Film Verdi

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Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

FALLING INN LOVE - RISTRUTTURAZIONE CON AMORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/21/2019 - 14:43
 
Titolo Originale: Falling Inn Love
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Roger Kumble
Sceneggiatura: Elizabeth Hackett, Hilary Galanoy
Produzione: MarVista Entertainment
Durata: 98 su Netflix
Interpreti: Christina Milian, Adam Demos, Jeffrey Bowyer-Chapman

Gabriela è un architetto di San Francisco, appassionata alla nuova edilizia ecologica ma proprio quando sta per proporre il suo progetto per un palazzo fortemente innovativo, il suo studio fallisce. Le cose si mettono male: non riesce a trovare un nuovo studio che la assuma e siccome non può più permettersi l’appartamento dove è vissuta finora, chiede al suo ragazzo Dean di andare a vivere con lui. Dean rifiuta perché non vuole rinunciare alle sue comodità da scapolo e a questo punto Gabriela accetta di prendersi cura di una villa in Nuova Zelanda che ha vinto con un concorso. Dopo aver attraversato il Pacifico, scopre con orrore che la villa è in rovina, abbandonata da anni. A questo punto decide di ristrutturarla, venderla e poi tornare a S Francisco. Per fortuna gli abitanti della cittadina vicina sono tutti gentili, incluso Jake, un ragazzo del posto tuttofare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film sviluppa bene il valore delle relazioni umane fra coniugi, amici, cittadini e l’importanza di contesti tranquilli dove ci sia tempo per esse. Anche chi è "il cattivo" si accorge di aver sbagliato
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Non ci sono molti colpi di scena ma il racconto ha la forma di un cono che converge verso il prevedibile lieto fine. Ci si poteva aspettare un migliore sviluppo della relazione amorosa
Testo Breve:

Lei è una esuberante architetta in carriera di San Francisco, lui un artigiano edile della Nuova Zelanda poco espansivo. Il contrasto sarà molto fecondo.

Questa storia è una storia d’amore (di quelle nelle quali entrambi cercano l’altra metà con cui trascorrere insieme il resto della loro vita) ma una storia moderna. Moderna nel senso che viene affrontato un tema molto attuale: che lui e lei lavorano e provengono da ambienti culturali diversi. Strano a dirsi, questo film non è ricavato da un romanzo di Nicholas Sparks; eppure le caratteristiche ci sarebbero tutte. I protagonisti sono due bravi ragazzi abituati a riflettere, padroni dei se stessi e, stranamente rispetto al panorama della produzione attuale, senza vizi o dipendenze da droga.  C’è anche qui qualcosa che li separa (in Dear John è la guerra in Afganistan, in La memoria del cuore è la perdita della memoria da parte di lei; in La risposta è nelle stelle lui è un agricoltore mentre lei ha vocazioni artistiche) ma anche, incredibile a dirsi, proprio come nell’ultimo film citato, c’è un “effetto  confronto” verso  un amore vissuto da una coppia della generazione precedente, ricostruita attraverso la scoperta di un epistolario amoroso, né manca la frase simbolo per questa tipologia di film: “tutto accade per una ragione” che non è il fatalismo pessimista di Woody Allen ma è quella fiducia provvidenziale così presente nei film ricavati dai romanzi di Nicholas Sparks.

Siamo insomma dalle parti dello stesso tipo di amore ma ci sono anche significative differenze: in questo Falling Inn Love prevale la componente comica, giocata sulle spalle della metropolitana Gabriela che poco si adatta alla vita di una piccola cittadina sperduta nella verde campagna neozelandese. Il racconto sviluppa inoltre due possibili amori soggetti a una lunga gestazione perché difficili da maturare: quello fra lui e lei, (continuerà Gabriela a tener saldo il suo proposito di tornare a San Francisco? e quello fra la cittadina Gabriela e la gente che vive in una piccola realtà rurale. Il film sviluppa molto i risvolti di quest’ultimo tema, sottolineando come il piccolo è bello: come tutti conoscano tutti, sappiano tutto di tutti ma anche come siano pronti a riunire le forze quando c’è qualcuno di loro in difficoltà. Se la tematica delle professioni differenti era già presente in La risposta è nelle stelle e veniva risolta in modo pragmatico, qui la scelta è radicale: lei deve decidere se vivere in un contesto sicuramente meno stimolante professionalmente. Questa seconda scelta finisce per diventare predominante rispetto allo sviluppo dell’amore fra i due, anche perché la progressione del loro rapporto non è ben sviluppata (e questo è indubbiamente un difetto) e il bel Jake (Adam Demos) sembra irrigidito nella parte. Per converso il dilemma fra San Francisco e la Nuova Zelanda finisce per assumere i toni di una vera scelta di vita, fra il vivere alla ricerca della carriera e la propria affermazione oppure considerare più importante il coltivare con calma le relazioni umane.

Alla fine il film, da love story, si trasforma in una elegia bucolica.

Il film è disponibile su Netflix

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SHAUN, VITA DA PECORA: FARMAGEDDON

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/15/2019 - 17:42
 
Titolo Originale: A Shaun the Sheep Movie: Farmageddon
Paese: Regno Unito
Anno: 2019
Regia: Will Becher, Richard Phelan
Sceneggiatura: Mark Burton, Jon Brown
Produzione: Aardman Animations, StudioCanal
Durata: 87

Shaum e le sue compagne pecore hanno sempre qualche motivo di attrito con il cane pastore Bitzer: lei è una pecora esuberante che ogni giorno ha qualche nuova idea per la testa mentre Bitzer, sempre sospettoso, ha disseminato il cortile di cartelli di divieti. C’è però un evento che trasforma la loro semplice vita di campagna: Lu-La, una ragazzina extra-terreste con poteri speciali è atterrata proprio nella fattoria Mossy Bottom. I giornali dicono che è stato avvistato un UFO, corpi speciali dell’esercito sono sulla sua traccia e Shaun è ben lieta di ambientare Lu-La sul nostro pianeta: di sicuro ci sarà da divertitsi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questo racconto, nessuno è veramente cattivo: ognuno cerca di venir compreso nei suoi problemi, ma poi tutti sono disponibili ad aiutare gli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film conferma la simpatia della tecnica stop-motion, ora perfezionata con la CG e la capacità degli autori di caratterizzare con pochi tratti visivi (manca il parlato) i personaggi della storia
Testo Breve:

La pecora Shaun ma anche gli altri animali della fattoria, debbono fronteggiare una grossa novità: è arrivata una ragazzina extra-terreste che vuole tornare dai suoi mamma e papà. Il divertimento è garantito anche se il film è inferiore al primo  della serie Shaun

La tecnica di animazione stop-motion, dove pupazzi di plastilina vengono animati riprendendo fotogramma per fotogramma i loro movimenti, può ancora affascinare i ragazzi di oggi? Indubbiamente la tecnica della computer grafica utilizzata per i blockbuster della Disney ha fatto passi da gigante e costituisce ormai lo standard per questo tipo di film ma così come c’è qualcuno che sente la nostalgia dei cartoni 2D, non si può negare la poesia che emana da queste produzioni dell’inglese Aardman Animations, StudioCanal. Anche se ormai anche loro utilizzano, per i fondali, la 3D, si percepisce ancora la piacevolezza di un lavoro artigianale e la presenza di un’ironia molto inglese. Il timore però resta perché c’è il rischio che questi lavori risultino troppo sofisticati per un pubblico di ragazzi smaliziati dal telefonino e da altre tecnologie: mi riferisco in particolare al fatto che i personaggi non parlino (emettono suoni volutamente incomprensibili) e tutto viene narrato con le immagini, in omaggio alla migliore tradizione della comicità slapstick del film muto, soprattutto quella di Buster Keaton. Alla fine non c’è che una risposta: il film potrà piacere soprattutto ai più piccoli che si divertiranno comunque e non stanno ad andare per il sottile sulla tecnica adottata e ai genitori, che apprezzeranno i tanti riferimenti al grande cinema del passato.

La casa di Bristol, produttrice di Galline in fuga, tutta la serie di Wallace & Gromit, e il precedente Shaun, vita da pecora, ha da sempre privilegiato l’ambiente della fattoria, dove gli animali prendono vita propria e rendono complicata quella degli umani; un magnifico esempio di poesia incentrata sulle piccole, care cose di un mondo fuori dalla frenesia delle metropoli. Questa volta, anche se la storia ha nuovamente, come baricentro, la fattoria Mossy Bottom l’orizzonte si allarga a un contesto addirittura planetario e il richiamo alle grandi produzioni hollywoodiane, in particolare a ET L’Extraterrestre e a Incontri ravvicinati del terzo tipo è evidente.

Ancora una volta saranno solo gli adulti ad apprezzare la divertente parodia confezionata dagli sceneggiatori Mark Burton, Jon Brown  su questi  capolavori di Steven Spielberg  (ma c’è anche un robottino che ricorda tanto Wall-E) mentre i più piccoli si commuoveranno nel vedere come la piccola Lu-La si che ha nostalgia di “casa” e desidera tornare da  mamma e papà.

Forse meno riuscito del primo Shaun – vita da pecora per aver voluto muoversi in contesti più internazionali, perdendo l’elegia del mondo agreste, il film conferma la grande capacità di caratterizzare i personaggi della squadra della Aardman Animations. Bastano pochi tratti (non dimentichiamo che i personaggi non parlano) per disegnare il fattore, un omino con occhiali spessi e baffoni giallo stoppa, irascibile, lento a capire le situazioni a meno che si tratti di guadagnare dei soldi, oppure   la donna comandante dell’agenzia governativa incaricata di scovare gli UFO, rigida e inflessibile nel compiere la sua missione che nasconde però un doloroso segreto della sua infanzia.

Alla fine e non è cosa da poco, il film vuole dimostrare che nessuno è veramente cattivo: ognuno cerca di venir compreso nei suoi problemi, ma poi tutti sono disponibili ad aiutare gli altri.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MEN IN BLACK: INTERNATIONAL

Inviato da Franco Olearo il Lun, 08/26/2019 - 15:54
 
Titolo Originale: Men in Black: International
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: F. Gary Gray
Sceneggiatura: Art Marcum, Matt Holloway
Produzione: Sony Pictures Entertainment
Durata: 115
Interpreti: Chris Hemsworth, Emma Thompson, Liam Neeson, Rebecca Ferguson

Nell’epoca in cui regnano prequel, sequel e spin off era atteso ormai da tempo un nuovo Men in black che ci fa sentire un po' nostalgia dei capitoli precedenti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia, il coraggio e l’onestà sono gli elementi da salvare seppur in un contesto un po’ banale
Pubblico 
Pre-adolescenti
La scena di un omicidio, anche se non eccessivamente violento, non rende il film visibile ai bambini.
Giudizio Artistico 
 
Se gli effetti speciali rendono comunque piacevole la visione, dal punto di vista registico non c’è nessuna scena particolarmente spettacolare o che metta in risalto le ottime doti attoriale di due bravi professionisti come Chris Hemsworth e Tessa Thompson.
Testo Breve:

Ritornano gli agenti in abito nero che combattono strani alieni ma al posto di Will Smith e Tommy Lee Jones abbiamo gli ugualmente bravi Chris Hemsworth e Tessa Thompson. La regia non riesca a mescolare nel modo giusto azione e comicità

Men in Black: International è lo spin off della trilogia fine anni Novanta, inizio anni duemila che vide come protagonista Will Smith. La saga precedente si contraddistinse per una serie di elementi originali: gli alieni più buffi che spaventosi, il modo in cui venivano raccontati gli aneddoti, il duo vincente (MIB alle prime armi spiritoso e combina guai affiancato dal più serio ed anziano). 

Purtroppo MIB International non regge il confronto. 

