ESSERE E AVERE

104\'Tutti   Educazione dei GiovaniInfanzia ed Elementari

I due verbi del titolo non vogliono alludere ad un approccio ideologico o psicanalitico di qualunque tipo; si riferiscono molto più semplicemente alle basi dell’apprendimento scolare; sono i verbi ausiliari necessari a costruire ogni tipo di comunicazione, il primo e a volte faticoso passo verso l’apprendimento del linguaggio e quindi della convivenza, come ci ricordano le due tartarughe inquadrate nelle prime immagini dell’aula di lezione.

Valori Educativi



Il maestro ha la vera umiltà necessaria per compiere con amore il suo insegnamento elementare (cioè preparatorio alla vita)

Pubblico

Tutti

Giudizio Artistico



Bellezza e liricità dei paesaggi rurali; la spontaneità dei bambini costituisce la miglior garanzia contro i rischi della ricostruzione documentaristica

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Fin dal titolo, dunque, il lavoro di Nicolas Philibert (solido passato di documentarista alle spalle) individua con chiarezza il tema di un racconto/documento, un film per cui è corretto usare il termine storia solo nel senso in cui lo è ogni vita umana, nell’insospettabile grandezza della sua quotidianità.

Dopo aver scelto con attenzione, in un paesino al centro della zona montuosa dell’Alvernia, una delle ormai rare multiclassi elementari (cioè un gruppo classe che riunisce bambini dai quattro agli undici anni affidandoli ad un unico maestro), il regista ha filmato vari momenti dell’anno scolastico, per un totale di oltre 60 ore di ripresa nell’arco di dieci settimane, per poi selezionare i passaggi più significativi (che non sono quelli più smaccatamente accattivanti, ma quelli in cui le problematiche concrete legate agli individui e alla situazione diventano più evidenti) e montarli in un lungometraggio (presentato fuori concorso allo scorso Festival di Cannes) che è la testimonianza di un’autentica vocazione e al contempo una dichiarazione d’amore ad un modo ignoto ai più.

Al di là dell’incontestabile bellezza e liricità di alcune immagini (il paesaggio sotto la neve, il risveglio della primavera, che descrivono con accenti quasi pittorici la ciclicità delle stagioni, la gita della classe tra i campi di frumento, ma anche i volti dei bambini e dei loro genitori mentre lavorano nel buio delle stalle o si affannano sui compiti), il lavoro riesce ad evitare i rischi della manipolazione insiti in una ricostruzione come quella tentata da una parte facendo un uso molto parco della colonna musicale (che compare quasi solo in chiusura, proprio in corrispondenza della gita di fine anno) dall’altra lasciando che lo spettatore si accorga dell’imbarazzo che talvolta coglie i bambini di fronte alla macchina da presa (sono frequenti gli sguardi rivolti alla macchina), per chiudere il tutto con una toccante intervista al maestro Georges Lopez, visibilmente imbarazzato nello spiegare una vocazione che agli occhi dello spettatore è ormai evidente.

Questi accorgimenti, per altro, finiscono per restituire in un certo senso una diversa, ma autentica spontaneità all’agire del maestro e dei suoi pupilli; questi ultimi, per altro, sono ragazzini del tutto normali, caratterizzati sì, ma non particolarmente brillanti né fotogenici, certamente diversi dai rampolli iperstimolati dei contesti cittadini a noi più familiari né possiamo aspettarci che tra di loro si nasconda qualche piccolo genio misconosciuto ma pronto a stupire con i straordinari exploit a cui ci ha abituato la cinematografia d’oltreoceano.

Protagonista assoluta di questo piccolo film, quindi, è l’avventura dell’educazione, colta in una sua esemplare proprio perché “estrema” rappresentazione. Le condizioni non sempre facili in cui si svolge l’insegnamento all’interno della multiclasse fanno sì che lo sguardo si soffermi con maggiore attenzione sugli elementi eticamente rilevanti: l’attenzione che il maestro dedica a tutti e a ciascuno, la severità necessaria talvolta a garantire la convivenza di ragazzini di età disparate, la costanza del seguire la particolarità degli individui e delle famiglie (senza nessuno scandalo se dei minori imparano dai loro genitori prima a lavorare e poi, forse, a scrivere e a contare), la capacità di valorizzare il patrimonio di conoscenze anche pratiche che i ragazzi già posseggono, così come la sofferenza del distacco al termine dell’anno scolastico, un momento colto con pudore dalla macchina da presa senza cercare una facile emozione ma lasciando spazio all’eloquenza del composto addio.

Tutti questi elementi entrano nel disegno semplice di un “personaggio”, quello del maestro, che è prima di tutto una persona senza la quale un progetto come questo sarebbe forse stato impossibile, un uomo dotato di uno straordinario carisma, ma anche di una vera umiltà nel coltivare il suo insegnamento elementare (intendendolo qui anche come preparatorio alla vita) e dunque mosso da un autentico amore per il proprio compito e dotato dell’intelligenza e del cuore necessari a portarlo a termine.

Ed è sorprendente scoprire come la mancanza di una costruzione narrativa fortemente strutturata come quelle a cui siamo normalmente abituati possa essere compensato dalla rarità e bellezza di una ricostruzione minuta, ma niente affatto minimalista, capace di colpire con la moralità della sua costruzione e l’insospettabile forza ed eloquenza dei suoi contenuti. Perché il senso di ciò che ci viene raccontato, con leggerezza ma anche con serietà, sta tutto nelle parole di uno dei bambini più piccoli: la scuola (e quindi l’educazione e la crescita intese nel senso più pieno raccontato in questo film), che sia vista dalla parte del docente o da quella dei suoi allievi, persino i più giovani, è un lavoro, anzi, forse il lavoro più importante della vita.

Autore: Luisa Cotta Ramosino

Details of Movie

Titolo Originale Etre et Avoir
Paese FRANCIA
Etichetta
Tematiche (generale)
Tematiche-dettaglio
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