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Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

SING 2 - SEMPRE PIU' FORTE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/25/2021 - 21:02
 
Titolo Originale: Sing 2
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Garth Jennings
Sceneggiatura: Garth Jennings
Produzione: Illumination Entertainment
Durata: 112

Il koala Buster Moon, direttore artistico del Moon Theatre, sogna di realizzare uno spettacolo senza precedenti e di portarlo su uno dei palcoscenici più rinomati di sempre: il Crystal Tower Theater a Redshore City. Non conoscendo nessuno in grado di aiutarlo in ciò, deve entrarvi di soppiatto per cercare di arrivare al proprietario: il lupo Jimmy Crystal. Dopo diverse peripezie, riesce ad ottenere la sua fiducia… fa però una promessa che ha dell’impossibile: riportare in scena uno dei cantanti rock più leggendari, il leone Clay Calloway, fuori da ogni scena dalla morte della moglie avvenuta dieci anni prima.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film eccelle nella caratterizzazione dei personaggi, tutti con qualche debolezza ma impegnati a superarla per un nobile e gioioso impegno in comune
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Garth Jennings, sceneggiatore e regista anche del primo della serie, realizza un ottimo film natalizio per tutta la famiglia, carico di suoni, colori e simpatici personaggi
Testo Breve:

Il koala Buster sogna di realizzare uno spettacolo senza precedenti e di portarlo su uno dei palcoscenici più rinomati. Un’impresa affascinanate con tanti simpatici personaggi e un caleidoscopio di notissimi brani  rock e pop. Per tutta la famiglia, in Sala

Un altro bellissimo risultato quello ottenuto da Illumination Entertainment e Universal con il loro nuovo film: Sing 2 Ancora più forte. Un lungometraggio d’animazione davvero potente: carico di messaggi positivi, con una storia avvincente (scritta sempre da Garth Jennings, sceneggiatore e regista anche del primo film) e una realizzazione magistrale. Un film natalizio per tutta la famiglia.

Pur essendo il sequel del cartone uscito in sala nel 2016, non è necessario andare a rivedere il primo Sing per comprendere i personaggi e la storia. I protagonisti presentano, nelle loro diversità di vite e di carattere, una galleria di valori di spessore.

Il koala Buster Moon, come già nel precedente film, è un direttore artistico molto particolare: non solo perché è un grande sognatore, ma soprattutto per la concezione che ha degli attori e degli spettacoli. Scopo dei suoi show, infatti, non è principalmente quello di guadagnare (infatti è sempre al verde), ma quello di realizzare qualcosa di grande per stupire e divertire la gente. Il lavoro sugli attori, invece, è perché possano dare il meglio di loro stessi per la loro vita e per poi donarlo al pubblico.

La scrofa Rosita, moglie e mamma di tanti figli (che sono dei simpatici e vivacissimi maialini), molto dedita alla sua famiglia con un marito che la sostiene e la sprona a portare avanti la sua passione per il canto e lo spettacolo. Costretta ad affrontare le sue paure, riesce a tirare fuori il suo carattere deciso e forte.

L’elefante Meena, alle prese con il suo primo amore e il porcellino Gunter, che esprimerà tutto il suo talento e la sua fantasia come sceneggiatore. Il porcospino rockstar Ash che, nella sua eccentricità, sarà un elemento fondamentale per aiutare Clay Calloway ad elaborare il lutto che lo sta torturando da dieci anni.

Porsche, figlia del lupo milionario produttore dello spettacolo: una giovane lupa viziata, abituata ad avere sempre tutto ciò che desidera, si trova nella situazione di imparare a tirare fuori il suo talento.

Miss Karen Crawly, l’anziana iguana del signor Moon, dona agli spettatori numerosi siparietti divertenti.

Non si può non citare, come vero cattivo, l’ambizioso e arrivista Jimmy Crystal: lupo senza scrupoli, desideroso solo di avere un nome di successo e grandi profitti ad ogni costo.

Passo dopo passo, il film approfondisce la psicologia e lo spessore dei diversi personaggi, ne mostra l’evoluzione e la maturazione non solo artistiche, ma anche di personalità.

Per la sua storia e le dinamiche, il cartone sembra un grande omaggio ai  grandi spettacoli di Broadway: dal casting in pieno stile talent show, alle prove, gli allestimenti scenografici imponenti, la realizzazione di uno spettacolo di grandezza mai vista prima.

L’altra grande protagonista di tutta la storia è la musica. Conosciutissimi brani rock e pop si susseguono come fosse un grande e colorato jukebox: Billie Eilish, BTS, Shawn Mendes, The Weekend, Elton John, Prince, gli U2. Gli inserimenti sono equilibrati e ben coordinati con quanto si vede: questo riesce a far risaltare tanto la musica quanto le immagini.

In alcuni momenti, il grandioso spettacolo di Moon richiama alla memoria l’altrettanto superlativa performance conclusiva di Madagascar 3 Ricercati in Europa: una gioia per le orecchie e un trionfo di colori.

Parafrasando il proverbiale detto che l’allievo supera il maestro, si può qui affermare che il sequel supera il primo episodio: un’uscita natalizia adatta davvero a tutta la famiglia. Capace di accontentare i più piccoli con luci, colori e scene divertenti, ma anche di spronare i più grandi ad inseguire e realizzare alcuni dei loro sogni magari assopiti.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GHOSTBUSTERS LEGACY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/09/2021 - 15:31
 
Titolo Originale: Ghostbusters After Life
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Jason Reitman
Sceneggiatura: Gil Kenan, Jason Reitman
Produzione: Columbia Pictures,
Durata: 125
Interpreti: Mckenna Grace, Finn Wolfhard, Carrie Coon, Paul Rudd, Bill Murray, Dan Aykroyd, Ernie Hudson:

