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Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

AFTERLIFE OF THE PARTY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2021 - 12:04
 
Titolo Originale: Afterlife og the Party
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Stephen Herek
Sceneggiatura: Carrie Freedle
Produzione: Front Row Films, DAE Light Media
Durata: 109
Interpreti: Victoria Justice, Midori Francis, • Timothy Renouf

Cassie e Lisa sono amiche da quando erano ragazze e ora, da grandi, condividono lo stesso appartamento. Cassie è organizzatrice di eventi e lei stessa, carica di energia vitale, ama l’allegria delle feste, i vestiti sgargianti. Lisa è più riflessiva, si concentra sul proprio lavoro di paleontologa ed è in cerca di rapporti di amicizia seri e duraturi. La sera della festa del suo 25mo compleanno, Cassie vuole trascorrere la notte passando da un locale all’altro e ciò la mette in urto con l’amica, che si allontana rattristata. La mattina dopo, Cassie, ancora oppressa dalla sbornia della sera precedente, cade in bagno e muore. Al suo risveglio si ritrova davanti a Val, il suo “angelo custode provvisorio”: la informa che è passato ormai un anno dalla sua morte e che se vuole andare in Paradiso, ha solo cinque giorni per rappacificarsi con l’amica Lisa, con la madre Sofia, che l’ha abbandonata da piccola e con suo padre, che non ha più visto da tempo e che è rimasto angosciato per sua morte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia, l’amore genitori-figli sono visti come fondanti non solo per una piena felicità ma anche per “guadagnarsi” il Paradiso
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film che si può definire leggero, con non pochi sviluppi incompiuti ma molto gradevole da vedere, grazie anche alla bravura di Victoria Justice, molto nella parte
Testo Breve:

Una ragazza molto amante della vita, muore prematuramente. Le viene concesso il Paradiso se saprà riconciliarsi con chi ha trascurato. Un film leggero ma molto gradevole. Su Netflix

Questo Afterlife of the Party è un fenomeno singolare che merita di venir analizzato. Lo sviluppo della storia è semplice e l’ironia impiegata dimostra che gli stessi autori non hanno avuto la pretesa di realizzare alcunché di impegnativo per lo spettatore. Però, dall’inizio di settembre, da quando è stato reso disponibile sulla piattaforma Netflix, si è posizionato saldamente ai primi posti (ora non più, perché è arrivato La casa di carta 5).

Cos’è che ha reso così gradevole questo film? Una risposta immediata può essere: mostra buoni sentimenti, tratta dell’importanza del perdono; temi ai quali, a dispetto di tutte previsioni, noi siamo ancora attaccati.

L’amicizia fra Cassie e Lisa viene analizzata nella felicità di comporre un puzzle assieme, dello scatenarsi in un  ballo sfrenato  ma anche nel litigare, perché mosse da interessi diversi anche se  pronte a rappacificarsi perché è troppo doloroso stare lontane. Sono oscillazioni inevitabili causate proprio da quei momenti nei quali Cassie si rinchiude in se stessa a cui seguono altri, dove ritrova pienamente il suo essere generoso e si preoccupa di aiutare l’amica nelle sfide più importanti della sua vita.

Qualcosa di analogo deve essere accaduto a Sofia, sua madre, quando ha desiderato scappare per provare nuove esperienze e vedere il mondo, trascurando gli affetti familiari.

Meno a fuoco la figura del padre, che non si è più ripreso dopo la morte della figlia. E’ maturato, come dice, quando ha dovuto accudire la figlia dopo la partenza della madre ma lo sviluppo del racconto non rende tangibile la sua affermazione. Alla fine sia che si  tratti di persone sempre attente al bene altrui, come Lisa oppure come Cassie e sua madre, che non possono esser definite egoiste ma piuttosto desiderose di affrontare la vita con un tocco leggero senza troppi pensieri, sono tutte persone che riconoscono che c’è sempre qualcosa di giusto da fare e di sbagliato da evitare.

Ovviamente nulla di nuovo nel gioco fra il prima e il dopo la morte ma più che far riferimento a Il paradiso può attendere (1978) dove il tema dello sport prende il sopravvento, è meglio tornare a Il cielo può attendere del 1943 del grande Ernst Lubitsch. Anche in quel caso un uomo si trovava in bilico, fra andare all’inferno o in paradiso, perché aveva avuto la leggerezza di pensare troppo al gentil sesso quando era in vita ma aveva anche provato un profondo amore per sua moglie che lo aveva trasformato. Anche in questo Afterlife c’è un chiaro problema etico da risolvere e forse, in modo più evidente degli altri, c’è l’impegno di comprendere e perdonare.

Un’altra caratteristica conferisce una leggerezza tutta particolare al film: quella voglia di Cassie di divertirsi e ballare (bravissima Victoria Justice), quella timidezza della “secchiona” Lisa così maldestra di fronte a un ragazzo che le piace, sembra far riferimento a delle adolescenti più che a delle Young adult, a cui occorre aggiungere la presenza di un ormai quasi dimenticato pudore riguardo a tematiche sessuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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JUNGLE CRUISE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2021 - 21:12
 
Titolo Originale: Jungle Cruise
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Jaume Collet-Serra
Sceneggiatura: Michael Green, Glenn Ficarra, John Requa, J.D. Payne, Patrick McKay
Produzione: Walt Disney Pictures,
Durata: 127
Interpreti: Emily Blunt, Dwayne Johnson

1916. Lily Houghton è una botanica, vive a Londra. Sta cercando un albero capace di guarire qualsiasi malattia. Con la collaborazione del fratello Mc Gregor, riesce a rubare un’antichissima punta di freccia indispensabile per il ritrovamento della pianta curativa. Partono così per la foresta amazzonica per risalire il Rio delle Amazzoni, guidati da Frank, marinaio assai coraggioso ma poco convenzionale. Come loro, altri sono alla ricerca dei petali del leggendario fiore: il cattivo principe tedesco Joachim e alcuni Conquistadores su cui pende un’antichissima maledizione. In Sala

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nessun particolare valore evidenziato se non il sostegno reciproco in un contesto avventuroso
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche sequenza potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
L’intrattenimento è garantito, sia per le sequenze emozionanti che per i tanti, spassosi, siparietti comici
Testo Breve:

Nella foresta amazzonica una botanica e un avventuriero alla ricerca di un albero guaritori. Un’avventura secondo lo spirito di un parco tematico e comicità surreale come neI pirati dei caraibi

Un film ispirato ad una delle attrazioni dei parchi giochi tematici della Disney, Jungle Cruise è una pellicola leggera e divertente, adatta a tutta la famiglia.

