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Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

VIRGIN RIVER (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/13/2020 - 08:42
 
Titolo Originale: Virgin River
Paese: USA
Anno: 2019
Sceneggiatura: Sue Tenney
Produzione: Netflix, Reel World Management
Durata: 10 episodi di 50'
Interpreti: Alexandra Breckenridge, Martin Henderson, Tim Matheson, Annette O'Toole

Melinda (Mel) Monroe è una giovane infermiera specializzata che da Los Angeles si trasferisce a Virgin River, una cittadina sperduta fra i monti nel Nord della California. Mel ha un passato doloroso alle spalle: è vedova e ha perso la sua bambina appena nata. All’inizio la difficoltà di adattarsi a un ambiente non sempre favorevole, i rapporti difficili con Doc, il dottore presso cui deve trascorrere un anno di apprendistato, l’inospitale casa che ha affittato, sembrano tutti elementi che la spingono a ripensare alla sua scelta. Ma le attenzioni che le riserva il bel Jack, padrone del bar più frequentato della città, ex marine nella guerra in Iraq e l’amicizia con la sindaca Hope, la fanno ancora trattenere….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Netta divisione tra i buoni e i cattivi: i protagonisti brillano per altruismo, abnegazione e coraggio; altri sono degli opportunisti senza scrupoli e dei violenti. Particolare attenzione viene riservata ai valori familiari.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Riferimenti al mercato della droga, senza mostrare né spaccio né consumo. Vengono citati comportamenti sessuali disinvolti
Giudizio Artistico 
 
Sapiente fotografia di affascinanti paesaggi; attori validi professionalmente che riescono a sviluppare una certa empatia ma poco approfonditi psicologicamente; dialoghi essenziali e scarni.
Testo Breve:

Una donna tormentata da un tragico passato, un uomo afflitto dai ricordi di guerra, un microcosmo solidale  di persone che vivono in un piccolo centro fra le montagne, sono gli ingredienti di questo gradevole intrattenimento che non pretende troppo impegno ma non offre neanche molte emozioni. Su Netflix

Con questo Virgin River (prima stagione) Sembra proprio di trovarsi di fronte a un prodotto per famiglie del canale televisivo americano Hallmark (Quando chiama il cuore, Good witch,..)  e in effetti gli ingredienti ci sono tutti: il baricentro della storia è un piccolo centro, dove gli abitanti coltivano le virtù e le buone maniere, vengono mostrati solidi valori familiari. In realtà si tratta di una produzione originale Netflix, (adattamento per la televisione di uno dei romanzi “rosa” di Robyn Carr) e la trama "rosa" non ci è nuova:  una ragazza lascia la grande città dove ha vissuto per tagliare i ponti con il passato (in Falling inn love, la protagonista lasciava s Francisco per andare addirittura i Nuova Zelanda) e mettere le basi per una nuova esistenza.  E anche la Mel di questo serial non ha molto da temere da questo passaggio: se la protagonista di Quando chiama il cuore trova subito un aitante (e scapolo) ufficiale delle giubbe rosse, Mel riceve subito le attenzioni di un prestante ex combattente in Irak (anche se ora fa solo il barista).  Dove sta allora l’interesse per vedere questo nuovo serial? Proprio quello di stare tranquilli in poltrona per godersi un simpatico intrattenimento con tanto di storia d’amore fra simpatici personaggi ma che non stimola la nostra riflessione su angoscianti problematiche attuali, se non una sola: la denuncia di come il commercio della droga e i suoi derivati  di violenza e corruzione  possano  arrivare anche in luoghi fino a poco prima incontaminati.

Autore: Paola Carlucci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BLACK BEAUTY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/10/2020 - 09:09
 
Titolo Originale: Black Beauty
Paese: USA, UK, South Africa, Germany
Anno: 2020
Regia: Ashley Avis
Sceneggiatura: Ashley Avis
Produzione: Constantin Film JB Pictures Bolt Pictures
Durata: 110 su Disney+
Interpreti: Mackenzie Foy, Kate Winslet, Claire Forlani, Iain Glen

America occidentale. Viene avvistata una mandria di mustang selvatici. Degli allevatori di cavalli riescono a catturarne alcuni e a portarli ai loro ranch. Tra questi, una bellissima puledra nera arriva a Birtwick, l’allevamento gestito da John Manly, un esperto e abile addestratore. Al ranch è giunta anche Jo Green: i suoi genitori sono morti in un incidente stradale e lei deve andare a vivere con lo zio John. Il terreno comune della perdita dei genitori, fa scattare in Jo e in Black Beauty (così come verrà chiamata dalla giovane la cavalla) un legame speciale. Lì dove John non riesce a concludere niente Jo riuscirà. Tra le due nasce una grande amicizia, messa a dura prova dalle vicissitudini contingenti delle loro vite e della vita del ranch.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sono molti i valori espressi in questa pellicola: l’elaborazione del lutto, la cura per il creato esercitata nell’addestramento dei cavalli, l’amicizia, la famiglia, il raggiungere traguardi e risultati con perseveranza anche quando costa fatica
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Bravi gli attori giovani, ben fotografati tanti paesaggi naturali che fanno da giusta cornice a un racconto dove il rispetto della natura è uno dei temi dominanti. La seconda parte del film appare frettolosa rispetto alla prima
Testo Breve:

Rispetto al famoso romanzo per ragazzi della Sewell, è rimasto solo il nome e il film sviluppa con partecipazione temi diversi: una forte intesa fra una ragazza e una cavalla accomunate dallo stesso dolore. Su Disney+

Un altro adattamento su schermo di Black Beauty, romanzo della scrittrice Anna Sewell pubblicato nel 1877, un racconto di formazione e di denuncia. Viene narrata l’amicizia tra una puledra e la sua giovane addestratrice in polemica (nell’intento dell’autrice) con le modalità di ammaestramento dei cavalli nel periodo a lei contemporaneo.

La regista (Ashley Avis) ha scelto di conservare lo stile autobiografico del romanzo: la narrazione, infatti è affidata ad una voce fuori campo (Kate Winslet, nella versione originale inglese) che descrive i fatti, proprio dal punto di vista di Black Beauty. Scelta che rende interessante lo sviluppo della storia. Se ci viene facile provare empatia per Jo a fronte del suo dolore e della sua difficoltà ad elaborarlo, il punto di vista del cavallo aiuta ad esplicitare le sue sensazioni e i sentimenti. La mustang, infatti, rivela, con la voce che sentiamo,  che il grande dolore che le accomuna, quello della perdita dei genitori, permette loro di costruire un’amicizia che le accompagnerà per tutta la vita. Ambedue orfane, ambedue incomprese e quasi a disagio nella loro nuova sistemazione, si trovano in sintonia nel silenzio sconfinato delle praterie.

Il passare del tempo viene testimoniato dalle trasformazioni fisiche di Black Beauty: da puledra appena nata a cavalla che corre nelle praterie del cielo mentre il suo “alter ego” umano, Jo, conosce una crescita e una maturazione che sono tutte interiori (l’attrice 20nne resta la medesima per tutta la durata del film). Ciò che si evolve e che costituisce la struttura portante di questo racconto di formazione, è proprio il loro rapporto di amicizia, il loro scambio e la loro condivisione diventano arricchimento interiore vicendevole.