Una madre single, Callie, e i suoi due figli (Phoebe di dodici anni e Trevor di quindici) ereditano, dal nonno, una fatiscente fattoria a Summerville. Sfrattati dalla precedente casa, sono costretti a trasferirvisi. Strani avvenimenti accadono in quella zona: terremoti, sbalzi di corrente… il tutto apparentemente senza una causa. Fenomeni anomali accadono anche in una vecchia miniera lì vicina. I ragazzi, stando nella casa e facendo i conti con tutti questi episodi di origine misteriosa arrivano a scoprire la storia del nonno, che apparteneva al gruppo dei Ghostbusters originali. Acchiappafantasmi ormai dimenticati da tutti, tranne che dai fans. Ecco che ricompaiono Ecto-1, la mitica automobile dei quattro cacciatori del paranormale, le trappole, i fucili a ectoplasma e tutto il precedente armamentario.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La famiglia ne esce sempre bene come luogo di condivisione e sostegno vicendevole
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche suggestione extranaturale potrebbe impressionare i più piccoli. Linguaggio crudo con riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
Efficaci gli effetti speciali, divertimento e sorprese garantite, con il sospetto che ci si preoccupi soprattutto del franchising che ne consegue
Testo Breve:

Gli acchiappafantasmi sono tornati per la curiosità delle nuove generazioni e  la nostalgia dei genitori e dei nonni. Il divertimento e le sorprese sono garantite così come il conseguente franchising. In Sala

Era il 1984 quando Ivan Reitman portava in sala il primo Ghostbusters che, riscontrando un notevole successo, vede un sequel nel 1989: Ghostbusters II. Un cambio di generazione sia alla macchina da presa che sullo schermo, fa arrivare in sala Ghostbusters: Legacy. Troviamo infatti il figlio di Ivan Reitman, il regista Jason Reitman, dedito a raccontare a  figli e  nipoti degli strani eroi newyorkesi.

Non si può evitare di segnalare il maldestro tentativo di reboot al femminile di Ghostbusters del 2016, opera del regista Paul Feig non particolarmente brillante.

In questo caso, però, ci si trova davanti ad un‘operazione decisamente ben riuscita.

Sono diversi gli elementi che trovano spazio nella narrazione filmica e che rendono pregevole il prodotto finale.

Soggetto principale sono le relazioni familiari e amicali: Callie che deve gestire da sola i due figli; Phoebe, molto intelligente e introversa; Trevor, che si innamora di Lucky (una ragazza che lavora in un ristorante frequentato da lui); Podcast, dodicenne appassionato di misteri che fa amicizia con Phoebe. Il regista dimostra maestria nel portare sullo schermo tutte le dimensioni tipiche e quotidiane della vita dei personaggi: gesti di affetto, litigi, discussioni e innamoramenti. Senza diventare un teen movie, la pellicola ci restituisce spaccati di vita e momenti di intimità in modo davvero apprezzabile e delicato. Seppur con le ferite e le difficoltà della vita quotidiana, la famiglia ne esce sempre bene e come luogo di condivisione e sostegno vicendevole.

Com’è facilmente prevedibile, l’adrenalina viene fornita a piene mani e non mancano inseguimenti e battaglie con fucili a ectoplasma contro i cattivi fantasmi. I misteri che si intrecciano lungo lo svolgersi del film sono molti e i colpi di scena  non mancano: tutto contribuisce a dare alla narrazione un ritmo sostenuto ma non frenetico, che lascia il tempo necessario a  dare spessore ai diversi personaggi.

Nella storia si rincontrano mostri già visti in passato e se ne aggiungono di nuovi. Fa molto piacere, inoltre, rivedere sulla scena i primi e veri Acchiappafantasmi (soltanto tre di loro fanno la loro apparizione): vista la difficoltà dei ragazzi nel risolvere una situazione, ecco che i più vecchi ed esperti giungono in loro aiuto.

Un film che può ambire a diventare, vista la maestria del regista, l’anello di congiunzione tra le generazioni degli spettatori. I giovani che vanno al cinema per vederlo, possono capirlo e apprezzarlo senza particolare sforzo o necessità di conoscenze pregresse ma è probabile che escano dalla sala incuriositi di vedere il film capostipite. D’altro canto, i più grandi o i cultori del genere vi troveranno una miniera di citazioni e riferimenti ai due precedenti lungometraggi.

La sensazione, scena dopo scena, è che lo stesso Jason Reitman sia un fan dei film del padre: è palese a la continuità di stile registico e narrativo e son o molti i richiami all’originale.

La versione italiana del titolo, infine, risulta molto più azzeccata dell’originale: Ghostbusters: Legacy (invece di Ghostbusters: Afterlife), ovvero l’eredità degli Acchiappafantasmi. Un’eredità colta in modo pregevole dal regista che, speriamo, sia preludio di altre avventure di grande qualità.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'UOMO DEI GHIACCI - The Iceroad

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/01/2021 - 09:28
 
Titolo Originale: The Iceroad
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Jonathan Hensleigh
Sceneggiatura: Jonathan Hensleigh
Produzione: Code Entertainment, ShivHans Pictures, Envision Media Arts
Durata: 108
Interpreti: Liam Neeson, Laurence Fishburne, Benjamin Walker, Amber Midthunder

Fin dall’inizio del film ci viene spiegato cosa sono le strade di ghiaccio. Nella provincia canadese di Manitoba, durante l’inverno antartico i fiumi e i laghi ghiacciati diventano l’unico modo per portare, attraverso poderosi camion, cibo e rifornimenti a coloro che lavorano nelle miniere di diamanti. A causa di un’esplosione causata dalla presenza di gas metano, 25 minatori sono rimasti intrappolati nella miniera e restano a loro disposizione solo 30 ore di ossigeno: urge far pervenire delle speciali trivelle da miniera ma queste sono molto pesanti. Siamo già ad aprile e la strada di ghiaccio rischia di creparsi sotto il peso dei camion che le debbono trasportare. Il veterano Goldenrod riesce, con molte difficoltà, a mettere insieme una squadra di disperati: oltre a lui stesso partono Mike, che cerca lavoro per esser stato da poco licenziato assieme a suo fratello Guerty, un veterano della guerra in Irak che soffre di disturbi da stress post-traumatico. La quarta è Tantoo, una ragazza della tribù nativa dei Cree, da poco uscita di prigione per aver partecipato a una manifestazione di protesta per i diritti della sua gente. Si unisce a loro anche un funzionario delle assicurazioni, incaricato di valutare i danni dell’esplosione. I tre camion partono portando il loro pesante carico ma i nostri eroi non sanno ancora che c’è chi sta cospirando perchè la loro missione non abbia successo...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tre camionisti di professione mettono a repentaglio le loro vite per cercare di salvare dei minatori rimasti intrappolati in una miniera. Un intenso e solidale rapporto fra due fratelli
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di colluttazione violenta e di pericolo può impressionare i più piccoli. La cinica proposta di sopprimere i feriti per salvare gli altri
Giudizio Artistico 
 