La storia ricalca il classico copione del viaggio dell’eroe (dell’eroina, in questo caso) alla ricerca di un oggetto dai poteri speciali, che viene ostacolato dalle più diverse avversità naturali, così come da nemici che vogliono lo stesso oggetto per scopi maligni.

I siparietti comici, numerosi all’interno delle due ore di film, riescono a mantenere alto il livello di ilarità: dalle freddure di Frank agli inconvenienti durante il percorso, allo spettatore vengono date numerose occasioni per farsi una risata.

I personaggi principali, anche se un po’ stereotipati, conferiscono alla storia un po’ di brio capace di tenere l’attenzione per tutta la durata del lungometraggio.

La protagonista Lily Houghton (bene interpretata da Emily Blunt), confermando l’attuale trend disneyano di affidare parti principali a personaggi femminili, è una donna bionda che, coerentemente con l’orientamento al women power della produzione corrente, è molto furba e intelligente. Mc Gregor, fratello della protagonista, è molto più impacciato, dichiaratamente omosessuale, la sua goffaggine crea non poche situazioni comiche. Frank, interpretato da Dwayne Johnson, se inizialmente sembra un truffatore po’ tontolone, tutto muscoli e niente cervello, durante il dispiegarsi della storia riserva numerose e belle sorprese che lo rivalutano. Il principe Joachim, interpretato da Jesse Plemons, è un tedesco senza scrupoli e disposto a tutto pur di ottenere, per il proprio tornaconto personale, il fiore dai poteri curativi.

Il ritmo narrativo è sostenuto, ma non frenetico: elemento che facilita la visione ad un pubblico di bambini.

Possono suscitare un po’ di paura i Conquistadores redivivi: essendo i mostri cattivi all’interno della storia, la loro resa grafica può fare un po’ paura, unitamente al fatto che si scontrano in battaglia con i buoni e mietono alcune vittime.

Anche i numerosi effetti speciali, realizzati in maniera magistrale, non risultano ostentati o ridondanti.

Un aspetto critico che sicuramente non passa inosservato è la non originalità. Il plot sembra un riadattamento in “Versione Amazzonia” del fortunato serial cinematografico (sempre firmato Disney) I Pirati dei Caraibi: personaggi un po’ strani e divertenti (Dwayne Johnson quasi omologo di Johnny Depp), un oggetto magico cercato da tutti, i cattivi resi alla stregua di zombie a causa di una maledizione. L’impressione di essere in preda di un deja vu, però, non toglie assolutamente godibilità al film.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HE'S ALL THAT

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2021 - 14:12
 
Titolo Originale: He's all that
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Mark Waters
Sceneggiatura: R. Lee Fleming Jr.
Produzione: Miramax Ethea Entertainment
Durata: 91
Interpreti: Addison Rae, Tanner Buchanan, Madison Pettis, Rachael Leigh Cook

Padgett è una influencer di successo che promuove prodotti cosmetici. Anche se la sua famiglia non è benestante (vive con la madre, divorziata, che è un’infermiera) grazie ai suoi introiti studia in una high school d’elite a Los Angeles e frequenta amiche altolocate. Il suo prestigio crolla quando viene ripresa mentre entra nella roulotte di Jordan, il suo boy-friend (ma anche la sua creatura artistica, visto che è stata lei a trasformarlo in divo dell’hip hop). Padgett scopre che Jordan ha una tresca con un’altra ragazza e le reazioni rabbiose di Padgett diventano virali in rete. Come immediata conseguenza, perde il contratto di sponsorizzazione ma non si perde d’animo e medita una rivalsa: vuole dimostrare di essere in grado di trasformare il più insignifiante dei suoi compagni di scuola in una star delle prossime feste e del ballo di fine anno a scuola. A rinforzare la sua decisione stabilisce una scommessa con le sue amiche. La sua scelta cade su Cameron...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta la nascita di un amore adolescenziale con il giusto garbo e attenzione anche ai sentimenti familiari
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film fresco e semplice che raggiunge l’obiettivo di raccontare una storia romantica, con alcune incompiutezze nelle definizione dei protagonisti
Testo Breve:

Lei è una influencer di successo, concentrata sulle apparenze; lui un ragazzo serio con una ferita nel cuore. Le differenze si attraggono romanticamente, giusto in tempo per il prom, il ballo di fine anno scolastico. Su Netflix

Il film inizia subito mostrando Padgett al “lavoro” di prima mattina: davanti al suo cellulare acceso, mostra a tutte le fans come truccarsi prima di andare a scuola nel modo più attraente. E’ una sequenza che riesce molto bene perché Padgett è interpretata da Addison Rae, una vera tiktokker con migliaia di followers (è una tendenza che sta prendendo piede: anche nel nostro Genitori vs influencer la protagonista era una nostra affermata influencer: Giulia de Lellis). Si è trattato di un modo netto per distaccarsi, puntando su un contesto attuale, con il suo precedente film quasi omonimo (ma a sesso invertito: She’s all that ) del 1999 (titolo in italiano: Kiss me). Sarebbe però inutile impegnarsi in un confronto fra due film distanti fra loro di vent’anni; è importante piuttosto ricordare che l’onore di aver riesumato sul palco il mito di Pigmalione  nel 1913 è tutto di George Bernard Show, poi ripreso dal bellisssimo My Fair Lady di George Cukor del 1964 e riesumato ora, con questi due film, in un contesto adolescenziale.

Il desiderio di Padgett di scegliere un ragazzo qualunque e farlo diventare una stella delle feste mondane e del solito prom (la festa della fine dell’anno scolastico, il tormentone di tanti film americani) rispecchia quindi bene il contesto attualissimo di pura apparenza, di luccichio e abiti scintillanti, vita allegra e perfetta che traspare dalle esibizioni delle tante influencer che vivono in quel mondo virtuale che è la rete. Un’attualità marcata anche dalla presenza, quasi inevitabile, di due protagoniste lesbiche. Il contrasto rispetto a Padgett diventa prevedibile: è impersonato da Cameron, un ragazzo che ama la natura e i cavalli, ha la passione della fotografia di strada per cogliere il reale anche nei suoi momenti infelici e che nasconde nel cuore una vecchia ferita (vive con sua sorella dalla nonna, perché la madre è morta e il padre vive in Svezia). Nella prima parte del film lo svolgimento è prevedibile (le manovre di Padgett per attirare Cameron nelle feste delle sue amiche facoltose, con immancabile ballo intorno alla piscina) ma poi, quando scoppia la crisi (Cameron scopre di esser stato solo l’oggetto di una scommessa) il racconto acquista profondità perché la nascita dell’amore fra i due è raccontata con toni sinceramente appassionati. Padgett non si preoccupa dei problemi che sono sorti durante una festa (quindi a detrimento della sua immagine) per aver invitato Cameron ma è in pensiero sopratutto per lui e di come sia rimasto male per ciò che è accaduto: il primo segno di un amore che sta proiettando Padgett fuori dal suo egocentrismo. Molto bello anche il colloquio fra Cameron e la sorellina Brin. Lei può solo sperare in una rappacificazione fra Cameron e il fratello, perché non lo aveva più visto così felice dai tempi in cui la madre era ancora viva.

