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Film d'evasione o con contenuti educativi adatti per tutta la famiglia

TENET

Inviato da Franco Olearo il Dom, 08/30/2020 - 16:12
 
Titolo Originale: Tenet
Paese: USA, UK
Anno: 2020
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Produzione: Syncopy Films, Warner Bros
Durata: 150
Interpreti: John David Washington, Elizabeth Debicki, Kenneth Branagh, Robert Pattinson

Un agente segreto, dopo aver superato una difficile prova, viene ingaggiato per una missione molto speciale assieme alla sua fidata spalla Neil: deve scoprire chi detiene la capacità di invertire l’entropia degli oggetti e degli uomini. Un potere molto speciale che consente di far fluire il tempo in senso inverso e che, se cadesse nelle mani sbagliate, potrebbe distruggere l’intera umanità. Le sue ricerche lo indirizzano verso Andrei Sator, un magnate russo collezionista d’arte e mercante d’armi. L’unico modo per avvicinarlo è sua moglie Kat, la quale, come viene presto a scoprire l’agente, vive sotto ricatto di suo marito che le impedisce di avvicinarsi al figlio. Il protagonista si impegna con Kat a ridarle suo figlio ma in cambio le chiede di venir presentato a Sator…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista è dotato di principi integerrimi, non scende a compromessi e si prodiga per salvare chi è in difficoltà
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche sequenza violenta potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il grande regista e sceneggiatore Christofer Nolan si è impegnato a regalarci sequenze ad alta spettacolarità ma vengono posti in secondo piano i risvolti umani della vicenda
Testo Breve:

Se gli uomini del futuro, che vivono in una terra ecologicamente distrutta, disponessero di strumenti per viaggiare indietro nel tempo e decidessero per vendetta, di distruggere tutta l’umanità? Per fortuna un agente segreto si impegna a risolvere il problema. Una mirabolante macchina d’intrattenimento con poca attenzione ai personaggi. In SALA

Il Protagonista è stato da poco ingaggiato per una missione di importanza cruciale per prevenire un evento che risulterebbe catastrofico per tutta l’umanità (una terza guerra mondiale? Un olocausto nucleare? No, qualcosa di peggio). L’addestratrice lo invita a impugnare una pistola scarica puntandola verso il bersaglio che ha di fronte. Una pallottola, partita dal bersaglio, si va a infilare nel caricatore della pistola, proprio come se si assistesse a un film che viene riavvolto. Il Protagonista è disorientato: “come può l’effetto avvenire prima della causa? “No, è solo il nostro modo di percepire il tempo”: è la risposta (ci possiamo a questo punto immaginare un David Hume che gongola felice nella tomba). “Esiste ancora il libero arbitrio?”: incalza il protagonista.  “E’ inutile cercare di capire sempre” è la risposta che viene data e che sembra proprio rivolta allo spettatore. In un modo più radicale di quanto era accaduto con  InceptionChristofer Nolan,  regista e sceneggiatore del film, partendo da un presupposto parascientifico,  non si attarda  a dare spiegazioni di ciò che sta accadendo, ma “fa cinema”  stimolando lo stupore dello spettatore con mirabolanti sequenze di action, spesso accelerate e sostenute da un martellante  colonna sonora. Anche quando due protagonisti dialogano fra loro, le parole non valgono per quello che spiegano ma per le aspettative, con frasi lasciate a metà, che suscitano. Alla fine, questo film, che porta al parossismo certe tendenze già latenti nei suoi precedenti lavori, può venir interpretato come un quadro astratto: si ammira l’armonia dei colori e si apprezzano  le suggestioni che ci suscita (in questo caso si tratta dei “colori” del cinema”) o si va alla ricerca affannosa, su Internet, di siti che ci svelino le ragioni di certi passaggi (e ci sono) oppure, più semplicemente, lo si va a vedere una seconda volta stando più attenti a certi particolari (in particolare la stringa  rossa, che risulta determinante). Può darsi che sia questa una nuova trovata marketing per aumentare gli incassi.