La protagonista Molly si presenta come una giovane donna fuori dagli schemi, carismatica ed intelligente ma anche nerd e un pó maschiaccio cresciuta con la “fissa” per gli alieni  perché  da piccola ha incontrato una creatura bizzarra che ha aiutato a fuggire salvandole la vita. Mentre i suoi genitori, sconvolti dall’evento,  venivano sparafleshati da due uomini vestiti di nero dimenticando ogni cosa, lei nascondendosi dai due agenti, conserva ogni ricordo, cresce determinata nel suo sogno di trovare la base segreta dei MIB a New York. Quando finalmente ci riesce per le sue abilità informatiche, viene inviata immediatamente a Londra, casualmente a collaborare con l’agente H, il più sexy e in gamba di tutti anche se, conoscendolo meglio si renderà conto che qualcosa non quadra. Nell’affrontare insieme una nuova minaccia, conoscere persone, alieni e realtà diverse nascerà un’amicizia  che profuma d’amore. 

Se gli effetti speciali rendono comunque piacevole la visione (le armi in dotazione agli agenti sono più numerose e tecnologiche di uno 007) dal punto di vista registico non c’è nessuna scena particolarmente spettacolare o che metta in risalto le ottime doti attoriale di due bravi professionisti come Chris Hemsworth e Tessa Thompson. 

Di internazionale resta solo il viaggio intrapreso dai due protagonisti in diverse città del mondo tra cui una Napoli solo di nome e non di fatto visto che la scena si svolge su un’ isola. 

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE GREAT HACK - PRIVACY VIOLATA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 08/20/2019 - 15:28
 
Titolo Originale: The Great Hack
Paese: UK
Regia: Karim Amer, Jehane Noujaim
Sceneggiatura: Karim Amer, Jehane Noujaim
Produzione: Netflix
Durata: 113

Il documentario percorre le vicende che hanno visto coinvolta la società anglo-americana di analisi dati e comunicazione elettorale Cambridge Analytica (CA), la quale aveva acquisito tramite Facebook dati personali di circa 50 milioni di utenti utilizzandoli senza alcuna autorizzazione in occasione della campagna elettorale di Donald Trump del 2016 e a sostegno della Brexit e del partito di Nicolas Farage in Gran Bretagna. Il documentario si concentra su alcune personaggi chiave della vicenda: David Carroll, professore della Parsons School of Design di New York che aveva chiesto per vie legali che CA gli restituisse i suoi dati personali; le testimonianze di Brittany Kaiser e di Christofer Wylie ex dipendenti della Cambridge Analytica; Carole Cadwalladr giornalista investigativa che ha pubblicato i risultati delle sue indagini su The Guardian.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I due registi realizzano un onesto lavoro di evidenziazione dei fatti, così come essi sono accaduti. La storia risalta l’importanza del giornalismo libero e va ad onore di testate storiche come The Guardiam The Observer, the New York Times, per l’accuratezza delle indagini svolte
Pubblico 
Pre-adolescenti
I temi trattati risulteranno poco comprensibili ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il lavoro di ricostruzione di fatti risulta accurato ma lo sviluppo appare piatto, senza che vengano evidenziati i passaggi più significativi del racconto
Testo Breve:

La Società Cambridge Analytica è fallita dopo esser stata accusata di aver influenzato le lezioni presidenziali americane e il referendum sulla Brexit con dati riservati ottenuti da Facebook. Una ricostruzione accurata ma un po’ piatta

Che attività svolgeva Cambridge Analytica? Lo spiega bene il documentario raccontandoci il coinvolgimento della società nelle elezioni avvenute nel piccolo paese di Trinidad e Tobago qualche anno fa. Erano in gara due partiti, uno legato all’etnia indiana (per la quale CA lavorava) e l’altra all’etnia indigena di colore. CA ha costruito una massiccia campagna promozionale puntando su giovani e sollecitando il loro spirito di contestazione.  E’ stato creato allo scopo un movimento mediatico con tanto di slogan, inno, pubblicità alla televisione e su Internet dove si invitavano i giovani a non seguire le alchimie politiche dei padri. Alla fine i giovani di origine indiana, più rispettosi dell’autorità familiare, sono andati a votare, mentre gli altri hanno disertato le urne. Si calcola che la campagna orchestrata da CA abbia spostato il 6% dei voti, percentuale sufficiente per far vincere il partito indiano. Non occorre affatto pensare che il caso Trinidad sia un’eccezione e che le democrazie occidentali siano molto più “robuste” nei confronti dei condizionamenti pilotati. Se tante persone vanno a votare perché hanno ponderato tutti gli aspetti politici, culturali economico della loro decisione, tanti seguono quegli impulsi istintivi e caratteriali che la rete Internet è così brava a sollecitare.

Eccoci quindi arrivati al cuore del caso Cambridge Analytics (CA): per influenzare gli elettori diventa determinante conoscerne la loro personalità, le loro preferenze e mostrare di volerli accontentare esattamente in ciò che più loro piace.  Aziende come Google, Facebook, vendono, fin dalla loro nascita, dati sulle tendenze dei consumatori ma si tratta di dati statistici e anonimi. La rivoluzione si è avuta proprio quando CA ha avuto la possibilità di accedere ai dati raccolti da Facebook relativamente a 50 milioni di utenti completi di cognome e nome ponendo quindi CA in condizione  di realizzare quello che viene chiamato microtargeting comportamentale (pubblicità altamente personalizzata su ogni singola persona). Una manna per chi, con moderni strumenti di psicometria, riesce, analizzando i like e i siti consultati, a delineare la personalità dell’internauta. Com’è stato possibile tutto questo? Lo spiega bene il documentario con l’aiuto del testimone Christofer Wylie: fu lui a contattare il prof Aleksandr Kogan, dell’università di Cambridge che aveva realizzato, con l’accordo di Facebook, una app che prometteva di produrre profili psicologici e di previsione del proprio comportamento, basandosi sulle attività online svolte. Per utilizzarla, gli utenti dovevano collegarsi specificando cognome, nome e il loro profilo personale. Il professore aveva il permesso di collegarsi anche alla lista degli amici, moltiplicando enormemente i dati accessibili. I problemi sono nati dopo, quando Kogan ha condiviso tutte queste informazioni con Cambridge Analytica, violando i termini d’uso di Facebook.

