Film Verdi

Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

PETS 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/12/2019 - 08:37
 
Titolo Originale: The Secret Life of Pets 2
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Chris Renaud
Sceneggiatura: Dean DeBlois
Produzione: Illumination Entertainment
Durata: 86

Pets 2 è il secondo capitolo dell’originale serie cinematografica che racconta le storie di alcuni animali da compagnia e come, nell’immaginario di molti, possano impiegare le loro giornate quando i loro padroni sono fuori casa. Max ed i suoi inseparabili amici tornano con una nuova appassionante avventura.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Anche questo capitolo, come il precedente, catapulta lo spettatore in un viaggio dove l’amicizia risulta essere sempre l’ingrediente che fa da collante alle singole vicende dei piccoli protagonisti. Ottimo spunto per i bambini per far capire loro quanto sia bella la vita a contatto con la natura e gli animali.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Illumination Entertainment (stesso studio dei Minions e di "Cattivissimo Me") si conferma, ancora una volta, una casa di produzione di ottima qualità sia dal punto di vista tecnico che dei contenuti regalando alle famiglie storie moderne e divertenti adatte a grandi e piccoli.
Testo Breve:

Tornano i simpatici animaletti domestici che questa volta debbono fare spazio a un nuovo arrivato: il bebè della loro padroncina. Un film per far amare ai bambini la natura e gli animali

Quando arriva un bimbo in una casa genera sempre un po’ di scompiglio, ma da quando la padroncina di Max si è sposata ed ha avuto un figlio la sua vita è completamente cambiata.

Sebbene il cucciolo non si annoi mai nella palazzina in cui vive dove si intrattiene e si confronta con tanti altri animali domestici, ora le giornate di Max sono ogni giorno diverse, piene di imprevisti e stressanti.

Il piccolo (una specie di Jack Russel Terrier) si ritrova improvvisamente ansioso con evidenti disturbi psicosomatici, vittima dell’allarmismo tipico del “neo genitore” che desidera proteggere il proprio figlio.

Nel frattempo Gidget, la bianca volpina di Pomerania intenta come sempre a compiacere Max, deve recuperare il giocattolo preferito che lui le aveva affidato, finito nella casa di una bizzarra anziana signora.

La cagnolina chiederà aiuto a Chloe per camuffarsi perfettamente in un gatto ed affrontare dei numerosi e dispettosi felini.

La trasformazione più incredibile rispetto al primo film è sicuramente quella di Nervosetto diventato, rispetto al primo film, il perfetto animale domestico di una tenera bambina che lo traveste da supereroe con un’attillatissima tutina blu con tanto di maschera.

Il piccolo coniglietto si trasformerà dal perfido cattivo di Pets vita da animali a vero eroe capace di salvare una tigre in pericolo in un circo dove viene maltrattata.

Grazie ad un linguaggio semplice, Pets 2 rende piacevole la visione trattando temi come il coraggio, la perseveranza, l’altruismo e la fiducia in sé stessi.

Tre storie che si sviluppano parallelamente incrociandosi solo alla fine, in un perfetto mix di musiche e azioni travolgenti.

Ricca di gag la parte in cui Max e Duke trascorrono qualche giorno in campagna. Non solo gli animali da fattoria fanno ridere a crepapelle con i loro luoghi comuni ma la saggezza di Rooster (Galletto in italiano doppiato in America da Michele Gammino, celebre doppiatore di Harrison Ford) fa riflettere su quanto la vita di città ci crei inconsciamente dei limiti che solo la serenità che si ottiene dal contatto con la natura ci aiuta a superare.

Così come Max, alle prese con i suoi limiti da superare, anche noi ci rendiamo conto di quante cose potremmo realizzare con un po’ più di coraggio.

Gli amanti degli animali troveranno certamente piacevole il film, soprattutto quando si prendono simpaticamente in giro alcune delle personalità tipiche di ogni razza tanto da sentire in sala esclamazioni come: “proprio come fa il mio cane!”

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MACCHINE MORTALI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/07/2019 - 14:58
 
Titolo Originale: Mortal Engines
Paese: Nuova Zelanda/ Usa
Anno: 2018
Regia: Christian Rivers
Sceneggiatura: Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens
Produzione: UNIVERSAL PICTURES, WETA WORKSHOP, WINGNUT FILMS, MEDIA RIGHTS CAPITAL (MRC)
Durata: 128
Interpreti: Hera Hilmar, Robert Sheehan, Hugo Weaving, Jihae, Stephen Lang

Medioevo prossimo venturo. Sopravvissuta a una catastrofe postatomica, l’umanità abita in stratificate città mobili che si spostano da un continente all’altro su enormi cingoli. Le piccole città pacifiche devono guardarsi dalle grosse città predatrici, che mirano a fagocitare le prime e a smembrarle, per rubarne le risorse e ottenere il predominio planetario. In tale marasma, la dissidente Hester Shaw riesce a penetrare a Londra, la più grande e aggressiva delle metropoli “trazioniste”, per uccidere il celebrato Thaddeus Valentine, scienziato al soldo del governo britannico ed esperto di strategia militare. A salvare la vita alla vittima designata è il suo giovane ammiratore Tom, appassionato della storia degli “antichi”, che si mette sulle tracce della misteriosa attentatrice. Durante l’inseguimento, i due cadono dalla città in movimento e si trovano a doversi per forza alleare per riuscire a sopravvivere nella landa desolata. Intanto nella sconsacrata cattedrale di Saint Paul, riadattata a laboratorio scientifico, qualcuno sta ordendo un complotto per sovvertire il già precario equilibrio. Si salvi chi può…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Non c’è da preoccuparsi: i buoni si coalizzeranno per vincere i cattivi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza e tensione, nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Funzionano le scene con i giganteschi ingranaggi che inseguono e minacciano i personaggi. Bravi anche i due giovani attori, Robert Sheehan e Hera Hilmar . Ma il difetto maggiore della sceneggiatura, il carattere corale della storia priva di energia proprio il personaggio di Hester che dovrebbe assurgere a cuore emotivo del racconto
Testo Breve:

In un medioevo prossimo venturo l’umanità abita in stratificate città mobili che vanno a depredare quelle più piccole. Tecnicamente ben realizzato e recitato, ha debolezze nella sceneggiatura

Tratto dal primo volume di una saga di romanzi d’avventura per ragazzi dello scrittore Philip Reeve, Macchine mortali segna il debutto dietro la macchina da presa di uno storico collaboratore di Peter Jackson, fattosi le ossa come responsabile di storyboard ed effetti speciali di monumentali produzioni come Il signore degli anelli, King Kong e Lo Hobbit. Evidente è la provenienza del regista dal reparto tecnico di tali kolossal, funzionale se si misura la qualità del film dall’efficacia della confezione e dall’aspetto visivo. Ben ricostruito, infatti, è il futuro distopico in cui l’umanità superstite cerca di radunare i pezzi della propria storia per viverne l’eredità ma, con pochissime testimonianze sul passato più remoto, non può che sintetizzare stili e mode delle varie epoche (domina quindi una certa atmosfera steampunk, coabitando fascino del passato e tecnologia futuribile).

Funzionano le scene con i giganteschi ingranaggi che inseguono e minacciano i personaggi, le fughe tra pianure e crepacci dei conglomerati urbani, le colluttazioni a base di arti marziali sui cornicioni spioventi… Bravi anche i due giovani attori, Robert Sheehan, che interpreta il compìto intellettuale pronto a trasformarsi in eroe (senza mai perdere un fanciullesco sguardo di meraviglia) e Hera Hilmar (bellissima nonostante la vistosa cicatrice che le attraversa il volto), nei panni di una guerriera talmente ferita dalla vita da conservare dietro i modi brutali tutta la fragilità femminile.

È il nuovo Hunger Games? Ahimè, no perché – fatta salva l’idea iniziale del “darwinismo urbano” e la sua visualizzazione – per il resto la trama non fa che pescare a man bassa da una dozzina di altri film e tutto il terzo atto, in particolare, è talmente simile a quello del primo Guerre stellari (non proprio il film meno copiato della storia del cinema) che a venti minuti dalla fine sembra di vedere in differita una partita di cui si conosce già il risultato. Inoltre, ed è il difetto maggiore della sceneggiatura, il carattere corale della storia priva di energia proprio il personaggio di Hester che – per la drammaticità della sua vicenda (tutta da scoprire) – dovrebbe assurgere a cuore emotivo del racconto ma sembra che il film preferisca sballottarla di qua e di là, annegandola tra gli effetti speciali. Dal trio di sceneggiatori del Signore degli anelli era lecito aspettarsi un po’ più di sagacia narrativa.

Controindicazioni non ce ne sono. Dedicargli un pomeriggio sul divano va bene, ma solo se la serata riserva un programma migliore.

 

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BANGLA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/21/2019 - 20:50
 
Titolo Originale: Bangla
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Phaim Bhuiyan
Sceneggiatura: Phaim Bhuiyan
Produzione: Fandango, TIMvision
Durata: 87
Interpreti: Phaim Bhuiyan, Carlotta Antonelli, Simone Liberati:

“Mi chiamo Phaim, ho 22 anni, sono 50% italiano, 50% bangla e 100% Torpignattara, il quartiere più multietnico di Roma”. Così si autodefinisce il protagonista all’inizio del film. La sua famiglia gode di un discreto benessere con un negozio che gestisce in proprio, lui lavora come guardia in un museo e quando è libero suona con degli amici in un complesso di musica multiculturale. Quindi tutto va bene tranne che per una cosa: vorrebbe tanto incontrare una ragazza con cui stare insieme ma sa anche bene che per la sua religione, quella islamica, bisogna praticare la castità prima del matrimonio...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un ragazzo e una ragazza si innamorano nonostante le loro culture siano molto diverse. Il tema della castità prematrimoniale viene solo accennata senza che ne venga approfondito il significato
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una singola, rapida, scena di nudo
Giudizio Artistico 
 
Phaim Bhuiyan ha scritto diretto e recitato questa sua opera prima con la maestria di un esperto e con la profondità di una sceneggiatore d’esperienza
Testo Breve:

Un giovane del Bangladesh, naturalizzato italiano, si innamora di una ragazza romana ma per la sua religione bisogna arrivare casti al matrimonio. Una commedia ben realizzata, che racconta sorridendo tante verità sull’amore uomo-donna

Potenzialmente interessante e insolito il tema trattato in questo film: quello della castità pre-matrimoniale. Naturalmente il protagonista che sente un impegno morale in questo senso non è certo un giovane europeo (un film con questo tema per un pubblico occidentale risulterebbe semplicemente incomprensibile) ma un giovane mussulmano  del Bangladesh che sa che non deve bere alcool, mangiare maiale ed è cosciente che se scoperto a praticare la fornicazione prematrimoniale  rischia la flagellazione. Perché non ci siano dubbi sul contrasto fra le due civiltà, quando finalmente Phaim incontra una ragazza italiana che gli piace, viene a informato che i genitori di lei sono divorziati , che la mamma è lesbica e convive con la sua amica, allevando un bambino ottenuto con la fecondazione eterologa.

Il realtà, il tema non viene esplorato nel suo pieno significato, quello voluto da Maometto per valorizzare il matrimonio e si riduce ad essere un divieto per il divieto, che innesca naturalmente situazioni imbarazzanti e sofferenze per il protagonista.

Se vengono spese delle parole nel film (Phaim si incontra periodicamente alla moschea con il suo imam) è per giusticare, agli occhi di un occidentale, l’istituzione della poligamia, nata per superare tempi difficili, quando erano pochi gli uomini dispobibili, in tempo di guerra.