Bisogna riconoscere che ultimamente, i viaggi in avanti e indietro nel tempo sono tornati di moda dopo i lontani tempi della famosa Delorian. Accadeva in DC Legends of Tomorrow e avevamo commentato di recente la fiction TV Dark, caratterizzata anch’essa dalla mancanza di qualsiasi impegno per spiegare cosa stia succedendo (scatenando su Internet una pletora di appassionati pronti a svelare ,secondo loro, i significati nascosti di ciò che accade) ma  in quel caso il  “paradosso del nonno”  (se io tornassi indietro nel tempo e uccidessi mio nonno, io non esisterei) veniva risolto in modo diverso. In Dark il passato non può essere cambiato, quindi nonostante gli spostamenti possibili, gli eventi storici sono ineluttabili. In Tenet invece, si po' entrare in una “tenaglia temporale” e modificare il futuro. Ma bisogna fermarsi subito perché ci si smarrisce facilmente per cercare di rendere razionale ciò che non è stato costruito per esserlo.

L’ambizione di costruire una mirabolante macchina d’intrattenimento come non si era mai vista (senza l’uso di computer grafica: quando un aereo fuori controllo si schianta contro un edificio,  si tratta proprio di un aereo che si schianta contro un edificio) gioca a sfavore della definizione dei personaggi. Loro sì, non sono affatto difficili da decifrare:  Andrei Sator (Kenneth Branagh) è il cattivo cattivissimo, Kat (Elizabeth Debicki), è la tenera fanciulla da salvare assieme al suo bambino; il Protagonista (John David Washington), è il cavaliere pronto  a battersi per la salvezza dell’umanità e per liberare la fanciulla dalla sua prigione. In fondo, il sempre pudico Christofer Nolan non ha imbastito neanche una storia d’amore. Pazienza rinunciare ad applicare la ragione ma forse percepire un po’ di calore umano, un po’di sentimenti, non avrebbero guastato.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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7 ORE PER FARTI INNAMORARE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/07/2020 - 11:12
 
Titolo Originale: 7 ore per farti innamorare
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Giampaolo Morelli
Sceneggiatura: Giampaolo Morelli, Gianluca Ansanelli
Produzione: Italian International Film
Durata: 104
Interpreti: Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Massimiliano Gallo, Diana Del Bufalo

Giulio Manfredi è un giornalista affermato e competente ma tranquillo e remissivo nei confronti della sua fidanzata Giorgia (hanno già iniziato a frequentare i corsi prematrimoniali) che lo comanda a bacchetta. Tutto crolla quando Giulio, tornando anzitempo a casa, scopre la donna in intimità con il suo capufficio. Persi in un sol colpo il lavoro e la fidanzata, Giulio si adatta a fare l’articolista per una rivista online per soli uomini. E’ in questa veste che conosce Valeria, che gestisce un corso di “rimorchio” per uomini imbranati, promettendo loro di riuscire ad attirare a se' una donna nell’arco di sette ore. Giulio non apprezza il punto di vista di Valeria, che si concentra solo sugli aspetti fisiologici, quasi animaleschi, dell’attrazione fra uomo e donna ma pensa che in fondo potrebbe essere proprio Valeria ad aiutarlo a riconquistare Giorgia...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“Io amo i pinguini: sono rigorosamente monogami e stanno insieme per sempre” è la frase che si scambiano Giulio e Valeria: entrambi alla ricerca di un amore per la vita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La coppia Morelli – Rossi consolidano il loro affiatamento, già mostrato in precedenti film.
Testo Breve:

Lui è stato tradito dalla fidanzata alla vigilia delle nozze, lei gestisce un corso di “rimorchio” per maschi un po’ imbranati. Una commedia sentimentale divertente dove i protagonisti cercano l‘amore per sempre. AMAZON PRIME VIDEO, SKY CINEMA

Giulio Manfredi, che assume un atteggiamento di sudditanza remissiva ogni volta che si innamora, non può andare molto lontano. E Valeria, che semplicemente esclude l’amore dalla reazione di coppia perché ritiene che sia solo un fatto di “chimica” da studiare scientificamente, (la scienza del rimorchio, appunto),  si è infilata anche lei in un vicolo cieco.