Si tratta quindi di una teen comedy forse senza pretese ma adatto al suo pubblico targhet, anche perché abbellito dalle movimentate coreografie dei ragazzi e delle ragazze, vestiti con i fascinosi abiti che si indossano per il  prom. Se bisogna fare un appunto, occorre dire che Addison Rae, nella parte di Padgett, indossa inevitabilmente bene gli abiti della influencer ma poi non riesce a cambiare tono nei momenti più gravi del racconto. Analogamente Cameron, serio e contenuto, è meno convincente nella sua versione di bravo ballerino.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RAYA E L'ULTIMO DRAGO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/08/2021 - 12:39
 
Titolo Originale: Raya and the Last Dragon
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Don Hall, Carlos López Estrada
Sceneggiatura: Qui Nguyen, Adele Lim
Produzione: Walt Disney Animation Studios, Walt Disney Pictures
Durata: 107

Kumandra (un paese composto di cinque regni: Coda, Artiglio, Dorso, Zanna e Cuore) è un regno pacifico e unito, che deve la sua prosperità alla presenza dei draghi che lo preservano da ogni pericolo. I Druun, sono invece creature malvagie in grado di trasformare in pietra tutti quelli con cui entrano in contatto seminando morte e distruzione. I draghi, allora, decidono di sacrificarsi per contenere i Druun e mettono tutto il loro potere in una pietra che viene data in custodia agli abitanti del regno di Cuore. La pietra viene rotta e ogni regno ne prende un frammento per proteggersi dai Druun. Raya decide, quindi, di andare alla ricerca dell’ultimo drago che si dice sia ancora vivente e di recuperare i 5 pezzi della pietra magica per ricomporla.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una favola moderna capace di raccontarci il valore della lealtà e della fiducia, della difficoltà di riconquistarle dopo averle tradite
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ottima fattura di questo film d’animazione, con alcune particolarità: una storia molto movimentata, un ritmo concitato, quasi un videogioco dove bisogna affrontare sfide di difficoltà crescente
Testo Breve:

Raya decide di mettersi alla ricerca dell’ultimo drago buono che possa aiutarla a rintracciare la pietra che riporterà pace fra i 5 regni della sua terra. Una favola moderna per raccontarci la difficoltà per riconquistarle la lealtà e la fiducia dopo che sono state tradite. Su Disney+

Siamo ormai giunti al film d’animazione n° 59 realizzato dalla Disney. Un’altra piacevole pellicola, quasi una favola moderna capace di raccontarci il valore della lealtà e della fiducia, della difficoltà di riconquistarle dopo averle tradite.

Una storia molto movimentata, un ritmo concitato, i numerosi duelli e scontri rendono questo film qualcosa di meno ovattato delle tradizionali pellicole del periodo natalizio. Sicuramente da gustare in sala, anche se già disponibile sulla piattaforma Disney+.

Come nei recedenti Frozen, The Brave, Pocahonts o Mulan (ma non solo), protagoniste sono le donne: Raya, personaggio principale, la sua nemesi Naamari, Sisu il drago. Donne che portano avanti la storia, donne che non hanno bisogno di uomini: le figure maschili presenti sono abbastanza inconsistenti o quasi macchiette, senza principi azzurri o spasimanti di vario genere.

Scelta diversa dal solito è stata anche quella delle musiche: non ci sono testi cantati (ad eccezione dell’inizio dei titoli di testa), ma unicamente brani da orchestra. Una scelta nuova rispetto ai precedenti titoli della casa d’animazione statunitense.

Allusioni, almeno in parte, ad altre pellicole: Mad Max: Fury Road, per i suoi paesaggi desertici e desolati. Rey, protagonista dell’ultima trilogia della saga di Star Wars, per alcuni tratti caratteriali della protagonista. Il genio della lampada di Aladdin, per la simpatia e l’innocenza dell’ultimo drago esistente. Pur strizzando l’occhio a questi titoli, non ne è una brutta copia in versione animazione.

Naamari che, a differenza dei cattivi di tutte le storie d’animazione precedenti della Disney, non è malvagia per il gusto di fare del male, ma sembra quasi spinta e convinta dal machievellico il fine giustifica i mezzi, quindi intenzionata a fare il bene della sua famiglia e del suo regno anche se questo va a scapito di altre persone o di altri regni.

Il valore che più di ogni altro trova risonanza è quello della fiducia: con due grandi limiti, purtroppo. Il sottolineare ripetutamente, in diversi momenti, il valore della fiducia, rischia di trasformare il racconto in una favola moraleggiante.  Solo nel finale trova la sua espressione positiva, perché sempre delusa e tradita durante il resto della pellicola.

Dei numerosi personaggi che fanno la loro comparsa sulla scena, si riescono a conoscere le storie più o meno travagliate, ma poco altro. Solo delle tre protagoniste vengono approfonditi un po’ di più i caratteri e le personalità.

A volte sembra un po’ una forzatura la struttura che somiglia più ad un videogioco che ad un film: il viaggio dell’eroina alla ricerca dei pezzi mancanti della pietra magica nei diversi regni è di difficoltà crescente, con delle scritte che definendo il regno in cui si stanno per svolgere le vicende, sembrano dire i diversi livelli di difficoltà del gioco.