In realtà la parte più vera del film, che per essere un’opera prima è un vero gioiello, sta in nell’universalità del tema trattato, quello di un ragazzo che incontra una ragazza e che progressivamente, appuntamento dopo appuntamento, entrambi finiscono per conoscersi sempre meglio e alla fine innamorarsi, uno dell’altra. Phaim è assolutamente imbranato nell’approcciare la ragazza che gli interessa, mentre Asia ha tutta l’aria di aver avuto non poche esperienze. Eppure i due si sentono reciprocamente attratti: lei non ha  rinunciato a cercare, per il suo cuore,  un affetto fresco e puro, mentre lui ha bisogno della schietta vitalità di lei per accogliere e coltivare, senza remore, quel sentimento che sente crescere in lui.

In effetti l’altro pilastro della cultura islamica è la famiglia e il fatto che siano i genitori a cercargli un lavoro e una moglie (di preferenza dello stesso paese), non è per Phaim un vincolo ma un comodo pretesto per restare ancora ragazzo, evitando di fare il salto verso la piena responsabilità del proprio destino. Il regista è molto bravo nel raccontare il progredire della relazione fra i due innamorati: dai primi incontri, dove ognuno non è se stesso ma quello che risulta più convieniente per non interrompere un’intesa ancora troppo fragile, fino al punto di rottura, a quella salutare litigata dove ognuno dei due getta la maschera ed è pienamente se stesso.

Si ride molto in questo film, con battute divertenti che servono ad alleggerire il racconto ma anche a distribuire in modo simpatico, tante verità che ci eravamo dimenticati. Phaim Bhuiyan, italiano di seconda generazione, studente di cinema allo IED, ci ha regalato un po’ di aria fresca, ci ha riportato alla semplicità dei rapporti veri di una storia d’amore,  dopo troppi film e fiction TV, in particolare quelle di Netflix, forse strutturalmente più sofisticate ma che hanno tradito  la verità dei rapporti umani per lasciar spazio all’ultimo richiamo scandalistico.  

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALADDIN

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/21/2019 - 19:48
 
Titolo Originale: Aladdin
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: John August, Guy Ritchie, Vanessa Taylor
Produzione: WALT DISNEY ANIMATION STUDIOS
Durata: 128
Interpreti: Will Smith, Mena Massoud, Naomi Scott, Billy Magnussen

Aladdin, ladro e straccione, incrocia i suoi passi con quelli della bella principessa Jasmine, che vive chiusa nel suo palazzo e vorrebbe invece conoscere il mondo. Il ragazzo se ne innamora, ma si sente troppo povero e inadeguato per lei. L’occasione per conquistarla arriva quando il malvagio visir Jafar lo ingaggia per procurargli una misteriosa lampada magica da cui spunta un genio capace di esaudire tre desideri…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Accettabile il messaggio: “il potere alle donne” ma anziché integrare la storia originale la ingessa ingabbiandola in una morale preordinata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Se l’estetica del film, a tutti gli effetti un musical, rimanda a quella dei film di Bollywood, convince meno, visto il livello tecnico a cui ormai hanno abituato gli ultimi adattamenti Disney, la CGI, impiegata per le strade e nel palazzo di Agraba e la resa italiana dei pezzi musicali, a dire il vero, non è sempre ottimale,
Testo Breve:

Aladdin, ladro e straccione, incrocia i suoi passi con quelli della bella principessa Jasmine, che vive chiusa nel suo palazzo e vorrebbe invece conoscere il mondo. Remake live-action di un classico Disney del 1992 con aggiornamenti di empowerment femminista

Ennesimo remake live-action di un classico Disney del 1992, questa volta affidato alla regia di Guy Ritchie, che ha un solido curriculum in film di azione con una vena di commedia irriverente, ma che qui non brilla particolarmente in una storia che segue abbastanza fedelmente l’originale, salvo l’immancabile (e in questo caso un po’ invadente) spruzzata di empowerment femminista.

Restano le canzoni che conoscevamo dai tempi del cartoon (dalla romantica Il mondo è mio alla scatenata presentazione del genio Un amico come me) con qualche aggiunta scritta appositamente per la principessa, che diventa la portavoce delle donne oppresse che non vogliono tacere. La resa italiana dei pezzi musicali, a dire il vero, non è sempre ottimale, non tanto nella scelta degli interpreti quanto nella mancata corrispondenza con il labiale originale, che potrebbe risultare qualche volta un po’ fastidiosa.

Se il giovane Aladdin, il “diamante grezzo” di cui l’ambizioso visir Jafar si serve per procurarsi la lampada magica, ha comprensibili problemi di autostima causati da un’infanzia difficile tra i vicoli di Agraba e pensa di dover essere un principe per poter conquistare l’amata, Jasmine è cresciuta reclusa tra le mura del palazzo del padre, che teme faccia una brutta fine come sua madre.

La Jasmine originale era uno spirito libero che anelava a scoprire il mondo (e infatti Aladdin la conquista più con un giro notturno in tappeto volante che con le ricchezze esibite a corte), qui la principessa ha mire più “politiche” e al passo con i tempi: invece di stare ad aspettare un principe da sposare vuole diventare lei il sultano e cambiare il destino del suo popolo, dicendo no alle mire espansionistiche e militaresche di Jafar e incentivando le politiche sociali in omaggio all’eredità materna .  

Non c’è niente di male, ovviamente, nel voler aggiornare una storia dopo trent’anni, se non si avesse l’impressione di un messaggio martellato più che suggerito, che anziché integrare la storia originale la ingessa ingabbiandola in una morale preordinata.