Questo film ha il format di una commedia romantica e sappiamo dall’inizio come andrà a finire ma è bello vedere come in fondo entrambi abbiano catturato una parte di verità sull’amore e sentano così il bisogno di completare ciò che a loro manca, come è giusto che sia in una relazione di coppia. La gradevolezza del film sta proprio nel farci stare al gioco, grazie a due simpatici attori (Giampaolo Morelli, Serena Rossi) e così veniamo edotti su alcune basiche regole sul rimorchio. Occorre innanzitutto evitare di cedere di fronte al “test dello zerbino” che serve a comprendere se “lui” sia ormai totalmente soggiogato; oppure: “hai dello sporco sulla guancia”, un commento fatto ad arte che serve ad abbassare l’autostima della persona di nostro interesse. Ma soprattutto occorre “togliere l’audio” cioe non ascoltare quello che lei dice (potrebbe essere una mascheratura delle vere intenzioni) ma guardare ciò che realmente fa. Infine aggiungere sempre:  mistero, magia meraviglia.

Il racconto portante viene intervallato da scketch supportati da bravi caratteristi: Vincenzo Salemme come eccentrico capo redattore, Antonia Truppo nei panni di una cantante coatta di cui Giulio era stato innamorato da giovane e lo youtuber, imprestato dal team The Jackal, Fabio Balsamo in qualità di spalla comica.

Alla fine, anche se risultano piacevoli  le arguzie messe in atto per l’esercizio dell’arte del rimorchio, se sono divertenti gli inserti comici, potrebbe essere ancora troppo  poco per dare valore a questo film. Se invece si lascia guardare con piacere e alla fine risulta non banale, il merito va tutto alla coppia Morelli - Rossi che aveva già dato ottima prova di se' in altri film a sfondo napoletano dei fratelli Manetti come Song ‘e napule e Ammore e Malavita.  La chimica che agisce fra di loro è evidente. Non sarà forse che alla fine, per innamorarsi, non è vero che bisogna rivolgersi alla scienza del rimorchio o al contrario al puro abbandono sentimentale ma c’è bisogno prima di tutto di questo: una chimica immediata? Occorreranno altri film per esplorare questo eterno mistero dell’amore.

Il film costituisce l’esordio alla regia di Giampaolo Morelli, che ha adattato il suo romanzo omonimo; il  film sbarca direttamente sulle principali piattaforme streaming – Amazon Prime Video, Sky Cinema 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ARTEMIS FOWL

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/23/2020 - 08:40
 
Titolo Originale: Aeremis Fowl
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Conor McPherson, Hamish McColl
Produzione: Walt Disney Pictures, TriBeCa Productions
Durata: 97
Interpreti: Ferdia Shaw, Lara McDonnell, Judi Dench, Colin Farrell, Josh Gad

Artemis Fowl è un ragazzo irlandese di 12 anni dalle doti eccezionali, sempre il primo della classe, figlio di un agiato commerciante d’arte. Questa sua superiorità intellettuale lo ha portato a non avere amici ma a lui piace stare soprattutto con il padre, con il quale condivide una passione: i racconti di fate, elfi, goblin di cui è ricco il folklore irlandese. Ma il padre si assenta spesso verso destini misteriosi, lasciandolo in custodia alla sua fidata guardia del corpo, Domovoi Leale. Un giorno Artemis riceve la telefonata di un essere misterioso: lo avvisa che suo padre è stato rapito e verrà liberato solo se in cambio lui riuscirà a consegnare Aculos. Data la situazione eccezionale che si è creata, Domovoi apre lo studio del padre perché il ragazzo possa cercare ciò che è stato richiesto. Artemis scopre così che fate ed elfi esistono realmente, e vivono nel cuore della Terra in una città tecnologicamente evoluta chiamata Cantuccio, capitale del Regno Fatato. E’ da qui che è stato rubato Aculos, un artefatto di grande potere per chi riuscirà a impossessarsene. Anche Tubero, il comandante degli elfi, lo sta cercando così come la fata Spinella Tappo, che ha perso il padre proprio nella ricerca di Aculos…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo di 12 anni e suo padre cercano di evitare l’esplosione di conflitti fra il mondo di sopra e il mondo di sotto.
Pubblico 
Pre-adolescenti
La Disney, all’inizio del film, annota: alcune sequenze di immagini e di luce con effetto lampeggiante potrebbero avere delle conseguenze sugli spettatori fotosensibili
Giudizio Artistico 
 
Il film ha la tendenza a sottolineare a parole ciò che non si vede e i protagonisti ad autodichiararsi invece di esprimere ciò che sono
Testo Breve:

Un ragazzino di 12 anni, nel cercare di liberare il padre che è stato rapito, scopre che le fate e gli elfi non sono solo frutto di fantasie buone solo a far addormentare i piccoli. Da una famosa saga per ragazzi, un film su  Disney+ riuscito a metà

