi. Al gruppo si unisce anche Clare, che sta digiunando tutto il giorno in segno di solidarietà con i poveri bambini dell’Africa. La giornata inizia con un’ottima notizia: nella notte c’è stato un attentato sul ponte che porta in città è c’è una seria possibilità che lo scuolabus non possa arrivare a destinazione....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Delle brave insegnanti suore e dei simpatici genitori sanno tenere a bada quattro ragazze un po’ irrequiete
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio sboccato
Giudizio Artistico 
 
Le sei puntate scivolano veloci, sostenute da un fuoco d’artificio di battute, malintesi, imprevisti
Testo Breve:

Nella cattolica Derry durante il confitto nordirlandese quattro ragazze trascorrono la loro adolescenza con un po’ di incoscienza ma tanta allegria e sempre con grande spirito di solidarietà fra di loro

“Il mio nome è Erin Quinn, ho sedici anni e vengo da un posto chiamato Derry o Londonderry, dipende dalle vostre convinzioni; un angolino problematico del nordovest dell’Irlanda. E’ giusto dire che ho un rapporto piuttsto complicato con la mia città natale. Vedete, il problema di vivere a Derry è che non c’è un posto dove nascondersi. Tutti conoscono tutti e conoscono tutto di tutti”. E’ questo il commento di sottofondo con cui inizia questa fiction in sei puntate disponibile su Netflix, mentre scorrono le immagini dall’alto di Derry e di camionette dell’esercito inglese che percorrono le sue strade.

Continua la nostra indagine sui serial TV del 2018 che descrivono il mondo degli adolescenti ma è meglio chiarire subito che questa fiction inglese ha una particolarità: fa morire dal ridere. L’autrice, Lisa McGee ha realmente vissuto la sua adolescenza a Derry negli anni ’90, cioè ai tempi del cosidetto The Troubles (il conflitto nordirlandese) e ricostruisce il suo passato con il filtro dell’affetto che ha conservato per le sue compagne, per le suore del collegio, la sua famiglia. Anche le tensioni del conflitto sono state rilette alla luce dello spirito goliardico di una ragazza che a quel tempo aveva sedici anni: un attentato al ponte viene subito visto come occasione per evitare di andare a scuola e i posti di blocco dei soldati inglesi sono pretesti fra le compagne per discutere su quale soldato sia il più carino.

Il serial ha una struttura a Sit Com, ogni puntata è di venti munuti e le le battute fra i protagonisti costituiscono un fuoco di artificio che porta avanti con brio la spirale di pasticci che le ragazze riescono a combinare (sono dei Gianburrasca in gonnella). Sembra ogni volta che la situazione sia andata completamente fuori controllo ma alla fine grazie anche alla burbera suor Michael, che sembra essere l’unica che abbia la testa a posto e conosca le sue ragazze, tutto si sistema. C’è in effetti da sperare poco di buono da una ragazza come Michelle, sempre pronta a lanciarsi con irruenza in una nuova avventura mentre Erin proclama con forza i suoi diritti di adolescente davanti a sua madre salvo poi tornare subito indietro (“oggi giorno anche i figli possono divorziare dai propri genitori!”). Clare, spaventata sempre di tutto, finisce per venir inesorabilmente trascinata dalle altre mentre James ha problemi più prosaici: nel college non c’è una toilette per i maschi. Le quattro ragazze hanno un linguaggio sboccato che serve loro per lasciare intendere che sono esperte del mondo ma in realtà i loro amori sono solo frutto di fantasia e di sospiri per il ragazzo della porta accanto.

Ma il serial vuole raccontare qualcosa di più che le avventure di quattro adolescenti un po’ irrequiete: ogni puntata mette in luce temi dolorosi che sono ancora attuali e li affronta con un’ironia dissacratoria che non vuol sottovalutare certi problemi ma sembra piuttosto volerli, porre nella giusta dimensione, dal momento che ciò che conta realmente è l’amicizia, gli affetti familiari e la solidarietà sociale.

Ecco quindi che forse non è umano dividersi per dei conflitti religiosi, scegliere la soluzione della resistenza terroristica, proclamare subito un miracolo perché una statuetta sembra lacrimare, perdere un’amica perché ha inclinazioni omosessuali.

Il serial è disponibile sulla piattaforma Netfix in lingua inglese con sottotitoli in italiano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MIA E IL LEONE BIANCO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/24/2019 - 18:08
 
Titolo Originale: Mia et le lion blanc
Paese: Francia, Sudafrica e Germania
Anno: 2019
Regia: Gilles de Maistre
Sceneggiatura: Prune de Maistre e William Davies
Produzione: FILM AFRIKA WORLDWIDE
Durata: 98
Interpreti: Daniah De Villiers, Mélanie Laurent e Langley Kirkwood

Mia si è da poco trasferita in Sudafrica, dove suo padre porta avanti un allevamento di leoni e sta per aprire un Bed & Breakfast. Ma alla ragazzina mancano la sua scuola e gli amici londinesi e fa fatica ad adattarsi alla sua nuova vita. Non sembra cambiare nulla neppure quando, una mattina di Natale, il padre di Mia si presenta con un cucciolo di leone bianco: è un evento molto raro, ma Mia non ha intenzione di condividere la gioia del resto della famiglia. Il cucciolo, però, pian piano abbatte le difese della ragazzina e tra Charlie – così viene chiamato il leone – e Mia nasce un’amicizia intensa. Il tempo trascorre finalmente felice, ma Charlie cresce e i genitori di Mia sono sempre più preoccupati del rapporto ormai molto stretto che la ragazzina ha con il leone adulto. Presto Mia sarà messa di fronte a delle verità scomode che le erano state taciute, e dovrà decidere fin dove è disposta ad arrivare per salvare un amico …