Il film è una moderna favola firmata Disney, adatta a tutta la famiglia. Non sono presenti nudità, alcune volgarità, ma una grande ricchezza di valori positivi: l’elaborazione del lutto, la cura per il creato esercitata nell’addestramento dei cavalli, l’amicizia, la famiglia, il raggiungere traguardi e risultati con perseveranza anche quando costa fatica.

In alcuni passaggi, una fine ideologia un po’ New Age sembra sottesa: per esempio, la cavalla fa spesso riferimento ad uno “spirito dei mustang”.

Pur non essendo un film adrenalinico, la storia ha un buon ritmo e procede anche con qualche colpo di scena capace di catturare l’interesse del pubblico. Anche alcuni momenti di commozione trovano spazio nell’evolvere delle vicende.

Il film è impreziosito da una grandissima varietà di paesaggi naturali: praterie, montagne, boschi, grandi città. L’abile fotografia e le riprese aeree creano nello spettatore un misto di stupore e ammirazione.

La recitazione, in particolare quella dei giovani attori, è gradevole e comunica al pubblico la ricca interiorità dei personaggi.

Se la scelta di sceneggiatura di far emergere in maniera più significativa i rapporti tra i personaggi dona alla pellicola un ampio ventaglio di sensazioni capaci di coinvolgere ed emozionare, bisogna però riscontrare un limite. Nella seconda parte del film, dove la storia si concentra sulle numerose compravendite di Black Beauty e sul mercato dei cavalli, la trama scorre via più veloce e superficiale, accennando appena quanto invece stava a cuore alla Sewell.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I CAVALIERI DI CASTELCORVO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/24/2020 - 16:00
 
Titolo Originale: I Cavalieri di Castelcorvo
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Riccardo Antonaroli, Alessandro Celli
Sceneggiatura: Angelo Pastore, Giulio Antonio Gualtieri
Produzione: The Walt Disney Company Italia e Stand by Me
Durata: stagione 1: 15 episodi di 25'
Interpreti: Fabio Bizzarro, Lucrezia Santi, Mario Luciani, Margherita Rebeggiani

Riccardo e Giulia, rispettivamente di 11 e 13 anni, sono costretti a trasferirsi dalla grande città al piccolo borgo di Castelcorvo, ospiti della zia Margherita perché i genitori saranno impegnati per un certo tempo lontano da casa. Incontrano occasionalmente due loro coetanei di quel paese, Matteo e Betta e fanno subito amicizia. Assaliti da un gruppo di ragazzi violenti che rompono loro le bici e buttano via il cellulare di Matteo, sono costretti a entrare nel giardino del castello, per cercare di ritrovare il cellulare. Mentre stanno ancora nel giardino, vengono raggiunti dalle due sorelle proprietarie del maniero, che consegnano loro una carta di rame con un indovinello da risolvere e profetizzano di certi misteriosi cavalieri di Pontecorvo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro ragazzi costituiscono un gruppo affiatato, dove ognuno mette a disposizione i propri talenti per salvare un ragazzo imprigionato da streghe malvage
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto, confezionato per un target di preadolescenti, ha uno sviluppo semplice e facilmente comprensibile, senza risvolti paurosi
Testo Breve:

Due ragazzi arrivano nel paesino di Castelcorvo ma non hanno modo di annoiarsi perché il castello che domina il paese nasconde misteri non svelati e qualcuno ha bisogno di aiuto: una storia per preadolescenti recitata da preadolescenti senza troppe ambizioni. Su Disney+

Dopo Sara & Marti ecco un altro serial della Disney interamente progettato e realizzato in Italia. In effetti le somiglianze non sono poche: entrambi ambientati in deliziosi borghi dell’Italia centrale, Bevagna nel primo, Torre Alfina, frazione di Acquapendente nel secondo (ma con un nome di fantasia: Castelcorvo)  e ci raccontano di due ragazze (c’è un ragazzo nel secondo) che provengono da grandi città, seccati per esser stati catapultati in un piccolo centro dove, a loro avviso, non succede mai niente. Se Sara e Marti sono ritratte nella quotidianità della loro vita scolastica fra rivalità, amicizie e primi amori, i ragazzi di Castelcorvo, stranamente (almeno fino alla sesta puntata), sono ritratti sempre nel loro tempo libero che tuttavia risulta molto impegnato perché, come in una classica caccia al tesoro, ad ogni puntata debbono risolvere un nuovo quiz che consentirà loro di dipanare il fitto mistero che nasconde il castello.

Qualche critico ha colto delle somiglianze fra questo serial e Stranger Things visto che i ragazzi di Castelcorvo stanno cercando di dipanare il mistero che si cela dietro la scomparsa del presunto fratello di Betta ma lo stile è sostanzialmente diverso: il serial americano presenta scene spaventose e angoscianti che coinvolgono una ragazza dodicenne e situazioni di conflitto familiare; quello italiano ha protagonisti di 11-12 anni ed è adatto a esser visto da pre-adolescenti. Per fortuna, al contrario, in questo Cavalieri di Pontecorvo, c’è molto dell’italianissimo Pinocchio di Collodi e i ragazzi dovrebbero stare attenti a non inseguire troppo le loro divertimenti preferiti.

 Il racconto si segue con facilità e anche se si sta trattando di un mistero, di un Altrove, un posto fuori dello spazio e del tempo, non ci sono scene spaventose o angoscianti. I quattro ragazzi sono ben caratterizzati: Riccardo è quello tecnologicamente più all’avanguardia, cerca solo il 5G e si ciba di videogiochi; Giulia è la più grande e mostra di avere interessi (maschili) anche fuori del gruppo. Betta è una ragazza pratica e decisa mentre Matteo, il più piccolo, non ama l’avventura, gli imprevisti ed è perennemente indeciso. Ciò che ogni tanto emerge, soprattutto nei dialoghi, è il meccanismo della recitazione (prima parlo io, poi parli tu..) che toglie immediatezza alle scene e rallenta il ritmo della storia. Ma la simpatia dei protagonisti è garantita e ci sarà sicuramente attesa per la seconda serie

Secondo l’usanza della Disney+, le puntate di questa prima serie non vengono rilasciate insieme, ma vengono rese disponibili settimana dopo settimana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL NOSTRO PIANETA

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/01/2020 - 17:12
 
Titolo Originale: Our Planet
Paese: UK
Anno: 2019
Regia: Alastair Fothergill
Produzione: Silverback Films, WWF
Durata: 8 puntate di 50'

Questo documentario suddiviso in 8 puntate di 50 minuti ciascuno ci fa visitare gli angoli della terra e degli oceani dove gli animali possono vivere ancora indisturbati ma pone anche in evidenza come negli ultimi cinquanta anni queste zone si siano paurosamente contratte, tante specie animali siano sparite e il trend distruttivo sia in continua crescita.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è un inno alla natura, alla sua bellezza, all’istinto provvidenziale di cui dispongono tutti gli animali e un giusto messaggio di allarme per certe specie che stanno estinguendosi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di battaglie cruente fra animali potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il documentario è il frutto dell’elevata professionalità di 600 professionisti, non solo tecnici delle riprese ma esperti e appassionati della natura selvaggia
Testo Breve:

Tante specie animali riprese nel loro habitat per ammirare la natura ma anche per mandare segnali di allarme su un mondo che sta scomparendo. Ideale per i piccoli e non solo. Su NETFLIX

Si potrebbe dire che abbiamo ormai visto tanti documentari sulla natura, dai tempi di Il deserto che vive, il primo della serie ideata da Walt Disney, nel lontano 1953 oppure La vita sulla terra di David Attenborough (che è la voce narrante in quest’ultimo documentario) del 1979. Ma questo nuovo complesso di immagini riprese negli angoli più remoti della terra ha un fascino ancora nuovo non solo per le nuove tecniche di ripresa adottate (si fa un ampio uso di droni) ma per il lavoro meticoloso di appostamento che è stato compiuto, che ha consentito di riprendere animali difficili da riprendere (degli operatori sono rimasti isolati anche per una settimana dentro gabbie speciali). I risultati si vedono tutti: la bellezza delle immagini, la scoperta di comportamenti finora sconosciuti e il prender coscienza che il loro habitat sta riducendosi con ritmi esponenziali.

Nella prima sequenza la terra ci appare nella soggettiva degli astronauti che, 50 anni fa, erano in orbita intorno alla luna: vediamo la terra sorgere lentamente in tutto il suo splendore, con i suoi vivaci colori. E’ la giusta prospettiva per considerare la patria di tutti gli umani nella sua globalità e nella sua bellezza ma anche per ricordare che negli ultimi 50 anni le specie animali e vegetali sono diminuite del 60% e che ora sul pianeta c’è il 40% in meno di ghiaccio.

Tuttavia c’è ancora tanto d’ammirare; il documentario segue tante specie animali in contesti molto diversi fra loro (ai poli, nelle giungle, nei deserti, nei mari e nei fiumi) ma tutti percorrono lo stesso itinerario di vita: cercano il loro nutrimento giornaliero e in certi periodi effettuano poderose migrazioni per raggiungere quel luogo ideale che consentirà loro di riprodursi e di sfamare i cuccioli finché non diventeranno autonomi per riprendere il cammino. Si tratta di scene impressionanti, realizzate con i droni,  dove vediamo migliaia e migliaia, forse anche un milione di animali della stessa specie che si radunano per dar vita a nuove generazioni.

Molti animali ci lasciano increduli di fronte all’incredibile e misterioso istinto di cui dispongono Come quel branco di lupi che allontana i caribù dai vasti spazi di un lago per spingerle verso la foresta, dove saranno costretti a disperdersi e saranno così una facile preda. Come le mamme pinguino che una volta che si sono procurate il cibo per la prole appena nata, tornate nel branco riescono ancora a ritrovare il loro piccolo fra migliaia e migliaia di cuccioli. Oppure nel deserto australiano dove, solo una volta ogni dieci anni, si forma un lago per effetto delle piogge torrenziali e stormi di fenicotteri lo raggiungono percorrendo miglia e miglia (come lo hanno saputo?) arrivando in tempo per portare alla luce i piccoli e sfamarli finché non sono in grado di prendere il volo, prima che il lago si prosciughi di nuovo. Deliziosi anche i molti balli nuziali che organizzano certe specie di uccelli per ottenere il consenso della femmina all’accoppiamento. E’ un lato gentile della loro esistenza, un giusto ossequio al genere femminile. Non mancano soluzioni astute per l’impollinazione, come quella dell’orchidea che attira le api maschio con un olio profumato (utile per far colpo sulla femmina) e li spinge lungo un condotto in modo che api ne escano con i semi appiccicati sul dorso.

A questo documentario hanno lavorato 600 persone per quattro anni, visitando 50 paesi, un lavoro utilissimo per le nuove generazioni ma anche per quelle meno giovani. C’è  un che di religioso in queste immagini  e restiamo ammirati  per il modo con cui questi animali trovano una natura generosa che li nutre e come siano dotati di un istinto che consenta loro di affrontare anche in situazioni complesse, se non ci pensa l’uomo a distruggere il loro habitat. Per questo motivo destano profonda tristezza le scene che ritraggono alcuni esemplari di trichechi (il branco si è assiepato in un piccolo isolotto), che salgono fino in cima a una scogliera e poi si lasciano cadere nel vuoto per poi morire sulla spiaggia. Un gesto maldestro oppure un lugubre presagio di un’esistenza sempre più difficile.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BRAIN, EARTH, WORLD

Inviato da Franco Olearo il Dom, 10/18/2020 - 17:12
 
Titolo Originale: Brain, Heart, World
Paese: USA
Anno: 2019
Produzione: Fight the NEW DRUD
Durata: tre sezioni di 30' disponibili su www.fightthenewdrug.org

Brain Heart, World è un documentario diviso in tre parti visibile gratuitamente in rete (con invito a fare donazioni), sugli impatti negativi che causa il consumo di pornografia sul singolo individuo, sulle relazioni umane, sull’intera società. Il documentario è disponibile sul sito dell’associazione Fight the New Drug, che si autodefinisce “non-religious and non-legislative”. In effetti, nella sua lotta alla pornografia non si appoggia a motivazioni religiose o etiche ma fa un ampio uso di interviste a professionisti che hanno studiato il problema da un punto di vista medico, psicologico e sociale e si avvale della testimonianza di persone che hanno vissuto sulla propria pelle gli effetti devastanti della dipendenza dalla pornografia o che hanno lavorato nell’industria del porno.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il documentario è un valido strumento per evitare, come spesso accade, di considerare con superficialità il problema della pornografia e per comprendere a fondo quali danni può provocare
Pubblico 
Adolescenti
A livello pre-adolescenti i primi due capitoli: per adolescenti il terzo capitolo per la descrizione delle condizioni di violenza psicologica in cui vivono gli attori del sesso
Giudizio Artistico 
 
Gli autori manifestano ottime abilità didattiche, spiegando con ironia e l’aiuto di piccole animazioni. Determinanti le sofferte testimonianze di testimoni
Testo Breve:

Il documentario porta avanti con lucidità e chiarezza una condanna della pornografia, dimostrando, attraverso testimonianze e dichiarazioni di esperti, i danni che produce, sulla psicologia dell'individuo e sulla società, il suo consumo compulsivo. In RETE English version of the review is available

 

 

English version below the italian one

Diciamo subito che il documentario è ben realizzato e mostra un alto livello di professionalità. Le tesi portate avanti nei tre capitoli sono sviluppate con molta chiarezza, alleggeriti da piccole animazioni e da un commento di sottofondo sempre pronto all’ironia. I realizzatori hanno indubbie capacità didattiche e chi ha la pazienza di seguire le tre parti del documentario, difficilmente vorrà ancora attardarsi sul computer di casa per vedere film porno. Il tema, sicuramente delicato, è trattato, da una parte, con il dovuto distacco scientifico, dall’altra, quando ci troviamo di fronte a dei testimoni, sia uomini che donne, ascoltiamo il sofferto rimorso di chi si è pentito ma condividiamo con loro anche la gioia per la libertà riconquistata.  In nessun momento ci viene presentato materiale osceno. Per questo motivo il lavoro è adatto a esser visto anche da pre-adolescenti (molti testimoni, intervistati nel documentario, dicono di aver iniziato a veder porno già a dieci anni) almeno per le prime due parti del documentario mentre il terzo capitolo, dove viene approfondito il funzionamento dell’industria del porno, va consigliato a partire dagli adolescenti e l’accompagnamento di un genitore o un adulto è sicuramente consigliabile.