Funziona meglio, anche se non è sviluppato a dovere, l’accostamento tra Aladdin e il cattivo Jafar, lui pure uomo partito dal basso, divorato dall’ambizione e dal non volersi mai sentire secondo, e incapace di capire la semplice verità che nessuna ricchezza al mondo potrà placare la sua sete di riconoscimento. Una lezione che Aladdin, imbranato e insicuro con la ragazza che ama quanto spudorato e impudente nella sua attività ladresca, impara invece dall’amicizia con il genio (in questa nuova versione interpretato da Will Smith, che trova una chiave convincente rispetto all’indimenticabile Robin Williams che gli dava voce nel cartoon).

Se l’estetica del film, a tutti gli effetti un musical, rimanda a quella dei film di Bollywood, convince meno, visto il livello tecnico a cui ormai hanno abituato gli ultimi adattamenti Disney, la CGI, meglio impiegata nella zona della grotta della lampada che per le strade e nel palazzo di Agraba.

La mano del regista si sente probabilmente meno di quanto si sarebbe auspicato, ma questa forse è la condanna degli autori che decidono di prestare il loro talento alla multinazionale del Topolino, che, soprattutto in questi remake live-action, sembra decisa più a giocare sul sicuro con gioielli di famiglia (ripuliti e aggiornati ad un’agenda mainstream vagamente liberal che rischia di risultare un po’ moralista) che a creare un canone alternativo per le nuove generazioni.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VOGLIO UNA VITA A FORMA DI ME

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/18/2019 - 08:41
 
Titolo Originale: Dumplin
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Anne Fletcher
Sceneggiatura: Kristin Hahn
Produzione: ECHO Films e COTA films
Durata: 110
Interpreti: Jennifer Aniston, Odeya Rush, Dave Cameron, Bex Taylor-Klaus, Luke Benward

Stanca di essere derisa dai compagni di scuola e di essere circondata da pregiudizi e soliti stereotipi sulla bellezza, una ragazza texana si iscrive ad un concorso di bellezza locale ed è determinata a fare la differenza.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’amicizia, il coraggio e la forza di volontà sono ottimi ingredienti per recuperare la fiducia in se stesse. Il rapporto tra Will e la zia è commuovente perché in pochi film si narra dell’importanza della figura degli zii nella vita di un adolescente.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Jennifer Aniston dimostra ancora una volta di essere una grande attrice, versatile e sempre di grande talento.
Testo Breve:

Stanca di essere derisa dai compagni di scuola e di essere circondata  dai soliti stereotipi sulla bellezza, una ragazza “polpetta” si iscrive ad un concorso di bellezza locale . Una divertente commedia sulla ricerca di se stesse

Tratto dall’omonimo romanzo di Julie Murphy il film, disponibile su Netflix, racconta la storia di Willowdean Dickson, una sedicenne dalla corporatura robusta presa di mira dai bulli della sua scuola a Clover City, piccola cittadina del Texas. Il complesso di inferiorità e di disagio di Will, soprannominata così dalle amiche, deriva soprattutto dal confronto con la madre perfetta Rosie Dixon (Jennifer Aniston), ex reginetta di bellezza. Senza volerlo la donna la mortifica ogni giorno anche davanti ad estranei chiamandola “polpetta” (dumplin in inglese).

L’unica persona che sembrava comprenderla ed accettarla così come è realmente era la zia Rosie, simile in fisico e carattere che l’ha cresciuta a suon di musica e citazioni dalle celebri canzoni di Dolly Parton ma che non è più con lei. Con Ellen, amica d’infanzia cresciuta come lei da Rosie, condivide il lutto, difficile da affrontare soprattutto perché la madre non ne vuole mai parlare.Quando finalmente il collega del pub, per cui ha una cotta da una vita inizia ad accorgersi di lei, scatta qualcosa di irrefrenabile in Willowdean che la convince a mettersi alla prova. Ed è così che Willow diventerà il simbolo di una rivincita, in primis nei confronti della madre, riuscendo a coinvolgere altre ragazze (nerd, sovrappeso o semplicemente emarginate) per partecipare insieme a lei al concorso che non prevede limiti di iscrizione se non l’approvazione dei genitori. Fondamentale elemento nella ricerca di sé, la conoscenza di Lee, un vecchio amico della zia che, in stile fata madrina (Cenerentola) e Niegel (Il diavolo veste Prada), aiuta Will a trasformarsi ma non a cambiare look come ci si aspetterebbe, ma a trovare il coraggio dentro di sé per far conoscere al mondo la vera Willowdean.“Non voglio diventare la Giovanna d’Arco delle ciccione” dichiara Will perché il suo obiettivo non è far parlare di sé ma dimostrare quanto sia “difficile essere un diamante in un mondo di strass” come le insegna Dolly Parton nelle canzoni tanto amate.

Una commedia leggera, come se ne vedono poche ultimamente soprattutto su temi delicati come il bullismo, che ironizza e fa riflettere sui banali cliché degli antichi canoni di bellezza. Concorsi per aspiranti Miss, in questo caso Miss teen Blue Bonnet, sono ancora realtà fortemente presenti, basta pensare alle necessità delle ragazze di oggi di mostrarsi perfette utilizzando anche dei banalissimi filtri bellezza su Instagram per apparire al meglio ed ottenere più like.Ulteriore necessità, quella da sempre esistita, di sentirsi accettati, parte di un gruppo e non essere presi di mira a scuola da chi non si applica minimamente ad andare al di là delle apparenze.Non è né la prima né l’ultima commedia a trattare del tema, ma il film rappresenta l’ennesimo esempio di come la piattaforma di Netflix accolga contenuti per tutte le età e che trattino dei temi importanti per la crescita personale ponendo spunti di riflessione e permettendo ai pre adolescenti di avere una propria opinione su argomenti che, troppo spesso, non vengono trattati nelle scuole, nei contesti sociali e sportivi con la giusta attenzione che meriterebbero.Il segreto di una vera principessa di bellezza è in primis imparare ad accettarsi così come siamo, apprezzare chi ci vuole bene nonostante i difetti e riuscire a perdonarsi anche quei piccoli “sgarri” che fanno di noi ragazze a volte imperfette ma sicuramente più sorridenti.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE PERFECT DATE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/08/2019 - 22:15
 