Al di là di tutto, però, il risultato finale è davvero molto buono. I più piccoli vi troveranno una storia edificante e divertente. Per i più grandi, invece, non mancheranno gli spunti per riflettere.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SWEET TOOTH

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/24/2021 - 21:47
 
Titolo Originale: Sweet Tooth
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Sceneggiatura: Jim Mickle
Produzione: Team Downey Warner Bros. Television Nightshade
Durata: 8 episodi
Interpreti: Nonso Anozie, Christian Convery, Adeel Akhtar

In un futuro post apocalittico, l’umanità è stata in gran parte sterminata da un virus (chiamato l’Afflizione) che provoca febbre, tremolio alle mani e quindi la morte. Con la comparsa del virus, iniziano a nascere anche bambini in parte umani e in parte animali: gli ibridi. La paura e la superstizione hanno portato a sterminarli perché considerati colpevoli del morbo. Alcuni, nascosti dai genitori, sono sopravvissuti alla caccia. Gus, un ragazzo con le orecchie e le corna da cervo, vive con il padre in un bosco. Quando vengono scoperti, il padre viene ucciso e Gus parte alla ricerca della madre. Lo fa accompagnato da Jeppered, un uomo grande e grosso incontrato per sbaglio lungo il cammino.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia e la solidarietà diventano il valore condiviso che serve per fronteggiare una società diventata crudele, che elimina il malato e il diverso
Pubblico 
Adolescenti
Per i toni un po’ cupi e alcune scene di violenza ma viene evitato ogni dettaglio cruento. Per i più piccoli solo se accompagnati da un adulto
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione e suggestiva fotografia che riesce a ricostruire un mondo fiabesco a cui non mancano toni cupi e paurosi
Testo Breve:

In un mondo colpito da un virus muoiono in tanti ma nascono dei ragazzi ibridi, in parte uomini e in parte animali. Un tema distopico (e attuale) che si trasforma in fiaba e in racconto di formazione. Su Netflix

Prodotto da Robert Downey Jr. e dalla moglie Susan, sceneggiato a partire dal fumetto della DC Comics disegnato da Jeff Lemire, Sweet Tooth è un serial che smarcandosi dalla matrice distopica del fumetto da cui è tratto, diventa un delicato racconto di formazione.

Il primo elemento che si impone allo spettatore è la fotografia. Le città vuote e desolate, gli spazi verdi (in particolare i boschi) floridi e in espansione. Portate sullo schermo con grande maestria, riescono a suggestionare e coinvolgere.

Il racconto beneficia anche di ottime interpretazioni: Christian Covery nei panni di Gus, il giovane protagonista di dieci anni, vissuto sempre e soltanto con il padre, isolato dal mondo, che ha conservato un’innocenza e uno sguardo sulle persone senza malizia; il padre (Will Forte) che diventa anche suo precettore e  addestratore per garantire a suo figlio la sopravvivenza in un mondo che, fuori da quel bosco, è a lui ostile; Jeppered (Nonso Anozie), il grosso uomo che, segnato da una dolorosa storia personale, si trova a prendere le difese del piccolo ragazzo ibrido. Disposto anche a grandi sacrifici per lui, non gli fa mai mancare la protezione durante il viaggio alla ricerca della madre.

Nella costruzione del racconto trovano ampio spazio alcuni flashback: com’è avvenuta la diffusione iniziale del morbo, la storia di Gus e dei suoi genitori, la vita di Jeppered prima dell’Afflizione. Brevemente anche la storia di alcuni personaggi minori presenti nel plot  (un medico sposato che cerca di salvare sua moglie che ha contratto il virus, una psicologa che ha trovato rifugio in uno zoo,..): si tratta di storie che espandono il racconto per raggiungere sensibilità più adulte. Se, come digressioni, risultano funzionali ai fini della comprensione dei personaggi, la loro lunghezza (in alcuni casi) le rende un po’ ridondanti senza conferire loro un maggiore spessore psicologico.

Numerosi i contenuti positivi.

Il tema dell’amicizia percorre tutto il serial. Quella che Gus riesce ad instaurare con diversi personaggi: non solo con il già citato Jeppered, ma anche con Bear (una ragazza che ha unito attorno a sé una banda di coetanei per difendere gli ibridi). Amicizia che si esprime nel sostegno reciproco, nella disponibilità anche al sacrificio per gli altri, nel supporto quando le cattive notizie fanno capolino.

È tratteggiata una critica ad una società che elimina il malato e il diverso. Tutti coloro che hanno i sintomi del virus vengono eliminati. Lo stesso vale per gli ibridi. Non resta nascosta la brutalità di queste uccisioni: non tanto per la violenza rappresentata (che peraltro è minima in tutto il serial: si assiste solo a qualche lotta tra i personaggi), quanto piuttosto per il fatto che quella agli ibridi è una vera caccia, un desiderio di eliminazione lucido e pianificato. Così come per i malati: una violenza irrazionale e dettata dalla paura, porta anche le persone normali a fare da giustizieri come forma di “autodifesa”.

Un aspetto forse un po’ ambiguo è il rapporto con la natura. La scelta di mostrare foreste in rigogliosa crescita potrebbe indurre a pensare che, il vero virus, sia l’umanità che con la cementificazione ha distrutto tutto, costringendo la natura a “vendicarsi” dell’uomo attraverso l’Afflizione.

Una seconda sottolineatura critica. Nel serial sembra ripresentarsi rediviva il mito del buon selvaggio. Gli ibridi sarebbero buoni a prescindere e la loro bontà viene riconosciuta e coltivata dai genitori. È la società a “rovinare” le persone. Un’antropologia superata e poco aderente alla realtà, perché sottovaluta (o meglio, non considera per niente) il libero arbitrio e la capacità dell’uomo di compiere anche il male a prescindere dalla formazione ricevuta.

Ne risulta, comunque, un serial molto gradevole e, a tratti, quasi poetico. Per alcune scende di violenza, sarebbe bene i più piccoli lo vedessero accompagnati dai loro genitori.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LUCA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/22/2021 - 17:34
 
Titolo Originale: Luca
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Enrico Casarosa
Sceneggiatura: Jesse Andrews, Mike Jones
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Durata: 95

Luca, un “mostro marino”, come lo definiscono quei bipedi che vivono sulla terra, è un pastore di pesci, cioè porta al pascolo sui fondali del mar Ligure alcuni pesciolini che costituiscono il suo gregge. I genitori lo hanno cresciuto con il divieto di non superare la superficie del mare perché entrerebbe in un ambiente per lui troppo pericoloso. Luca invece, invitato da Alberto, un altro “mostro marino” che vive su di un isolotto di fronte alla costa, si accorge che, come approda sulla terraferma, assume sembianze umane e che il mondo di “sopra” non è poi così male. I due ragazzi, diventati presto amici, coltivano un sogno: girare il mondo in Vespa. Per questo si iscrivono a una gara di abilità del paese di Portorosso, spalleggiati da Giulia, una ragazza che hanno conosciuto al porto. I due ragazzi sanno che basterebbe un loro semplice contatto con l’acqua per far scoprire agli altri la loro identità di pesci ma decidono di correre comunque il rischio….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia generosa fra ragazzi, l’importanza del rispetto e della comprensione verso chi ci appare diverso, sono ben sviluppati ma i rapporti familiari sono assenti o complessi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Eccezionale resa grafica delle sequenze acquatiche e dei vicoli di un paese di pescatori ligure. Complessa la costruzione della sceneggiatura
Testo Breve:

Luca e Alberto sono due pesci ma quando sono fuori dell’acqua, assumono l’aspetto di ragazzi. Una favola per sottolineare l’importanza del rispetto verso colui che è diverso da noi  con qualche ambiguità in tempi di monocultura politically correct. Su Disney+

Nella prima parte del film si rischia di rimanere un po’ disorientati: prendiamo atto della componente favolistica del racconto (ai pesci basta uscire in superficie per diventare umani) ma non comprendiamo il senso recondito di questa trasformazione (niente desideri da Sirenetta, niente magie alla Ponyo sulla scogliera); arrivati a Portorosso, scopriamo che i locali stravedono per la competizione annuale, una sorta di triathlon costituito da una gara di nuoto, un’abbuffata di spaghetti e poi una corsa in bici per i vicoli della città ma non ci vengono rivelate le ragioni storiche di questa insolita combinazione. Alla fine però, completata la presentazione dei protagonisti (il solitario Alberto, coetaneo di Luca, la “sfigata” Giulia con suo padre Massino, Ercole, il “cattivo del paese”) il racconto decolla. Partecipiamo alla nascita dell’amicizia fra Luca e Alberto, il primo più timoroso, il secondo decisamente temerario, capaci quindi di influenzarsi positivamente a vicenda. Anche Giulia, che trascorre, un po’ isolata l’estate a Portorosso  con il padre (per il periodo scolastico si trasferisce a Genova, con la madre)  è contenta di solidarizzare con i ragazzi e in particolare con Luca, con il quale condivide la passione per lo studio  e la lettura di quei libri che consentono loro di scoprire com’è fatto il mondo.  Il tema dell’amicizia fra ragazzi (possiamo ipotizzare 12-13 anni) è molto ben sviluppato ma diciamo subito che pur essendo un prodotto Pixar, non c’è più il “tocco” di John Lasseter, come produttore o come regista (ha lasciato la società nel 2017). Per “tocco” intendiamo i primi silenziosi, cinque minuti di inizio di Up, la cronaca di un amore coniugale bellissimo e struggente; il lungo viaggio di un padre per l’oceano Pacifico  alla ricerca di un figlio (Alla ricerca di Nemo); l’insolito Toy Story 3 dove, attraverso le vicissitudini di un  gruppo dei giocattoli, costruisce una metafora della fede in un Dio Creatore.

In questo Luca il racconto è più triste e i tre ragazzi sono caratterizzati da un senso di solitudine, proprio per le difficili relazioni con i familiari. Alberto dice chiaramente di esser solo, dopo esser stato abbandonato dal padre (e la madre? Nessuna traccia); su  Giulianon abbiamo molti dettagli ma possiamo ipotizzare che i genitori si siano separati. Per lo stesso Luca la famiglia non costituisce un contesto sereno: il ragazzo  è costretto a fuggire per l’ atteggiamento eccessivamente punitivo dei genitori. La famiglia non è quindi al centro del racconto: si tratta di un grosso vuoto in termini di affetto e di sicurezza (i tre si autodefiniscono “gli sfigati”) che i ragazzi suppliscono costruendo fra loro (anche litigando) una forte solidarietà.

Veniamo quindi al tema “caldo” del film, quello dell’accettazione del “diverso” che nella metafora portata avanti dal film, è espresso con la diversità uomo/pesce. Nulla di più è specificato nel film ed è bene che sia così. Il “diverso” può essere l’immigrato, il portatore di handicap, ma, neanche a dirlo, i recensori anglosassoni lo hanno interpretato soprattutto in riferimento alle problematiche LGBT.  Il New York Time è arrivato a stabilire un parallelo fra Luca  e Chiamami col tuo nome (l’odioso film di Guadagnino che sviluppa l’elogio alla pederastia: affettuosità sessuate  fra lo studente e l’insegnante) parafrasando il titolo del film della Pixar con un gioco di parole: Calamari by your name. Questo accostamento è stato determinato dalla gelosia che mostra Alberto nei confronti di Luca quando si accorge che quest’ultimo ha sviluppato una particolare simpatia per Giulia. Chi è genitore o chi ha a che fare con pre-adolescenti, quindi prima del loro sviluppo sessuale, sa bene che l’amicizia costituisce un grosso legame a quell’età e possono anche nascere forme di gelosia quando la pretesa amica del cuore (o amico del cuore) mostra di confidarsi meglio con qualcun’altra/o. Niente da fare: la monocultura dominante introduce tematiche LGBT anche quando sono totalmente fuori luogo.

Il film ha alcune caratteristiche esclusive: è il primo film Pixar diretto da un regista italiano, Enrico Casarosa, ambientato in Italia e la pubblicità indiretta che è fatta alla Vespa è tutta meritata. La ricostruzione di un paese di pescatori in Liguria intorno agli anni ’70 (gli stretti vicoli, i colori vivaci delle case) è semplicemente perfetta.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MINARI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/11/2021 - 20:28
 
Titolo Originale: Minari
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Lee Isaac Chung
Sceneggiatura: Lee Isaac Chung
Produzione: Plan B Entertainment
Durata: 115
Interpreti: Steven Yeun, Han Ye-ri, Alan Kim, Yoon Yeo-jeong