Nel primo capitolo si parla degli effetti che la dipendenza da materiale pornografico produce sul nostro cervello. Come avverrà nei capitoli successivi, la spiegazione inizia sempre con un’analogia, in modo da sensibilizzare lo spettatore sulla dimensione del fenomeno. In questo caso si parla di un certo signore che nel 1848 restò illeso dopo una esplosione ma il suo carattere cambiò totalmente: divenne rude e antipatico, iniziò a usare un linguaggio sboccato: qualcosa nel suo cervello era cambiato.  In effetti, ci spiegano gli esperti, il cervello è costituito da materiale malleabile che si trasforma in base alle nostre esperienze (tecnicamente si chiama neuroplasticità). Un testimone racconta come un uso compulsivo della pornografia abbia cambiato il suo modo di vedere le donne, percepite come oggetti di piacere. Un altro ci parla della sua tendenza ad annoiarsi di tutto, della perdita della capacità di entusiasmarsi per cose nuove. Per tutti gli intervistati, l’impossibilità di impostare progetti per il futuro, di sperare di trovare il vero amore.

E’ questo il tema del secondo capitolo che punta aspiegarci  come il porno possa impattare su un componente insostituibile per la nostra crescita: il relazionarsi con gli altri. Attraverso le testimonianze dirette ci viene mostrato che chi è dipendente dalla pornografia è avvezzo a uno stimolo fuori misura, cerca di ricostruire ciò che ha visto e non riesce più a esprimere delicatezza e  rispetto  verso l’altra/o, fino a preferire concentrarsi sulle scene estreme che vede al video  piuttosto che gestire la complessità della realtà. .

Nel terzo capitolo l’orizzonte si allarga al mondo intero. Si scopre che il porno è un business mondiale di 97 miliardi di dollari, superiore al fatturato di Netflix, Twitter e Amazon messi insieme. Lo speaker avverte fin dall’inizio del capitolo che da quel momento in poi non riuscirà più a fare lo spiritoso. E ha perfettamente ragione. Vengono intervistati un uomo e una donna che anni prima sono stati attori per  film porno. Con lucidità ma con una sofferenza che non può essere cancellata, raccontano la spinta all’escalation verso scene sempre più estreme che hanno dovuto subire. Le case di produzione non interagiscono direttamente con loro ma con il loro magnaccia/agente che ha sempre metodi convincenti per farli proseguire. Alla fine resta una sola soluzione: alcool e droga. Altre testimonianze su fatti realmente avvenuti ci fanno scoprire come la schiavitù del sesso sia particolarmente attuale. E’ una debole scusa giustificarsi per la visione di film porno, quella di dire che i protagonisti sono consenzienti: spesso si tratta di costrizioni esercitate da un’industria dai guadagni enormi.

Il documentario ha avuto risposte positive; solo la prima parte, quella che descrive le potenziali modifiche che può subire il cervello da parte del consumo di pornografia, ha destato perplessità da parte di qualche studioso. Qualche sito di fede cristiana si è lamentato per il fatto che la fede non è stata indicata come determinante per uscire dalla dipendenza. Lo stato dello Utah ha autorizzato l’associazione a presentare il documentario nelle scuole. In effetti i fondatori di Fight the New Drug sono mormoni e lo stato dello Utah è tradizionalmente il territorio di maggiore espansione per questa fede.

Il documentario si  conclude con un invito a non guardare il porno e a promuovere leggi che lo vietino. Anche la terza sezione del documentario inizia con un’analogia, sicuramente singolare: nella basilica di san Pietro in Roma, c’è la statua di bronzo dell’apostolo il cui piede si è consumato, dopo che per secoli migliaia e migliaia di pellegrini lo hanno accarezzato. L’auspicio è che il porno possa crollare se in tutto il mondo, milioni e milioni di persone diranno un semplice no alla pornografia. Un auspicio che non possiamo che condividere.

Il documentario è disponibile in inglese con sottotitoli in inglese o spagnolo.

 

ENGLISH TRANSLATION

Let's start by saying that the documentary shows a high level of professionalism. The themes conveyed in the three chapters are developed with much clarity, softened by little animations and a background commentary that adds a level of irony. The creators have certain teaching skills, and those who have the patience to follow the three parts of the documentary will hardly consider returning to watch porn on their laptop. The subject, clearly delicate, is treated, on the one hand, with a certain scientific detachment. On the other hand, when we are faced with witnesses, both men and women, we must listen to the painful remorse of those who have repented. We also share with them the joy for freedom regained.  At no time is obscene material presented. This renders the project suitable for pre-teens (many witnesses interviewed in the documentary say they started watching porn at the age of ten) – at least for the first two parts of the documentary, while the third chapter – where the explanation of how the porn industry works is deepened – is highly recommended for teens to view with a parent or adult.

In the first segment, we explore the effects that addiction to pornographic material has on our brain. As it happens in the following two segments, the explanation starts with an analogy in order to make the viewer aware of the dimension of the phenomenon. In this case, we talk about a certain gentleman in 1848 who was unharmed after an explosion but his personality changed totally: he became rude and obnoxious, he started using foul language: something in his brain had changed.  In fact, experts explain that the brain is made of malleable material that is transformed according to our experiences (technically it is called neuroplasticity). A witness tells how a compulsive use of pornography changed his way of seeing women, who he viewed as objects of pleasure. Another one tells us about his tendency to get bored easily – the loss of the ability to get excited about new things. For all the interviewees, they experienced an impossibility to set plans for the future and feel hope to find true love.

This is the theme of the second segment that aims to explain how porn can impact an irreplaceable component for our growth: relationships with others. Through direct testimonies, we are shown that those who are addicted to pornography are accustomed to an oversized stimulus, try to reconstruct what they have seen, and can no longer express delicacy and respect towards the other, to the point of preferring to concentrate on the extreme scenes they see in videos rather than managing the complexity of reality.

In the third segment, the theme opens to the whole world. It turns out that porn is a $97 billion worldwide business, more than Netflix, Twitter, and Amazon combined. The narrator warns from the beginning of the segment that from that moment on he will not be able to joke about it anymore. And he's absolutely right. A man and a woman who were actors in porn movies years before are interviewed. With lucidity but with a suffering that cannot be erased, they recount the story of the drive for escalation towards more and more extreme scenes that they have had to endure. The production companies do not interact directly with them but with their pimp/agent who always has convincing methods to keep them going. In the end there is only one solution: alcohol and drugs. Other testimonies about actual events make us realize how sex slavery is particularly relevant. To say that the actors give their consent is a weak excuse to justify oneself for watching porn: often there are constraints exerted by an industry with enormous earnings.