I due registi egiziani Noujaim e Amer sono riusciti a realizzare una ricostruzione accurata dei fatti, beneficiando della testimonianza diretta dei due ex dipendenti della CA e della giornalista Carole Cadwalladr e mostrandoci gli interventi, durante le sessioni della commissione d’inchiesta inglese, dei principali protagonisti: Alexander Nix, amministratore delegato di  CA e Mark Zuckerberg di Facebook. Bisogna riconoscere che la principale testimone, Brittany Kaiser non risulta particolarmente simpatica (c’è il sospetto che il suo “tradimento” nei confronti di CA, come hanno riportato alcuni giornali, sia stata dettata dalla necessità di coprire alcuni suoi coinvolgimenti più gravi in altre azioni poco pulite della società) ma questo non è certo colpa dei due registi, così come quel certo senso di incompiutezza che dà il finale del documentario. In effetti sono ancora molti gli elementi non chiariti della vicenda e la dichiarazione di bancarotta della Cambridge Anallytica ha fatto uscire di scena il maggiore imputato. Evitando di condividere gli scenari apocalittici di alcuni protagonisti del documentario (“una nuova era è iniziata”), è certo che il caso CA spingerà molti paesi democratici a emettere nuove leggi per meglio proteggere la libertà decisionale degli elettori ma è altrettanto certo che nuove tecniche persuasive verranno adottate subito dopo, in una rincorsa che appare senza fine.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SPIDER MAN: FAR FROM HOME

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/10/2019 - 15:40
 
Titolo Originale: Spider Man: Far From Home
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Chris McKenna e Erik Sommers
Produzione: SONY PICTURES RELEASING, COLUMBIA PICTURES CORPORATION, MARVEL STUDIOS, WALT DISNEY PICTURE
Durata: 129
Interpreti: Tom Holland, Samuel L. Jackson, Jake Gyllenhaal, Marisa Tomei, Jon Favreau, Zendaya, Cobie Smulders

Peter Parker, reduce come il resto del mondo della grande battaglia degli Avengers contro Thanos, cerca di ritrovare una vita normale mentre piange la perdita del suo mentore Tony Stark. Nick Fury vorrebbe reclutarlo subito per una nuova missione, ma Peter preferisce partire per una gita scolastica in Europa, dove spera finalmente di farsi avanti con la sua compagnia bella e geniale MJ. Ma i supereroi non vanno mai davvero in vacanza e di fronte a una nuova emergenza Peter si troverà affiancato anche da un nuovo eroe, Mysterio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una storia di ragazzi che vorrebbero restare tali ma la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film può contare su spettacolari animazioni 3D di ultima generazione e ha successo nel mantenere il giusto equilibrio fra un racconto adolescenziale e l’innesco della storia nel Marvel Cinematic Universe
Testo Breve:

Spiderman, dopo l’epica battaglia degli Avengers, vorrebbe andarsene in vacanza e dichiarare finalmente il suo amore a Mj. Ma ancora una volta c’è il mondo da salvare. Un film divertente adatto a pre-adolescenti

La nuova avventura di Spiderman arriva a qualche mese da quello che per molti è stato il vertice non solo della cosiddetta Fase 3 dell’Universo Marvel, ma di un decennio abbondante in cui i cinecomic si sono affermati come il genere di riferimento, in termini di incassi, ma anche di immaginario del cinema mondiale.

Spiderman Far from Home intelligentemente non schiva questa pesante eredità, ma la sfrutta per creare un racconto che mescola con successo commedia adolescenziale e dramma e riesce anche a dire qualcosa di interessante sul mondo di oggi, ossessionato dai supereroi e così affamato di verità da accettarne anche di false, purché presentate in un modo narrativamente accattivante.

Il giovane Peter Parker è un solitario sopravvissuto ad una lotta che ha messo in campo tanti eroi adulti e li ha visti dare un addio al campo di battaglia, chi per nuove avventure nello spazio, chi per riconquistare un amore del passato, chi compiendo un sacrificio doloroso ma necessario, come Tony Stark (tecnicamente questo sarebbe uno spoiler, ma inevitabile per comprendere la pellicola).

Nella tradizione fumettistica, infatti, Spiderman/Peter Parker è stato definito dal rapporto con lo zio Ben, la cui morte, involontariamente causata dalla mancata azione del nipote, costituisce il punto di origine della sua missione (“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”). Anche se lo zio Ben non scompare dalla “mitologia” (è sua la valigia vecchiotta con cui Peter parte in vacanza) il suo ruolo qui è assunto da Tony Stark, con la cui pesante eredità, morale e concreta (Peter riceve un paio di occhiali speciali che gli danno la possibilità di controllare tutti gli armamentari delle industrie Stark, anche quelli militari) il giovane si dovrà confrontare per capire davvero chi è.

Far from Home è la storia della ricerca di un mentore, di qualcuno capace di insegnare a un ragazzo a diventare uomo, qualcuno che Peter aveva trovato (anzi da cui era stato trovato) e di cui sente terribilmente la mancanza.

Ma è anche una storia di ragazzi che vorrebbero rimanere tali (e concedersi tutte le imbarazzanti sciocchezze della propria età, compreso la prima storia d’amore) e che invece sono chiamati a diventare adulti e caricarsi di responsabilità. La tentazione sarebbe quella di cedere almeno momentaneamente il “mantello” da supereroe a qualcuno di più adulto e qualificato e invece la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori.

È qui che Spiderman riesce, seppure nel modo leggero a cui la Marvel ci ha abituato, a dire qualcosa di interessante anche sulle contraddizioni del mondo di oggi, connesso in modo ossessivo, invaso da social network in cerca di eroi a cui dare un nome e una missione (Mysterio non fa a tempo a compiere la sua prima missione che si ritrova già con un nome e un posto pronto tra i nuovi Avengers), ma altrettanto disposto a scartarli alla prima occasione.