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una ragazza di 14 anni di fronte al crollo del mito dell’eroe paterno, sa diventare lei stessa l’eroina della sua storia e a prendersi la responsabilità di fare la scelta giusta.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film beneficia di splendide riprese tra gli animali delle pianure africane e la storia, anche se priva di originalità, appare abbastanza ben costruita.
Testo Breve:

Una bambina cresce assieme a un cucciolo di leone e diventano molto amici. Una storia ben raccontata che pone l’accento sul tema, molto attuale, della salvaguardia degli animali selvatici

Dalla Francia (con la partecipazione di Sudafrica e Germania) arriva un nuovo film formato famiglia che si inserisce nella lunga tradizione di storie di amicizia tra bambini e animali adattate al grande schermo. Al posto di cani, cavalli o lupi, però, la protagonista qui fa amicizia con un leone. Di conseguenza, Mia e il leone bianco non si limita a raccontare l’evoluzione del rapporto sempre più stretto tra bambina e predatore, ma offre anche tutta una serie di spunti tematici circa l’allevamento in cattività di animali selvatici e la salvaguardia della loro specie. Da questo punto di vista, il film è sorprendentemente equilibrato nel dosare l’approccio animalista alla storia: lo spettatore viene, sì, invitato a riflettere sulle conseguenze della caccia legalizzata, ma non si ha mai l’impressione che questa sia la sola preoccupazione del regista o degli sceneggiatori.

La storia raccontata, di per sé, è estremamente lineare e – anche se priva di originalità – appare abbastanza ben costruita. La prima parte forse manca un po’ di ritmo, poiché viene dato fin troppo spazio al racconto della “fase ribelle” di Mia e gli eventi cardine della storia si scatenano un po’ a rilento. Tuttavia, nella seconda metà il film si riprende, mettendo la protagonista in viaggio e virando un poco di più sul genere dell’avventura.

Per quanto concerne i personaggi, è un peccato che venga poco approfondito il rapporto tra Mia e il fratello Mick, che ha problemi di ansia e attacchi di panico seguiti a un episodio del passato. Interessante è, invece, il conflitto crescente che si crea con il padre. Mia, infatti, va gradualmente incontro ad un tipo di trauma – seppure naturale e sano – che ogni spettatore ha sperimentato nella sua vita: la scoperta che anche i genitori sono fallibili. Il crollo dell’eroe paterno e la delusione nello scoprire i suoi sbagli spingono, però, Mia a diventare lei stessa l’eroina della sua storia e a prendersi la responsabilità di fare la scelta giusta. Mia e il leone bianco è, dunque, uno di quei film che – anche per le splendide riprese tra gli animali delle pianure africane – piacerà facilmente ai bambini e magari pure a qualche genitore.

Autore: Rachele Mocchetti
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CREED II

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/23/2019 - 15:46
 
Titolo Originale: Creed II
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Steven Caple Jr.
Sceneggiatura: Sylvester Stallone, Juel Taylor
Produzione: METRO-GOLDWYN-MAYER STUDIOS, NEW LINE CINEMA, WARNER BROS., IN COPRODUZIONE CON UDI NEDIVI
Durata: 129
Interpreti: Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, Tessa Thompson, Wood Harris, Dolph Lundgren, Phylicia Rashad

Adonis Creed, diventato campione dei pesi massimi, viene sfidato da Viktor Drago, il figlio dell’uomo che uccise suo padre Apollo sul ring tanti anni prima. Rocky gli consiglia di non accettare la sfida ma per Adonis vendicare il nome di suo padre significa anche provare a sentirsi finalmente degno del nome che porta. Anche a costo di mettere in pericolo la fragile felicità che ha creato con Bianca e il bambino che aspettano…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La lezione che ci fornisce il film è che solo la determinazione e il sacrificio ci fanno raggiungere i nostri giusti obiettivi e che la fonte di questa capacità di sacrificio è l’amore, la solidarietà fra amici e familiari come uniche sorgenti della fiducia in sé stessi
Pubblico 
Adolescenti
Scene di combattimento violenti, una scena sensuale, turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
Il film riesce a coinvolgere con la sua retorica semplice ed efficace mentre Sylvester Stallone, con ammirabile discrezione ed efficacia, si ritaglia ancora una volta la parte di un mentore saggio, affettuoso e ironico, sempre capace di insegnare e imparare dalla vita.
Testo Breve:

Adonis Creed, diventato campione dei pesi massimi, viene sfidato da Viktor Drago, il figlio dell’uomo che uccise suo padre. Ancora una storia di riscatto, di sacrificio e di solidarietà fra amici e familiari

Era destino che prima o poi la saga di Rocky, rinata dalle sue ceneri tre anni fa con il sorprendente Creed – Nato per combattere di Ryan Coogler (qui solo produttore, nel frattempo ha firmato l’eccellente Black Panther), tornasse ad affrontare la nemesi per eccellenza del pugile americano, Ivan Drago. Rimasto nella memoria degli spettatori italiani dai tempi di Rocky IV per quel tamarrissimo «Ti spiezzo in due», Dolph Lundgren rientra in scena qui come allenatore del figlio Viktor. Abbandonato dalla consorte (Brigitte Nielsen, che fa un cameo anche qui) e dall’apparato che lo aveva creato, randagio e ridotto in povertà, Drago ha cresciuto il figlio con l’unico scopo di riprendersi onore, fama e rispetto.