Meglio esagerare. Artemis a 7 anni ha sconfitto il campione europeo di scacchi in cinque mosse. A 9 il suo progetto ha vinto il concorso per la nuova Opera di Dublino. A 10 è riuscito a clonare una pecora. Cosa c’è da aspettarsi da un protagonista così antipaticamente superlativo, che oltretutto indossa sempre giacca e cravatta neri?  Per fortuna la notizia che suo padre è stato rapito innesca in lui uno stato di umana apprensione ma  è una debolezza  di breve momento: Artemis recupera presto il controllo della situazione e sviluppa un piano che è ovviamente  inattaccabile, perché ha già previsto tutte le mosse dell’avversario. A parte l’antipatia istintiva per un ragazzo così saccente, bisogna ricordarsi che ha 12 anni e che il film  è quindi destinato a ragazzi e ragazze di quella età. Il film va quindi giudicato in base a questo parametro e non ha molto senso analizzarlo con lo stesso scrupolo che si applica quando ci si trova davanti a un film per adulti. In effetti molti, giustamente, hanno criticato la violazione della regola d’oro: “show, don’t tell” in quanto i personaggi si autodefiniscono da soli (perché Artemis si proclama “un genio del crimine” quando ha operato solo per il bene?) e la voce narrante enfatizza troppo quello che gli spettatori dovrebbero capire da soli (“Il destino dei due mondi era nelle mani di Artemis Fowl”). Se però guardiamo tutto questo nell’ottica di un ragazzo di 10-12 anni, questi “difetti” potrebbero costituire un vantaggio perché consentono una più facile lettura della storia. Ci sono però altri aspetti che finiscono per rendere il racconto poco avvincente anche per i ragazzi. Il primo è un protagonista poco comunicativo, disumanamente perfetto: il secondo è senz’altro la non fedeltà al testo originale (agli otto romanzi fantasy dello scrittore Eoin Colfer). Se la saga di Harry Potter e de Il Signore degli Anelli hanno avuto un grande apprezzamento di pubblico, ciò è dovuto al fatto che gli appassionati lettori del libro si sono riconosciuti nel racconto sullo schermo: nel caso di Arteis Fowl non si è trattato solo del non rispetto della sequenza degli eventi narrati (nella saga scritta il cattivo Opal appare nel secondo volume) ma, in modo più drastico, del cambiamento del carattere di alcuni personaggi a iniziare dallo stesso Artemis, che ora è diventato un ragazzo che opera per il bene mentre nel libro è un ladro furbo e sfrontato, senza appello. Anche lo scontro fra umani e fate è stato diluito perché in fondo tutti sono un po’ “umani”.

La scelta di un regista del livello di Kenneth Branah, di attori come Judy Dench e Colin Farrell tradisce l’ambizione della Disney di costruirsi il proprio Blockbuster ma il fatto che il film sia migrato sulla piattaforma Disney + invece che andare nelle sale, forse  non è stato motivato solo dal Coronavirus ma dalla consapevolezza della casa madre di non aver aggiunto l’obiettivo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IN VIAGGIO VERSO IL SOGNO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/17/2020 - 18:18
 
Titolo Originale: The Peanut Butter Falcon
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Tyler Nilson, Michael Schwartz
Sceneggiatura: Tyler Nilson, Michael Schwartz
Produzione: Armory Films, 1993, Lucky Treehouse, Nut Bucket Films, Tvacom Film and Tv
Durata: 97
Interpreti: Shia LaBeouf, Dakota Johnson,

Zak, un ragazzo affetto dalla sindrome di Down, abbandonato dai genitori in una casa per disabili, ha un solo obiettivo: fuggire da quella prigione per iscriversi alla scuola di wrestling del mitico campione Salt Water Redneck. Riuscito a fuggire, si imbatte in Tyler, un pescatore che sta fuggendo anche lui perché, rimasto solo dopo la tragica morte del fratello e privo di una licenza di pesca, ha finito per rubare i granchi presi nelle reti di altri pescatori. Insieme decidono di proseguire il loro viaggio verso la Florida spostandosi lungo le Outer Banks del Nord Carolina. Sulle loro tracce si è posta anche Eleonor, la ragazza della casa di per disabili che si è sempre presa cura di Zak e che vuole riportarlo indietro…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un uomo ha la capacità di farsi amico di un ragazzo con la sindrome di Down ridandogli felicità e passione per la vita.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene violente e di pericolo
Giudizio Artistico 
 
