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Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

MINARI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/11/2021 - 20:28
 
Titolo Originale: Minari
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Lee Isaac Chung
Sceneggiatura: Lee Isaac Chung
Produzione: Plan B Entertainment
Durata: 115
Interpreti: Steven Yeun, Han Ye-ri, Alan Kim, Yoon Yeo-jeong

Negli anni ’80, la famiglia di origine coreana Yi si trasferisce dalla California all’Arkansas, vivendo in una casa su ruote in mezzo a un grande prato che andrà coltivato. E’ stato Jacob, il capofamiglia, a programmare questo trasferimento. Con i soldi che ha messo da parte dopo anni passati, con sua moglie, a fare il sessatore di pulcini, vuole intraprendere il mestiere di agricoltore. Il suo obiettivo è chiaro: ogni anno emigrano negli Stati Uniti almeno 30.000 coreani e lui vuole fornire prodotti tipici della loro cucina. La moglie Monica non è convinta: si trovano troppo lontani dal primo centro abitato e ciò costituisce un rischio perchè il loro piccolo David soffre di cuore e dovrebbero aver bisogno di correre all’ospedale. Dopo lunghe discussioni fra marito e moglie, il compromesso: decidono di far venire dalla Corea del sud Soon-ja, la madre di Monica, in modo che possa accudire i bambini mentre loro sono al lavoro. Ma David non vuole passare la giornata con la nonna e Jacob sta investendo tutti i suoi risparmi senza ancora poter vedere alcun premio alle sue fatiche…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In famiglia ogni decisione ha effetti che si riversano su tutti i componenti, non si può mai decidere per se stessi ma per il bene complessivo di tutti. Una lezione universale ben spiegata da questo film
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La regista e sceneggiatrice Lee Isaac Chung alterna con abilità commedia a tragedia scolpendo i personaggi uno a uno, senza che alcuno prevalga sugli altri. Golden Globe 2021 come miglior film in lingua straniera; Oscar 2021 a Youn Yuh-jung come miglior attrice non protagonista
Testo Breve:

Jacob si sente pronto a investire in agricoltura ma i risultati tardano a venire e la moglie non ama vivere in mezzo alla campagna.  Il film ci mostra le piccole grandi cose che possono accadere in ogni famiglia

Se si desidera gustare un film/Serial TV dove vengano risaltati i valori familiari, dove la solidarietà in famiglia resta l’unica vera soluzione per affrontare qualsiasi frangente negativo, non resta che rivolgersi alla produzione orientale (Giappone, Corea, Cina) o a film realizzati in USA ma da sceneggiatori e registi di origine orientale (Father and Son, Ritratto di famiglia con tempesta, The farewell- una bugia buona, Un affare di famiglia, tutti i capolavori di Yasujiro Ozu..) . Non c’è scampo: le produzioni occidentali, quando trattano il tema della famiglia, molto spesso ci raccontano di una coppia in crisi, vicina al divorzio. Nella nostra impostazione ci sono sempre due individui, un lui e una lei che cercano si, di individuare ciò che li può tenere uniti, ma prima di tutto c’è la realizzazione di loro stessi. Nei lavori orientali c’è la famiglia: ogni componente sa di appartenere a una realtà vivente che li ingloba e che ha la priorità.

Solo così si può spiegare come sia stato possibile realizzare un film come Munari dove molte sequenze sono state spese a raccontare come il piccolo David non gradisca l’arrivo della nonna (dormono nella stessa camera) e come la nonna compia molti tentativi per rendersi simpatica. Si tratta di un tema assoutamente banale ma nel contesto di Munari è importante perché l’armonia in famiglia costituisce l’obiettivo primario. Ciò è tanto più vero se a discutere sono marito e moglie quando non riescono ad avere la stessa visione del futuro della famiglia; in realtà il film saprà dimostrare, in una escalation di tensione, come non ci sia niente che valga di più, sempre e comunque, dell’unione familiare.  Il profilo del confronto fra Jacob e Monica ha un valore universale ed è quello che si può trovare nella realtà di ogni famiglia di ogni latitudine: è giusto aspirare a un maggiore benessere per la famiglia, rischiando un po’oppure è meglio restare sul sicuro in un ambiente conosciuto, facendo le modeste cose che si sanno fare? Una decisione tanto più pesante in quanto non si sta decidendo del proprio destino, ma anche degli altri componenti della famiglia. Il film, che alterna momenti sereni ad altri di grande tensione, ci mostra un Jacob un po’ velleitario che si muove impacciato in una realtà che non conosce affatto.

Il film allarga l’orizzonte agli sforzi che compie la famiglia Yi per socializzare con i vicini ma in questo caso non c’è nessuna ombra di discriminazione e a parte la battuta di un ragazzino del luogo che domanda al piccolo David: “Perché hai la faccia piatta?” , ricevono una calorosa accoglienza nella  locale comunità cristiano-evangelica, la stessa fede professata da Jacob e la sua famiglia.

E’ proprio sul tema religioso che l’autrice si permette di fare un po’ d’ironia, tramite il personaggio del bracciante Paul che benedice qualsiasi attività, piccola o grande che debba venir intrapresa e vede il diavolo dappertutto e provvede subito a esorcizzare. Jacob crede invece che solo con l’uso della ragione potrà risolvere i suoi problemi ma poi finisce per restare disilluso e neanche con il suo metodo riesce a trovare l’acqua necessaria all’irrigazione.

Il film scorre così fra commedia e tragedia e se non è mai prevedibile quello che domani, di buono o di brutto, ci può accadere, l’importante che ogni evento venga affrontato tutti insieme

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FLORA & ULISSE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/07/2021 - 07:51
 
Titolo Originale: Flora & Ulysses
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Lena Kahn
Sceneggiatura: Brad Copeland
Produzione: Walt Disney Pictures, Netter Productions
Durata: 95
Interpreti: Matilda Lawler, Alyson Hannigan, Ben Schwartz

Flora ha dieci anni e ha, anzi aveva, una grande passione per i fumetti, in particolare per i supereroi creati da suo padre. Ora però, tante cose sono cambiate: i genitori si sono separati, suo padre è stato costretto a impiegarsi come magazziniere di un supermercato perché i suoi fumetti non trovano un editore e sua madre, scrittrice di romanzi d‘amore, ha smarrito la sua vena creativa.