Titolo Originale: the perfect date
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Chris Nelson
Sceneggiatura: Steve Bloom, Randall Green
Produzione: Ace Entertainment
Durata: 90 su Netflix
Interpreti: Noah Centineo, Laura Marano, Matt Walsh, • Odiseas Gerorgiadis

Brooks Rattigan è all’ultimo anno dell’high school, ha buoni voti e desidera il meglio per se: essere accettato all’università di Yale pur non disponendo dei soldi necessari (suo padre, un tempo uno scrittore famoso, è in attesa di un rilancio) e avere come ragazza Shelby, la più carina e ricca della classe. Per raggiungere i suoi obiettivi si inventa un nuovo lavoro: essere l’accompagnatore a pagamento di ragazze che non vogliono presentarsi sole alle feste. In una delle prime uscite incontra Celia, una ragazza ribelle e anticonformista e la serata si prospetta molto difficile...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Bisogna sempre essere onesti e sinceri con se stessi e con gli altri. Si scopre il vero amore solo quando si e capaci di parlarsi e comprendersi in profondità
Pubblico 
Adolescenti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, troppo impegnata a costruire una storia positiva, finisce per risultare didascalica ma c’è un’ ottima intesa fra i due protagonisti
Testo Breve:

Brooks vuole essere ammesso all’università di Yale e conquistare la ragazza più interessante e ricca della classe. Per raggiungere i suoi obiettivi  finge di essere ciò che non è. Ma poi incontra la selvaggia Celia e qualcosa succede...

Già dalle prime scene si comprende che lo spettatore si può rilassare: in questo teen-movie non ci sono scene di bullismo, uso di droga o alcool, prostituzione giovanile, festini dove ci si apparta ai piani superiori, convivenze  (Tredici, Elite, Baby, After, ...) ma si parla “banalmente” di ragazzi e ragazze dell’ultimo anno  di liceo che debbono scegliere a quale università iscriversi  ma sopratutto affrontano il problema centrale dell’adolescenza : cercar di capire chi siano e cosa vogliano realmente.

E’ il problema centrale che assilla Brooks e cerca di risolverlo in modo pragmatico: prova a essere varie persone (ciò che gli riesce molto bene, nel mestiere che si è inventato, di accompagnatore a pagamento) sperando, con lo stesso metodo di raggiungere quelli che appaiono essere i suoi due principali obiettivi: venir accettato a Yale (finge di avere l’hobby dell’apicultura, la stessa del preside che lo sta intervistando) e conquistare la bella Shelby (fingendosi un ragazzo di origini altolocate).
Il tema, in sè  interessante, è trattato in modo un po’ didascalico: “In questo modo la tua felicità dipende solo da fattori esterni e che gli altri ti accettino, piuttosto che accettarti da solo”: lo rimprovera Celia.  Una volta accettata l’evidenza che il film si muove programmaticamente verso un lieto fine, bisogna riconoscere che si rivela gradevole sopratutto grazie ai due protagonisti: Noah Centineo e Laura Marano. Entrambi riescono a rivelarci quello che non ci avevano mostrato i tanti tee-movie o teen-serial più recenti: come si fa a scoprire il vero amore. Non si tratta di un grande mistero ma è semplicemente l’accorgersi che solo con l’altro/a si riesce a parlare di tutto e spontaneamente, riuscendo ad essere realmente se stessi.   Il film evidenzia bene questa verità, mostrandoci i dibattiti vivaci e sinceri fra Brooks e Celia, che contrastano con quelli, più distaccati, che intrattengono con quella lei e quel lui verso i quali  avevano percepito una prima, iniziale,  attrazione.
Ma anche questa volta la sceneggiatura scivola nel didascalico: “Sai come capisci quando hai trovato l’anima gemella? - domanda una saggia signora a Brooks -  basta solo sedersi a chiacchierare e quando ti  sembrerà di ascoltare una sinfonia di Beethoven...”.
Alla fine il film risulta troppo programmaticamente edificante ma si salva proprio per la chimica che si stabilisce  fra i due protagonisti.
Il film non riesce ad evitare l’obbligo del politically correct e mentre assistiamo allo sviluppo dell’intesa fra Brooks e Celia, il suo miglior amico afroamericano ha inclinazioni omosessuali, una sottotrama parallela che non incide sul plot principale se non per ribadire il valore dell'amicizia

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CYRANO, MON AMOUR

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/02/2019 - 10:33
 
Titolo Originale: Edmond
Paese: FRANCIA
Anno: 2018
Regia: Alexis Michalik
Sceneggiatura: Alexis Michalik
Durata: 109
Interpreti: Thomas Solivérès, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Alice de Lencquesaing

Parigi: sul finire dell’Ottocento, Edmond Rostand, giovane drammaturgo e talentuoso poeta, è reduce dall’insuccesso della sua ultima pièce e si trova praticamente sul lastrico. Quando ottiene un incontro con il divo Constan Couquelin, in declino e in difficoltà economiche, gli viene offerta una possibilità: l’attore gli commissiona una commedia eroica in versi per rilanciare la sua popolarità. Edmond non ha nulla in mano e ha solo tre settimane per scrivere quello che diverrà un capolavoro: il “Cyrano de Bergerac”.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Le potenza della rappresentazione teatrale, fatta di valori umani che trascendono i creatori per dare qualcosa al pubblico, alla realtà degli spettatori, ieri come oggi
Pubblico 
Adolescenti
Una breve scena di nudo
Giudizio Artistico 
 
La costruzione del noto capolavoro è raccontata attraverso una commedia divertente, con un buon ritmo e una cura dello stile linguistico, capace di far assaporare l’abilità del protagonista con la poesia. Ottima la cura nell’ambientazione
Testo Breve:

Il giovane drammaturgo Edmond Rostand ha solo tre settimane per scrivere il “Cyrano de Bergerac”. Una divertente ricostruzione della nascita di questo capolavoro e della capacità del teatro di sublimare la realtà.