Una buona ricostruzione del profondo Sud secondo lo stile Mark Twain e ottima interpretazione del ragazzo Zack. Qualche limite nella definizione dei personaggi secondari
Testo Breve:

Due uomini in fuga negli scenari e nelle atmosfere già immortalati da Mark Twain. Una storia positiva di amicizia e di riscatto con qualche semplificazione. Su Chili, Tim Vision e Rakuten TV

Questo film indipendente, il più visto nella sua categoria nel 2019, è stato bloccato, nella sua uscita in Italia, dal lockdown del Coronavirus ma il problema è stato superato ed è ora disponibile a pagamento su Chili, Tim Vision e Rakuten TV. L’aspetto che meglio lo caratterizza è la presenza, come protagonista, di Zack Gottsagen, un ragazzo affetto dalla sindrome di Down che nel film desidera soprattutto diventare un campione di wrestling e in questo obiettivo ci mette tutto il suo entusiasmo e la voglia di riscatto dalle tante volte che gli avevano detto: “non hai le capacità”. Un personaggio che gli calza a pennello perché il vero Zack ha finalmente realizzato il suo sogno: poter fare l’attore e c’è riuscito benissimo. Il desiderio di fuggire da un orizzonte chiuso, il desiderio di lasciar fluire la vita per come viene, anche nei suoi aspetti più imprevedibili, è reso molto bene in questo viaggio che intraprendono i due fuggitivi e i  due autori, Nilson e Schwartz al loro primo lungometraggio,  attingono  a piene mani alla mitologia americana: a quei racconti di Mark Twain come Huckleberry Finn,  che ci parlavano di un Sud ancora selvaggio, fatto di acquitrini da attraversare con una zattera,  vagabondaggio fra le foreste pluviali, campagne dove si può incontrare un vecchio cieco che ti vuole convertire e battezzare o un melanconico campione di wrestling ora decaduto. Parallelamente a questo viaggio in una terra ancora non violata dall’uomo, si svolge un altro cammino che si compie nell’intimo di  Zak e di Tyler. Iniziano compiendo lo stesso percorso per pura convenienza ma poi Zak finisce per trovare in Tyler quel genitore che non ha mai avuto e Tyler quell’affetto fraterno che ormai considerava perduto. E’ forse la parte del racconto meglio costruita. Tyler si trova a impegnarsi fino all’estremo delle forze per salvare Zak da un grande pericolo; è questa situazione che fa maturare in lui la responsabilità di prendersi cura di quell’insolito compagno di viaggio. Tyler ora si sente utile e ha piacere a insegnare al ragazzo a nuotare e a sparare con il fucile; Zak non è più un ragazzo con dei problemi ma un compagno di avventura.

Anche Eleonor, che ha ancora un atteggiamento protettivo nei suoi confronti, quando li raggiunge, ha l’onestà di riconoscere di aver avuto torto: Tyler ha fatto di lui un uomo che si impegna in ciò che gli piace e non si limita a sopravvivere.

Il film ha la capacità di far immedesimare lo spettatore nelle avventure dei due protagonisti anche se in modo diseguale: se Zak è pienamente definito, restano in Tyler degli aspetti che non sono stati messi a fuoco, soprattutto negli antefatti che lo hanno spinto a rubare e poi a distruggere le reti degli altri pescatori.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MERLIN

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/25/2020 - 17:18
 
Titolo Originale: Merlin
Paese: U.K.
Anno: 2008
Sceneggiatura: Julian Jones, Jake Michie, Johnny Capps, Julian Murphy
Produzione: Shine Limited, BBC Drama
Durata: stagioni 5 episodi 65 di 45 min
Interpreti: Colin Morgan, Bradley James, Angel Coulby, Katie McGrath, Anthony Head