Rispetto ad Adonis, ora all’apice della fama e reduce dalla vittoria mondiale nella categoria dei pesi massimi, è il russo il vero outsider e il film sottolinea bene questa situazione paradossale. Adonis, per altro, forse a causa della sua storia personale, non riesce fino in fondo a credere in sé stesso, ed è questa la ragione per cui non può fare a meno di accettare la sfida nonostante il parere contrario del suo mentore.

Il film si prende il suo tempo per raccontare, oltre agli allenamenti sportivi e le sfide sul ring, anche le vicende famigliari di Adonis (la compagna Bianca, cui chiede con tenera imbranataggine di sposarlo, resta incinta e la bambina che aspettano potrebbe ereditare la sordità della madre), la sua crisi sportiva e umana, che si intreccia a quella dello stesso Rocky.

Il rapporto padre-figlio, già al centro della pellicola precedente, qui si moltiplica nelle declinazioni, caricandosi di sfumature diverse. Non solo quello inevitabile per quanto mediato tra Adonis e il defunto Apollo, ma anche quello tra lui e Rocky, tra Rocky e il figlio lontano con cui non è in grado di comunicare, quello tra Ivan e Viktor (con un’inaspettata positiva svolta finale), e infine quello tra Adonis e la figlia appena nata, che si rivela la chiave per la sua rinascita.

La saga di Rocky è da sempre stata un inno agli eroi maltrattati dalla vita, gettati al tappeto ma sempre capaci di trovare dentro di sé la capacità di risorgere e lottare. In questo Creed II non mette nulla di particolarmente nuovo sul piatto, ma sottolinea ancora di più la necessità di riconoscere la fonte di questa capacità di sacrificio per quello che davvero vale: l’amore, innanzitutto, come unica sorgente della fiducia in sé stessi.

Un messaggio positivo, veicolato con semplicità da uomini che sul ring se le danno di santa ragione ma che poi, fuori dalle corde, sono pronti a mettere a nudo le proprie ferite, cui la pellicola guarda con inaspettata ed ecumenica pietas.

Senza avere il virtuosismo stilistico del primo episodio firmato da Coogler, Creed II  riesce comunque a coinvolgere con la sua retorica semplice ed efficace, soprattutto nelle sequenze degli incontri (inevitabile l’applauso quando, su un momento particolarmente drammatico, parte il tema musicale della saga) e conferma lo status di star del suo protagonista Michael B. Jordan, accanto a cui Sylvester Stallone, con ammirabile discrezione ed efficacia, si ritaglia ancora una volta la parte di un mentore saggio, affettuoso e ironico, sempre capace di insegnare e imparare dalla vita.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RALPH SPACCA INTERNET

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/09/2019 - 06:07
 
Titolo Originale: Ralph breaks the Internet
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Phil Johnstone, Rich Moore
Sceneggiatura: Phil Johnstone, Pamela Ribon
Produzione: WALT DISNEY ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
Durata: 112

Nel mondo parallelo dei videogiochi in cui vivono Ralph Spaccatutto e la piccola Vanellope, le giornate scorrono come sempre, anche in maniera fin troppo prevedibile. A movimentare le vite dei due amici, sarà però un rocambolesco viaggio nello sterminato mondo del web, alla ricerca di un elemento mancante per salvare Sugar Rush, il gioco di piste go-kart di Vanellope, che rischia di essere staccato per sempre dalla presa di corrente e buttato.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una delicata storia di amicizia tra il gigante buono Ralph e la sua piccola amica pilota Vanellope e sull’importanza di volere il bene dell’altro e di lasciarlo libero di trovare la propria strada, anche se questo può significare un distacco, perché l’amicizia è un dono, non un possesso
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film si muove continuamente tra positivo e negativo, alla ricerca di una riproduzione bilanciata e oggettiva della realtà virtuale, terra di infinite possibilità, ma gli spunti che offre il film sono davvero tanti, forse troppi
Testo Breve:

Ralph spacca Internet trasporta lo spettatore nel magico mondo del World Wide Web, fatto non solo di tecnologia, ma anche di pubblicità, spam, pop-up, video “acchiappa-clic” e noti personaggi animati, alle prese con le loro nuove identità transmediali

A differenza di Ralph Spaccatutto (2012), che aveva un retrogusto nostalgico anni Ottanta, essendo incentrato sui primi videogiochi, Ralph spacca Internet trasporta lo spettatore nel magico mondo del World Wide Web, fatto non solo di tecnologia, ma anche di pubblicità, spam, pop-up, video “acchiappa-clic” e noti personaggi animati, alle prese con le loro nuove identità transmediali.

Internet si presenta come grande città ultratecnologica e caotica, dove i palazzi sono quelli delle grandi corporation come Google, Amazon, Ebay e dove i pericoli sono rappresentati dai virus spacciati illegalmente nei bassifondi.

Per Ralph e Vanellope, Internet è un mondo tutto nuovo, di cui non conoscono le regole. L’asta per aggiudicarsi su Ebay il volante di Sugar Rush è per loro un gioco divertente e quasi nonsense, ma presto scopriranno che per ritirare il loro ordine hanno bisogno di soldi veri. È a questo punto che entreranno in contatto con le opportunità e le insensatezze del web, che consente a chiunque di raggiungere la notorietà in pochi secondi grazie a video spesso demenziali, ma che vengono cliccati e condivisi migliaia di volte, creando al tempo stesso guadagni.

Anche Ralph diventa ben presto una star della piattaforma di condivisione BuzzTube: i suoi video però non attirano solo migliaia di like, ma anche commenti di odio e insulti personali. L’impatto con i post degli haters è per Ralph sorprendente e doloroso. Mentre Ralph si scopre vulnerabile, Vanellope rimane affascinata da un nuovo gioco di macchine da corsa, che la fa sentire viva e felice come mai prima.