Ben realizzate le scene action che conferiscono una giusta dose di tensione. Lo svuluppo della trama è prevedibile e la psicologia dei personaggi è senza sorprese, nei buoni come nei cattivi
Testo Breve:

Nel nord del Canada, dei minatori restano intrappolati dopo un’esplosione. Tre caministi debbo trasportare le trivelle necessarie per la loro salvezza ma il viaggio è molto rischioso. Un thriller, action, disaster movie tecnicamente ben realizzato ma lo sviluppo ha una struttura elementare e facilmente prevedibile. In Sala

Ognuno dei tre guidatori  partiti per il viaggio della speranza ha fatto aderire al proprio cruscotto un pupazzo dondolante. Non è stato messo lì per puro divertimento; la loro funzione è vitale: se la testa di quei pupazzi inizia a vibrare freneticamente vuol dire che il ghiaccio sotto il camion sta iniziando a creparsi. La  velocità di questi bestioni deve inoltre esser mantenuta rigorosamente uniforme: se vanno troppo lenti o, peggio, sono costretti a fermarsi, il rischio di sprofondare nel lago ghiacciato aumenta considerevolmente; allo stesso modo se vanno troppo veloci perché le vibrazioni indotte posso far aumentare il rischio di cedimento, soprattutto a svantaggio del camion di coda. Sono alcune annotazioni importanti che ci vengono fornite e che hanno non solo lo scopo strumentale di aumentare la suspence della pellicola, ma di farci vivere in un contesto molto realistico che è,p er la maggior parte di noi, totalmente sconosciuto. Si nota bene che non c’è uso di computer grafica per le scene più impressionanti (scivolata  dei camion sui ghiacchi, combattimenti fra uomini su auto o moto in corsa) ma il ricorso alla classica risorsa degli stuntmen. Certamente è un film di genere (un thriller, un disaster movie) ma onesto e ben realizzato. Indubbiamente i colpi di scena sono continui, lo spettatore non ha un secondo per rilassarsi ma è indubbio che quando si esce dalla sala, il film viene presto dimenticato. Per apprezzarlo nel modo giusto è sufficiente quindi che chi vada a vederlo, sappia esattamente di cosa si tratti: 108 minuti di continua suspence a disposizione degli amanti del genere, con la partecipazione del bravo Liam Neeson.

Sarebbe però ugualmente ingiusto fermarsi ai puri aspetti di intrattenimento. Particolarmente intenso è il rapporto fra Mike e  Guerty. Mike (Liam Neeson) sa di esser l’angelo protettivo di suo fratello e lo fa con decisione (sferra un pugno a chi lo sta deridendo) ma anche con calda vicinanza nei suoi momenti di crisi. Anche Goldenrod  e la Tantoo sono personaggi positivi, determinati ad affrontare qualsiasi rischio, purché almeno uno di loro possa completare la missione (Tantoo ha il fratello intrappolato nella miniera). Si può di nuovo obiettare che viene messo in piedi uno schema di conflitto elementare (i tanto buoni da una parte contro i tanto cattivi dall’altra) ma questa caratteristica, che comunque ha il vantaggio di rendere il film facilmente leggibile da parte dei più giovani, è più apparente che reale e le “cattiverie” sono molto moderne. Ci viene mostrata la cupidigia dei ricchi e dei potenti ma anche l’insospettabile cinismo di chi è rimasto intrappolato in miniera che propone di “sacrificare”quelli che fra di loro sono rimasti  feriti per prolungare la durata della riserva d’aria. Siamo agli antipodi di The 33, che ha riprodotto il dramma dei minatori che rimasero bloccati nel 2010 in una miniera cilena ma che riuscirono a sopravvivere alla lunga attesa perché restarono solidali fino alla fine e furono sorretti da una fede che fornì loro la spinta per impegnare tutto se’ stessi senza limiti.

Un’ultima annotazione: le autorità canadesi hanno recentemente dichiarato che, a causa dei cambiamenti climatici in atto e all’aumento delle temperature, i mesi disponibili per la “strada di ghiaccio” si stanno pericolosamente riducendo, rendendo sempre più ardua la sopravvivenza delle comunità e delle attività che si sono sviluppate nel Canada del Nord.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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WENDY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/11/2021 - 10:36
 
Titolo Originale: Wendy
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Benh Zeitlin
Sceneggiatura: Benh Zeitlin, Eliza Zeitlin
Produzione: Fox Searchlight Pictures, TSG Entertainment
Durata: 112
Interpreti: Devin Frence, Yashua Mack

Wendy Darling è una bambina che vive con due fratelli più grandi e sua madre, sopra un diner da lei gestito. Thomas è un bambino loro vicino di casa che da grande vuole diventare un pirata e non accetta l’idea di dover crescere e lavorare. Per questo, decide di salire su un treno e da quel giorno scompare, sotto gli occhi di Wendy. Anni dopo la piccola vede passare un treno vicino a casa e decide anche lei di salirvi insieme ai suoi fratelli. Durante il viaggio conoscono Peter, un bambino afroamericano che li vuole guidare su un’isola dalla natura selvaggia e incontaminata, un luogo dove i più piccoli possono comunicare con la madre terra e restare bambini.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il mito di Peter Pan di restare ragazzo è superato in positivo: è tornando a casa che imparerà, crescendo, ad amare
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Gli aspetti più affascinanti della regia di Benh Zeitlin si trovano, grazie al suo genio visivo, nella descrizione di un’isola selvaggia e misteriosa
Testo Breve:

Wendy si unisce a Peter in un’isola dov’è possibile restare ragazzi per sempre. Una rivisitazione aggiornata del sempre verde racconto di  J. M. Barrie. Un po’ troppo “costruito” ma di grande impatto visivo. Su Disney+

Al suo secondo lungometraggio, Benh Zeitlin confeziona una rivisitazione del  romanzo Peter Pan di J. M. Barrie. Un classico, quello del ragazzo che non voleva crescere, che ha visto diverse versioni cinematografiche. Un film abbastanza impegnativo: la durata che si avvicina alle due ore, la scarsità dei dialoghi, una narrazione non sempre lineare, momenti un po’ poetici e a tratti onirici… più un film d’essai che per  il grande pubblico.