Per tutte queste ragioni Flora si autodefinisce una cinica: sa che i supereroi esistono solo nella fantasia e si sforza di guardare la realtà così com’è, senza sognare o sperare nulla. Un giorno, salva uno scoiattolo che è stato aspirato da un robot da giardino. Lo porta con sé in casa e con sua grande meraviglia l’animaletto, chiamato Ulisse, riesce a comunicare con lei e ha dei superpoteri. Forse si può tornare a credere nei supereroi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Viene chiaramente espressa la tristezza di una famiglia separata, a cui fa da contrasto la gioia di una famiglia che resta unita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il regista è molto efficace nelle divertenti sequenze slapstick ma tende troppo a filosofeggiare sui casi della vita
Testo Breve:

Flora, di 10 anni, è triste perché i suoi genitori si sono separati ma la scoperta di uno scoiattolo dotato di superpoteri avrà una benefica influenza su tutta la famiglia. Un sereno family-film per tutti con il difetto di voler filosofeggiare su tutto ciò che accade. Su Disney+

“C’è chi pensa che la vita sia come un fumetto, piena di meraviglie, di eventi miracolosi e di famiglie che restano unite. Ma io sono cinica: i supereroi esistono solo nella fantasia. Però non è facile smettere di sperare”. E’ quanto pensa Flora all’inizio del film e questa sua riflessione caratterizza bene il tipo di racconto che si sta sviluppando. Da una parte stiamo partecipando a un family- film a cui non mancherà un inevitabile lieto fine, arricchito di molti richiami ai supereroi Marvel (con l’uso di affascinanti disegni, formato cartoon) ma dall’altra quella frase: “io sono cinica” rivela il taglio un po’ intellettuale che viene dato allo sviluppo (avete mai sentito dire, da una bambina di 10 anni; “io sono una cinica”?).

Il racconto dà ampio spazio alle avventure dello scoiattolo Ulisse e le parti più divertenti sono proprio le sequenze slapstick causate dai guai che l’animaletto finisce per creare ma in parallelo continuano le riflessioni un po’ filosofiche dei protagonisti: “Le nostre vite prima –commenta Flora ricordando i bei tempi, quando la loro era una famiglia unita – erano piene di magia” e anche il padre osserva malinconico che: “Anch’io credevo che la vita fosse un fumetto, pieno di magia e di meraviglie ma non è così; la magia non esiste. Ci illudiamo che esista perché il mondo non sembri privo di speranza”.

Per fortuna è proprio questo scoiattolo dotato di superpoteri che funge da grimaldello per i cuori dei protagonisti e che consente loro di scoprire dove si trova la vera magia. La stessa mamma, sconfortata per non trovare più la giusta ispirazione per scrivere, scopre che è sua figlia “il mio vero successo: il mondo è pieno di magia se ci sei tu qui davanti a me”. Si arriva alla fine a un messaggio di valore universale. “Invece di sperare devi osservare, perché quando lo farai vedrai quanta meraviglia c’è nel mondo e non sarai più cinico”: commenta Flora

Il film ha una struttura semplice e può esser seguito anche dai più piccoli che possono divertirsi con le peripezie acrobatiche dell’animaletto e con i disastri che riesce a combinare (per animare il racconto c’è anche una guardia forestale che cerca di catturarlo). Anche per i più grandi, il messaggio positivo sul valore dell’unità familiare emerge con chiarezza. Lo spettatore deve solo esser comprensivo quando troppo spesso viene violata la regola del “show, don’t tel”) e l’autore ha il vizietto di enunciare, con parole, la sua filosofia di vita.

A un certo punto un coetaneo di Flora le fa leggere un brano preso da una poesia di Rainer Maria Rilke. Avete mai sentito un ragazzo/a di dieci anni che legge con passione questo poeta austriaco?

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAPPA DELLE PICCOLE COSE PERFETTE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/17/2021 - 12:15
 
Titolo Originale: The Map of Tiny Perfect Things
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Ian Samuels
Sceneggiatura: Lev Grossman
Produzione: FilmNation Entertainment, Weed Road Pictures, Wishmore Entertainment
Durata: 99
Interpreti: Kyle Allen, Kathryn Newton

Mark è un adolescente che, suo malgrado, si trova incastrato in un loop temporale di 24 ore. Inizialmente entusiasta della cosa, ogni giorno cerca di fare colpo sulla stessa ragazza. Un pomeriggio, però, incontra Margaret: anche lei bloccata nell’eterno ritorno della stessa giornata. Con il trascorrere di un tempo sempre uguale, i due stringono una forte amicizia, iniziano a fare cose utili per la società e si dedicano alla ricerca delle piccole cose perfette che ogni giorno succedono in maniera discreta, quasi nascosta. Svariati sono i tentativi di uscire dal loop, ma non sortiscono il risultato sperato. Diverse scoperte aiuteranno Mark a valorizzare i rapporti familiari e Margaret ad affrontare un grande dolore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo e una ragazza scoprono insieme il valore delle piccole cose di ogni giorno e l’importanza di prendersene cura, che rimanda, indirettamente alla saggezza del creato e alla lode del suo Creatore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Uno sviluppo semplice e lineare, coerente con il messaggio che si vuol trasmettere, sul valore delle piccole cose di ogni giorno
Testo Breve:

Due adolescenti, Mark e Margaret, sono chiusi in un loop temporale e rivivono sempre lo stesso giorno. E’ l’occasione per conoscersi, amarsi e prestare più attenzione alle piccole belle cose di ogni giorno e alle esigenze degli altri. Su Prime Video

Quello che potrebbe sembrare quasi un genere cinematografico, ovvero un film ambientato in un time loop, trova in questa pellicola la sua declinazione nel mondo adolescenziale.

Dopo Ricomincio da capo, Edge of Tomorrow (peraltro più volte citati dai protagonisti stessi), Looper o il più recente Palm Springs, questo film riporta sulla scena una giornata di vita che si ripete ciclicamente in eterno. Non è dato sapere il perché questo succeda a Mark e Margaret, si può però assistere al maturare del loro rapporto in questa situazione surreale.

Se esteriormente il tempo non passa mai, i caratteri dei due protagonisti maturano: il loro essere consapevoli della strana situazione in cui si trovano, li porta a condividere scelte e momenti significativi, li mette alla ricerca di quelle piccole cose perfette che ogni giorno succedono per poterne tracciare una mappa, per poterle ritrovare e ammirare all’infinito. In fin dei conti, i due ragazzi vanno alla ricerca di quello che la routine di ogni giorno nasconde: da cose sciocche e divertenti, a momenti di meraviglia e gioia profonda. Come dice Mark alla sua amica Margaret: “Ci sono quei momenti quando la casualità si trasforma in qualcosa di perfetto, come se la vita potesse mostrarci di essere sempre meravigliosa”. Dall’essere vittime della situazione, i due giovani cercano di sfruttarne tutte le possibilità.

Si può parlare, sia pur in modo indiretto, di un atteggiamento di fede da parte dei protagonisti, perché, in fin dei conti, è come cercare la firma di un pittore in un'opera d'arte: nello stile vedi la mano dell'artista, poi cercando trovi anche la firma.

L’interpretazione molto convincente di Kyle Allen (Mark) e di Kathryn Newton (Margaret) rendono davvero godibile il film.

L’amicizia prima e l’innamoramento reciproco poi, la riscoperta dei rapporti familiari che quotidianamente vivono, l’empatia e la comprensione nei confronti delle persone, sono tutti aspetti che con delicatezza emergono e con un’intelligente regia vengono mostrati, senza mai scadere in un sentimentalismo sdolcinato. Anche la sofferenza e la morte trovano il loro spazio, sempre in modo delicato.