Un mondo difficile da navigare, dove a scegliere la strada giusta non basta la tecnologia e nemmeno il sesto senso del ragno, ma serve una bussola morale che si può trovare solo nel cuore e nella memoria (autentica) di quello che si sa essere giusto.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TOY STORY 4

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/28/2019 - 20:50
 
Titolo Originale: Toy Story 4
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Josh Cooley
Sceneggiatura: Stanton, Stephany Folsom, da un soggetto di John Lasseter
Produzione: PIXAR ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
Durata: 100

Dopo che l’amato Andy è andato al college Woody e i suoi amici hanno vissuto una seconda giovinezza affidati alla piccola Bonnie. Anche lei però sta crescendo, ma Woody, anche se finisce sempre più spesso nell’armadio, non rinuncia alle responsabilità nei suoi confronti e la segue anche al primo giorno di asilo. Sarà l’arrivo di un nuovo giocattolo, Forky, che Bonnie si costruisce, a lanciare Woody e gli altri in una nuova avventura e a fargli rincontrare una vecchia amica…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Più ancora che negli altri capitoli, Toy Story parla agli adulti ancora più che ai bambini, esplorando le contraddizioni del desiderio di essere genitori e le difficoltà del mestiere più bello del mondo, della gratuità che richiede e della gioia che può dare abbracciarlo fino in fondo.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una rapida sequenza, poco percettibile, di due mamme che portano a scuola un bambino e poi lo vanno a riprendere
Giudizio Artistico 
 
Questo quarto episodio della serie riesce nel difficile compito di riprendere i fili di questa strana vita da giocattoli, confermando la sua funzione di metafora di tante problematiche umane
Testo Breve:

Dopo che l’amato Andy è andato al college, Woody e i suoi amici giocattoli si mettono a disposizione della piccola Bonnie, conducendo ancora una volta gli spettatori attraverso un lungo viaggio che è anche una riflessione sull’amore e la lealtà, sulla vocazione, sul crescere e invecchiare.

Cosa fa di un giocattolo un giocattolo? L’amore unico e irripetibile che il “suo” bambino prova per lui? O la sua “vocazione” di renderlo felice ed aiutarlo a crescere? E cosa succede di un giocattolo quando un bambino cresce e la missione giunge inevitabilmente a una fine?

La nuova avventura di Woody e degli altri giocattoli ci conduce ancora una volta ad esplorare queste domande e la risposta sarà diversa per ciascuno di loro.

Da più di una generazione, ormai, la saga di Toy Story, partendo da un presupposto piccolo e geniale (la vita dei giocattoli in assenza dei loro proprietari) ha condotto gli spettatori attraverso un lungo viaggio che è anche una riflessione sull’amore e la lealtà, sulla vocazione, sul crescere e invecchiare. Il terzo capitolo della serie sembrava avere in un certo senso chiuso un cerchio con la partenza di Andy, ormai cresciuto, per il college e il passaggio di testimone ad una nuova bambina.

Questo quarto episodio della serie, invece, riesce nel difficile compito di riprendere i fili di questa riflessione aggiungendo spunti nuovi e interessanti e recuperando alcuni vecchi amici, prima tra tutti Bo Peep, la pastorella della lampada per cui Woody aveva un debole e che era sparita tanto tempo prima.

Diversamente da Woody, che si aggrappa alla sua responsabilità nei confronti del suo bambino, Bo ha saputo accettare l’inevitabile, cioè che il bisogno di un bambino nei confronti dei suoi giocattoli non sia eterno e, a sorpresa, pur essendo un “giocattolo perduto”, si è rifatta una vita quasi da avventuriera, sfuggendo a un negozio di antiquariato e progettando di scoprire il mondo aggregandosi a un lunapark viaggiante.

Woody, con la sua testarda lealtà al “suo” bambino, e Bo con la sua voglia di avventura sembrano agli antipodi, ma sapranno allearsi per mettere in salvo Forky (metà forchetta e metà cucchiaio), il giocattolo che non si sente un giocattolo e anzi cerca continuamente di tornare al cesto della spazzatura da cui proviene. Solo condividendo la sua esperienza e ammettendo di essere forse un po’ spazzatura anche lui, Woody riuscirà a persuaderlo della sua missione. Meno presente che negli scorsi episodi, Buzz Lightyear offre, insieme a un paio di spassose new entries, il necessario alleggerimento comico alle situazioni.

Il grande avversario di questo episodio è Gabby Gabby, la bambola mai usata perché difettosa, che sogna di diventare la preferita di un bambino ed è disposta a tutto per mettersi nella condizione di esserlo, anche a rubare a Woody il suo riproduttore vocale.

È attraverso Gabby, per molti versi più complessa del terribile Lotso del terzo capitolo, che Toy Story riesce a dire qualcosa di straordinariamente importante e molto attuale: “avere” un bambino significa innanzitutto venire incontro a un bisogno prima ancora che rispondere al proprio di essere amati. È l’inizio di un’avventura spaventosa e bellissima in cui bisogna accettare il rischio dell’abbandono ma che vale la pensa di essere vissuta.