Tema centrale resta quello della crescita: “Tutti i bambini crescono. Per la maggior parte, succede e basta, così come cambia il tempo. Però alcuni, i ribelli, con la luce negli occhi, scappano” si sente dire nel film. Una fuga che, come si scoprirà. Ha i suoi precisi limiti.

La rielaborazione, la riproposizione che il regista e la sceneggiatrice (Eliza Zeitlin, sorella del regista) hanno realizzato di questo classico racconto è molto lontana da quanto in passato era stato portato sul grande schermo.

Innanzitutto, la scelta di vivere la storia dal punto di vista della piccola Wendy (ottimamente interpretata dalla giovanissima Devin Frence): una bambina sveglia, curiosa, che brama la sua libertà e ama la sua famiglia. Dopo aver smarrito la strada di casa per stare con i ragazzi selvaggi, desidera tornarvi e crescere.

Peter, per il cui ruolo è stato scelto un bambino afroamericano (Yashua Mack), come nel romanzo non vuole crescere, considera anzi il mondo adulto con disprezzo. Il desiderio di non crescere è ciò che gli interessa più di ogni altra cosa e per mantenersi bambino è disposto a sacrificare tutto (e tutti).

In secondo luogo, perché non c’è traccia di magia lungo tutto il racconto filmico. Sull’isola, ciò che permette ai bambini di restare tali sono i pensieri positivi e la Madre Terra. Basta molto poco perché si cominci ad invecchiare e una parte dell’isola ospita proprio tutti quei bambini che sono invecchiati e per i quali non c’è nessuna possibilità di tornare indietro. Così la stessa Madre Terra è viva, risponde e interagisce con i protagonisti attraverso le sue modalità: eruzioni vulcaniche, geyser, …

In questo scontro tra adulti e bambini, assistiamo alla nascita di Capitan Uncino, eterno nemico dei bambini dell’isola.

Un’opera che non fa mancare citazioni: bambini alle prese con scoperte particolari e sensazionali (basti pensare ai Goonies, E.T. L’estraterrestre, Stranger Things), il passaggio dall’infanzia all’età adulta che avanza su binari (come in Stand by me di Rob Reiner).

Il film ritorna a essere fedele allo spirito del testo originale e ai film che lo hanno preceduto proprio nel finale. Il legame familiare, prima di tutto, non è qualcosa che imprigiona. La nostalgia e il desiderio di tornare a casa prendono il sopravvento in due dei fratelli Darling: il loro ambiente, la loro mamma, la vita che li aspetta tra le mura domestiche non sono un recinto che soffoca, ma il luogo ideale per crescere e maturare (che non vuol dire invecchiare!).

E’, forse, l’insegnamento più bello del racconto di Peter Pan: per imparare ad amare bisogna crescere. Il protagonista, nel suo restare bambino, è un grande egoista: pensa di essere il centro di ogni cosa e il riferimento di tutti, ma questo unicamente per la sua soddisfazione e per conservare la propria giovinezza. Wendy, però, non ci sta: l’affetto sperimentato lascia un segno dentro di lei tale da permetterle di ritrovare la strada di casa. La possibilità di crescere, quindi, le permetterà di amare, di generare, di raccontare questa straordinaria storia da lei vissuta.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FAMIGLIA ADDAMS 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/03/2021 - 22:04
 
Titolo Originale: The Addams Family 2
Paese: U.S.A., U.K., Canada
Anno: 2021
Regia: Greg Tiernan, Laura Brousseau, Kevin Pavlovic
Sceneggiatura: Dan Hernandez, Benji Samit
Produzione: BermanBraun, Bron Studios, Cinesite Animation, Metro-Goldwyn-Mayer, Nitrogen Studios Canada
Durata: 93

Gomez e Morticia si accorgono che i loro figli, l’adolescente Mercoledì e il grassottello Puqsley, stanno diventando troppo ribelli e non vengono neanche a tavola per la cena. Decidono quindi di organizzare una vacanza diversiva: salgono tutti su di un camper assieme allo zio Fester, il maggiordomo-Frankestein Lurch, nonché l’immancabile Mano. Resta a casa solo la nonna che non vede l’ora di organizzare un po’ di piacevoli festini nella villa rimasta vuota. Mentre visitano le cascate del Niagara, Miami, San Antonio e il deserto della Death Valley per arrivare fino a Sausalito, Mercoledì non è tranquilla. L’avvocato Mustela le ha instillato il dubbio che, a causa di uno scambio avvenuto in culla, non sia lei la figlia degli Addams ma dello scienziato Cyrus Strange….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tanti personaggi un po’ insoliti mantengono sempre al primo posto gli affetti familiari
Pubblico 
Pre-adolescenti
I più piccoli potrebbero venir impressionati dai mostri che appaiono nella sequenza finale
Giudizio Artistico 
 
Questo film in animazione 3d è realizzato con grande perizia ma la trama finisce per avere alcuni momenti di stanchezza
Testo Breve:

La famiglia Addams decide di concedersi una vacanza in camper per intrattenere i due figli ribelli. Un divertente film per la famiglia che però ha perso i toni dark della versione televisiva originale. In Sala

La geniale creazione grafica di Charles Addams, cartoonist del New Yorker, iniziata nel 1938, vive ancora. Dai suoi primi disegni alla serie televisiva del 1964-1966 fino ai vari film realizzati intorno a questo horror casalingo per arrivare  alle più recenti serie animate inclusa quest’ultima, già alla sua seconda stagione. Evidentemente non si può parlare di stanchezza perché questo film animato, appena uscito nelle sale italiane, è già in testa alle classifiche.

E’ indubbia la familiarità che tanti hanno con questi personaggi così noti: l’algida e sempre controllata Morticia, il gioviale Gomez, il pazzerellone zio Fester, reso ancora più originale, ora che Mercoledì è riuscita a impiantargli l’intelligenza del suo polipo domestico, creando un insolito ibrido; Il piromane Puqsleye e l’anaffettiva Mercoledì. Nel caso di questa seria animata (ci sarà anche un terzo film?) è probabile che la pre-conoscenza dei personaggi non costituisca un fattore positivo per la sua visione: chi ha avuto modo di affezionarsi alle prime edizioni di questa insolita famiglia non potrà non notare che manca l’umorismo nero, la satira, il senso del dark, dello stravagante che erano presenti nelle versioni più antiche.