Il montaggio non particolarmente concitato conferisce un tono di riflessività alla storia: permette allo spettatore di gustare i sentimenti che via via si fanno spazio nell’interiorità dei due giovani, di ammirare con i protagonisti le piccole cose perfette di ogni giorno, di apprezzare i cambiamenti di carattere in una routine che si ripete sempre uguale a stessa.

Colori e luci, poi, conferiscono una notevole vivacità al tutto. Spazi aperti e ambientazione estiva rallegrano gli occhi.

La sceneggiatura, però, porta con sé un limite abbastanza evidente: la conclusione, forse un po’ scontata, dove l’amore è la soluzione per uscire di questo paradosso della fisica quantistica.

L’espediente del loop temporale costituisce solo una cornice alle vicende che caratterizzano questo teen movie: ogni elemento classico del genere viene trattato con tatto e rispetto (dal tema dell’innamoramento a quello della morte) e le relazioni (che costituiscono la parte fondamentale della vita, in particolare di quella di un adolescente) vengono ripresentante nella loro poliedrica varietà e coloritura emotiva, mentre gli ideali e l’entusiasmo di questa età sono portati sullo schermo con toni vivaci e divertenti.

Questo secondo lungometraggio del regista Ian Samuels è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Lev Grossman. Sicuramente non un’opera di grandi pretese ma un prodotto apprezzabile per la sua semplicità e per la leggerezza con cui ritrae alcune delle dimensioni peculiari dell’adolescenza.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE BUREAU OF MAGICAL THINGS - LA BIBLIOTECA DELLA MAGIA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/06/2021 - 09:31
 
Titolo Originale: THe Boureau of Magical Things
Paese: Australia
Anno: 2018
Produzione: Jonathan M. Shiff Productions

Kyra è una giovane, simpatica ragazza sportiva. Un giorno, durante uno dei suoi allenamenti si imbatte, per errore, su un oggetto magico e, toccandolo, acquisisce lei stessa dei poteri, diventando capace di vedere elfi e fate, invisibili agli esseri umani; fa amicizia con alcuni di loro e, sempre con loro, inizia a frequentare una scuola di magia. Insieme dovranno contrastare i piani di chi vuole dimostrare la superiorità del mondo magico e sottomettere a loro l’intera umanità.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Amicizia e solidarietà fra i ragazzi, primi amori non superficiali, rapporti a volte non semplici con i genitori ma sempre costruttivi per il bene dei figli
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un lavoro realizzato con buona professionalità sia nella regia che nella recitazione, che ha l’accortezza di svilupparsi con un ritmo non concitato e con episodi di 20’, adatto quindi anche per i bambini
Testo Breve:

Cosa succede se una ragazza, inavvertitamente, entra nel mondo parallelo degli elfi e fate, scoprendo che hanno un potere che qualcuno vorrebbe utilizzare per sottomettere l’intera umanità? Un thriller profuso di magia adatto per tutta la famiglia. Su Netflix

Un nuovo serial TV, firmato Netflix, con maghi, elfi e fate. Un plot semplice, adatto anche ai bambini. Non sono presenti situazioni particolari di violenza o spaventose, i vari momenti di scontro tra buoni e cattivi, così come le varie creature magiche non incutono paura. La storia lascia spazio anche a momenti di grande ilarità. Le 20 puntate scorrono con leggerezza e agilità. Un giallo, inoltre, si svolge tra le mura della scuola di magia: un’indagine che rende ulteriormente avvincenti gli episodi.

Chi è abituato a saghe di maghi ben più famosi (da Harry Potter a Shadowhunters, a The Magicians, etc.) resterà positivamente sorpreso: rispetto ai più blasonati titoli, infatti, l’ambientazione è molto diversa. Mancano gli scenari quasi gotici, lo stile quasi noir nelle riprese e nei colori. L’ambientazione della grande città con strade, parchi e negozi, il clima allegro (nonostante i piani dei nemici per rovinare tutto) rendono il serial per niente cupo. Anche “l’impostazione didattica” della scuola non ha niente a che vedere con gli altri più rinomati curricola della scuola di stregoneria di Hogwarts: sono pochi studenti e amici che si trovano a fronteggiare un problema comune posto dal professore. Molte cose vengono affrontate direttamente sul campo.

La semplicità della storia, comunque, non va a scapito dell’approfondimento psicologico dei personaggi e delle loro relazioni. L’amicizia è uno dei valori preminenti del serial. I ragazzi riescono a superare grandi ostacoli e risolvere alcuni misteri proprio attraverso la condivisione che nasce dal loro rapporto. Non mancano, come anche nella realtà, momenti di disaccordo, di litigio e di incomprensione: tutti superabili (a volte con qualche fatica) in forza dell’unione tra i membri del gruppo.

A volte le amicizie diventano amori: un altro aspetto squisitamente adolescenziale e ben presentato sullo schermo. A volte gelosie, a volte fraintendimenti, ma anche capacità di aspettare i tempi dell’altro, rispetto e desiderio di costruire qualcosa insieme: insomma, di impegnarsi anche nella relazione di coppia.

Infine, il rapporto con i genitori resta il terzo elemento tipico e ricorrente nei serial teen, che non manca neanche in questo caso. Rapporti a volte non semplici, a volte interrotti per un lutto, a volte faticosi perché le aspettative degli adulti non sempre coincidono con i desideri dei più giovani. Tutti tratti che fanno parte della vita dei protagonisti. Le magie aggiungono un po’ di spettacolarità a tutto ciò.

I giovani attori sono nella parte dei personaggi che interpretano, li rendono credibili e simpatici agli occhi degli spettatori. Anche gli elementi animati non umani (la scala e i vari animali parlanti) contribuiscono a dare un tono divertente all’intreccio.

Apprezzabile è la cura messa negli effetti speciali: essendo imperniato sulla magia, la buona resa grafica dei trucchi è di fondamentale importanza. E il risultato finale, infatti, è notevole anche da questo punto di vista. Il montaggio non è concitato e la durata degli episodi è contenuta (23 minuti circa, non lo standard classico dei 40 minuti): sono aspetti che, ancora una volta, giocano a favore dei più piccoli che così possono meglio seguire le vicende presentate.