The documentary has had positive responses; only the first part, the one describing the potential changes that the brain can experience from the consumption of pornography, has provoked perplexity from some scholars. Some sites of Christian faith complained that faith was not indicated as a way of breaking an addiction. The state of Utah has authorized the association to present the documentary in schools. In fact, the founders of Fight the New Drug are Mormons, and the state of Utah is traditionally the area of greatest expansion for this faith.

Educational Values/Lack Thereof

The documentary is a valuable tool to stop considering lightly – as it often happens – the problem of pornography and to help us to understand in-depth the damage it can cause.

Audience : Teenagers

The first two segments may be viewed by pre-adolescents (PG): whereas the third segment may be more appropriate for adolescents (PG-13) due to the description of the conditions of psychological violence sex actors endure.

Artistic Judgement

The writers show excellent teaching skills, as they explain concepts with irony, accompanied by animations. The tragic testimonies of witnesses are fundamental.

SE SEI INTERESSATO A SEGUIRE IL TEMA PUOI VEDERE ANCHE:

Pornografia: la vera causa è la mancanza di relazioni sociali

Difendere i nostri figli dalla pornografia ed educarli ai media. Intervista al Prof. Thomas Lickona

su 

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE SOCIAL DILEMMA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/12/2020 - 20:44
 
Titolo Originale: THe Social Dilemma
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Jeff Orlowski
Sceneggiatura: Davis Coombe, Vickie Curtis, Jeff Orlowski
Produzione: Exposure Labs, Argent Pictures, The Space Program
Durata: 89

Questo docudrama si avvale di interviste fatte a persone che lavorano o hanno lavorato in una delle aziende FAANG (le aziende digitali con maggior capitalizzazione: Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google) e che esprimono le loro opinioni sull’impatto che hanno avuto i social media sulle singole persone e sulla società, sulle democrazie occidentali. Fra di loro ci sono: Tristan Harris che ha partecipato al progetto realizzativo di Google; Shoshana Zuboff , docente di psicologia sociale alla Harward Business School; Justin Rosenstein, cofondatore di Facebook e inventore del bottone like. In parallelo viene sviluppata una piccola fiction che vede protagonisti tre adolescenti; due totalmente cellulare-dipendenti, l’altra preferisce ancora rapporti umani diretti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il documentario riesce a sviluppare una critica ragionata sui potenziali pericoli indotti dai social media
Pubblico 
Pre-adolescenti
Il tema è interessante anche per i più giovani
Giudizio Artistico 
 
Il documentario entra in profondità sul tema dei social media puntando forse un po' troppo su aspetti sensazionalisti. Molto modesta la componente fiction
Testo Breve:

“Se il servizio è gratis, il prodotto sei tu”. I social network sono tutti gratuiti ma c’è una contropartita e il documentario evidenzia i pericoli di condizonamento in cui si può incorrere quando queste piattaforme finiscono per sapere tutto su di noi. Su NETFLIX

Con uno stile di indagine molto serrato, molto americano, il documetario va subito al dunque del tema che sta affrontando. Inizia Tristan Harris con una frase che ha avuto molto successo: “Se il servizio è gratis, il prodotto sei tu”. Incalza la professoressa Shoshana Zuboff (autrice del libro: Il capitalismo della sorveglianza): “Le società di Internet sono le più ricche apparse nella storia”. Perché? Perché ogni azienda vuole avere la garanzia che le sue pubblicità abbiano successo e loro fanno affari proprio vendendo certezza. Ma per ottenerla bisogna fare molte previsioni e servono molti dati: “E’ un nuovo mercato che vende futures sull’essere umano”. Ecco che tutto quello che facciamo online (chattare, postare foto, mettere dei like, spostarsi usando Google maps, unirsi a un gruppo di opinione, ..) viene osservato, viene registrato, viene valutato. Grazie a un uso intensivo di Intelligenza Artificiale, vengono costruiti dei modelli previsionali per ogni individuo o gruppi di individui (è il compito svolto da Google Feed e Facebook Feed, caricati su tutti i dispositivi Android). Le proposte per unirsi a nuovi amici, a nuovi gruppi, fatte in coerenza con il profilo con il quale siamo stati etichettati, ha proprio l’obiettivo di aumentare il nostro coinvolgimento, far crescere gruppi omogenei di internauti e a questo punto collocare una pubblicità coerente con gli interessi individuati. “Hanno imparato a influenzare il comportamento e le emozioni”: dice la professoressa di Harward.

Se tutto questo è chiaro, qual è l’impatto sugli individui? Gli effetti sui singoli sono molti: tendiamo a raggrupparci in tribù dal pensiero omogeneo senza il confronto con chi la pensa diversamente; sopratutto nei giovani può crearsi l’ansia di venir apprezzati in base al numero di like, di pollici in su che ricevono con le  foto, i commenti o  i loro filmati postati. Si tratta di ansia di partecipazione sociale che di fatto ha aperto la porta alla modifica dei comportamenti.  C’è la tendenza a scambiarsi non pensieri meditati ma sensazioni immediate, dicerie, sospetti non controllati.  Si diffondono fake news che trovano sempre dei loro seguaci. Il documentario ricorda i casi di Kyrie Irving, un campione di basket che ha confessato di essersi unito a coloro che credono che la terra sia piatta; Pizzagate è una teoria del complotto diventata virale durante le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016. La diceria che alti funzionari del partito democratico americano e diversi ristoranti statunitensi fossero coinvolti in un presunto traffico di esseri umani e abuso di minori, ha fatto sì che un invasato facesse fuoco con un fucile all'interno di un ristorante. La stessa Facebook ha ammesso di avere avuto un ruolo nelle campagne d’odio e razziste scoppiate in Myanmar, dove erano nate violenze a seguito di notizie false pubblicate attraverso il suo social network. In genere, in tutti i paesi Occidentali o non, l’uso dei social network durante le elezioni ha finito per potenziare i contrasti più viscerali, invece di promuovere un confronto ragionato.

Un’osservazione molto acuta è stata fatta da Tristan Harris: ” Non è la tecnologia il pericolo ma la capacità della tecnologia di tirare fuori il peggio di noi” . L’unica nostra salvezza è cercare la verità e condividerla. “Se non siamo d’accordo su quale sia la verità o se esista la verità, siamo spacciati. E questo il problema dei problemi”

Questa docufiction ha l’indubbia capacità, così com’era successo anche con The Great Hack sullo scandalo di Cambridge Analytica, di sollecitare  dubbi e critiche, anche se cerca troppo spesso conclusioni ad effetto e pende veso  una visione catastrofica. E’ indubbio che il problema esiste ma si può risolvere solo con l’istituzione di organi di controllo internazionali e con un’educazione volta a stimolare capacità di discernimento nell'uso dei Social.

Facebook, la maggiore accusata in questo documentario, riconosce di essere ad’s supported per poter offrire gratis i propri servizi ma ha rinnegato tutte le tesi del documentario, sostenendo che il suo Facebook Feed non crea affatto dipendenza ma è un utile supporto alle scelte dell’utente. “Abbiamo rimosso nel secondo quadrimestre 2020 oltre 22 million di frasi impostate all’odio".