E’ più corretto affermare che si tratta di  un film divertente per i ragazzi di oggi, dove si finisce per apprezzare i personaggi di una famiglia un po’ insolita, ma non dark.  Il successo di pubblico che sta avendo sta proprio ad indicare che ci troviamo di fronte a un film per bambini e ragazzi, sicuramente ben realizzato in termini di tecnica dell’animazione ma abbastanza prevedibile come trama. I cattivi ci sono anche in questo film (anzi le loro trasformazioni in mostri nella parte finale potrebbero impressionare i più piccoli) ma non si trovano nella famiglia Addams. Va riconosciuto, come elemento originale di questa seconda puntata, lo sviluppo del personaggio Mercoledì:  frustrata per non vedere riconosciute le sue doti da scienziata, finisce per prestare ascolto al dubbio che le ha instillato l’avvocato Mustela: non essere una figlia degli Addams

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MARILYN HA GLI OCCHI NERI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/20/2021 - 20:42
 
Titolo Originale: Marilyn ha gli occhi neri
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Simone Godano
Sceneggiatura: Giulia Steigerwalt
Produzione: Groenlandia con Rai Cinema
Durata: 110
Interpreti: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Thomas Trabacchi, Mariano Pirrello

Diego è un bravo cuoco ma ha la sindrome di Tourette, è irascibile e dopo che, ancora una volta, ha spaccato piatti e bicchieri, è stato mandato a un centro di riabilitazione. Qui incontra alcuni personaggi un po’ squilibrati come lui fra cui Clara, che dice sempre tante bugie e che ha dato fuoco alla casa dopo che è stata abbandonata dal marito. Lo psicologo con il quale i due sono in cura ha un’idea: impegnarli a gestire un punto di ristoro, approfittando della circostanza che Diego è un cuoco provetto. Clara, da tempo, sta facendo promozione, via Internet, di un ristorante che non è mai esistito e tanto vale farlo diventare una realtà ma le difficoltà, gli scontri caratteriali non sono pochi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un gruppo di emarginati riesce a organizzarsi e ad aiutarsi a vicenda. Lui e lei riescono a staccarsi dai loro problemi per trascendere a livello di coppia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un’alternanza di momenti intimi ad altri di agitata confusione caratterizza la mano sicura del regista. Bravi i due protagonisti, anche perché sono ben diretti.
Testo Breve:

Lui e lei hanno problemi di stabilità psichica e si incontrano frequentando un centro di ascolto. Una sapiente costruzione secondo lo stile della grande tradizione della commedia americana. In Sala

Ci si potrebbe domandare quando la coppia artistica Simone Godano (regia) e Giulia Steigerwalt (sceneggiatrice), al suo terzo film, smetterà di proporci “coppie strane”. Non solo quelle che debbono scambiarsi di sesso per comprendersi (Moglie e marito) o addirittura modificare il proprio orientamento sessuale (Croce e delizia) ma, con quest’ultimo film, avere anche qualche rotella fuori posto.  In questo Marylin ha gli occhi neri, che consacra la maturità professionale di Simone, c’è però qualcosa di più profondo.  

I primi due film d’esordio sembrano quasi voler prestare ossequio ad alcune tendenze correnti del pubblico, come l’attenzione alle tematiche gender mentre ora, con maggiore libertà, si entra in profondità (ma sempre con il format della commedia) nel tema universale di un  lui e una lei che si conoscono, si comprendono, si amano. La presenza di un centro di riabilitazione sempre sullo sfondo si presta a sviluppare un racconto con forti connotati di denuncia sociale (“Quelli di fuori non ci comprendono”; “Non c’è nulla da perdere perché noi non abbiamo nulla)” e ognuno dei protagonisti porta nel cuore una storia di sofferenza (Diego può vedere sua figlia solo per trenta minuti alla settimana., Clara si porta il marchio di colei che “ha dato fuoco alla casa”, a un’altra paziente, da anni è stato impedito di vedere la propria nipotina) ma se il contesto degli emarginati è indubbiamente quello portante, l’attenzione è tutta rivolta al singolo, che soffre, che ha bisogno di rapporti umani, che non vuole restare  solo.  Di Diego conosciamo il padre, che con tanta amorevole pazienza da anni si prende cura di lui: Clara impiega il tempo libero per andare  a trovare una simpatica  signora che vive in un centro per anziani, forse un po’ svampita anche lei ma che le vuole tanto bene. Perfino lo psicologo che li segue, un inflessibile ragioniere della salute mentale, ha il suo minuto per raccontare nel film, la sua storia di riscatto. Nessuno è lasciato sullo sfondo.

Ma su tutto predomina la storia dei due protagonisti, che più diversi non potrebbero essere: Lui è rigido, provato dalla vita, si  attiene alle regole perché il suo cruccio maggiore è non esser  stimato da sua figlia. Clara e più istintiva, passionale, salvo poi cadere precipitosamente in stati di sfiducia.

Ognuno dei due parte con un pregiudizio nei confronti dell’altro ma poi, un gesto generoso da parte di lei che salva Diego da una situazione imbarazzante nei confronti della ex -moglie, il ghiaccio si rompe ed entrambi si aprono all’altro mostrandosi senza filtri per quello che sono, fino alla sigla di un patto:  “Facciamo i bravi tra di noi: tu smetti di dire cavolate e io smetto di sbroccare. Solo fra noi: ci proviamo.”. Ovviamente non tutto sarà facile perché sembra strano per entrambi, immersi nei loro problemi, che abbiano lo spazio per occuparsi  di qualcun altro ma è invece proprio in questo modo di trascendere da se stessi, di essere un noi, che si costituisce la loro salvezza.

Prima parlavamo della presenza, nei precedenti film di Godano- Steigerwalt di coppie decisamente insoliti , di racconti sopra le righe, ma in realtà la commedia progredisce con estrema precisione, intervallando sapientemente momenti intimi ad altri di agitata confusione, secondo i migliori modelli della commedia americana da Billy  Wilder (L’appartamento, Baciami stupido, ) a Howard Hawks   (Ero sposo di guerra, Gli uomini preferiscono le bionde).