Ne emerge, in fin dei conti, un buon prodotto di intrattenimento adatto a tutti. Leggero, senza essere superficiale, ben fatto senza pretese di concorsi per premi internazionali. Una felice conferma del trend attuale delle produzioni australiane (come Unlisted) che riesce a produrre contenuti davvero adatti a dei preadolescenti.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE UNLISTED

Inviato da Franco Olearo il Mer, 02/24/2021 - 13:17
 
Paese: Australia
Anno: 2019
Sceneggiatura: Jane Allen,Tristram Baumber
Produzione: Aquarious Film Production
Durata: 15 episodi da 20'
Interpreti: Vrund Rao, Ved Rao, Miah Madden

Sidney. In una scuola superiore viene avviato un nuovo programma educativo finanziato e gestito da un’azienda, la Infinity Group, che nasconde l’obiettivo di ottenere il controllo delle menti delle persone. Tutto questo attraverso un piccolo chip che viene impiantato in bocca agli studenti. Due gemelli indiani, Drupad e Kalpen Sharma se ne accorgono e, insieme a quattro loro amici, cercano di fermare questo piano per evitare che il medesimo dispositivo elettronico possa essere utilizzato per controllare il comportamento di tutti gli abitanti del mondo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Di fronte a gravi pericoli, un gruppo di adolescenti sa eprimere amicizia, solidarietà, aiuto reciproco. Ben evidenziati gli affetti familiari
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene cariche di tensione potrebbero non essere adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Un serial realizzato con buona professionalità, senza eccellenze di particolare rilievo
Testo Breve:

Due gemelli indiani scoprono che i loro compagni possono esser comandati a distanza da poteri occulti. Misteri e amori fra adolescenti pr un thriller adatto agli adolescenti. Su Netflix

Cosa succederebbe se le giovani generazioni, già pesantemente omologate attraverso i media, venissero condizionati fino a diventare ubbidienti come robot, alla mercé di chi detiene il potere dei mezzi di comunicazione? Chi avrebbe interesse ad ascoltare le poche voci dissidenti? Questo serial di origine australiana garantisce suspense da thriller  pur restando rigorosamente adatto alla fascia  teen.

Il serial si appoggia su una sceneggiatura avvincente e capace di mantenere il pubblico davanti allo schermo per scoprire sempre qualcosa in più sul mistero che avvolge l’Infinity Group e i suoi progetti. Una trama semplice, che non ricorre ad intrecci particolarmente contorti, ma non banale e gli aspetti fantascientifici accostati al mistero riescono a mantenere alta la curiosità dello spettatore..

I personaggi, in particolare i ragazzi protagonisti della storia, sono ben interpretati e convincenti. Vivono quei momenti che sono tipici della loro età: amicizie, innamoramenti, rapporti non sempre semplici con i genitori o con i fratelli. Il tutto rappresentato senza scabrosità, ma con delicatezza. Anche fra loro però, come fra gli adulti, si formano scelte diverse nel discriminante fra il bene e il male: i più collaborano, sono alleati nel compiere il bene; altri accettano il nuovo regime e denunciano chi non si è “allineato”, per guadagnare un posto di rilievo tra i capiclasse della scuola.

Il valore dell’amicizia, più di altri, viene approfondito: amicizia che si esprime nella lealtà, nella capacità di rischiare e di sacrificarsi, nella disponibilità ad accogliere anche quando è rischioso, nella condivisione di ciò che si possiede. Anche la dimensione dell’affetto familiare trova ampio spazio nella storia. Adolescenti che vengono sostenuti e supportati dai loro genitori. Anche le situazioni di incomprensione che a volte si vedono (in particolare tra genitori e figli), diventano occasione per riallacciare i rapporti tra generazioni. Spicca per la sua presenza positiva la nonna dei gemelli: è colei che porta avanti le tradizioni del paese d’origine anche adesso che si trovano in Australia, si mostra sempre comprensiva e accogliente, mantiene vivi i valori con i quali è cresciuta e continua ad insegnarli anche ai ragazzi. È anche loro complice dal momento in cui capisce che hanno ragione a temere e contrastare l’operato dell’Infinity Group.

I membri dell’organizzazione sono dei cattivi senza appello: persone senza scrupoli e desiderose solamente di potere e di soldi. Si dimostrano disposte a tutto: maltrattamenti e ricatti psicologici sia con i ragazzi che con le loro famiglie. Pur di giungere ai loro scopi, sono pronti a rapire e imprigionare i fuori-lista (ovvero coloro che, non avendo il chip impiantato, non rispondo agli ordini).

La regia e la fotografia sono buone anche se non di particolare pregi.  I pochi effetti speciali non sono eccellenti, ma non per questo abbassano la qualità del prodotto finale.

Come tante opere di fantascienza, anche questo serial può essere visto come metafora del mondo contemporaneo: un tempo in cui i media digitali sono diventati pervasivi nella vita di ciascuno, è sempre alto il rischio di smettere di pensare con la propria testa a causa dell’eccessiva esposizione agli schermi. Pericolo, quello della manipolazione delle menti, che può essere ovviato attraverso relazioni forti e consapevolezza. Proprio come “insegnano” i ragazzi del serial.

Sicuramente adatto a ragazzi e adolescenti sia per la qualità della storia, misteriosa senza troppa tensione sia per i valori contenuti e trasmessi.

 

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VIRGIN RIVER (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/13/2020 - 09:42
 
Titolo Originale: Virgin River
Paese: USA
Anno: 2019
Sceneggiatura: Sue Tenney
Produzione: Netflix, Reel World Management
Durata: 10 episodi di 50'
Interpreti: Alexandra Breckenridge, Martin Henderson, Tim Matheson, Annette O'Toole

Melinda (Mel) Monroe è una giovane infermiera specializzata che da Los Angeles si trasferisce a Virgin River, una cittadina sperduta fra i monti nel Nord della California. Mel ha un passato doloroso alle spalle: è vedova e ha perso la sua bambina appena nata. All’inizio la difficoltà di adattarsi a un ambiente non sempre favorevole, i rapporti difficili con Doc, il dottore presso cui deve trascorrere un anno di apprendistato, l’inospitale casa che ha affittato, sembrano tutti elementi che la spingono a ripensare alla sua scelta. Ma le attenzioni che le riserva il bel Jack, padrone del bar più frequentato della città, ex marine nella guerra in Iraq e l’amicizia con la sindaca Hope, la fanno ancora trattenere….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Netta divisione tra i buoni e i cattivi: i protagonisti brillano per altruismo, abnegazione e coraggio; altri sono degli opportunisti senza scrupoli e dei violenti. Particolare attenzione viene riservata ai valori familiari.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Riferimenti al mercato della droga, senza mostrare né spaccio né consumo. Vengono citati comportamenti sessuali disinvolti
Giudizio Artistico 
 
Sapiente fotografia di affascinanti paesaggi; attori validi professionalmente che riescono a sviluppare una certa empatia ma poco approfonditi psicologicamente; dialoghi essenziali e scarni.
Testo Breve:

Una donna tormentata da un tragico passato, un uomo afflitto dai ricordi di guerra, un microcosmo solidale  di persone che vivono in un piccolo centro fra le montagne, sono gli ingredienti di questo gradevole intrattenimento che non pretende troppo impegno ma non offre neanche molte emozioni. Su Netflix