Adattamento di una pièce di successo del 2016, scritta dallo stesso Alexis Michalik, regista del film, Cyrano, Mon Amour (in originale semplicemente Edmond), mette in scena la genesi di una delle opere più conosciute e di successo della storia del teatro francese.

Il giovane Rostand, poeta di talento ma poco fortunato, con una famiglia da mantenere nella città più costosa del mondo, ha l’occasione di scrivere una commedia per uno degli attori più conosciuti di Parigi. Ha solo tre settimane e nessuna idea, tranne un titolo: Cyrano de Bergerac. A salvarlo dal “terrore della pagina bianca” è ciò che gli accade intorno, a partire dall’innamoramento del suo amico Léo, attore bello ma poco eloquente, per una costumista, Jeanne, appassionata di poesia e ammiratrice dei versi di Rostand. Per aiutarlo a conquistarla, Edmond si improvvisa per lui suggeritore di poesie e da qui prende l’avvio la famosa storia di Cyrano. È infatti grazie al segreto scambio epistolare con la bella costumista, che diviene la musa di Edmond, che si dipana pian piano la trama della commedia, scritta e provata contemporaneamente dalla sgangherata compagnia teatrale messa in piedi da Coquelin.

E mentre la storia della finzione prende vita, la realtà di Edmond si complica, tra la crisi con la moglie, che si sente tradita dal non essere lei la musa, l’amicizia con Léo, a cui Edmond nasconde il carteggio con Jeanne, e l’ammirazione di Jeanne per Edmond, che viene scambiata ambiguamente per altro. Il tutto però si chiarisce quando Edmond comprende la natura di quel che sta scrivendo: Cyrano trascende e sublima la realtà di partenza, è tutto quello che Edmond non sarà mai: il coraggio, l’ironia, l’eroismo, l’amore. Ma sarà poi proprio attraverso il racconto dell’eroe che ognuno dei personaggi tornerà alla propria realtà con una nuova consapevolezza, e tutto quello che era in crisi ritrova il proprio ordine.

La costruzione del noto capolavoro è raccontata attraverso una commedia divertente, con un buon ritmo e una cura dello stile linguistico, capace di far assaporare l’abilità del protagonista con la poesia. La vita di Edmond, preso dai capricci di eccentrici produttori e attori, dalle difficoltà con la moglie, dal carteggio romantico con Jeanne e dai momenti di “blocco dello scrittore”, si alterna con lo svolgimento delle prove, fino alla messa in scena della prima, il 28 dicembre 1897, dove teatro e vita si fondono a tal punto che nella nota scena finale del Cyrano il palco sparisce per lasciare spazio ad un vero convento e ad una piena immedesimazione, come fosse la scena di un film.

Sorprende poi la cura nell’ambientazione, la Parigi di fine Ottocento, dove tra l’altro il teatro popolare si trova davanti alla neonata invenzione del cinema, con i primi spettacoli dei fratelli Lumière. E se quell’invenzione già era vista come preludio della fine per il teatro, il Cyrano de Bergerac, come suggerisce la voce narrante, ha travalicato l’istante di quella rappresentazione del 1897 per giungere fino a noi, attraverso innumerevoli rappresentazioni, con una storia universale, fatta di valori umani che trascendono i creatori per dare qualcosa al pubblico, alla realtà degli spettatori, ieri come oggi.

 

Autore: Jessica Quacquarelli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AVENGERS: ENDGAME

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/29/2019 - 11:26
 
Titolo Originale: Avengers: Endgame
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely
Produzione: KEVIN FEIGE PER MARVEL STUDIOS
Interpreti: Karen Gillan, Brie Larson, Scarlett Johansson, Robert Downey jr, Chris Hemsworth,Mark Ruffalo, Chris Evans

Dopo lo schiocco di dita di Thanos e la sparizione di metà degli esseri viventi dell’universo, gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento. L’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos, ma riportare le cose come erano prima sarà molto più complicato del previsto e richiederà dolorosi sacrifici…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film esprime bene la tensione esistente tra dovere per il bene comune e la dimensione privata e sottolinea l’importanza della famiglia, sia essa quella biologica o quella che le avventure comuni hanno cementato.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Non si può non negare al film la sua natura epocale, che unisce il gusto per l’epica a un autentico amore per personaggi che nel tempo ci sono diventati familiari come vecchi amici e a cui regala un finale davvero all’altezza.
Testo Breve:

Gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento ma l’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos. Un film che parla coraggiosamente di  reazione al fallimento e di elaborazione del lutto e come questo cambia i vari supereroi.

Inizia con toni assai poco usuali per un cinecomic, c’è lutto e senso di impotenza, questo film che nelle ambizioni (e in grandissima parte anche nella realtà) vuole essere la summa di un decennio di Universo Marvel e più in generale di cinema (le citazioni cinefile, soprattutto ad opera di Antman, sono moltissime, la più importante, ovviamente, quella di Ritorno al futuro).

Endgame  è di fatto una sorta di film-mondo (come lo sono certi romanzi dell’Ottocento) nella sua volontà di riassumere e dare un senso anche a tanti momenti del passato cinematografico della saga e fa riconoscere anche allo spettatore meno avveduto come il fumetto sia riuscito in così poco tempo a diventare per gli spettatori giovani e vecchi del terzo millennio un genere cardine, come solo forse il western era stato per gli usa degli anni Cinquanta

Endgame, forse uno dei film più attesi della storia del cinema e più a rischio di spoiler, parla innanzitutto, e coraggiosamente, di  reazione al fallimento e di elaborazione del lutto e come questo cambia i vari supereroi.