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Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ENOLA HOLMES

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/07/2020 - 19:34
 
Titolo Originale: Enola Holmes
Paese: U.K.
Anno: 2020
Regia: Harry Bradbeer
Sceneggiatura: Jack Thorne
Produzione: EH Productions, Legendary Pictures, PCMA Productions, Warner Bros
Durata: 123
Interpreti: Millie Bobby Brown, Helena Bonham Carter, Henry Cavill

1884 in Gran Bretagna, l’anno in cui verrà votata la Terza Legge Elettorale, che contribuirà ad avviare al tramonto la lunga stagione vittoriana. Enola Holmes ha sedici anni, vive in campagna con la madre Eudoria (il padre è morto quando lei era ancora piccola e i due fratelli maggiori si sono presto trasferiti a Londra). Rimaste “meravigliosamente sole” (Enola è l’acronimo di Alone), la madre non le insegna l’uncinetto ma tutto ciò che può esserle utile per restare indipendente (anche dagli uomini): lettura, scienza, sport, lotta, arti marziali. Un giorno la madre scompare misteriosamente. I suoi fratelli, Sherlock (si, proprio lui, il grande detective) e Mycroft, suo tutore, intervengono per prendersi cura di lei e le prospettano l’iscrizione a un collegio per signorine per bene nel tentativo di domare il suo spirito ribelle. Enola riesce a fuggire per cercare di ritrovare sua madre e nel treno che la porta a Londra conosce il giovane nobile Tewkesbury: anche lui sta fuggendo dalla famiglia che lo vuole arruolato nell’esercito e come se non bastasse, è inseguito da un misterioso individuo che lo vuole morto...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una bella relazione fra una sorella e il fratello più grande così come fra una figlia e sua madre
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di lotta potrebbe impressionare i suoi piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film è caratterizzato da un ritmo veloce e scorrevole, qualche soluzione poco credibile ai misteri che si vanno dipanando. Nella parte tutti gli attori
Testo Breve:

Sulla sorella minore  di Shelock Holmes gravitano grossi  pericoli ma  saprà beneficiare degli insegnamenti della madre e del sicuro istinto investigativo che è tipico di questa insolita famiglia. Un film per tutti ma sopratutto per il divertimento dei più giovani. Su NETFLIX

“Il nostro futuro dipende da noi. Puoi prendere due strade: la tua o quella che gli altri scelgono per te”. E’ una delle ultime frasi detta da Eudoria alla figlia, prima di scomparire. E’ una eredità pesante quella che si porta questa sedicenne che si è sempre affidata, con piena fiducia, agli insegnamenti della madre e che ora si trova sola, con due fratelli che “vogliono scegliere per lei”, mentre lei stessa non sa ancora quale sia veramente la strada che vuole intraprendere. Uno sforzo che viene oltretutto minato dal comportamento inaspettato della madre, che non sa più come giudicare.

E’ questo l’asse drammatico che scorre lungo tutto il film e  che rende non banale questo racconto di avventure per ragazzi (o sopratutto per ragazze?). Il film alterna con abilità momenti di pura action e di lotte corpo a corpo con altri più riflessivi, sopratutto quando Enola e il fratello Holmes riescono a parlarsi con franchezza. E’ significativo il loro colloquio, sotto un albero, nella quite della campagna: Enola confida le sue ansie e le sue incertezze al fratello, ma lui gli risponde che è troppo emotiva e l’emozione, i sogni  servono a poco.  Deve guardare a quello che ha davanti, non quello che vorrebbe ci fosse e in questo modo scoprirà la verità. Una lezione di realismo che ci si poteva aspettare dal detective più famoso del mondo, che lavora anche sui minimi indizi e che sarà  determinante per la formazione della ragazza. Ora Enola, anche se non ha un quadro chiaro della situazione, inizia a procedere passo per passo, applicando il metodo induttivo che la porterà a chiarire la situazione in cui si è trovata e a scoprire la sua vocazione di detective ( un’ottima premessa per i  sequel che verranno prodotti).

Il film è infatti  l’adattamento  di The Enola Holmes Mysteries, una serie di sei romanzi gialli per ragazzi dell'autrice americana Nancy Springer, che ha come protagonista un’immaginaria sorella di Sherlock Holmes, dotata anch’essa di notevoli doti investigative.  Interessante anche il parallelo che viene sviluppato fra il percorso di maturazione che percorre Enola e l’evoluzione  in senso democratico dell’Inghilterra (la Terza Legge Elettorale estendeva il voto agli agricoltori) inclusa la nascita del femminismo, ostacolata da chi crede nella stabilità e immutabilità delle tradizioni elitarie, come Mycroft.

Il film mantiene un buon ritmo senza prendersi troppo sul serio grazie a una ironia molto inglese; sono presenti ottimi e noti attori a iniziare dalla protagonista Millie Bobby Brown, diventata famosa con la serie  Stranger Things ma anche altri,  come Helena Bonham Carter nella parte della madre e Henry Cavill in quella di Sherlock Holmes.  Non bisogna però aspettarsi da questo film nuove indagini del famoso investigatore, come era già accaduto nella trilogia omonima interpretata da un frenetico e sarcastico Robert Downey : é Enola il personaggio trainante.

Il film è adatto tutti, in particolare ai ragazzi (forse i più piccoli potrebbero spaventarsi per qualche scena)   ed è insolita la tecnica adottata per la narrazione, che finisce per rallentare il ritmo: Enola si rivolge spesso al pubblico per spiegare ciò che sta per accadere e ci sono frequenti flaschback che ricordano cosa la madre le aveva insegnato in determinate circostanze. E’ probabile che un  grammatica di questo tipo sia stata adottata per rendere lineare il racconto, a vantaggio dei più piccoli.

Disponibile su Netflix

 

Autore: Paola Carlucci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TENET

Inviato da Franco Olearo il Dom, 08/30/2020 - 15:12
 
Titolo Originale: Tenet
Paese: USA, UK
Anno: 2020
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Produzione: Syncopy Films, Warner Bros
Durata: 150
Interpreti: John David Washington, Elizabeth Debicki, Kenneth Branagh, Robert Pattinson

Un agente segreto, dopo aver superato una difficile prova, viene ingaggiato per una missione molto speciale assieme alla sua fidata spalla Neil: deve scoprire chi detiene la capacità di invertire l’entropia degli oggetti e degli uomini. Un potere molto speciale che consente di far fluire il tempo in senso inverso e che, se cadesse nelle mani sbagliate, potrebbe distruggere l’intera umanità. Le sue ricerche lo indirizzano verso Andrei Sator, un magnate russo collezionista d’arte e mercante d’armi. L’unico modo per avvicinarlo è sua moglie Kat, la quale, come viene presto a scoprire l’agente, vive sotto ricatto di suo marito che le impedisce di avvicinarsi al figlio. Il protagonista si impegna con Kat a ridarle suo figlio ma in cambio le chiede di venir presentato a Sator…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista è dotato di principi integerrimi, non scende a compromessi e si prodiga per salvare chi è in difficoltà
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche sequenza violenta potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il grande regista e sceneggiatore Christofer Nolan si è impegnato a regalarci sequenze ad alta spettacolarità ma vengono posti in secondo piano i risvolti umani della vicenda
Testo Breve:

Se gli uomini del futuro, che vivono in una terra ecologicamente distrutta, disponessero di strumenti per viaggiare indietro nel tempo e decidessero per vendetta, di distruggere tutta l’umanità? Per fortuna un agente segreto si impegna a risolvere il problema. Una mirabolante macchina d’intrattenimento con poca attenzione ai personaggi. In SALA

Il Protagonista è stato da poco ingaggiato per una missione di importanza cruciale per prevenire un evento che risulterebbe catastrofico per tutta l’umanità (una terza guerra mondiale? Un olocausto nucleare? No, qualcosa di peggio). L’addestratrice lo invita a impugnare una pistola scarica puntandola verso il bersaglio che ha di fronte. Una pallottola, partita dal bersaglio, si va a infilare nel caricatore della pistola, proprio come se si assistesse a un film che viene riavvolto. Il Protagonista è disorientato: “come può l’effetto avvenire prima della causa? “No, è solo il nostro modo di percepire il tempo”: è la risposta (ci possiamo a questo punto immaginare un David Hume che gongola felice nella tomba). “Esiste ancora il libero arbitrio?”: incalza il protagonista.  “E’ inutile cercare di capire sempre” è la risposta che viene data e che sembra proprio rivolta allo spettatore. In un modo più radicale di quanto era accaduto con  InceptionChristofer Nolan,  regista e sceneggiatore del film, partendo da un presupposto parascientifico,  non si attarda  a dare spiegazioni di ciò che sta accadendo, ma “fa cinema”  stimolando lo stupore dello spettatore con mirabolanti sequenze di action, spesso accelerate e sostenute da un martellante  colonna sonora. Anche quando due protagonisti dialogano fra loro, le parole non valgono per quello che spiegano ma per le aspettative, con frasi lasciate a metà, che suscitano. Alla fine, questo film, che porta al parossismo certe tendenze già latenti nei suoi precedenti lavori, può venir interpretato come un quadro astratto: si ammira l’armonia dei colori e si apprezzano  le suggestioni che ci suscita (in questo caso si tratta dei “colori” del cinema”) o si va alla ricerca affannosa, su Internet, di siti che ci svelino le ragioni di certi passaggi (e ci sono) oppure, più semplicemente, lo si va a vedere una seconda volta stando più attenti a certi particolari (in particolare la stringa  rossa, che risulta determinante). Può darsi che sia questa una nuova trovata marketing per aumentare gli incassi.

Bisogna riconoscere che ultimamente, i viaggi in avanti e indietro nel tempo sono tornati di moda dopo i lontani tempi della famosa Delorian. Accadeva in DC Legends of Tomorrow e avevamo commentato di recente la fiction TV Dark, caratterizzata anch’essa dalla mancanza di qualsiasi impegno per spiegare cosa stia succedendo (scatenando su Internet una pletora di appassionati pronti a svelare ,secondo loro, i significati nascosti di ciò che accade) ma  in quel caso il  “paradosso del nonno”  (se io tornassi indietro nel tempo e uccidessi mio nonno, io non esisterei) veniva risolto in modo diverso. In Dark il passato non può essere cambiato, quindi nonostante gli spostamenti possibili, gli eventi storici sono ineluttabili. In Tenet invece, si po' entrare in una “tenaglia temporale” e modificare il futuro. Ma bisogna fermarsi subito perché ci si smarrisce facilmente per cercare di rendere razionale ciò che non è stato costruito per esserlo.

L’ambizione di costruire una mirabolante macchina d’intrattenimento come non si era mai vista (senza l’uso di computer grafica: quando un aereo fuori controllo si schianta contro un edificio,  si tratta proprio di un aereo che si schianta contro un edificio) gioca a sfavore della definizione dei personaggi. Loro sì, non sono affatto difficili da decifrare:  Andrei Sator (Kenneth Branagh) è il cattivo cattivissimo, Kat (Elizabeth Debicki), è la tenera fanciulla da salvare assieme al suo bambino; il Protagonista (John David Washington), è il cavaliere pronto  a battersi per la salvezza dell’umanità e per liberare la fanciulla dalla sua prigione. In fondo, il sempre pudico Christofer Nolan non ha imbastito neanche una storia d’amore. Pazienza rinunciare ad applicare la ragione ma forse percepire un po’ di calore umano, un po’di sentimenti, non avrebbero guastato.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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7 ORE PER FARTI INNAMORARE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/07/2020 - 10:12
 
Titolo Originale: 7 ore per farti innamorare
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Giampaolo Morelli
Sceneggiatura: Giampaolo Morelli, Gianluca Ansanelli
Produzione: Italian International Film
Durata: 104
Interpreti: Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Massimiliano Gallo, Diana Del Bufalo

Giulio Manfredi è un giornalista affermato e competente ma tranquillo e remissivo nei confronti della sua fidanzata Giorgia (hanno già iniziato a frequentare i corsi prematrimoniali) che lo comanda a bacchetta. Tutto crolla quando Giulio, tornando anzitempo a casa, scopre la donna in intimità con il suo capufficio. Persi in un sol colpo il lavoro e la fidanzata, Giulio si adatta a fare l’articolista per una rivista online per soli uomini. E’ in questa veste che conosce Valeria, che gestisce un corso di “rimorchio” per uomini imbranati, promettendo loro di riuscire ad attirare a se' una donna nell’arco di sette ore. Giulio non apprezza il punto di vista di Valeria, che si concentra solo sugli aspetti fisiologici, quasi animaleschi, dell’attrazione fra uomo e donna ma pensa che in fondo potrebbe essere proprio Valeria ad aiutarlo a riconquistare Giorgia...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“Io amo i pinguini: sono rigorosamente monogami e stanno insieme per sempre” è la frase che si scambiano Giulio e Valeria: entrambi alla ricerca di un amore per la vita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La coppia Morelli – Rossi consolidano il loro affiatamento, già mostrato in precedenti film.
Testo Breve:

Lui è stato tradito dalla fidanzata alla vigilia delle nozze, lei gestisce un corso di “rimorchio” per maschi un po’ imbranati. Una commedia sentimentale divertente dove i protagonisti cercano l‘amore per sempre. AMAZON PRIME VIDEO, SKY CINEMA

Giulio Manfredi, che assume un atteggiamento di sudditanza remissiva ogni volta che si innamora, non può andare molto lontano. E Valeria, che semplicemente esclude l’amore dalla reazione di coppia perché ritiene che sia solo un fatto di “chimica” da studiare scientificamente, (la scienza del rimorchio, appunto),  si è infilata anche lei in un vicolo cieco.

Questo film ha il format di una commedia romantica e sappiamo dall’inizio come andrà a finire ma è bello vedere come in fondo entrambi abbiano catturato una parte di verità sull’amore e sentano così il bisogno di completare ciò che a loro manca, come è giusto che sia in una relazione di coppia. La gradevolezza del film sta proprio nel farci stare al gioco, grazie a due simpatici attori (Giampaolo Morelli, Serena Rossi) e così veniamo edotti su alcune basiche regole sul rimorchio. Occorre innanzitutto evitare di cedere di fronte al “test dello zerbino” che serve a comprendere se “lui” sia ormai totalmente soggiogato; oppure: “hai dello sporco sulla guancia”, un commento fatto ad arte che serve ad abbassare l’autostima della persona di nostro interesse. Ma soprattutto occorre “togliere l’audio” cioe non ascoltare quello che lei dice (potrebbe essere una mascheratura delle vere intenzioni) ma guardare ciò che realmente fa. Infine aggiungere sempre:  mistero, magia meraviglia.