Il viaggio all’interno del web è quindi per Ralph e Vanellope l’occasione per uscire dai propri confini, ampliare le proprie vedute e sognare in grande, con tutto quanto di positivo ne può conseguire; al tempo stesso, i due si troveranno ad affrontare situazioni che li porranno di fronte ai problemi della privacy e della sicurezza online, due temi tuttora molto controversi.

Il film si muove quindi continuamente tra positivo e negativo, alla ricerca di una riproduzione bilanciata e oggettiva della realtà virtuale, terra di infinite possibilità, ma anche di qualche pericolo.

Non mancano momenti particolarmente divertenti, conditi di una certa ironia autoreferenziale (con tanto di battuta sulla Pixar!), come quando Vanellope si trova a contatto con le principesse Disney e le invita a dismettere gli abiti principeschi a favore di un abbigliamento più casual.

Gli spunti che offre il film sono davvero tanti, forse troppi, quasi a voler riflettere la complessità e l’abbondanza di stimoli propria del mondo virtuale. I più piccoli probabilmente non coglieranno tutti i sottotesti, ma capiranno di certo la tenera e delicata storia di amicizia tra il gigante buono Ralph e la sua piccola amica pilota Vanellope. La linea narrativa che riguarda il rapporto tra i due fa riflettere proprio sull’importanza di volere il bene dell’altro e di lasciarlo libero di trovare la propria strada, anche se questo può significare un distacco, perché l’amicizia è un dono, non un possesso. Per fortuna allora che c’è Internet, che quando è bene usato, può far sentire vicine anche le persone fisicamente lontane: tramite una videochiamata le distanze si accorciano e i rapporti si alimentano.

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AQUAMAN

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/30/2018 - 19:11
 
Titolo Originale: Aquaman
Paese: USA, AUSTRALIA
Anno: 2018
Regia: James Wan
Sceneggiatura: David Leslie Johnson, Will Beall
Produzione: DC Comics, DC Entertainment, Panoramic Pictures, Rodeo FX, The Safran Company, Warner Bros.
Durata: 143
Interpreti: Jason Momoa, Amber Heard, Nicole Kidman, Patrick Wilson, Dolph Lundgren

Arthur Curry, figlio di un umano e della regina di Atlantide, preferirebbe continuare a vivere sulla terra come un uomo comune, nonostante i suoi poteri eccezionali l’abbiano già in parte fatto conoscere al mondo come metaumano ai tempi dell’avventura con la Justice League. Ma nelle profondità dell’oceano il suo fratellastro Orm prepara una guerra contro la terra ferma e la bella principessa Mera è convinta che solo Arthur possa scongiurarla. Per farlo deve trovare il tridente perduto del re di tutti gli Atlantidi e reclamare il suo posto di erede al trono dei mari. Per Arthur è l’inizio di un’avventura che lo obbligherà a fare i conti con la sua origine e la sua vocazione di eroe.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista è un eroe scanzonato, una sorta di gigante buono che affronta battaglie e sfide sempre con un sorriso spavaldo, senza per altro godere della violenza
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La pellicola è decisamente ipertrofica con le sue oltre due ore di durata, ma non annoia quasi mai. Non ha l’epica grandezza di Wonder Woman, ma evita con destrezza le paludi in cui troppo spesso gli eroi Dc degli ultimi anni si sono infilati
Testo Breve:

Arthur Curry, figlio di un umano e della regina di Atlantide, deve salvare il mondo marino da un grave pericolo. Non si tratta di una pellicola sofisticata, ma sicuramente uno spettacolo godibile, rivolto a vasto un pubblico

Nell’ormai affollatissimo panorama dei super hero movies il film di James Wan (diventato famoso grazie ad alcuni titoli horror tra cui il riuscito Conjuring) rappresenta in qualche modo una piacevole novità, che sfugge al solitamente cupo impianto degli eroi dell’universo DC per invadere il territorio scanzonato e a volte dichiaramente tamarro di alcuni titoli Marvel, proprio quando i cugini, con i molti lutti di Infinity War hanno a loro volta preso una strada più “seria”.

Aquaman, del resto, pur non dimenticando le precedenti brevi apparizioni del suo protagonista nelle avventure della Justice League, esplora un suo universo indipendente, fatto di profondità marine piene di pericoli e rivoluzionaria tecnologia, di popoli dalle forme inquietanti (con esoscheletri e chele da granchi giganti) di forze oscure e mostri che, tuttavia, agli occhi dello spettatore si presentano prima di tutto come un movimentatissimo ed eccitante “campo da gioco”. Molto dipende dal fatto che in questo mondo (o sarebbe meglio dire in questi mondi) entriamo con lo sguardo un po’ smargiasso del protagonista, un eroe riluttante, ma in definitiva sempre entusiasta.

Arthur Curry, nonostante il suo drammatico passato (nasce da un amore impossibile, spezzato dalle regole ferree che sembrano condannare il mare e la terra a una opposizione ineluttabile) è un gigante buono, un ragazzone tatuato che non disdegna una birra e un selfie con gli ammiratori. La fisicità imponente del suo interprete, Jason Monmoa (che non vincerà certo un Oscar per questo ruolo, ma si getta nell’azione senza risparmiarsi) fa sì che l’eroe affronti battaglie e sfide sempre con un sorriso spavaldo, senza per altro godere della violenza, ma piuttosto conservando una sorta di spirito fanciullesco rispetto al quale la crudeltà determinata dei suoi avversari (il fratellastro Orm e il pirata Black Manta) risulta perdente anche sul piano concettuale. Tanto più che il fortissimo Aquaman ha anche numerosi momenti in cui esibisce senza vergogna la sua vulnerabilità di bimbo abbandonato, mettendo sullo schermo un inedito eroe aggiornato ai tempi del #metoo, granitico e smargiasso, ma bisognoso dell’abbraccio di una madre e di una compagna.