Più ancora che negli altri capitoli, Toy Story parla agli adulti ancora più che ai bambini, esplorando le contraddizioni del desiderio di essere genitori e le difficoltà del mestiere più bello del mondo, della gratuità che richiede e della gioia che può dare abbracciarlo fino in fondo.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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X-MEN : DARK PHOENIX

Inviato da Franco Olearo il Sab, 06/15/2019 - 09:01
 
Titolo Originale: X-Men : Dark Phoenix
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Simon Kinberg
Sceneggiatura: Simon Kinberg
Produzione: BAD HAT HARRY PRODUCTIONS, DONNERS' COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON MARVEL ENTERTAINMENT, TSG ENTERTAINMENT
Durata: 114
Interpreti: James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Sophie Turner, Jessica Chastain

Dopo aver involontariamente provocato la morte dei genitori in un incidente d’auto, la piccola telepate Jean Grey viene accolta nella scuola per giovani dotati del dottor Charles Xavier. Una volta cresciuta, durante una missione di salvataggio nello spazio in compagnia di altri X-Men, Jean viene investita in pieno da un brillamento solare. L’energia assorbita potenzia enormemente i suoi poteri, ma distrugge anche le barriere mentali create dal professor Xavier per proteggere Jean dai ricordi del suo passato…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Interessante la problematica di cosa possiamo fare con i doni che ci vengono concessi e il sottile confine che esiste tra “fare il bene in nome del bene” e “fare il bene per la gloria e il rispetto che ne derivano”
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di combattimento e violenza, nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Dark Phoenix è un prodotto godibile e accattivante, adatto a un pubblico trasversale (anche se spostato leggermente verso i giovani, per l’età dei personaggi protagonisti e per la mancanza di un antagonista davvero forte e pericoloso), ma che non soddisfa pienamente le aspettative, decisamente alte visto che si tratta dell’epilogo della saga X-Men
Testo Breve:

Jean Grey viene investita in pieno da un brillamento solare. L’energia assorbita potenzia enormemente i suoi poteri, ma distrugge anche le barriere di cui disponeva per venir protetta dai ricordi del suo passato…Ci si poteva aspettare qualcosa di meglio per il gran finale della saga X-Men

Dodicesimo film dedicato all’universo degli X-Men, Dark Phoenix chiude una saga durata quasi vent’anni (il primo film, diretto da Bryan Singer, risale infatti al 2000), la cui fine è stata decretata dall’acquisto da parte della Disney dei diritti sul franchise, finora in possesso della 20th Century Fox.  Dark Phoenix si colloca cronologicamente dopo X-Men – Apocalisse (2016) e mette in scena la squadra degli X-Men in versione “giovane”, con James McAvoy nei panni del professor Xavier, Fassbender in quelli di Magneto e Jennifer Lawrence in quelli di Raven/Mystica.

Il film ruota attorno a un personaggio trascurato dagli ultimi film della serie, ma fondamentale all’interno dell’universo Marvel. Jean Grey (la Fenice Nera) è ben interpretata da Sophie Turner (la Sansa Stark de Il trono di spade), che riesce a rendere credibile il conflitto interiore del suo personaggio, dilaniato da forze immense (desiderio, dolore e rabbia), che lo rendono, allo stesso tempo, estremamente potente ed estremamente pericoloso. Jean Grey risulta così un’eroina fatta di luci e ombre, incarnazione dell’eterna lotta tra bene e male, che convivono dentro di lei e lottano strenuamente per emergere.

Con una protagonista così importante a dominare la scena, gli altri personaggi finiscono inevitabilmente per passare in secondo piano. Da questo deriva il tono un po’ monocorde del film, che insiste molto sull’aspetto drammatico, sul senso di pericolo e sulla tensione, senza lasciare spazio al lato comico che, in misura maggiore o minore, caratterizza tutti i film tratti dall’Universo Marvel.

Sottotono anche i cattivi – i D’Bari, capeggiati da un’algida Jessica Chastain - una razza aliena priva di sentimenti che vuole impossessarsi del potere di Jean e conquistare la Terra. I D’Bari assumono l’aspetto degli umani, parlano pochissimo e combattono a mani nude. Difficilmente, quindi, verranno ricordati tra i cattivi più originali dell’universo Marvel.

Decisamente più interessanti, invece, le tematiche affrontate dal film, ovvero cosa possiamo fare con i doni che ci vengono concessi e il sottile confine che esiste tra “fare il bene in nome del bene” e “fare il bene per la gloria e il rispetto che ne derivano”. Si tratta ovviamente di questioni affrontate a un livello abbastanza superficiale (Dark Phoenix rimane un film di supereroi, in cui le scene d’azione e visivamente spettacolari hanno la precedenza), ma che contribuiscono a dare una buona ossatura alla trama e a rendere credibili i dilemmi interni ed esterni dei personaggi. 

In conclusione, Dark Phoenix è un prodotto godibile e accattivante, adatto a un pubblico trasversale (anche se spostato leggermente verso i giovani, per l’età dei personaggi protagonisti e per la mancanza di un antagonista davvero forte e pericoloso), ma che non soddisfa pienamente le aspettative, decisamente alte visto che si tratta dell’epilogo della saga X-Men (o, perlomeno, di quella targata Fox). Per un gran finale - specialmente se paragonato a un altro blockbuster appena uscito in sala e che ha chiuso un’era, ovvero Avengers Endgame - forse ci voleva qualcosa in più.

Autore: Cassandra Albani.
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PETS 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/12/2019 - 08:37
 
Titolo Originale: The Secret Life of Pets 2
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Chris Renaud
Sceneggiatura: Dean DeBlois
Produzione: Illumination Entertainment
Durata: 86

Pets 2 è il secondo capitolo dell’originale serie cinematografica che racconta le storie di alcuni animali da compagnia e come, nell’immaginario di molti, possano impiegare le loro giornate quando i loro padroni sono fuori casa. Max ed i suoi inseparabili amici tornano con una nuova appassionante avventura.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Anche questo capitolo, come il precedente, catapulta lo spettatore in un viaggio dove l’amicizia risulta essere sempre l’ingrediente che fa da collante alle singole vicende dei piccoli protagonisti. Ottimo spunto per i bambini per far capire loro quanto sia bella la vita a contatto con la natura e gli animali.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Illumination Entertainment (stesso studio dei Minions e di "Cattivissimo Me") si conferma, ancora una volta, una casa di produzione di ottima qualità sia dal punto di vista tecnico che dei contenuti regalando alle famiglie storie moderne e divertenti adatte a grandi e piccoli.
Testo Breve:

Tornano i simpatici animaletti domestici che questa volta debbono fare spazio a un nuovo arrivato: il bebè della loro padroncina. Un film per far amare ai bambini la natura e gli animali

Quando arriva un bimbo in una casa genera sempre un po’ di scompiglio, ma da quando la padroncina di Max si è sposata ed ha avuto un figlio la sua vita è completamente cambiata.