Negli anni ’80, la famiglia di origine coreana Yi si trasferisce dalla California all’Arkansas, vivendo in una casa su ruote in mezzo a un grande prato che andrà coltivato. E’ stato Jacob, il capofamiglia, a programmare questo trasferimento. Con i soldi che ha messo da parte dopo anni passati, con sua moglie, a fare il sessatore di pulcini, vuole intraprendere il mestiere di agricoltore. Il suo obiettivo è chiaro: ogni anno emigrano negli Stati Uniti almeno 30.000 coreani e lui vuole fornire prodotti tipici della loro cucina. La moglie Monica non è convinta: si trovano troppo lontani dal primo centro abitato e ciò costituisce un rischio perchè il loro piccolo David soffre di cuore e dovrebbero aver bisogno di correre all’ospedale. Dopo lunghe discussioni fra marito e moglie, il compromesso: decidono di far venire dalla Corea del sud Soon-ja, la madre di Monica, in modo che possa accudire i bambini mentre loro sono al lavoro. Ma David non vuole passare la giornata con la nonna e Jacob sta investendo tutti i suoi risparmi senza ancora poter vedere alcun premio alle sue fatiche…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In famiglia ogni decisione ha effetti che si riversano su tutti i componenti, non si può mai decidere per se stessi ma per il bene complessivo di tutti. Una lezione universale ben spiegata da questo film
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La regista e sceneggiatrice Lee Isaac Chung alterna con abilità commedia a tragedia scolpendo i personaggi uno a uno, senza che alcuno prevalga sugli altri. Golden Globe 2021 come miglior film in lingua straniera; Oscar 2021 a Youn Yuh-jung come miglior attrice non protagonista
Testo Breve:

Jacob si sente pronto a investire in agricoltura ma i risultati tardano a venire e la moglie non ama vivere in mezzo alla campagna.  Il film ci mostra le piccole grandi cose che possono accadere in ogni famiglia

Se si desidera gustare un film/Serial TV dove vengano risaltati i valori familiari, dove la solidarietà in famiglia resta l’unica vera soluzione per affrontare qualsiasi frangente negativo, non resta che rivolgersi alla produzione orientale (Giappone, Corea, Cina) o a film realizzati in USA ma da sceneggiatori e registi di origine orientale (Father and Son, Ritratto di famiglia con tempesta, The farewell- una bugia buona, Un affare di famiglia, tutti i capolavori di Yasujiro Ozu..) . Non c’è scampo: le produzioni occidentali, quando trattano il tema della famiglia, molto spesso ci raccontano di una coppia in crisi, vicina al divorzio. Nella nostra impostazione ci sono sempre due individui, un lui e una lei che cercano si, di individuare ciò che li può tenere uniti, ma prima di tutto c’è la realizzazione di loro stessi. Nei lavori orientali c’è la famiglia: ogni componente sa di appartenere a una realtà vivente che li ingloba e che ha la priorità.

Solo così si può spiegare come sia stato possibile realizzare un film come Munari dove molte sequenze sono state spese a raccontare come il piccolo David non gradisca l’arrivo della nonna (dormono nella stessa camera) e come la nonna compia molti tentativi per rendersi simpatica. Si tratta di un tema assoutamente banale ma nel contesto di Munari è importante perché l’armonia in famiglia costituisce l’obiettivo primario. Ciò è tanto più vero se a discutere sono marito e moglie quando non riescono ad avere la stessa visione del futuro della famiglia; in realtà il film saprà dimostrare, in una escalation di tensione, come non ci sia niente che valga di più, sempre e comunque, dell’unione familiare.  Il profilo del confronto fra Jacob e Monica ha un valore universale ed è quello che si può trovare nella realtà di ogni famiglia di ogni latitudine: è giusto aspirare a un maggiore benessere per la famiglia, rischiando un po’oppure è meglio restare sul sicuro in un ambiente conosciuto, facendo le modeste cose che si sanno fare? Una decisione tanto più pesante in quanto non si sta decidendo del proprio destino, ma anche degli altri componenti della famiglia. Il film, che alterna momenti sereni ad altri di grande tensione, ci mostra un Jacob un po’ velleitario che si muove impacciato in una realtà che non conosce affatto.

Il film allarga l’orizzonte agli sforzi che compie la famiglia Yi per socializzare con i vicini ma in questo caso non c’è nessuna ombra di discriminazione e a parte la battuta di un ragazzino del luogo che domanda al piccolo David: “Perché hai la faccia piatta?” , ricevono una calorosa accoglienza nella  locale comunità cristiano-evangelica, la stessa fede professata da Jacob e la sua famiglia.

E’ proprio sul tema religioso che l’autrice si permette di fare un po’ d’ironia, tramite il personaggio del bracciante Paul che benedice qualsiasi attività, piccola o grande che debba venir intrapresa e vede il diavolo dappertutto e provvede subito a esorcizzare. Jacob crede invece che solo con l’uso della ragione potrà risolvere i suoi problemi ma poi finisce per restare disilluso e neanche con il suo metodo riesce a trovare l’acqua necessaria all’irrigazione.

Il film scorre così fra commedia e tragedia e se non è mai prevedibile quello che domani, di buono o di brutto, ci può accadere, l’importante che ogni evento venga affrontato tutti insieme

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FLORA & ULISSE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/07/2021 - 07:51
 
Titolo Originale: Flora & Ulysses
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Lena Kahn
Sceneggiatura: Brad Copeland
Produzione: Walt Disney Pictures, Netter Productions
Durata: 95
Interpreti: Matilda Lawler, Alyson Hannigan, Ben Schwartz

Flora ha dieci anni e ha, anzi aveva, una grande passione per i fumetti, in particolare per i supereroi creati da suo padre. Ora però, tante cose sono cambiate: i genitori si sono separati, suo padre è stato costretto a impiegarsi come magazziniere di un supermercato perché i suoi fumetti non trovano un editore e sua madre, scrittrice di romanzi d‘amore, ha smarrito la sua vena creativa.

Per tutte queste ragioni Flora si autodefinisce una cinica: sa che i supereroi esistono solo nella fantasia e si sforza di guardare la realtà così com’è, senza sognare o sperare nulla. Un giorno, salva uno scoiattolo che è stato aspirato da un robot da giardino. Lo porta con sé in casa e con sua grande meraviglia l’animaletto, chiamato Ulisse, riesce a comunicare con lei e ha dei superpoteri. Forse si può tornare a credere nei supereroi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Viene chiaramente espressa la tristezza di una famiglia separata, a cui fa da contrasto la gioia di una famiglia che resta unita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il regista è molto efficace nelle divertenti sequenze slapstick ma tende troppo a filosofeggiare sui casi della vita
Testo Breve:

Flora, di 10 anni, è triste perché i suoi genitori si sono separati ma la scoperta di uno scoiattolo dotato di superpoteri avrà una benefica influenza su tutta la famiglia. Un sereno family-film per tutti con il difetto di voler filosofeggiare su tutto ciò che accade. Su Disney+

“C’è chi pensa che la vita sia come un fumetto, piena di meraviglie, di eventi miracolosi e di famiglie che restano unite. Ma io sono cinica: i supereroi esistono solo nella fantasia. Però non è facile smettere di sperare”. E’ quanto pensa Flora all’inizio del film e questa sua riflessione caratterizza bene il tipo di racconto che si sta sviluppando. Da una parte stiamo partecipando a un family- film a cui non mancherà un inevitabile lieto fine, arricchito di molti richiami ai supereroi Marvel (con l’uso di affascinanti disegni, formato cartoon) ma dall’altra quella frase: “io sono cinica” rivela il taglio un po’ intellettuale che viene dato allo sviluppo (avete mai sentito dire, da una bambina di 10 anni; “io sono una cinica”?).