Con questo Virgin River (prima stagione) Sembra proprio di trovarsi di fronte a un prodotto per famiglie del canale televisivo americano Hallmark (Quando chiama il cuore, Good witch,..)  e in effetti gli ingredienti ci sono tutti: il baricentro della storia è un piccolo centro, dove gli abitanti coltivano le virtù e le buone maniere, vengono mostrati solidi valori familiari. In realtà si tratta di una produzione originale Netflix, (adattamento per la televisione di uno dei romanzi “rosa” di Robyn Carr) e la trama "rosa" non ci è nuova:  una ragazza lascia la grande città dove ha vissuto per tagliare i ponti con il passato (in Falling inn love, la protagonista lasciava s Francisco per andare addirittura i Nuova Zelanda) e mettere le basi per una nuova esistenza.  E anche la Mel di questo serial non ha molto da temere da questo passaggio: se la protagonista di Quando chiama il cuore trova subito un aitante (e scapolo) ufficiale delle giubbe rosse, Mel riceve subito le attenzioni di un prestante ex combattente in Irak (anche se ora fa solo il barista).  Dove sta allora l’interesse per vedere questo nuovo serial? Proprio quello di stare tranquilli in poltrona per godersi un simpatico intrattenimento con tanto di storia d’amore fra simpatici personaggi ma che non stimola la nostra riflessione su angoscianti problematiche attuali, se non una sola: la denuncia di come il commercio della droga e i suoi derivati  di violenza e corruzione  possano  arrivare anche in luoghi fino a poco prima incontaminati.

Autore: Paola Carlucci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BLACK BEAUTY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/10/2020 - 10:09
 
Titolo Originale: Black Beauty
Paese: USA, UK, South Africa, Germany
Anno: 2020
Regia: Ashley Avis
Sceneggiatura: Ashley Avis
Produzione: Constantin Film JB Pictures Bolt Pictures
Durata: 110 su Disney+
Interpreti: Mackenzie Foy, Kate Winslet, Claire Forlani, Iain Glen

America occidentale. Viene avvistata una mandria di mustang selvatici. Degli allevatori di cavalli riescono a catturarne alcuni e a portarli ai loro ranch. Tra questi, una bellissima puledra nera arriva a Birtwick, l’allevamento gestito da John Manly, un esperto e abile addestratore. Al ranch è giunta anche Jo Green: i suoi genitori sono morti in un incidente stradale e lei deve andare a vivere con lo zio John. Il terreno comune della perdita dei genitori, fa scattare in Jo e in Black Beauty (così come verrà chiamata dalla giovane la cavalla) un legame speciale. Lì dove John non riesce a concludere niente Jo riuscirà. Tra le due nasce una grande amicizia, messa a dura prova dalle vicissitudini contingenti delle loro vite e della vita del ranch.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sono molti i valori espressi in questa pellicola: l’elaborazione del lutto, la cura per il creato esercitata nell’addestramento dei cavalli, l’amicizia, la famiglia, il raggiungere traguardi e risultati con perseveranza anche quando costa fatica
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Bravi gli attori giovani, ben fotografati tanti paesaggi naturali che fanno da giusta cornice a un racconto dove il rispetto della natura è uno dei temi dominanti. La seconda parte del film appare frettolosa rispetto alla prima
Testo Breve:

Rispetto al famoso romanzo per ragazzi della Sewell, è rimasto solo il nome e il film sviluppa con partecipazione temi diversi: una forte intesa fra una ragazza e una cavalla accomunate dallo stesso dolore. Su Disney+

Un altro adattamento su schermo di Black Beauty, romanzo della scrittrice Anna Sewell pubblicato nel 1877, un racconto di formazione e di denuncia. Viene narrata l’amicizia tra una puledra e la sua giovane addestratrice in polemica (nell’intento dell’autrice) con le modalità di ammaestramento dei cavalli nel periodo a lei contemporaneo.

La regista (Ashley Avis) ha scelto di conservare lo stile autobiografico del romanzo: la narrazione, infatti è affidata ad una voce fuori campo (Kate Winslet, nella versione originale inglese) che descrive i fatti, proprio dal punto di vista di Black Beauty. Scelta che rende interessante lo sviluppo della storia. Se ci viene facile provare empatia per Jo a fronte del suo dolore e della sua difficoltà ad elaborarlo, il punto di vista del cavallo aiuta ad esplicitare le sue sensazioni e i sentimenti. La mustang, infatti, rivela, con la voce che sentiamo,  che il grande dolore che le accomuna, quello della perdita dei genitori, permette loro di costruire un’amicizia che le accompagnerà per tutta la vita. Ambedue orfane, ambedue incomprese e quasi a disagio nella loro nuova sistemazione, si trovano in sintonia nel silenzio sconfinato delle praterie.

Il passare del tempo viene testimoniato dalle trasformazioni fisiche di Black Beauty: da puledra appena nata a cavalla che corre nelle praterie del cielo mentre il suo “alter ego” umano, Jo, conosce una crescita e una maturazione che sono tutte interiori (l’attrice 20nne resta la medesima per tutta la durata del film). Ciò che si evolve e che costituisce la struttura portante di questo racconto di formazione, è proprio il loro rapporto di amicizia, il loro scambio e la loro condivisione diventano arricchimento interiore vicendevole.

Il film è una moderna favola firmata Disney, adatta a tutta la famiglia. Non sono presenti nudità, alcune volgarità, ma una grande ricchezza di valori positivi: l’elaborazione del lutto, la cura per il creato esercitata nell’addestramento dei cavalli, l’amicizia, la famiglia, il raggiungere traguardi e risultati con perseveranza anche quando costa fatica.

In alcuni passaggi, una fine ideologia un po’ New Age sembra sottesa: per esempio, la cavalla fa spesso riferimento ad uno “spirito dei mustang”.

Pur non essendo un film adrenalinico, la storia ha un buon ritmo e procede anche con qualche colpo di scena capace di catturare l’interesse del pubblico. Anche alcuni momenti di commozione trovano spazio nell’evolvere delle vicende.

Il film è impreziosito da una grandissima varietà di paesaggi naturali: praterie, montagne, boschi, grandi città. L’abile fotografia e le riprese aeree creano nello spettatore un misto di stupore e ammirazione.

La recitazione, in particolare quella dei giovani attori, è gradevole e comunica al pubblico la ricca interiorità dei personaggi.