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Il film è presente in Televisione
Canale: sky cinema 1
Data Trasmissione: Lunedì, 31. Gennaio 2022 - 21:15


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AFTERLIFE OF THE PARTY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2021 - 11:04
 
Titolo Originale: Afterlife og the Party
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Stephen Herek
Sceneggiatura: Carrie Freedle
Produzione: Front Row Films, DAE Light Media
Durata: 109
Interpreti: Victoria Justice, Midori Francis, • Timothy Renouf

Cassie e Lisa sono amiche da quando erano ragazze e ora, da grandi, condividono lo stesso appartamento. Cassie è organizzatrice di eventi e lei stessa, carica di energia vitale, ama l’allegria delle feste, i vestiti sgargianti. Lisa è più riflessiva, si concentra sul proprio lavoro di paleontologa ed è in cerca di rapporti di amicizia seri e duraturi. La sera della festa del suo 25mo compleanno, Cassie vuole trascorrere la notte passando da un locale all’altro e ciò la mette in urto con l’amica, che si allontana rattristata. La mattina dopo, Cassie, ancora oppressa dalla sbornia della sera precedente, cade in bagno e muore. Al suo risveglio si ritrova davanti a Val, il suo “angelo custode provvisorio”: la informa che è passato ormai un anno dalla sua morte e che se vuole andare in Paradiso, ha solo cinque giorni per rappacificarsi con l’amica Lisa, con la madre Sofia, che l’ha abbandonata da piccola e con suo padre, che non ha più visto da tempo e che è rimasto angosciato per sua morte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia, l’amore genitori-figli sono visti come fondanti non solo per una piena felicità ma anche per “guadagnarsi” il Paradiso
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film che si può definire leggero, con non pochi sviluppi incompiuti ma molto gradevole da vedere, grazie anche alla bravura di Victoria Justice, molto nella parte
Testo Breve:

Una ragazza molto amante della vita, muore prematuramente. Le viene concesso il Paradiso se saprà riconciliarsi con chi ha trascurato. Un film leggero ma molto gradevole. Su Netflix

Questo Afterlife of the Party è un fenomeno singolare che merita di venir analizzato. Lo sviluppo della storia è semplice e l’ironia impiegata dimostra che gli stessi autori non hanno avuto la pretesa di realizzare alcunché di impegnativo per lo spettatore. Però, dall’inizio di settembre, da quando è stato reso disponibile sulla piattaforma Netflix, si è posizionato saldamente ai primi posti (ora non più, perché è arrivato La casa di carta 5).

Cos’è che ha reso così gradevole questo film? Una risposta immediata può essere: mostra buoni sentimenti, tratta dell’importanza del perdono; temi ai quali, a dispetto di tutte previsioni, noi siamo ancora attaccati.

L’amicizia fra Cassie e Lisa viene analizzata nella felicità di comporre un puzzle assieme, dello scatenarsi in un  ballo sfrenato  ma anche nel litigare, perché mosse da interessi diversi anche se  pronte a rappacificarsi perché è troppo doloroso stare lontane. Sono oscillazioni inevitabili causate proprio da quei momenti nei quali Cassie si rinchiude in se stessa a cui seguono altri, dove ritrova pienamente il suo essere generoso e si preoccupa di aiutare l’amica nelle sfide più importanti della sua vita.

Qualcosa di analogo deve essere accaduto a Sofia, sua madre, quando ha desiderato scappare per provare nuove esperienze e vedere il mondo, trascurando gli affetti familiari.

Meno a fuoco la figura del padre, che non si è più ripreso dopo la morte della figlia. E’ maturato, come dice, quando ha dovuto accudire la figlia dopo la partenza della madre ma lo sviluppo del racconto non rende tangibile la sua affermazione. Alla fine sia che si  tratti di persone sempre attente al bene altrui, come Lisa oppure come Cassie e sua madre, che non possono esser definite egoiste ma piuttosto desiderose di affrontare la vita con un tocco leggero senza troppi pensieri, sono tutte persone che riconoscono che c’è sempre qualcosa di giusto da fare e di sbagliato da evitare.

Ovviamente nulla di nuovo nel gioco fra il prima e il dopo la morte ma più che far riferimento a Il paradiso può attendere (1978) dove il tema dello sport prende il sopravvento, è meglio tornare a Il cielo può attendere del 1943 del grande Ernst Lubitsch. Anche in quel caso un uomo si trovava in bilico, fra andare all’inferno o in paradiso, perché aveva avuto la leggerezza di pensare troppo al gentil sesso quando era in vita ma aveva anche provato un profondo amore per sua moglie che lo aveva trasformato. Anche in questo Afterlife c’è un chiaro problema etico da risolvere e forse, in modo più evidente degli altri, c’è l’impegno di comprendere e perdonare.

Un’altra caratteristica conferisce una leggerezza tutta particolare al film: quella voglia di Cassie di divertirsi e ballare (bravissima Victoria Justice), quella timidezza della “secchiona” Lisa così maldestra di fronte a un ragazzo che le piace, sembra far riferimento a delle adolescenti più che a delle Young adult, a cui occorre aggiungere la presenza di un ormai quasi dimenticato pudore riguardo a tematiche sessuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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JUNGLE CRUISE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2021 - 20:12
 
Titolo Originale: Jungle Cruise
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Jaume Collet-Serra
Sceneggiatura: Michael Green, Glenn Ficarra, John Requa, J.D. Payne, Patrick McKay
Produzione: Walt Disney Pictures,
Durata: 127
Interpreti: Emily Blunt, Dwayne Johnson

1916. Lily Houghton è una botanica, vive a Londra. Sta cercando un albero capace di guarire qualsiasi malattia. Con la collaborazione del fratello Mc Gregor, riesce a rubare un’antichissima punta di freccia indispensabile per il ritrovamento della pianta curativa. Partono così per la foresta amazzonica per risalire il Rio delle Amazzoni, guidati da Frank, marinaio assai coraggioso ma poco convenzionale. Come loro, altri sono alla ricerca dei petali del leggendario fiore: il cattivo principe tedesco Joachim e alcuni Conquistadores su cui pende un’antichissima maledizione. In Sala

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nessun particolare valore evidenziato se non il sostegno reciproco in un contesto avventuroso
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche sequenza potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
L’intrattenimento è garantito, sia per le sequenze emozionanti che per i tanti, spassosi, siparietti comici
Testo Breve:

Nella foresta amazzonica una botanica e un avventuriero alla ricerca di un albero guaritori. Un’avventura secondo lo spirito di un parco tematico e comicità surreale come neI pirati dei caraibi

Un film ispirato ad una delle attrazioni dei parchi giochi tematici della Disney, Jungle Cruise è una pellicola leggera e divertente, adatta a tutta la famiglia.