Il re Uther Pendragon governa con polso fermo su Camelot ma affranto per un tragico evento che ha colpito la sua famiglia, ha bandito ogni forma di magia dal suo regno, pena la morte. Quando Gaius, il medico di corte, accetta di ospitare il giovane Merlino, figlio di una sua parente e si accorge che il ragazzo è dotato di straordinari poteri magici, lo avvisa di non rendere manifesta in nessuna occasione, questa sua dote, se vuole restare vivo. Merlino inizia la sua vita a Camelot come assistente di Gaius ma un giorno ha un battibecco con un giovane spavaldo che ha incontrato per strada e che fa sfoggio della sua destrezza con le armi. Merlino comprende di essere stato incauto: il suo antagonista non è altri che il principe Arturo, l’erede al trono di Camelot...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due giovani sono pronti anche al sacrificio per salvare l’amico e hanno un animo generoso e leale
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Questo serial, visto in 113 paesi, ha una struttura semplice, una CG limitata ma è espressione limpida di slancio e generosità giovanile
Testo Breve:

Melino e Artù sono giovani ventenni, uno è l’erede al trovo, l’altro un potente mago che deve tener nascoste le sue doti. La leggenda di re Artù rivisitata in versione giovanile, con pochi amori ma molto generoso ardimento. Il serial, sviluppato in  5 stagioni, è stato visto in 113 paesi ed ora è disponibile su Netflix

Questa serie TV  della BBC ha un biglietto da visita di tutto rispetto. Si è sviluppata in 5 stagioni con un totale di 65 episodi ed è stata acquistata da 112 paesi; in Italia da Italia1 (st 1-4) e da Joi (st 5). La serie completa è ora disponibile su Netflix.
Non è la prima volta che per il grande o per il piccolo schermo si realizzano dei presequel, che ci raccontano com’erano, da giovani, degli eroi di successo, ricavati da  leggende del passato o dai fumetti Marvel.

Il questo caso Artù, Merlino, Ginevra, Morgana, hanno un po’ tutti vent’anni e si muovo in un mondo ricostruito secondo la più classica iconografia medioevale :castelli (quello molto suggestivo  di Pirrefonds), tornei, foreste impenetrabili, grotte con draghi, spade prodigiose) e gli eventi si ispirano molto liberamente  alla saga di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda.

Ogni puntata racconta una vicenda che si apre e si chiude ll’interno di se stessa, mentre i rapporti fra i protagonisti subiscono una lenta evouzione lungo tutta la stagione.

C’è sempre una minaccia per il regno di Camelot che il giovane Artù deve sventare: a volte è una strega malefica, altre volte un mostro spaventoso, altre volte un infido avversario che si nasconde dietro vesti rassicuranti. Ci sono momenti rammatici, tutto sembra perduto ma poi Merlino riesce con discrezione, senza che nessuno se ne accorga, a dare un aiuto ad Artù che risulterà risolutivo.

La cosa più interessante di questa serie è proprio scoprire le ragioni del  suo successo. Qualunque critico  potrà sottolineare, a ragione, che la sceneggiatura, sopratutto nei dialoghi, è elementare e  con non poche incongruenze. Le scene realizzate in CG sono ben poca cosa (sopratutto quando appaiono mostri che dovrebbero essere terrificanti) rispetto ai livelli qualitativi che sono stati raggiunti oggi. Ma allora, qual’è il suo segreto?

Sicuramente un punto di forza è il sodalizio fra Merlino e Artù. Due giovani totalmente diversi, il primo un po’ maldestro e impacciato nelle relazioni umane ma con un’attitudine alla magia prodigiosa; il secondo è spaccone e temerario, che segue rigorosamente il codice d’onore dei cavalieri. Entrambi però sono simili quando si tratta di affrontare un’avversario, un’avversità che minaccia Camelot o l’amico: non tentennano e sono pronti a qualsiasi sacrificio. Si tratta di una amicizia (senza secondi significati) tanto forte proprio perché i due giovani risultano complementari: uno ha bisogno dell’altro. Resta insolito il fatto che  Merlino riesca sempre a tener nascoste le sue doti magiche ma fra i due si stabilisce una forma di sodalizio inossidabile, come avevano già visto a Ratatouillie dove il topo Remy, esperto cuoco, vive in incognito e lascia tutto il merito allo sguattero Linguini. ripetto a questo bromance, le figure femminili vanno in secondo piano e le storie d’amore, che pur si sviluppano nel serie, non costituiscono una componente rilevante.