Sebbene il cucciolo non si annoi mai nella palazzina in cui vive dove si intrattiene e si confronta con tanti altri animali domestici, ora le giornate di Max sono ogni giorno diverse, piene di imprevisti e stressanti.

Il piccolo (una specie di Jack Russel Terrier) si ritrova improvvisamente ansioso con evidenti disturbi psicosomatici, vittima dell’allarmismo tipico del “neo genitore” che desidera proteggere il proprio figlio.

Nel frattempo Gidget, la bianca volpina di Pomerania intenta come sempre a compiacere Max, deve recuperare il giocattolo preferito che lui le aveva affidato, finito nella casa di una bizzarra anziana signora.

La cagnolina chiederà aiuto a Chloe per camuffarsi perfettamente in un gatto ed affrontare dei numerosi e dispettosi felini.

La trasformazione più incredibile rispetto al primo film è sicuramente quella di Nervosetto diventato, rispetto al primo film, il perfetto animale domestico di una tenera bambina che lo traveste da supereroe con un’attillatissima tutina blu con tanto di maschera.

Il piccolo coniglietto si trasformerà dal perfido cattivo di Pets vita da animali a vero eroe capace di salvare una tigre in pericolo in un circo dove viene maltrattata.

Grazie ad un linguaggio semplice, Pets 2 rende piacevole la visione trattando temi come il coraggio, la perseveranza, l’altruismo e la fiducia in sé stessi.

Tre storie che si sviluppano parallelamente incrociandosi solo alla fine, in un perfetto mix di musiche e azioni travolgenti.

Ricca di gag la parte in cui Max e Duke trascorrono qualche giorno in campagna. Non solo gli animali da fattoria fanno ridere a crepapelle con i loro luoghi comuni ma la saggezza di Rooster (Galletto in italiano doppiato in America da Michele Gammino, celebre doppiatore di Harrison Ford) fa riflettere su quanto la vita di città ci crei inconsciamente dei limiti che solo la serenità che si ottiene dal contatto con la natura ci aiuta a superare.

Così come Max, alle prese con i suoi limiti da superare, anche noi ci rendiamo conto di quante cose potremmo realizzare con un po’ più di coraggio.

Gli amanti degli animali troveranno certamente piacevole il film, soprattutto quando si prendono simpaticamente in giro alcune delle personalità tipiche di ogni razza tanto da sentire in sala esclamazioni come: “proprio come fa il mio cane!”

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MACCHINE MORTALI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/07/2019 - 14:58
 
Titolo Originale: Mortal Engines
Paese: Nuova Zelanda/ Usa
Anno: 2018
Regia: Christian Rivers
Sceneggiatura: Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens
Produzione: UNIVERSAL PICTURES, WETA WORKSHOP, WINGNUT FILMS, MEDIA RIGHTS CAPITAL (MRC)
Durata: 128
Interpreti: Hera Hilmar, Robert Sheehan, Hugo Weaving, Jihae, Stephen Lang

Medioevo prossimo venturo. Sopravvissuta a una catastrofe postatomica, l’umanità abita in stratificate città mobili che si spostano da un continente all’altro su enormi cingoli. Le piccole città pacifiche devono guardarsi dalle grosse città predatrici, che mirano a fagocitare le prime e a smembrarle, per rubarne le risorse e ottenere il predominio planetario. In tale marasma, la dissidente Hester Shaw riesce a penetrare a Londra, la più grande e aggressiva delle metropoli “trazioniste”, per uccidere il celebrato Thaddeus Valentine, scienziato al soldo del governo britannico ed esperto di strategia militare. A salvare la vita alla vittima designata è il suo giovane ammiratore Tom, appassionato della storia degli “antichi”, che si mette sulle tracce della misteriosa attentatrice. Durante l’inseguimento, i due cadono dalla città in movimento e si trovano a doversi per forza alleare per riuscire a sopravvivere nella landa desolata. Intanto nella sconsacrata cattedrale di Saint Paul, riadattata a laboratorio scientifico, qualcuno sta ordendo un complotto per sovvertire il già precario equilibrio. Si salvi chi può…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non c’è da preoccuparsi: i buoni si coalizzeranno per vincere i cattivi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza e tensione, nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Funzionano le scene con i giganteschi ingranaggi che inseguono e minacciano i personaggi. Bravi anche i due giovani attori, Robert Sheehan e Hera Hilmar . Ma il difetto maggiore della sceneggiatura, il carattere corale della storia priva di energia proprio il personaggio di Hester che dovrebbe assurgere a cuore emotivo del racconto
Testo Breve:

In un medioevo prossimo venturo l’umanità abita in stratificate città mobili che vanno a depredare quelle più piccole. Tecnicamente ben realizzato e recitato, ha debolezze nella sceneggiatura

Tratto dal primo volume di una saga di romanzi d’avventura per ragazzi dello scrittore Philip Reeve, Macchine mortali segna il debutto dietro la macchina da presa di uno storico collaboratore di Peter Jackson, fattosi le ossa come responsabile di storyboard ed effetti speciali di monumentali produzioni come Il signore degli anelli, King Kong e Lo Hobbit. Evidente è la provenienza del regista dal reparto tecnico di tali kolossal, funzionale se si misura la qualità del film dall’efficacia della confezione e dall’aspetto visivo. Ben ricostruito, infatti, è il futuro distopico in cui l’umanità superstite cerca di radunare i pezzi della propria storia per viverne l’eredità ma, con pochissime testimonianze sul passato più remoto, non può che sintetizzare stili e mode delle varie epoche (domina quindi una certa atmosfera steampunk, coabitando fascino del passato e tecnologia futuribile).