La pellicola è decisamente ipertrofica con le sue oltre due ore di durata, ma non annoia quasi mai e anche le numerose deviazioni del plot (che precedono viaggi da una parte all’altra del pianeta, anche fuori dall’Oceano, in una caccia al tesoro che ha come premio in palio un mitico tridente) alla fine si accettano nello spirito di un film d’avventura in cui anche la tensione romantica tra Arthur e la sua determinata coprotagonista contribuisce a dare ritmo al racconto.

Nobilitato dalla presenza di camei di lusso come quello di Willem Dafoe e soprattutto Nicole Kidman, Aquaman non ha l’epica grandezza di Wonder Woman, ma evita con destrezza le paludi in cui troppo spesso gli eroi Dc degli ultimi anni (messa in archivio la filosofica trilogia di Nolan) si sono infilati, zavorrati dalle tragedie un po’ ovvie dei loro protagonisti e da interpreti non sempre di livello.

Non si tratta quindi di una pellicola sofisticata, ma sicuramente di uno spettacolo godibile sia sul piano del racconto che sul quello visivo, rivolta a un pubblico vasto e disponibile a farsi trascinare dalle correnti marine in un viaggio di scoperta che opta sempre per il senso della meraviglia rispetto al vincolo della verosimiglianza, senza tuttavia perdere la capacità di toccare corde emotive autentiche.

 

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALPHA – UN’AMICIZIA FORTE COME LA VITA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/13/2018 - 11:04
 
Apha
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Albert Hughes
Sceneggiatura: Daniele Sebastian Wiedenhaupt
Durata: 96
Interpreti: Kodi Smith-McPhee, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Natassia Malthe

In epoca paleolitica, Keda, figlio del capotribù Tau, viene giudicato dal padre abbastanza maturo per accompagnare gli altri uomini nel villaggio nella battuta di caccia necessaria a procurare il cibo per l’inverno. Durante un incontro ravvicinato con una mandria di bisonti della steppa, Keda cade giù da un dirupo. Creduto morto da suo padre e dal resto della tribù, si ritrova solo e stringe amicizia con Alpha, un lupo grigio. Il legame tra il ragazzo e il lupo diventerà sempre più forte e darà a Keda la forza di affrontare il lungo e difficile viaggio verso casa…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L'amicizia fra un giovane e un cane lupo, l'affetto di una madre, sono gli unici valori che sembrano presenti in un mondo dove si lotta per la pura sopravvivenza
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di tensione e di violenza contro gli animali, in accordo con il genere e la scelta dell’ambientazione
Giudizio Artistico 
 
Alpha fatica a trovare una sua precisa collocazione non tanto di genere, quanto piuttosto di pubblico a cui si rivolge e si avverte l’assenza di una vena comica che avrebbe reso il film meno cupo
Testo Breve:

Nella preistoria, il giovane figlio del capo tribù, rimasto isolato, stringe amicizia con un lupo. Un bel rapporto fra l’uomo e l’animale trattato con un piglio troppo serio e con alcune scene violente

Alpha è, innanzitutto, una classica storia di formazione, in cui un ragazzo buono ma inesperto deve affrontare una serie di prove per dimostrare di essere diventato adulto e capace di cavarsela da solo. La posta in palio, in questo caso, non è tanto l’ammissione a pieno titolo all’interno della tribù, quanto piuttosto la possibilità di tornare a casa e di abbracciare i propri cari. Fulcro della trama è, ovviamente, il legame di amicizia che lega Keda e Alpha e che richiama, a tutti gli effetti, quello tra un cane e il suo padrone (per certi versi, il film si propone proprio di raccontare il primo rapporto di questo tipo nella storia).

Il tema della relazione tra un uomo e un animale, spesso selvatico, su uno sfondo altrettanto selvaggio non è certo innovativo. Si pensi, ad esempio, alle varie versioni de Il Libro della Giungla - recentemente riportato sul grande schermo dalla Disney, con la regia di Jon Favreau (2016) - e alla fortunata trilogia francese di Belle e Sébastien, in cui il rapporto tra un bambino e un cane selvatico si snoda sullo sfondo di uno sperduto villaggio dei Pirenei.

Nel caso di Alpha, la “novità” sta essenzialmente nella scelta dell’ambientazione preistorica.

Purtroppo, né il setting né il tentativo di raccontare la storia con un tono piuttosto secco e realistico riescono nel loro intento. Il sapore del già visto è dietro l’angolo, a partire dai personaggi secondari. Un esempio tra tutti, i genitori di Keda: lui, rigido e severo capo villaggio, mette il bene della tribù al primo posto; lei, invece, madre amorevole, si preoccupa costantemente per il figlio, di cui conosce il “cuore gentile”. Nulla di sbagliato, certo, ma il rischio (non del tutto evitato) è che l’archetipo si trasformi in stereotipo.