Il racconto dà ampio spazio alle avventure dello scoiattolo Ulisse e le parti più divertenti sono proprio le sequenze slapstick causate dai guai che l’animaletto finisce per creare ma in parallelo continuano le riflessioni un po’ filosofiche dei protagonisti: “Le nostre vite prima –commenta Flora ricordando i bei tempi, quando la loro era una famiglia unita – erano piene di magia” e anche il padre osserva malinconico che: “Anch’io credevo che la vita fosse un fumetto, pieno di magia e di meraviglie ma non è così; la magia non esiste. Ci illudiamo che esista perché il mondo non sembri privo di speranza”.

Per fortuna è proprio questo scoiattolo dotato di superpoteri che funge da grimaldello per i cuori dei protagonisti e che consente loro di scoprire dove si trova la vera magia. La stessa mamma, sconfortata per non trovare più la giusta ispirazione per scrivere, scopre che è sua figlia “il mio vero successo: il mondo è pieno di magia se ci sei tu qui davanti a me”. Si arriva alla fine a un messaggio di valore universale. “Invece di sperare devi osservare, perché quando lo farai vedrai quanta meraviglia c’è nel mondo e non sarai più cinico”: commenta Flora

Il film ha una struttura semplice e può esser seguito anche dai più piccoli che possono divertirsi con le peripezie acrobatiche dell’animaletto e con i disastri che riesce a combinare (per animare il racconto c’è anche una guardia forestale che cerca di catturarlo). Anche per i più grandi, il messaggio positivo sul valore dell’unità familiare emerge con chiarezza. Lo spettatore deve solo esser comprensivo quando troppo spesso viene violata la regola del “show, don’t tel”) e l’autore ha il vizietto di enunciare, con parole, la sua filosofia di vita.

A un certo punto un coetaneo di Flora le fa leggere un brano preso da una poesia di Rainer Maria Rilke. Avete mai sentito un ragazzo/a di dieci anni che legge con passione questo poeta austriaco?

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAPPA DELLE PICCOLE COSE PERFETTE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/17/2021 - 12:15
 
Titolo Originale: The Map of Tiny Perfect Things
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Ian Samuels
Sceneggiatura: Lev Grossman
Produzione: FilmNation Entertainment, Weed Road Pictures, Wishmore Entertainment
Durata: 99
Interpreti: Kyle Allen, Kathryn Newton

Mark è un adolescente che, suo malgrado, si trova incastrato in un loop temporale di 24 ore. Inizialmente entusiasta della cosa, ogni giorno cerca di fare colpo sulla stessa ragazza. Un pomeriggio, però, incontra Margaret: anche lei bloccata nell’eterno ritorno della stessa giornata. Con il trascorrere di un tempo sempre uguale, i due stringono una forte amicizia, iniziano a fare cose utili per la società e si dedicano alla ricerca delle piccole cose perfette che ogni giorno succedono in maniera discreta, quasi nascosta. Svariati sono i tentativi di uscire dal loop, ma non sortiscono il risultato sperato. Diverse scoperte aiuteranno Mark a valorizzare i rapporti familiari e Margaret ad affrontare un grande dolore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo e una ragazza scoprono insieme il valore delle piccole cose di ogni giorno e l’importanza di prendersene cura, che rimanda, indirettamente alla saggezza del creato e alla lode del suo Creatore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Uno sviluppo semplice e lineare, coerente con il messaggio che si vuol trasmettere, sul valore delle piccole cose di ogni giorno
Testo Breve:

Due adolescenti, Mark e Margaret, sono chiusi in un loop temporale e rivivono sempre lo stesso giorno. E’ l’occasione per conoscersi, amarsi e prestare più attenzione alle piccole belle cose di ogni giorno e alle esigenze degli altri. Su Prime Video

Quello che potrebbe sembrare quasi un genere cinematografico, ovvero un film ambientato in un time loop, trova in questa pellicola la sua declinazione nel mondo adolescenziale.

Dopo Ricomincio da capo, Edge of Tomorrow (peraltro più volte citati dai protagonisti stessi), Looper o il più recente Palm Springs, questo film riporta sulla scena una giornata di vita che si ripete ciclicamente in eterno. Non è dato sapere il perché questo succeda a Mark e Margaret, si può però assistere al maturare del loro rapporto in questa situazione surreale.

Se esteriormente il tempo non passa mai, i caratteri dei due protagonisti maturano: il loro essere consapevoli della strana situazione in cui si trovano, li porta a condividere scelte e momenti significativi, li mette alla ricerca di quelle piccole cose perfette che ogni giorno succedono per poterne tracciare una mappa, per poterle ritrovare e ammirare all’infinito. In fin dei conti, i due ragazzi vanno alla ricerca di quello che la routine di ogni giorno nasconde: da cose sciocche e divertenti, a momenti di meraviglia e gioia profonda. Come dice Mark alla sua amica Margaret: “Ci sono quei momenti quando la casualità si trasforma in qualcosa di perfetto, come se la vita potesse mostrarci di essere sempre meravigliosa”. Dall’essere vittime della situazione, i due giovani cercano di sfruttarne tutte le possibilità.

Si può parlare, sia pur in modo indiretto, di un atteggiamento di fede da parte dei protagonisti, perché, in fin dei conti, è come cercare la firma di un pittore in un'opera d'arte: nello stile vedi la mano dell'artista, poi cercando trovi anche la firma.

L’interpretazione molto convincente di Kyle Allen (Mark) e di Kathryn Newton (Margaret) rendono davvero godibile il film.

L’amicizia prima e l’innamoramento reciproco poi, la riscoperta dei rapporti familiari che quotidianamente vivono, l’empatia e la comprensione nei confronti delle persone, sono tutti aspetti che con delicatezza emergono e con un’intelligente regia vengono mostrati, senza mai scadere in un sentimentalismo sdolcinato. Anche la sofferenza e la morte trovano il loro spazio, sempre in modo delicato.