La storia ricalca il classico copione del viaggio dell’eroe (dell’eroina, in questo caso) alla ricerca di un oggetto dai poteri speciali, che viene ostacolato dalle più diverse avversità naturali, così come da nemici che vogliono lo stesso oggetto per scopi maligni.

I siparietti comici, numerosi all’interno delle due ore di film, riescono a mantenere alto il livello di ilarità: dalle freddure di Frank agli inconvenienti durante il percorso, allo spettatore vengono date numerose occasioni per farsi una risata.

I personaggi principali, anche se un po’ stereotipati, conferiscono alla storia un po’ di brio capace di tenere l’attenzione per tutta la durata del lungometraggio.

La protagonista Lily Houghton (bene interpretata da Emily Blunt), confermando l’attuale trend disneyano di affidare parti principali a personaggi femminili, è una donna bionda che, coerentemente con l’orientamento al women power della produzione corrente, è molto furba e intelligente. Mc Gregor, fratello della protagonista, è molto più impacciato, dichiaratamente omosessuale, la sua goffaggine crea non poche situazioni comiche. Frank, interpretato da Dwayne Johnson, se inizialmente sembra un truffatore po’ tontolone, tutto muscoli e niente cervello, durante il dispiegarsi della storia riserva numerose e belle sorprese che lo rivalutano. Il principe Joachim, interpretato da Jesse Plemons, è un tedesco senza scrupoli e disposto a tutto pur di ottenere, per il proprio tornaconto personale, il fiore dai poteri curativi.

Il ritmo narrativo è sostenuto, ma non frenetico: elemento che facilita la visione ad un pubblico di bambini.

Possono suscitare un po’ di paura i Conquistadores redivivi: essendo i mostri cattivi all’interno della storia, la loro resa grafica può fare un po’ paura, unitamente al fatto che si scontrano in battaglia con i buoni e mietono alcune vittime.

Anche i numerosi effetti speciali, realizzati in maniera magistrale, non risultano ostentati o ridondanti.

Un aspetto critico che sicuramente non passa inosservato è la non originalità. Il plot sembra un riadattamento in “Versione Amazzonia” del fortunato serial cinematografico (sempre firmato Disney) I Pirati dei Caraibi: personaggi un po’ strani e divertenti (Dwayne Johnson quasi omologo di Johnny Depp), un oggetto magico cercato da tutti, i cattivi resi alla stregua di zombie a causa di una maledizione. L’impressione di essere in preda di un deja vu, però, non toglie assolutamente godibilità al film.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HE'S ALL THAT

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2021 - 13:12
 
Titolo Originale: He's all that
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Mark Waters
Sceneggiatura: R. Lee Fleming Jr.
Produzione: Miramax Ethea Entertainment
Durata: 91
Interpreti: Addison Rae, Tanner Buchanan, Madison Pettis, Rachael Leigh Cook

Padgett è una influencer di successo che promuove prodotti cosmetici. Anche se la sua famiglia non è benestante (vive con la madre, divorziata, che è un’infermiera) grazie ai suoi introiti studia in una high school d’elite a Los Angeles e frequenta amiche altolocate. Il suo prestigio crolla quando viene ripresa mentre entra nella roulotte di Jordan, il suo boy-friend (ma anche la sua creatura artistica, visto che è stata lei a trasformarlo in divo dell’hip hop). Padgett scopre che Jordan ha una tresca con un’altra ragazza e le reazioni rabbiose di Padgett diventano virali in rete. Come immediata conseguenza, perde il contratto di sponsorizzazione ma non si perde d’animo e medita una rivalsa: vuole dimostrare di essere in grado di trasformare il più insignifiante dei suoi compagni di scuola in una star delle prossime feste e del ballo di fine anno a scuola. A rinforzare la sua decisione stabilisce una scommessa con le sue amiche. La sua scelta cade su Cameron...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta la nascita di un amore adolescenziale con il giusto garbo e attenzione anche ai sentimenti familiari
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film fresco e semplice che raggiunge l’obiettivo di raccontare una storia romantica, con alcune incompiutezze nelle definizione dei protagonisti
Testo Breve:

Lei è una influencer di successo, concentrata sulle apparenze; lui un ragazzo serio con una ferita nel cuore. Le differenze si attraggono romanticamente, giusto in tempo per il prom, il ballo di fine anno scolastico. Su Netflix

Il film inizia subito mostrando Padgett al “lavoro” di prima mattina: davanti al suo cellulare acceso, mostra a tutte le fans come truccarsi prima di andare a scuola nel modo più attraente. E’ una sequenza che riesce molto bene perché Padgett è interpretata da Addison Rae, una vera tiktokker con migliaia di followers (è una tendenza che sta prendendo piede: anche nel nostro Genitori vs influencer la protagonista era una nostra affermata influencer: Giulia de Lellis). Si è trattato di un modo netto per distaccarsi, puntando su un contesto attuale, con il suo precedente film quasi omonimo (ma a sesso invertito: She’s all that ) del 1999 (titolo in italiano: Kiss me). Sarebbe però inutile impegnarsi in un confronto fra due film distanti fra loro di vent’anni; è importante piuttosto ricordare che l’onore di aver riesumato sul palco il mito di Pigmalione  nel 1913 è tutto di George Bernard Show, poi ripreso dal bellisssimo My Fair Lady di George Cukor del 1964 e riesumato ora, con questi due film, in un contesto adolescenziale.