Il problema maggiore, però, è che Alpha fatica a trovare una sua precisa collocazione non tanto di genere, quanto piuttosto di pubblico a cui si rivolge. Da una parte, infatti, il film sembra respingere una platea di famiglie e bambini, abbondando, specie nella prima parte, di scene piuttosto crude e violente e rifiutando la componente favolistica che una storia di questo tipo potrebbe portare con sé. Dall’altra, la mancata esplorazione dei personaggi e un uso un po’ ingenuo degli effetti speciali (che attingono a piene mani ai chiaroscuri e ai cieli fiammeggianti) non convincono neanche lo spettatore adulto, che finisce per non comprendere la chiave di lettura necessaria ad accostarsi al film. Si avverte, inoltre, il peso della totale assenza di una vena comica, a cui si sarebbe potuto facilmente attingere nello sviluppo del rapporto umano-lupo e che invece viene rifiutata in toto, allo scopo, probabilmente, di rispettare quello che è il vero messaggio del film: “La vita non è un diritto. Va guadagnata”.  Che sia vero o no, forse ci sarebbero state strade più originali e modi più convincenti per trasmetterlo.

 

Autore: Cassandra Albani
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ANIMALI FANTASTICI 2 - I CRIMINI DI GRINDELWALD

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/01/2018 - 20:21
 
Titolo Originale: Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwal
Paese: USA, Gran Bretagna
Anno: 2018
Regia: David Yates
Sceneggiatura: J.K. Rowling;
Durata: 134
Interpreti: Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol, Ezra Miller, Jude Law, Johnny Depp

1927. Grindelwald evade durante il suo trasferimento da New York a Londra. I suoi sostenitori sono chiamati a raccolta per mettere in pratica la loro ideologia: sottomettere i non maghi per l’affermazione definitiva dei maghi. Il primo obiettivo è trovare Credence, il ragazzo orfano dotato di un incontrollabile potere oscuro, che è ora alla ricerca delle sue origini. Sulle sue tracce ci sono anche diversi esponenti dei ministeri della magia e persino Albus Silente, della scuola di Hogwarts, che invia uno dei suoi ex-studenti, Newt Scamander, il noto magizoologo, alla ricerca del ragazzo, il cui misterioso passato potrebbe essere determinante per il destino del mondo magico.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film promuove la tolleranza e prospetta la superiorità delle soluzioni pacifiche rispetto a quelle violente
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione e violenza
Giudizio Artistico 
 
Le affascinanti ambientazioni del mondo magico degli anni Venti rischiano di far solo da bel contenitore. Si ha l’impressione che ci si accomodi un po’ troppo sulla natura di episodio di passaggio, seminando in modo superficiale rapporti e trame che potevano avere già sviluppi interessanti
Testo Breve:

In questo sequel di Animali Fantastici, il cattivo Grindelwald vuole sottomettere i non maghi per l’affermazione definitiva dei maghi. Un racconto con troppe  linee narrative che rischiano di lasciare lo spettatore confuso

I crimini di Grindelwald è il secondo degli spin-off della saga di Harry Potter, Animali Fantastici, nati dalla penna di J.K. Rowling, ora nel ruolo di sceneggiatrice. Nel precedente episodio Scamander, in visita a New York, con l’aiuto di Tina, impiegata del ministero magico americano, smaschera la copertura di Grindelwald, colpevole di crimini contro i non-maghi, permettendo la sua cattura.

Nel nuovo capitolo ci si sposta in Europa e, per il piacere dei più affezionati alla saga originale, ritroviamo ambientazioni note, tra le quali la scuola di Hogwarts, e personaggi amati, tra cui un giovane Albus Silente.

La fuga di Grindelwald mette in allarme il mondo magico e i personaggi sono costretti a schierarsi, tra chi decide di seguire il mago oscuro, chi vorrebbe una dura repressione dei suoi seguaci e chi invece sceglie una lotta più cauta. Tra quest’ultimi Silente, che a causa di un vecchio voto non può combattere direttamente Grindelwald, con il quale c’è stato in passato un forte legame. Silente manda avanti Scamander e lo invia a Parigi, principale terreno di scontro di questo capitolo. Newt inizialmente non vuole essere coinvolto ma la notizia della presenza a Parigi di Tina, anche lei alla ricerca di Credence, lo spinge a partire.

Questo secondo episodio porta il racconto su toni più cupi rispetto alle avventure precedenti, con uno scontro fra due diversi modi di concepire l’esistenza dei maghi che chiede a tutti di scegliere una parte. Le ragioni dei vari personaggi tuttavia non sono davvero approfondite. Alla questione centrale del film si intrecciano poi numerose linee narrative senza un vero affondo e si rischia di lasciare lo spettatore confuso, tanto che si rendono necessarie lunghe spiegazioni per portare avanti svolte narrative. Il rapporto tra Silente e Grindelwald di cui tanto si è discusso (a proposito della ipotesi di omosessualità di Silente) si ferma a timidi e molto indiretti accenni. Ma il problema più grande è il protagonista Scamander, che resta in realtà nell’ombra. La sua posizione non è ben definita e non si ha davvero una crescita dall’iniziale neutralità alla decisione di combattere. Dei suoi animali fantastici, che danno il titolo alla saga, si vede in fondo molto poco. I rapporti con gli altri personaggi sono confusi, dal difficile confronto con il fratello, Theseus, alla vecchia fiamma dei tempi della scuola, Leta Lestrange. E anche i compagni d’avventura americani non trovano vero spazio: con Tina si accenna appena un comico coinvolgimento sentimentale. Nulla ci viene detto poi della preferenza di Silente per il magizoologo.

Le affascinanti ambientazioni del mondo magico degli anni Venti rischiano così di far solo da bel contenitore. Si ha l’impressione che ci si accomodi un po’ troppo sulla natura di episodio di passaggio, seminando in modo superficiale rapporti e trame che potevano avere già ora sviluppi interessanti, soprattutto per la messa in gioco di tematiche, come il rapporto con il diverso, che hanno da dire qualcosa anche al nostro mondo reale.