Se la scelta di sceneggiatura di far emergere in maniera più significativa i rapporti tra i personaggi dona alla pellicola un ampio ventaglio di sensazioni capaci di coinvolgere ed emozionare, bisogna però riscontrare un limite. Nella seconda parte del film, dove la storia si concentra sulle numerose compravendite di Black Beauty e sul mercato dei cavalli, la trama scorre via più veloce e superficiale, accennando appena quanto invece stava a cuore alla Sewell.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I CAVALIERI DI CASTELCORVO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/24/2020 - 17:00
 
Titolo Originale: I Cavalieri di Castelcorvo
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Riccardo Antonaroli, Alessandro Celli
Sceneggiatura: Angelo Pastore, Giulio Antonio Gualtieri
Produzione: The Walt Disney Company Italia e Stand by Me
Durata: stagione 1: 15 episodi di 25'
Interpreti: Fabio Bizzarro, Lucrezia Santi, Mario Luciani, Margherita Rebeggiani

Riccardo e Giulia, rispettivamente di 11 e 13 anni, sono costretti a trasferirsi dalla grande città al piccolo borgo di Castelcorvo, ospiti della zia Margherita perché i genitori saranno impegnati per un certo tempo lontano da casa. Incontrano occasionalmente due loro coetanei di quel paese, Matteo e Betta e fanno subito amicizia. Assaliti da un gruppo di ragazzi violenti che rompono loro le bici e buttano via il cellulare di Matteo, sono costretti a entrare nel giardino del castello, per cercare di ritrovare il cellulare. Mentre stanno ancora nel giardino, vengono raggiunti dalle due sorelle proprietarie del maniero, che consegnano loro una carta di rame con un indovinello da risolvere e profetizzano di certi misteriosi cavalieri di Pontecorvo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro ragazzi costituiscono un gruppo affiatato, dove ognuno mette a disposizione i propri talenti per salvare un ragazzo imprigionato da streghe malvage
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto, confezionato per un target di preadolescenti, ha uno sviluppo semplice e facilmente comprensibile, senza risvolti paurosi
Testo Breve:

Due ragazzi arrivano nel paesino di Castelcorvo ma non hanno modo di annoiarsi perché il castello che domina il paese nasconde misteri non svelati e qualcuno ha bisogno di aiuto: una storia per preadolescenti recitata da preadolescenti senza troppe ambizioni. Su Disney+

Dopo Sara & Marti ecco un altro serial della Disney interamente progettato e realizzato in Italia. In effetti le somiglianze non sono poche: entrambi ambientati in deliziosi borghi dell’Italia centrale, Bevagna nel primo, Torre Alfina, frazione di Acquapendente nel secondo (ma con un nome di fantasia: Castelcorvo)  e ci raccontano di due ragazze (c’è un ragazzo nel secondo) che provengono da grandi città, seccati per esser stati catapultati in un piccolo centro dove, a loro avviso, non succede mai niente. Se Sara e Marti sono ritratte nella quotidianità della loro vita scolastica fra rivalità, amicizie e primi amori, i ragazzi di Castelcorvo, stranamente (almeno fino alla sesta puntata), sono ritratti sempre nel loro tempo libero che tuttavia risulta molto impegnato perché, come in una classica caccia al tesoro, ad ogni puntata debbono risolvere un nuovo quiz che consentirà loro di dipanare il fitto mistero che nasconde il castello.

Qualche critico ha colto delle somiglianze fra questo serial e Stranger Things visto che i ragazzi di Castelcorvo stanno cercando di dipanare il mistero che si cela dietro la scomparsa del presunto fratello di Betta ma lo stile è sostanzialmente diverso: il serial americano presenta scene spaventose e angoscianti che coinvolgono una ragazza dodicenne e situazioni di conflitto familiare; quello italiano ha protagonisti di 11-12 anni ed è adatto a esser visto da pre-adolescenti. Per fortuna, al contrario, in questo Cavalieri di Pontecorvo, c’è molto dell’italianissimo Pinocchio di Collodi e i ragazzi dovrebbero stare attenti a non inseguire troppo le loro divertimenti preferiti.

 Il racconto si segue con facilità e anche se si sta trattando di un mistero, di un Altrove, un posto fuori dello spazio e del tempo, non ci sono scene spaventose o angoscianti. I quattro ragazzi sono ben caratterizzati: Riccardo è quello tecnologicamente più all’avanguardia, cerca solo il 5G e si ciba di videogiochi; Giulia è la più grande e mostra di avere interessi (maschili) anche fuori del gruppo. Betta è una ragazza pratica e decisa mentre Matteo, il più piccolo, non ama l’avventura, gli imprevisti ed è perennemente indeciso. Ciò che ogni tanto emerge, soprattutto nei dialoghi, è il meccanismo della recitazione (prima parlo io, poi parli tu..) che toglie immediatezza alle scene e rallenta il ritmo della storia. Ma la simpatia dei protagonisti è garantita e ci sarà sicuramente attesa per la seconda serie

Secondo l’usanza della Disney+, le puntate di questa prima serie non vengono rilasciate insieme, ma vengono rese disponibili settimana dopo settimana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL NOSTRO PIANETA

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/01/2020 - 18:12
 
Titolo Originale: Our Planet
Paese: UK
Anno: 2019
Regia: Alastair Fothergill
Produzione: Silverback Films, WWF
Durata: 8 puntate di 50'

Questo documentario suddiviso in 8 puntate di 50 minuti ciascuno ci fa visitare gli angoli della terra e degli oceani dove gli animali possono vivere ancora indisturbati ma pone anche in evidenza come negli ultimi cinquanta anni queste zone si siano paurosamente contratte, tante specie animali siano sparite e il trend distruttivo sia in continua crescita.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è un inno alla natura, alla sua bellezza, all’istinto provvidenziale di cui dispongono tutti gli animali e un giusto messaggio di allarme per certe specie che stanno estinguendosi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di battaglie cruente fra animali potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il documentario è il frutto dell’elevata professionalità di 600 professionisti, non solo tecnici delle riprese ma esperti e appassionati della natura selvaggia
Testo Breve:

Tante specie animali riprese nel loro habitat per ammirare la natura ma anche per mandare segnali di allarme su un mondo che sta scomparendo. Ideale per i piccoli e non solo. Su NETFLIX

Si potrebbe dire che abbiamo ormai visto tanti documentari sulla natura, dai tempi di Il deserto che vive, il primo della serie ideata da Walt Disney, nel lontano 1953 oppure La vita sulla terra di David Attenborough (che è la voce narrante in quest’ultimo documentario) del 1979. Ma questo nuovo complesso di immagini riprese negli angoli più remoti della terra ha un fascino ancora nuovo non solo per le nuove tecniche di ripresa adottate (si fa un ampio uso di droni) ma per il lavoro meticoloso di appostamento che è stato compiuto, che ha consentito di riprendere animali difficili da riprendere (degli operatori sono rimasti isolati anche per una settimana dentro gabbie speciali). I risultati si vedono tutti: la bellezza delle immagini, la scoperta di comportamenti finora sconosciuti e il prender coscienza che il loro habitat sta riducendosi con ritmi esponenziali.

Nella prima sequenza la terra ci appare nella soggettiva degli astronauti che, 50 anni fa, erano in orbita intorno alla luna: vediamo la terra sorgere lentamente in tutto il suo splendore, con i suoi vivaci colori. E’ la giusta prospettiva per considerare la patria di tutti gli umani nella sua globalità e nella sua bellezza ma anche per ricordare che negli ultimi 50 anni le specie animali e vegetali sono diminuite del 60% e che ora sul pianeta c’è il 40% in meno di ghiaccio.