Il desiderio di Padgett di scegliere un ragazzo qualunque e farlo diventare una stella delle feste mondane e del solito prom (la festa della fine dell’anno scolastico, il tormentone di tanti film americani) rispecchia quindi bene il contesto attualissimo di pura apparenza, di luccichio e abiti scintillanti, vita allegra e perfetta che traspare dalle esibizioni delle tante influencer che vivono in quel mondo virtuale che è la rete. Un’attualità marcata anche dalla presenza, quasi inevitabile, di due protagoniste lesbiche. Il contrasto rispetto a Padgett diventa prevedibile: è impersonato da Cameron, un ragazzo che ama la natura e i cavalli, ha la passione della fotografia di strada per cogliere il reale anche nei suoi momenti infelici e che nasconde nel cuore una vecchia ferita (vive con sua sorella dalla nonna, perché la madre è morta e il padre vive in Svezia). Nella prima parte del film lo svolgimento è prevedibile (le manovre di Padgett per attirare Cameron nelle feste delle sue amiche facoltose, con immancabile ballo intorno alla piscina) ma poi, quando scoppia la crisi (Cameron scopre di esser stato solo l’oggetto di una scommessa) il racconto acquista profondità perché la nascita dell’amore fra i due è raccontata con toni sinceramente appassionati. Padgett non si preoccupa dei problemi che sono sorti durante una festa (quindi a detrimento della sua immagine) per aver invitato Cameron ma è in pensiero sopratutto per lui e di come sia rimasto male per ciò che è accaduto: il primo segno di un amore che sta proiettando Padgett fuori dal suo egocentrismo. Molto bello anche il colloquio fra Cameron e la sorellina Brin. Lei può solo sperare in una rappacificazione fra Cameron e il fratello, perché non lo aveva più visto così felice dai tempi in cui la madre era ancora viva.

Si tratta quindi di una teen comedy forse senza pretese ma adatto al suo pubblico targhet, anche perché abbellito dalle movimentate coreografie dei ragazzi e delle ragazze, vestiti con i fascinosi abiti che si indossano per il  prom. Se bisogna fare un appunto, occorre dire che Addison Rae, nella parte di Padgett, indossa inevitabilmente bene gli abiti della influencer ma poi non riesce a cambiare tono nei momenti più gravi del racconto. Analogamente Cameron, serio e contenuto, è meno convincente nella sua versione di bravo ballerino.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RAYA E L'ULTIMO DRAGO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/08/2021 - 11:39
 
Titolo Originale: Raya and the Last Dragon
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Don Hall, Carlos López Estrada
Sceneggiatura: Qui Nguyen, Adele Lim
Produzione: Walt Disney Animation Studios, Walt Disney Pictures
Durata: 107

Kumandra (un paese composto di cinque regni: Coda, Artiglio, Dorso, Zanna e Cuore) è un regno pacifico e unito, che deve la sua prosperità alla presenza dei draghi che lo preservano da ogni pericolo. I Druun, sono invece creature malvagie in grado di trasformare in pietra tutti quelli con cui entrano in contatto seminando morte e distruzione. I draghi, allora, decidono di sacrificarsi per contenere i Druun e mettono tutto il loro potere in una pietra che viene data in custodia agli abitanti del regno di Cuore. La pietra viene rotta e ogni regno ne prende un frammento per proteggersi dai Druun. Raya decide, quindi, di andare alla ricerca dell’ultimo drago che si dice sia ancora vivente e di recuperare i 5 pezzi della pietra magica per ricomporla.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una favola moderna capace di raccontarci il valore della lealtà e della fiducia, della difficoltà di riconquistarle dopo averle tradite
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ottima fattura di questo film d’animazione, con alcune particolarità: una storia molto movimentata, un ritmo concitato, quasi un videogioco dove bisogna affrontare sfide di difficoltà crescente
Testo Breve:

Raya decide di mettersi alla ricerca dell’ultimo drago buono che possa aiutarla a rintracciare la pietra che riporterà pace fra i 5 regni della sua terra. Una favola moderna per raccontarci la difficoltà per riconquistarle la lealtà e la fiducia dopo che sono state tradite. Su Disney+

Siamo ormai giunti al film d’animazione n° 59 realizzato dalla Disney. Un’altra piacevole pellicola, quasi una favola moderna capace di raccontarci il valore della lealtà e della fiducia, della difficoltà di riconquistarle dopo averle tradite.

Una storia molto movimentata, un ritmo concitato, i numerosi duelli e scontri rendono questo film qualcosa di meno ovattato delle tradizionali pellicole del periodo natalizio. Sicuramente da gustare in sala, anche se già disponibile sulla piattaforma Disney+.

Come nei recedenti Frozen, The Brave, Pocahonts o Mulan (ma non solo), protagoniste sono le donne: Raya, personaggio principale, la sua nemesi Naamari, Sisu il drago. Donne che portano avanti la storia, donne che non hanno bisogno di uomini: le figure maschili presenti sono abbastanza inconsistenti o quasi macchiette, senza principi azzurri o spasimanti di vario genere.

Scelta diversa dal solito è stata anche quella delle musiche: non ci sono testi cantati (ad eccezione dell’inizio dei titoli di testa), ma unicamente brani da orchestra. Una scelta nuova rispetto ai precedenti titoli della casa d’animazione statunitense.

Allusioni, almeno in parte, ad altre pellicole: Mad Max: Fury Road, per i suoi paesaggi desertici e desolati. Rey, protagonista dell’ultima trilogia della saga di Star Wars, per alcuni tratti caratteriali della protagonista. Il genio della lampada di Aladdin, per la simpatia e l’innocenza dell’ultimo drago esistente. Pur strizzando l’occhio a questi titoli, non ne è una brutta copia in versione animazione.

Naamari che, a differenza dei cattivi di tutte le storie d’animazione precedenti della Disney, non è malvagia per il gusto di fare del male, ma sembra quasi spinta e convinta dal machievellico il fine giustifica i mezzi, quindi intenzionata a fare il bene della sua famiglia e del suo regno anche se questo va a scapito di altre persone o di altri regni.

Il valore che più di ogni altro trova risonanza è quello della fiducia: con due grandi limiti, purtroppo. Il sottolineare ripetutamente, in diversi momenti, il valore della fiducia, rischia di trasformare il racconto in una favola moraleggiante.  Solo nel finale trova la sua espressione positiva, perché sempre delusa e tradita durante il resto della pellicola.

Dei numerosi personaggi che fanno la loro comparsa sulla scena, si riescono a conoscere le storie più o meno travagliate, ma poco altro. Solo delle tre protagoniste vengono approfonditi un po’ di più i caratteri e le personalità.

A volte sembra un po’ una forzatura la struttura che somiglia più ad un videogioco che ad un film: il viaggio dell’eroina alla ricerca dei pezzi mancanti della pietra magica nei diversi regni è di difficoltà crescente, con delle scritte che definendo il regno in cui si stanno per svolgere le vicende, sembrano dire i diversi livelli di difficoltà del gioco.

Al di là di tutto, però, il risultato finale è davvero molto buono. I più piccoli vi troveranno una storia edificante e divertente. Per i più grandi, invece, non mancheranno gli spunti per riflettere.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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