Il montaggio non particolarmente concitato conferisce un tono di riflessività alla storia: permette allo spettatore di gustare i sentimenti che via via si fanno spazio nell’interiorità dei due giovani, di ammirare con i protagonisti le piccole cose perfette di ogni giorno, di apprezzare i cambiamenti di carattere in una routine che si ripete sempre uguale a stessa.

Colori e luci, poi, conferiscono una notevole vivacità al tutto. Spazi aperti e ambientazione estiva rallegrano gli occhi.

La sceneggiatura, però, porta con sé un limite abbastanza evidente: la conclusione, forse un po’ scontata, dove l’amore è la soluzione per uscire di questo paradosso della fisica quantistica.

L’espediente del loop temporale costituisce solo una cornice alle vicende che caratterizzano questo teen movie: ogni elemento classico del genere viene trattato con tatto e rispetto (dal tema dell’innamoramento a quello della morte) e le relazioni (che costituiscono la parte fondamentale della vita, in particolare di quella di un adolescente) vengono ripresentante nella loro poliedrica varietà e coloritura emotiva, mentre gli ideali e l’entusiasmo di questa età sono portati sullo schermo con toni vivaci e divertenti.

Questo secondo lungometraggio del regista Ian Samuels è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Lev Grossman. Sicuramente non un’opera di grandi pretese ma un prodotto apprezzabile per la sua semplicità e per la leggerezza con cui ritrae alcune delle dimensioni peculiari dell’adolescenza.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE BUREAU OF MAGICAL THINGS - LA BIBLIOTECA DELLA MAGIA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/06/2021 - 09:31
 
Titolo Originale: THe Boureau of Magical Things
Paese: Australia
Anno: 2018
Produzione: Jonathan M. Shiff Productions

Kyra è una giovane, simpatica ragazza sportiva. Un giorno, durante uno dei suoi allenamenti si imbatte, per errore, su un oggetto magico e, toccandolo, acquisisce lei stessa dei poteri, diventando capace di vedere elfi e fate, invisibili agli esseri umani; fa amicizia con alcuni di loro e, sempre con loro, inizia a frequentare una scuola di magia. Insieme dovranno contrastare i piani di chi vuole dimostrare la superiorità del mondo magico e sottomettere a loro l’intera umanità.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Amicizia e solidarietà fra i ragazzi, primi amori non superficiali, rapporti a volte non semplici con i genitori ma sempre costruttivi per il bene dei figli
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un lavoro realizzato con buona professionalità sia nella regia che nella recitazione, che ha l’accortezza di svilupparsi con un ritmo non concitato e con episodi di 20’, adatto quindi anche per i bambini
Testo Breve:

Cosa succede se una ragazza, inavvertitamente, entra nel mondo parallelo degli elfi e fate, scoprendo che hanno un potere che qualcuno vorrebbe utilizzare per sottomettere l’intera umanità? Un thriller profuso di magia adatto per tutta la famiglia. Su Netflix

Un nuovo serial TV, firmato Netflix, con maghi, elfi e fate. Un plot semplice, adatto anche ai bambini. Non sono presenti situazioni particolari di violenza o spaventose, i vari momenti di scontro tra buoni e cattivi, così come le varie creature magiche non incutono paura. La storia lascia spazio anche a momenti di grande ilarità. Le 20 puntate scorrono con leggerezza e agilità. Un giallo, inoltre, si svolge tra le mura della scuola di magia: un’indagine che rende ulteriormente avvincenti gli episodi.

Chi è abituato a saghe di maghi ben più famosi (da Harry Potter a Shadowhunters, a The Magicians, etc.) resterà positivamente sorpreso: rispetto ai più blasonati titoli, infatti, l’ambientazione è molto diversa. Mancano gli scenari quasi gotici, lo stile quasi noir nelle riprese e nei colori. L’ambientazione della grande città con strade, parchi e negozi, il clima allegro (nonostante i piani dei nemici per rovinare tutto) rendono il serial per niente cupo. Anche “l’impostazione didattica” della scuola non ha niente a che vedere con gli altri più rinomati curricola della scuola di stregoneria di Hogwarts: sono pochi studenti e amici che si trovano a fronteggiare un problema comune posto dal professore. Molte cose vengono affrontate direttamente sul campo.

La semplicità della storia, comunque, non va a scapito dell’approfondimento psicologico dei personaggi e delle loro relazioni. L’amicizia è uno dei valori preminenti del serial. I ragazzi riescono a superare grandi ostacoli e risolvere alcuni misteri proprio attraverso la condivisione che nasce dal loro rapporto. Non mancano, come anche nella realtà, momenti di disaccordo, di litigio e di incomprensione: tutti superabili (a volte con qualche fatica) in forza dell’unione tra i membri del gruppo.

A volte le amicizie diventano amori: un altro aspetto squisitamente adolescenziale e ben presentato sullo schermo. A volte gelosie, a volte fraintendimenti, ma anche capacità di aspettare i tempi dell’altro, rispetto e desiderio di costruire qualcosa insieme: insomma, di impegnarsi anche nella relazione di coppia.

Infine, il rapporto con i genitori resta il terzo elemento tipico e ricorrente nei serial teen, che non manca neanche in questo caso. Rapporti a volte non semplici, a volte interrotti per un lutto, a volte faticosi perché le aspettative degli adulti non sempre coincidono con i desideri dei più giovani. Tutti tratti che fanno parte della vita dei protagonisti. Le magie aggiungono un po’ di spettacolarità a tutto ciò.

I giovani attori sono nella parte dei personaggi che interpretano, li rendono credibili e simpatici agli occhi degli spettatori. Anche gli elementi animati non umani (la scala e i vari animali parlanti) contribuiscono a dare un tono divertente all’intreccio.

Apprezzabile è la cura messa negli effetti speciali: essendo imperniato sulla magia, la buona resa grafica dei trucchi è di fondamentale importanza. E il risultato finale, infatti, è notevole anche da questo punto di vista. Il montaggio non è concitato e la durata degli episodi è contenuta (23 minuti circa, non lo standard classico dei 40 minuti): sono aspetti che, ancora una volta, giocano a favore dei più piccoli che così possono meglio seguire le vicende presentate.

Ne emerge, in fin dei conti, un buon prodotto di intrattenimento adatto a tutti. Leggero, senza essere superficiale, ben fatto senza pretese di concorsi per premi internazionali. Una felice conferma del trend attuale delle produzioni australiane (come Unlisted) che riesce a produrre contenuti davvero adatti a dei preadolescenti.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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