Tuttavia c’è ancora tanto d’ammirare; il documentario segue tante specie animali in contesti molto diversi fra loro (ai poli, nelle giungle, nei deserti, nei mari e nei fiumi) ma tutti percorrono lo stesso itinerario di vita: cercano il loro nutrimento giornaliero e in certi periodi effettuano poderose migrazioni per raggiungere quel luogo ideale che consentirà loro di riprodursi e di sfamare i cuccioli finché non diventeranno autonomi per riprendere il cammino. Si tratta di scene impressionanti, realizzate con i droni,  dove vediamo migliaia e migliaia, forse anche un milione di animali della stessa specie che si radunano per dar vita a nuove generazioni.

Molti animali ci lasciano increduli di fronte all’incredibile e misterioso istinto di cui dispongono Come quel branco di lupi che allontana i caribù dai vasti spazi di un lago per spingerle verso la foresta, dove saranno costretti a disperdersi e saranno così una facile preda. Come le mamme pinguino che una volta che si sono procurate il cibo per la prole appena nata, tornate nel branco riescono ancora a ritrovare il loro piccolo fra migliaia e migliaia di cuccioli. Oppure nel deserto australiano dove, solo una volta ogni dieci anni, si forma un lago per effetto delle piogge torrenziali e stormi di fenicotteri lo raggiungono percorrendo miglia e miglia (come lo hanno saputo?) arrivando in tempo per portare alla luce i piccoli e sfamarli finché non sono in grado di prendere il volo, prima che il lago si prosciughi di nuovo. Deliziosi anche i molti balli nuziali che organizzano certe specie di uccelli per ottenere il consenso della femmina all’accoppiamento. E’ un lato gentile della loro esistenza, un giusto ossequio al genere femminile. Non mancano soluzioni astute per l’impollinazione, come quella dell’orchidea che attira le api maschio con un olio profumato (utile per far colpo sulla femmina) e li spinge lungo un condotto in modo che api ne escano con i semi appiccicati sul dorso.

A questo documentario hanno lavorato 600 persone per quattro anni, visitando 50 paesi, un lavoro utilissimo per le nuove generazioni ma anche per quelle meno giovani. C’è  un che di religioso in queste immagini  e restiamo ammirati  per il modo con cui questi animali trovano una natura generosa che li nutre e come siano dotati di un istinto che consenta loro di affrontare anche in situazioni complesse, se non ci pensa l’uomo a distruggere il loro habitat. Per questo motivo destano profonda tristezza le scene che ritraggono alcuni esemplari di trichechi (il branco si è assiepato in un piccolo isolotto), che salgono fino in cima a una scogliera e poi si lasciano cadere nel vuoto per poi morire sulla spiaggia. Un gesto maldestro oppure un lugubre presagio di un’esistenza sempre più difficile.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BRAIN, EARTH, WORLD

Inviato da Franco Olearo il Dom, 10/18/2020 - 18:12
 
Titolo Originale: Brain, Heart, World
Paese: USA
Anno: 2019
Produzione: Fight the NEW DRUD
Durata: tre sezioni di 30' disponibili su www.fightthenewdrug.org

Brain Heart, World è un documentario diviso in tre parti visibile gratuitamente in rete (con invito a fare donazioni), sugli impatti negativi che causa il consumo di pornografia sul singolo individuo, sulle relazioni umane, sull’intera società. Il documentario è disponibile sul sito dell’associazione Fight the New Drug, che si autodefinisce “non-religious and non-legislative”. In effetti, nella sua lotta alla pornografia non si appoggia a motivazioni religiose o etiche ma fa un ampio uso di interviste a professionisti che hanno studiato il problema da un punto di vista medico, psicologico e sociale e si avvale della testimonianza di persone che hanno vissuto sulla propria pelle gli effetti devastanti della dipendenza dalla pornografia o che hanno lavorato nell’industria del porno.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il documentario è un valido strumento per evitare, come spesso accade, di considerare con superficialità il problema della pornografia e per comprendere a fondo quali danni può provocare
Pubblico 
Adolescenti
A livello pre-adolescenti i primi due capitoli: per adolescenti il terzo capitolo per la descrizione delle condizioni di violenza psicologica in cui vivono gli attori del sesso
Giudizio Artistico 
 
Gli autori manifestano ottime abilità didattiche, spiegando con ironia e l’aiuto di piccole animazioni. Determinanti le sofferte testimonianze di testimoni
Testo Breve:

Il documentario porta avanti con lucidità e chiarezza una condanna della pornografia, dimostrando, attraverso testimonianze e dichiarazioni di esperti, i danni che produce, sulla psicologia dell'individuo e sulla società, il suo consumo compulsivo. In RETE English version of the review is available

 

 

English version below the italian one

Diciamo subito che il documentario è ben realizzato e mostra un alto livello di professionalità. Le tesi portate avanti nei tre capitoli sono sviluppate con molta chiarezza, alleggeriti da piccole animazioni e da un commento di sottofondo sempre pronto all’ironia. I realizzatori hanno indubbie capacità didattiche e chi ha la pazienza di seguire le tre parti del documentario, difficilmente vorrà ancora attardarsi sul computer di casa per vedere film porno. Il tema, sicuramente delicato, è trattato, da una parte, con il dovuto distacco scientifico, dall’altra, quando ci troviamo di fronte a dei testimoni, sia uomini che donne, ascoltiamo il sofferto rimorso di chi si è pentito ma condividiamo con loro anche la gioia per la libertà riconquistata.  In nessun momento ci viene presentato materiale osceno. Per questo motivo il lavoro è adatto a esser visto anche da pre-adolescenti (molti testimoni, intervistati nel documentario, dicono di aver iniziato a veder porno già a dieci anni) almeno per le prime due parti del documentario mentre il terzo capitolo, dove viene approfondito il funzionamento dell’industria del porno, va consigliato a partire dagli adolescenti e l’accompagnamento di un genitore o un adulto è sicuramente consigliabile.

Nel primo capitolo si parla degli effetti che la dipendenza da materiale pornografico produce sul nostro cervello. Come avverrà nei capitoli successivi, la spiegazione inizia sempre con un’analogia, in modo da sensibilizzare lo spettatore sulla dimensione del fenomeno. In questo caso si parla di un certo signore che nel 1848 restò illeso dopo una esplosione ma il suo carattere cambiò totalmente: divenne rude e antipatico, iniziò a usare un linguaggio sboccato: qualcosa nel suo cervello era cambiato.  In effetti, ci spiegano gli esperti, il cervello è costituito da materiale malleabile che si trasforma in base alle nostre esperienze (tecnicamente si chiama neuroplasticità). Un testimone racconta come un uso compulsivo della pornografia abbia cambiato il suo modo di vedere le donne, percepite come oggetti di piacere. Un altro ci parla della sua tendenza ad annoiarsi di tutto, della perdita della capacità di entusiasmarsi per cose nuove. Per tutti gli intervistati, l’impossibilità di impostare progetti per il futuro, di sperare di trovare il vero amore.