E lo fa in maniera coerente a come li abbiamo conosciuti nei loro difetti e nelle loro virtù: Steve Rogers/Captain America non abbandona il suo ruolo di mentore, Tony Stark si riprende il privato a lungo sacrificato, Vedova Nera lotta per non perdere il gruppo, Occhio di Falco si trasforma in un giustiziere, Bruce Banner/Hulk prova finalmente a trovare un equilibrio, Thor… ecco questo è qualcosa che è bene non anticipare, ma anche qui il percorso si rivela più interessante del previsto

La scomparsa di tanti personaggi permette di concentrarsi soprattutto sul nucleo originale degli Avenger, in particolare Iron Man e Captain American, che da sempre rappresentano due poli opposti del modo di intendere il ruolo di supereroi, ma che rappresentano entrambi quella tensione tra dovere per il bene comune e dimensione privata che diventa fondamentale in questa storia dalle dimensioni cosmiche.

I temi del significato dell’eroismo e del sacrificio in nome di un bene più grande, ma soprattutto di persone a cui si vuole bene, non è nuovo per la Marvel, ma qui assume le sue dimensioni più assolute, come pure la sottolineatura dell’importanza della famiglia, sia essa quella biologica o quella che le avventure comuni hanno cementato.

Se almeno nella prima parte la pellicola favorisce le relazioni sul’azione pura e semplice, con la partenza del grande “piano”  di rivincita il ritmo si fa più movimentato, senza perdere di significato, fino al grande scontro finale, che regalerà ai fan più di un momento di autentica esaltazione.

Dopo aver tanto anticipato il ruolo di Captain Marvel, la supereroina femminista nuova di zecca non svolge poi un gran ruolo (ma sinceramente non se ne sente poi tanto la mancanza, nel tripudio di ritorni e reunion più emotivamente rilevanti), mentre al centro del gruppo dei sopravvissuti giganteggia Vedova Nera, che si fa carico di tenere unito il gruppo dopo la tragedia e a cui toccano alcuni dei momenti e delle scelte più commoventi della storia.

Se, nonostante le dimensioni eccezionali anche in termini di durata (oltre tre ore, come i grandi colossal dei bei tempi andati), qualcuno avrà da trovare difetti on Endgame (ma c’è anche chi ha criticato i sette finali di un capolavoro come Il signore degli anelli- Il ritorno del re, con cui per certi versi questo film ha qualcosa in comune), non si può non riconoscerne la natura epocale, che unisce il gusto per l’epica a un autentico amore per personaggi che nel tempo ci sono diventati familiari come vecchi amici e a cui regala un finale davvero all’altezza.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CAMPIONE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/25/2019 - 21:31
 
Titolo Originale: Il campione
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Leonardo D'Agostini
Sceneggiatura: Giulia Steigerwalt, Leonardo D'Agostini - (collaborazione), Antonella Lattanzi - (collaborazione)
Produzione: GROENLANDIA CON RAI CINEMA
Interpreti: Andrea Carpenzano, Stefano Accorsi, Massimo Popolizio, Anita Caprioli

Christian Ferro è la grande promessa della Roma. Idolatrato dai fan, a soli vent’anni dispone di un parco di Lamborghini, una villa lussuosa dove si accampano belle ragazze, gli amici della borgata del Trullo dove è cresciuto e lo stesso suo padre, che si è rifatto vivo dopo averlo abbandonato in gioventù, per unirsi alla banda dei parassiti. Ma Christian ha un carattere irruento e si mette spesso nei guai. Il direttore della Roma, per cercare di raddrizzarlo, gli impone di conseguire il diploma di maturità e per questo ingaggia un tranquillo professore di liceo che ha il grande merito di non sapere neanche chi sia Christian Ferro...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un professore riesce a far studiare uno studente riluttante solo quando viene instaurata fra di loro una solida comprensione umana e reciproca
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Perfetti nelle loro parti sia Andrea Capenzano che Stefano Accorsi. La sceneggiatura porta a compimento la storia con un buon ritmo pur all’interno di un impianto semplice e prevedibile
Testo Breve:

A un giovane goleador della Roma troppo irruento viene imposto l’obiettivo di conseguire il diploma di maturità con l’aiuto di un professore privato. Un incontro umano di comprensione reciproca e di riscatto dalla spietata logica del successo

Un ragazzo scatenato sul campo, con il genio della tattica, pronto a far bravate da bullo del quartiere Trullo dove è cresciuto e a menar le mani quando si sente offeso. Ma anche sensibile, capace di comprendere le sofferenze degli altri, perché anche lui ha una pena segreta nel cuore. Un professore taciturno e ingrigito, proiettato in un mondo sotto i riflettori che non è il suo ma desideroso di compiere quel miracolo su un soggetto difficile per il quale è stato chiamato: gli servirà a ridare un po’ di senso a una vita colpita da una devastante tragedia. Sono Andrea Capenzano e Stefano Accorsi le due punte di diamante di questo film, pienamente nella parte e se non ci si poteva aspettare di meno da Accorsi, ben collaudato nel ruolo di coach esistenziale dopo Veloce come il vento, una vera sorpresa è Andrea, che non poteva fare di meglio nel proporci un giovane di borgata che al di là del successo, vuole trovare il suo riscatto dai troppi adulti che lo vedono solo come una gallina dalle uova d’oro.