Funzionano le scene con i giganteschi ingranaggi che inseguono e minacciano i personaggi, le fughe tra pianure e crepacci dei conglomerati urbani, le colluttazioni a base di arti marziali sui cornicioni spioventi… Bravi anche i due giovani attori, Robert Sheehan, che interpreta il compìto intellettuale pronto a trasformarsi in eroe (senza mai perdere un fanciullesco sguardo di meraviglia) e Hera Hilmar (bellissima nonostante la vistosa cicatrice che le attraversa il volto), nei panni di una guerriera talmente ferita dalla vita da conservare dietro i modi brutali tutta la fragilità femminile.

È il nuovo Hunger Games? Ahimè, no perché – fatta salva l’idea iniziale del “darwinismo urbano” e la sua visualizzazione – per il resto la trama non fa che pescare a man bassa da una dozzina di altri film e tutto il terzo atto, in particolare, è talmente simile a quello del primo Guerre stellari (non proprio il film meno copiato della storia del cinema) che a venti minuti dalla fine sembra di vedere in differita una partita di cui si conosce già il risultato. Inoltre, ed è il difetto maggiore della sceneggiatura, il carattere corale della storia priva di energia proprio il personaggio di Hester che – per la drammaticità della sua vicenda (tutta da scoprire) – dovrebbe assurgere a cuore emotivo del racconto ma sembra che il film preferisca sballottarla di qua e di là, annegandola tra gli effetti speciali. Dal trio di sceneggiatori del Signore degli anelli era lecito aspettarsi un po’ più di sagacia narrativa.

Controindicazioni non ce ne sono. Dedicargli un pomeriggio sul divano va bene, ma solo se la serata riserva un programma migliore.

 

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE PERFECT DATE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/08/2019 - 22:15
 
Titolo Originale: the perfect date
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Chris Nelson
Sceneggiatura: Steve Bloom, Randall Green
Produzione: Ace Entertainment
Durata: 90 su Netflix
Interpreti: Noah Centineo, Laura Marano, Matt Walsh, • Odiseas Gerorgiadis

Brooks Rattigan è all’ultimo anno dell’high school, ha buoni voti e desidera il meglio per se: essere accettato all’università di Yale pur non disponendo dei soldi necessari (suo padre, un tempo uno scrittore famoso, è in attesa di un rilancio) e avere come ragazza Shelby, la più carina e ricca della classe. Per raggiungere i suoi obiettivi si inventa un nuovo lavoro: essere l’accompagnatore a pagamento di ragazze che non vogliono presentarsi sole alle feste. In una delle prime uscite incontra Celia, una ragazza ribelle e anticonformista e la serata si prospetta molto difficile...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Bisogna sempre essere onesti e sinceri con se stessi e con gli altri. Si scopre il vero amore solo quando si e capaci di parlarsi e comprendersi in profondità
Pubblico 
Adolescenti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, troppo impegnata a costruire una storia positiva, finisce per risultare didascalica ma c’è un’ ottima intesa fra i due protagonisti
Testo Breve:

Brooks vuole essere ammesso all’università di Yale e conquistare la ragazza più interessante e ricca della classe. Per raggiungere i suoi obiettivi  finge di essere ciò che non è. Ma poi incontra la selvaggia Celia e qualcosa succede...

Già dalle prime scene si comprende che lo spettatore si può rilassare: in questo teen-movie non ci sono scene di bullismo, uso di droga o alcool, prostituzione giovanile, festini dove ci si apparta ai piani superiori, convivenze  (Tredici, Elite, Baby, After, ...) ma si parla “banalmente” di ragazzi e ragazze dell’ultimo anno  di liceo che debbono scegliere a quale università iscriversi  ma sopratutto affrontano il problema centrale dell’adolescenza : cercar di capire chi siano e cosa vogliano realmente.

E’ il problema centrale che assilla Brooks e cerca di risolverlo in modo pragmatico: prova a essere varie persone (ciò che gli riesce molto bene, nel mestiere che si è inventato, di accompagnatore a pagamento) sperando, con lo stesso metodo di raggiungere quelli che appaiono essere i suoi due principali obiettivi: venir accettato a Yale (finge di avere l’hobby dell’apicultura, la stessa del preside che lo sta intervistando) e conquistare la bella Shelby (fingendosi un ragazzo di origini altolocate).
Il tema, in sè  interessante, è trattato in modo un po’ didascalico: “In questo modo la tua felicità dipende solo da fattori esterni e che gli altri ti accettino, piuttosto che accettarti da solo”: lo rimprovera Celia.  Una volta accettata l’evidenza che il film si muove programmaticamente verso un lieto fine, bisogna riconoscere che si rivela gradevole sopratutto grazie ai due protagonisti: Noah Centineo e Laura Marano. Entrambi riescono a rivelarci quello che non ci avevano mostrato i tanti tee-movie o teen-serial più recenti: come si fa a scoprire il vero amore. Non si tratta di un grande mistero ma è semplicemente l’accorgersi che solo con l’altro/a si riesce a parlare di tutto e spontaneamente, riuscendo ad essere realmente se stessi.   Il film evidenzia bene questa verità, mostrandoci i dibattiti vivaci e sinceri fra Brooks e Celia, che contrastano con quelli, più distaccati, che intrattengono con quella lei e quel lui verso i quali  avevano percepito una prima, iniziale,  attrazione.
Ma anche questa volta la sceneggiatura scivola nel didascalico: “Sai come capisci quando hai trovato l’anima gemella? - domanda una saggia signora a Brooks -  basta solo sedersi a chiacchierare e quando ti  sembrerà di ascoltare una sinfonia di Beethoven...”.
Alla fine il film risulta troppo programmaticamente edificante ma si salva proprio per la chimica che si stabilisce  fra i due protagonisti.
Il film non riesce ad evitare l’obbligo del politically correct e mentre assistiamo allo sviluppo dell’intesa fra Brooks e Celia, il suo miglior amico afroamericano ha inclinazioni omosessuali, una sottotrama parallela che non incide sul plot principale se non per ribadire il valore dell'amicizia

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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