Autore: Jessica Quacquarelli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SENZA LASCIARE TRACCIA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 11/16/2018 - 19:04
 
Titolo Originale: Leave No Trace
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Debra Granik
Sceneggiatura: Debra Granik, Anne Rosellini
Produzione: BRON CREATIVE, TOPIC STUDIOS, HARRISON PRODUCTIONS, REISMAN PRODUCTIONS, STILL ROLLING PRODUCTIONS FILMS
Durata: 107
Interpreti: Ben Foster, Thomasin Harcourt McKenzie (Thomasin McKenzie)

Fra i boschi del Parco Nazionale dell’Oregon vivono Will, un veterano di guerra che è rimasto traumatizzato da ciò che ha vissuto e Tom, sua figlia quindicenne, che ha cresciuto addestrandola a sopravvivere nella foresta. Scendono in città solo per comperare ciò che non possono ricavare dalla natura e Will ottiene i soldi di cui ha bisogno vendendo le ricette che gli vengono prescritte come veterano affetto da disordine post traumatico. Un giorno la polizia li scopre e li porta in città. Gli assistenti sociali riescono a trovare per loro una casa, un lavoro e Tom inizia a frequentare la scuola, con un crescente interesse verso questa nuova vita di relazioni. Ma il padre non riesce ad adattarsi e convince la figlia a prendere i bagagli e a salire clandestinamente su di un treno merci in cerca di nuovi boschi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nessuno è cattivo in questo film: tutti esprimono una sollecita premura nel prestare aiuto a chi ne ha bisogno.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La regista è molto brava nel rappresentare il suo ideale fondato sulla sinergia fra una natura generosa e una umanità solidale. Ottima interpretazione dell’emergente Thomasin McKenzie-Harcourt
Testo Breve:

Un veterano di guerra desidera solo isolarsi dal mondo vivendo in una foresta e facendo crescere in quel modo sua figlia. Una storia-limite ma ricavata da un fatto realmente accaduto, che è l’occasione per la regista di esprimere il suo amore per una natura generosa e benevola verso l’uomo

Verso metà del film, quando padre e figlia sono stati accolti in una comunità che vive in roulotte ai margini di un bosco, Tom fa amicizia con una signora che periodicamente appende un sacco a un chiodo conficcato in un albero della foresta. Il sacco è pieno di generi alimentari e attrezzi utili per la sopravvivenza. Quel sacco è destinato alle tante persone che vivono nascoste fra gli alberi e in effetti, dopo pochi giorni, il sacco viene trovato vuoto. Come era già accaduto nel suo precedente film, Un gelido inverno, la regista indie Debra Granik è interessata ai tanti luoghi che ancora esistono nel grande continente americano che sono lontani dai grandi agglomerati urbani e che si prestano ad essere luoghi ideali per chi, per scelta o per necessità, desidera allontanarsi dalla complessità del mondo moderno. Se Un gelido inverno ci parlava di una piccola comunità che viveva di espedienti e traffici illeciti ai margini di una riserva indiana, in quest’ultimo lavoro troviamo un gruppo di persone che ha scelto come proprio mondo un campo di roulotte e uno spiazzo centrale dove mangiare e cantare assieme 

Che cosa ci vuole trasmettere la regista e sceneggiatrice Debra Granik? Il rifiuto della complessità e della falsità del mondo moderno? E’ un’idea che viene in mente quando vediamo padre e figlia camminare a piedi in mezzo al traffico assordante di una metropoli, dopo che li abbiamo appena visti, nel silenzio dei boschi, bere dall’acqua piovana e accendere il fuoco con una pietra focaia. Anche le riprese sono significative: la regista privilegia in città i campi lunghi e i due ci appaiono come due punti sperduti fra i grattacieli, rispetto ai primi piani fra i boschi.

E’ sicuramente questo l’atteggiamento di Will, che fugge dal mondo, per una ferita che non riesce a rimarginare ma lo sguardo della regista non è polemico (siamo agli antipodi di un film come Captain Fantastic, dove un padre di sei figli vive nello stesso parco dell’Oregon, in disprezzo del mondo dei consumi e del capitale) ma piuttosto propositivo di un mondo dove la natura e l’umanità sono in stretta simbiosi.

Ecco il ragno che tesse con meticolosa precisione la sua tela (scena che apre e chiude ilfilm) simbolo della paziente costruzione della natura.  Tom scopre che può senza timore, accogliere le api fra le sue mani nude. Perfino l’amicizia con un cane è vista come la miglior soluzione per far trovare al padre Will un po’ di serenità.

Anche l’umanità che ruota intorno ai due è del tutto particolare: le persone che incontrano, sia quelli accampati nei boschi che gli assistenti sociali della città, si mostrano premurosi nei loro confronti e attenti alle loro esigenze. Sembra che la regista stia cercando di proporci un mondo irreale ma è così abile nel presentarcelo, grazie alla grande cura nei dettagli, da renderlo una proposta accettabile.