Anche la sceneggiatrice Giulia Steigerwalt svolge un ruolo importante: i dialoghi a due sono il suo punto di forza, un modo con il quale  i protagonisti trovano l’occasione per mettere a nudo le loro pene segrete, uno di fronte  all’altro. L’impianto è assolutamente classico (presentazione dei personaggi e del nodo che debbono sciogliere; percorso verso la soluzione,   colpo di scena verso la fine che mette in discussione tutto; conclusione) ma almeno non prevedibile e ben ritmato. Forse le sofferenze dei due protagonisti (la perdita da giovane della madre per Christian, la malattia mortale del figlio per il professore), sono innesti troppo palesemente funzionali al fine di costruire nodi da sciogliere

Il film affronta uno stimolante tema pedagogico: come far  interessare i giovani alle materie che debbono studiare e ci fa  dare uno sguardo a una realtà tutta italiana: la preparazione rigorosa di giovani leve destinate alla fiorente ma spietata industria del calcio.

Andrea Capenzano è rappresentante credibile di una generazione che non si presta a venir stritolato da meccanismi imposti dalla logica del guadagno ma cerca di costruire  in modo autonomo la propria personalità e  dei veri amici disinteressati

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DUMBO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/19/2019 - 11:00
 
Titolo Originale: Dumbo
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: Ehren Kruger
Produzione: Walt Disney Pictures, Tim Burton production
Durata: 112
Interpreti: Colin Farrell, Michael Keaton, Danny Devito, Eva Green

Splendido rifacimento live action del classico del 1941 che racconta la storia di un elefantino fuori dall’ordinario denigrato socialmente per le suo orecchie troppo grandi. Raccontato con parole d’oggi, una storia di bullismo e riscatto: Dumbo da esempio di emarginazione a grande star. Un film che riporta alle origini per ricordarci quanto è importante tenere sempre a mente da dove veniamo.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’amore a 360 gradi è il tema principale affrontato in questo ultimo remake Disney. L’amore materno, in particolar modo, è raccontato in maniera coinvolgente ma non straziante come ci si sarebbe aspettati.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Commuovente e toccante l’interpretazione di Colin Farrel, un eccezionale, come sempre Danny DeVito. Meno originali e coinvolgenti i personaggi interpretati da Eva Green e Micheal Keaton. Gli effetti speciali con cui è stato realizzato Il piccolo Dumbo sono talmente perfetti da renderlo quasi reale.
Testo Breve:

Non solo Dumbo cerca la mamma, come nel cartone animato del '41 ma anche i due piccoli protagonisti cercano di coprire lo stesso vuoto, in un film più bustoniano che disneyano

Halt Ferrier, reduce di guerra, ritorna finalmente a casa. Molte cose sono cambiate: ha perso il braccio, la moglie tanto amata e il suo vecchio lavoro. I suoi figli, Milly e Joe, sono rimasti sotto l’affidamento del singolare Maximilian Medici, proprietario di un circo itinerante sull’orlo del fallimento la cui ultima chance di ribalta è la nascita di un cucciolo di elefante da aggiungere come star al suo show decadente.

Ma il baby elefantino riserva una sorpresa che non tutti apprezzeranno perché ingannati dalle apparenze: il piccolo ha delle orecchie fuori dal normale. Se per il resto degli acrobati del circo, e in particolare Maximilian, la situazione può sembrare anormale, Milly e Joe si affezionano subito al piccolo che, dietro un apparente handicap, nasconde un grande segreto. Con l’aiuto di una semplice piuma Dumbo (diminutivo datogli dal pubblico durante la sua prima disastrosa esibizione) starnutisce fuori controllo facendo sì che le sue enormi orecchie lo facciano alzare da terra quasi in volo. Solo i suoi giovani amici capiranno le potenzialità della cosa appena scoperta e gli insegneranno a domare questo dono.

Sulla scia del tema del diverso, Tim Burton si sposa perfettamente con la favola di Dumbo ricordandoci un aspetto fondamentale: ciò che è insolito talvolta spaventa ma, al tempo stesso, ci riserva la possibilità di mettere in discussione i pregiudizi e rivedere il nostro punto di vista poiché le apparenze spesso possono ingannare.

Come in Big Fish (2003) Danny DeVito incanta e fa ridere, con la sua bravura aiuta ad immergerci più facilmente nelle favole che Burton racconta con tanta abilità. Un grande cast d’eccezione come non si vedeva da qualche tempo.

Non a caso la Disney punta su Colin Farrel, nel ruolo del padre già nello straordinario Saving Mr Banks (2013). Ma se George Banks era troppo preso dai suoi problemi per rendersi conto del disagio che arrecava a chi lo amava, Halt Farrier è un padre che fa ammenda e appoggia in pieno i suoi figli, fino a rischiare la sua stessa vita pur di non deluderli.

Se i piccoli Farrier non hanno potuto fare nulla per evitare di perdere la loro madre, ora hanno la possibilità di non far provare lo stesso dolore al piccolo elefantino e di aiutarlo in ogni modo possibile a ricongiungersi con la sua mamma. A prova del fatto che, spinti dall’amore, siamo capaci di fare qualsiasi cosa.

Una menzione speciale va alla straordinaria colonna sonora di Danny Elfman in perfetta simbiosi “burtiana” avendo già collaborato con lo stesso regista per tantissimi film tra i più noti: Batman(1989), Edward mani di forbice (1990),  A Nightmare before Christmas (1993), Big Fish (2003), La fabbrica di cioccolato(2005), Alice in Wonderland (2010).

Temi classici del cinema burtiano: amore, perdita, separazione e crescita che permettono l’identificazione dello spettatore, anche il più piccolo.

Dumbo è da esempio, insegna a non mollare, a rialzarsi se qualcuno ci butta per terra, a far ricredere chi non crede in noi, chi ci abbandona nel momento del bisogno e a trovare la forza di credere in noi stessi.

Ma, come in tutte le più belle favole Disney, è solo con l’aiuto degli amici che l’impossibile diventa possibile.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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