Il racconto portante viene intervallato da scketch supportati da bravi caratteristi: Vincenzo Salemme come eccentrico capo redattore, Antonia Truppo nei panni di una cantante coatta di cui Giulio era stato innamorato da giovane e lo youtuber, imprestato dal team The Jackal, Fabio Balsamo in qualità di spalla comica.

Alla fine, anche se risultano piacevoli  le arguzie messe in atto per l’esercizio dell’arte del rimorchio, se sono divertenti gli inserti comici, potrebbe essere ancora troppo  poco per dare valore a questo film. Se invece si lascia guardare con piacere e alla fine risulta non banale, il merito va tutto alla coppia Morelli - Rossi che aveva già dato ottima prova di se' in altri film a sfondo napoletano dei fratelli Manetti come Song ‘e napule e Ammore e Malavita.  La chimica che agisce fra di loro è evidente. Non sarà forse che alla fine, per innamorarsi, non è vero che bisogna rivolgersi alla scienza del rimorchio o al contrario al puro abbandono sentimentale ma c’è bisogno prima di tutto di questo: una chimica immediata? Occorreranno altri film per esplorare questo eterno mistero dell’amore.

Il film costituisce l’esordio alla regia di Giampaolo Morelli, che ha adattato il suo romanzo omonimo; il  film sbarca direttamente sulle principali piattaforme streaming – Amazon Prime Video, Sky Cinema 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ARTEMIS FOWL

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/23/2020 - 07:40
 
Titolo Originale: Aeremis Fowl
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Conor McPherson, Hamish McColl
Produzione: Walt Disney Pictures, TriBeCa Productions
Durata: 97
Interpreti: Ferdia Shaw, Lara McDonnell, Judi Dench, Colin Farrell, Josh Gad

Artemis Fowl è un ragazzo irlandese di 12 anni dalle doti eccezionali, sempre il primo della classe, figlio di un agiato commerciante d’arte. Questa sua superiorità intellettuale lo ha portato a non avere amici ma a lui piace stare soprattutto con il padre, con il quale condivide una passione: i racconti di fate, elfi, goblin di cui è ricco il folklore irlandese. Ma il padre si assenta spesso verso destini misteriosi, lasciandolo in custodia alla sua fidata guardia del corpo, Domovoi Leale. Un giorno Artemis riceve la telefonata di un essere misterioso: lo avvisa che suo padre è stato rapito e verrà liberato solo se in cambio lui riuscirà a consegnare Aculos. Data la situazione eccezionale che si è creata, Domovoi apre lo studio del padre perché il ragazzo possa cercare ciò che è stato richiesto. Artemis scopre così che fate ed elfi esistono realmente, e vivono nel cuore della Terra in una città tecnologicamente evoluta chiamata Cantuccio, capitale del Regno Fatato. E’ da qui che è stato rubato Aculos, un artefatto di grande potere per chi riuscirà a impossessarsene. Anche Tubero, il comandante degli elfi, lo sta cercando così come la fata Spinella Tappo, che ha perso il padre proprio nella ricerca di Aculos…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo di 12 anni e suo padre cercano di evitare l’esplosione di conflitti fra il mondo di sopra e il mondo di sotto.
Pubblico 
Pre-adolescenti
La Disney, all’inizio del film, annota: alcune sequenze di immagini e di luce con effetto lampeggiante potrebbero avere delle conseguenze sugli spettatori fotosensibili
Giudizio Artistico 
 
Il film ha la tendenza a sottolineare a parole ciò che non si vede e i protagonisti ad autodichiararsi invece di esprimere ciò che sono
Testo Breve:

Un ragazzino di 12 anni, nel cercare di liberare il padre che è stato rapito, scopre che le fate e gli elfi non sono solo frutto di fantasie buone solo a far addormentare i piccoli. Da una famosa saga per ragazzi, un film su  Disney+ riuscito a metà

Meglio esagerare. Artemis a 7 anni ha sconfitto il campione europeo di scacchi in cinque mosse. A 9 il suo progetto ha vinto il concorso per la nuova Opera di Dublino. A 10 è riuscito a clonare una pecora. Cosa c’è da aspettarsi da un protagonista così antipaticamente superlativo, che oltretutto indossa sempre giacca e cravatta neri?  Per fortuna la notizia che suo padre è stato rapito innesca in lui uno stato di umana apprensione ma  è una debolezza  di breve momento: Artemis recupera presto il controllo della situazione e sviluppa un piano che è ovviamente  inattaccabile, perché ha già previsto tutte le mosse dell’avversario. A parte l’antipatia istintiva per un ragazzo così saccente, bisogna ricordarsi che ha 12 anni e che il film  è quindi destinato a ragazzi e ragazze di quella età. Il film va quindi giudicato in base a questo parametro e non ha molto senso analizzarlo con lo stesso scrupolo che si applica quando ci si trova davanti a un film per adulti. In effetti molti, giustamente, hanno criticato la violazione della regola d’oro: “show, don’t tell” in quanto i personaggi si autodefiniscono da soli (perché Artemis si proclama “un genio del crimine” quando ha operato solo per il bene?) e la voce narrante enfatizza troppo quello che gli spettatori dovrebbero capire da soli (“Il destino dei due mondi era nelle mani di Artemis Fowl”). Se però guardiamo tutto questo nell’ottica di un ragazzo di 10-12 anni, questi “difetti” potrebbero costituire un vantaggio perché consentono una più facile lettura della storia. Ci sono però altri aspetti che finiscono per rendere il racconto poco avvincente anche per i ragazzi. Il primo è un protagonista poco comunicativo, disumanamente perfetto: il secondo è senz’altro la non fedeltà al testo originale (agli otto romanzi fantasy dello scrittore Eoin Colfer). Se la saga di Harry Potter e de Il Signore degli Anelli hanno avuto un grande apprezzamento di pubblico, ciò è dovuto al fatto che gli appassionati lettori del libro si sono riconosciuti nel racconto sullo schermo: nel caso di Arteis Fowl non si è trattato solo del non rispetto della sequenza degli eventi narrati (nella saga scritta il cattivo Opal appare nel secondo volume) ma, in modo più drastico, del cambiamento del carattere di alcuni personaggi a iniziare dallo stesso Artemis, che ora è diventato un ragazzo che opera per il bene mentre nel libro è un ladro furbo e sfrontato, senza appello. Anche lo scontro fra umani e fate è stato diluito perché in fondo tutti sono un po’ “umani”.

La scelta di un regista del livello di Kenneth Branah, di attori come Judy Dench e Colin Farrell tradisce l’ambizione della Disney di costruirsi il proprio Blockbuster ma il fatto che il film sia migrato sulla piattaforma Disney + invece che andare nelle sale, forse  non è stato motivato solo dal Coronavirus ma dalla consapevolezza della casa madre di non aver aggiunto l’obiettivo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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