Anche i rapporti umani sembrano perdere, nella sua visione, lo strumento principe che li caratterizza: la parola. Padre e figlia, abituati a vivere in simbiosi per anni, si esprimono per monosillabi e in una delle scene conclusive, bellissima, quando Will e Tom si guardano a lungo senza parlare, uno di fronte all’altra, si stanno dicendo tutto quello che hanno da dirsi. Ci sono buone probabilità che la regista sia riuscita, come aveva già fatto nei confronti di Jennifer Lawrence in Un gelido inverno, di lanciare una nuova diva. Bravissima è infatti Thomasin McKenzie-Harcourt nella parte della figlia: il suo sguardo riesce a esprimere con pochi tratti, curiosità, affetto, premura.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FIRST MAN

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/01/2018 - 18:37
 
Titolo Originale: First Man
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Damien Chazelle
Sceneggiatura: Josh Singer
Produzione: DREAMWORKS, PERFECT WORLD PICTURES, COPRODUTTORE JAMES R. HANSEN
Interpreti: Ryan Gosling, Claire Foy, Jon Bernthal

Nel 1962 Neil Amstrong era un collaudatore dell’aereo-razzo X-15 quando la morte della figlia Karen a soli due anni, lo spinse a cambiare ambiente di vita e a entrare a far parte del progetto Gemini, una delle fasi intermedie di preparazione allo sbarco sulla Luna, secondo il progetto americano NASA, nato per contrastare la supremazia sovietica. Si è trattato di un’avventura bella ma pericolosa, caratterizzata da incidenti anche mortali. Neil, grazie al suo elevato autocontrollo e al sostegno della moglie Janet, riuscì a essere il primo uomo a sbarcare sulla Luna

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una bel rapporto coniugale e la solidarietà fra compagni di avventura attenuano il tono pessimistico con cui viene vista l’esistenza umana: una dura e continua sfida in un mondo che sembra non avere un senso finito
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni momenti di tensione
Giudizio Artistico 
 
Lo sceneggiatore Josh Singer fa un ritratto efficace della complessa personalità del protagonista mentre il regista Damien Chazelle ci fa entrare nelle capsule spaziali facendoci rivivere con grande realismo le varie missioni spaziali
Testo Breve:

L’avventura spaziale di Neil Amstrong, il primo uomo che sbarcò sulla luna. Un racconto realista, senza retorica,  di un uomo introverso che ha saputo arrivare fino alla fine di un lungo e difficile progetto

Scordiamoci Uomini veri (1984), scordiamoci Apollo 13 (1995), scordiamoci Il diritto di contare (2016) sulle menti prodigiose di quelle donne matematiche che riuscirono a portare il primo uomo nello spazio: questo film di Damien Chazelle (già vincitore di premi Oscar con La La Land) è molto lontano dai toni apologetici e trionfali dei precedenti film che hanno raccontato l’avventura spaziale americana.

Il film è costellato di guasti tecnici, indecisioni su cosa fare in momenti drammatici e da morti. Ciò non vuol dire che ci troviamo di fronte a una rivisitazione di quest’epica moderna, come era già avvenuto per l’epopea Western, quando le scene di poveri pionieri accerchiati dagli indiani erano state sostituite con quelle dei massacri perpetrati dai soldati blu. L’elogio di quell’impresa prodigiosa ma effimera viene anzi accentuata proprio perché narrata in modo realistico, attraverso tanti dettagli tecnici che danno la misura del rischio che stavano correndo quegli uomini e che tuttavia continuavano ad andare avanti.

La bravura del regista sta proprio nel fatto che una storia già nota a tutti, risulti ugualmente carica di suspense. Un effetto realizzato con un ampio uso di soggettive, attraverso le quali percepiamo l’angustia claustrofobica di quelle capsule (gli unici campi lunghi vengono riservati alla fine per gli spettrali orizzonti lunari), i massicci portelloni che si chiudono per sigillare gli uomini in quella che può diventare la loro bara, le vibrazioni ossessive delle partenze che sembra stiano per frantumare la struttura del razzo. Ma la vera attrattiva è la complessità del personaggio protagonista. Sicuramente introverso, di poche parole ma dotato di un prodigioso autocontrollo che costituisce la sua vera forza, è stato caricato, dall’abile sceneggiatura di Josh Singer, di una malinconia di fondo che rimanda allo stesso personaggio che Ryan Gosling aveva interpretato in La La Land.

Possiamo dare due interpretazioni a questo Neil di Damien Chazelle e Josh Singer: uno psicologico, l’altro come metafora dell’uomo universale. La vita di Neil è segnata dalla morte della figlia a soli due anni: un evento che lo spinge, d’accordo con la moglie, a cambiar vita per tentare l’avventura dello spazio. Per tre volte nel film lo vediamo piangere ma sempre da solo, perché non ama condividere con gli altri le sue emozioni. In seguito accadono altri lutti, colleghi dell’avventura spaziale e lui, di nuovo, fa maturare quel suo dolore nella direzione di una sempre più ferma determinazione di andare avanti fino alla fine. Negli anni ’50 e ‘60, quando Hollywood sfornava in continuazione film di guerra, la morte di un soldato determinava nei compagni una maggiore determinazione a combattere per completare l’opera che aveva iniziato.

Non è così per Neil-Brian Gosling: per lui resta una sfida compiuta in solitaria da combattere contro le avversità di un destino le cui origini restano sconosciute. E’ questa l’interpretazione metafisica che si può dare alla sua impresa. Non si intravede una sensibilità cristiana ma piuttosto pagana e tornano in mente il mito di Prometeo o di Ulisse. Non si sa da quali divinità sia popolato il cielo che comunque non mostra simpatia verso l’uomo ma è proprio da questo contesto ostile che rifulge la grandezza dell’uomo, in grado di superare tutte le sfide per arrivare al traguardo che si è prefissato. La scena di lui che passeggia per primo sulla luna simboleggia la conclusione di anni di rischi e di sforzi, ma il panorama di questo nuovo mondo cinereo e freddo sembra significare che non c’è mai riposo: raggiunto un traguardo, l’uomo deve sempre guardare avanti verso quello successivo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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