E’ questo il tema del secondo capitolo che punta aspiegarci  come il porno possa impattare su un componente insostituibile per la nostra crescita: il relazionarsi con gli altri. Attraverso le testimonianze dirette ci viene mostrato che chi è dipendente dalla pornografia è avvezzo a uno stimolo fuori misura, cerca di ricostruire ciò che ha visto e non riesce più a esprimere delicatezza e  rispetto  verso l’altra/o, fino a preferire concentrarsi sulle scene estreme che vede al video  piuttosto che gestire la complessità della realtà. .

Nel terzo capitolo l’orizzonte si allarga al mondo intero. Si scopre che il porno è un business mondiale di 97 miliardi di dollari, superiore al fatturato di Netflix, Twitter e Amazon messi insieme. Lo speaker avverte fin dall’inizio del capitolo che da quel momento in poi non riuscirà più a fare lo spiritoso. E ha perfettamente ragione. Vengono intervistati un uomo e una donna che anni prima sono stati attori per  film porno. Con lucidità ma con una sofferenza che non può essere cancellata, raccontano la spinta all’escalation verso scene sempre più estreme che hanno dovuto subire. Le case di produzione non interagiscono direttamente con loro ma con il loro magnaccia/agente che ha sempre metodi convincenti per farli proseguire. Alla fine resta una sola soluzione: alcool e droga. Altre testimonianze su fatti realmente avvenuti ci fanno scoprire come la schiavitù del sesso sia particolarmente attuale. E’ una debole scusa giustificarsi per la visione di film porno, quella di dire che i protagonisti sono consenzienti: spesso si tratta di costrizioni esercitate da un’industria dai guadagni enormi.

Il documentario ha avuto risposte positive; solo la prima parte, quella che descrive le potenziali modifiche che può subire il cervello da parte del consumo di pornografia, ha destato perplessità da parte di qualche studioso. Qualche sito di fede cristiana si è lamentato per il fatto che la fede non è stata indicata come determinante per uscire dalla dipendenza. Lo stato dello Utah ha autorizzato l’associazione a presentare il documentario nelle scuole. In effetti i fondatori di Fight the New Drug sono mormoni e lo stato dello Utah è tradizionalmente il territorio di maggiore espansione per questa fede.

Il documentario si  conclude con un invito a non guardare il porno e a promuovere leggi che lo vietino. Anche la terza sezione del documentario inizia con un’analogia, sicuramente singolare: nella basilica di san Pietro in Roma, c’è la statua di bronzo dell’apostolo il cui piede si è consumato, dopo che per secoli migliaia e migliaia di pellegrini lo hanno accarezzato. L’auspicio è che il porno possa crollare se in tutto il mondo, milioni e milioni di persone diranno un semplice no alla pornografia. Un auspicio che non possiamo che condividere.

Il documentario è disponibile in inglese con sottotitoli in inglese o spagnolo.

 

ENGLISH TRANSLATION

Let's start by saying that the documentary shows a high level of professionalism. The themes conveyed in the three chapters are developed with much clarity, softened by little animations and a background commentary that adds a level of irony. The creators have certain teaching skills, and those who have the patience to follow the three parts of the documentary will hardly consider returning to watch porn on their laptop. The subject, clearly delicate, is treated, on the one hand, with a certain scientific detachment. On the other hand, when we are faced with witnesses, both men and women, we must listen to the painful remorse of those who have repented. We also share with them the joy for freedom regained.  At no time is obscene material presented. This renders the project suitable for pre-teens (many witnesses interviewed in the documentary say they started watching porn at the age of ten) – at least for the first two parts of the documentary, while the third chapter – where the explanation of how the porn industry works is deepened – is highly recommended for teens to view with a parent or adult.

In the first segment, we explore the effects that addiction to pornographic material has on our brain. As it happens in the following two segments, the explanation starts with an analogy in order to make the viewer aware of the dimension of the phenomenon. In this case, we talk about a certain gentleman in 1848 who was unharmed after an explosion but his personality changed totally: he became rude and obnoxious, he started using foul language: something in his brain had changed.  In fact, experts explain that the brain is made of malleable material that is transformed according to our experiences (technically it is called neuroplasticity). A witness tells how a compulsive use of pornography changed his way of seeing women, who he viewed as objects of pleasure. Another one tells us about his tendency to get bored easily – the loss of the ability to get excited about new things. For all the interviewees, they experienced an impossibility to set plans for the future and feel hope to find true love.

This is the theme of the second segment that aims to explain how porn can impact an irreplaceable component for our growth: relationships with others. Through direct testimonies, we are shown that those who are addicted to pornography are accustomed to an oversized stimulus, try to reconstruct what they have seen, and can no longer express delicacy and respect towards the other, to the point of preferring to concentrate on the extreme scenes they see in videos rather than managing the complexity of reality.

In the third segment, the theme opens to the whole world. It turns out that porn is a $97 billion worldwide business, more than Netflix, Twitter, and Amazon combined. The narrator warns from the beginning of the segment that from that moment on he will not be able to joke about it anymore. And he's absolutely right. A man and a woman who were actors in porn movies years before are interviewed. With lucidity but with a suffering that cannot be erased, they recount the story of the drive for escalation towards more and more extreme scenes that they have had to endure. The production companies do not interact directly with them but with their pimp/agent who always has convincing methods to keep them going. In the end there is only one solution: alcohol and drugs. Other testimonies about actual events make us realize how sex slavery is particularly relevant. To say that the actors give their consent is a weak excuse to justify oneself for watching porn: often there are constraints exerted by an industry with enormous earnings.

The documentary has had positive responses; only the first part, the one describing the potential changes that the brain can experience from the consumption of pornography, has provoked perplexity from some scholars. Some sites of Christian faith complained that faith was not indicated as a way of breaking an addiction. The state of Utah has authorized the association to present the documentary in schools. In fact, the founders of Fight the New Drug are Mormons, and the state of Utah is traditionally the area of greatest expansion for this faith.

Educational Values/Lack Thereof

The documentary is a valuable tool to stop considering lightly – as it often happens – the problem of pornography and to help us to understand in-depth the damage it can cause.

Audience : Teenagers

The first two segments may be viewed by pre-adolescents (PG): whereas the third segment may be more appropriate for adolescents (PG-13) due to the description of the conditions of psychological violence sex actors endure.

Artistic Judgement

The writers show excellent teaching skills, as they explain concepts with irony, accompanied by animations. The tragic testimonies of witnesses are fundamental.

SE SEI INTERESSATO A SEGUIRE IL TEMA PUOI VEDERE ANCHE:

Pornografia: la vera causa è la mancanza di relazioni sociali

Difendere i nostri figli dalla pornografia ed educarli ai media. Intervista al Prof. Thomas Lickona

su 

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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