Un punto di forza è lo sviluppo della relazione adulto-giovane,  dove la prima categoria è rappresentata dal medico Gaius e il re Uther. C’è un continu confronto fra di Gaius,  che si appella sempre alla prudenza e all’esercizio del metodo scientifico e  Merlino, è pronto a lancarsi oltre l’ostacolo, senza fare troppi ragionamenti. Allo stesso modo Artù cerca di mitigare, con uno sguardo più umano, il punto di vista inflessibile e a volte crudele del padre. E’ un bel confronto generazionale, dove la gioventù porta il suo contributo di energia e di speranza, mentre chi è maturo, se da una parte mostra di avere una visione più vera e disincantata della realtà a causa dell’esperienza accumulata, è privo dello slancio necessario per voltare pagina.

Alla fine deve essere proprio questo il successo della serie Merlin: un lavoro , rivolto a un pubblico  giovanile  che esalta  la bellezza della gioventù e se la  sceneggiatura può esser considerata molto semplice, perchè va sempre diritto al punto, senza troppe giravolte,,  in realtà va intesa come magistrale armonia fra linguaggio adottato e pubblico target.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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EQUIPAGGIO ZERO - TROOP ZERO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/03/2020 - 16:34
 
Titolo Originale: Troop Zero
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Bert & Bertie
Sceneggiatura: Lucy Alibar
Produzione: Big Indie Pictures Escape Artists Juvee Productions
Durata: 94
Interpreti: McKenna Grace, Viola Davis, Jim Gaffigan, Allison Janney

Wiggly (Georgia), 1977. La piccola Christmas Flint, orfana di madre e figlia di un avvocato delle cause perse, decide di partecipare a un talent show organizzato dal gruppo scout delle Birdies. Il premio consiste nella possibilità di registrare un disco che verrà inviato dalla Nasa nello spazio e che potrebbe quindi essere ascoltato dagli alieni (oltre che, come spera Christmas, dalla sua mamma). Per iscriversi al talent show, però, Christmas ha bisogno di un “equipaggio” composto da altri quattro bambini e di qualcuno che accetti di allenarli e di aiutarli a conquistare i distintivi che occorrono per essere ammessi alla gara...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta una storia di riscatto e coraggio,e cinque ragazzi fino a quel momento abituati alla solitudine e alle continue prese in giro, imparano a conoscersi e a fidarsi gli uni degli altri.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film ha una struttura semplice, adatta al pubblico di riferimento e i protagonisti risultano tutti simpatici e Miss Rayleen (interpretata da Viola Davis) è molto materna
Testo Breve:

Cinque bambini che vivono in un contesto degradato partecipano a un talent show e in quel modo trovano amici e adulti che credono in loro. Una bella storia per tutti su Amazon Prime

Presentato al Sundance Film Festival nel 2019, Troop Zero è una simpatica commedia indipendente ora disponibile su Amazon Prime. Il film racconta una storia di riscatto e coraggio, che ha per protagonisti un gruppetto di bambini di una cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti. Ciò che accomuna Christmas Flint e i suoi amici è il fatto di essere degli outsider, cioè degli emarginati, all’interno della comunità in cui vivono: a Christmas manca la mamma e per questo le capita di farsi la pipì addosso quando è emozionata, Hell-No è una ragazzina di colore piuttosto manesca e aggressiva, Anne-Claire è una predicatrice evangelica in erba a cui manca un occhio, Smash ricorda più un animaletto che una bambina, con la sua tendenza a distruggere e a smontare tutto quello che le capita sotto mano, e Joseph, unico maschio del gruppo, è un ragazzino molto sensibile e più effeminato di quanto l’epoca e il contesto in cui è ambientato il film fossero disposti ad accettare.

Insieme, i cinque bambini costituiscono l’Equipaggio Zero, non-numero che viene assegnato loro dalla preside della scuola e madrina di un altro gruppo, ma che, più in generale, evidenzia la stima che gli altri hanno di loro. Davanti a questo affronto, Christmas non si scompone, sottolineando come lo zero sia “il simbolo dell’infinito” e chiedendo a Miss Rayleen (interpretata da Viola Davis), segretaria tuttofare di suo padre piuttosto scorbutica e dai molti rimpianti, di allenare il gruppo. Perché il talent show non è che la tappa finale di un lungo percorso, che presuppone che ciascuno dei membri dell’equipaggio abbia dimostrato di essere una “Birdie”, conquistando almeno un distintivo (una piccola targhetta che viene attaccata alla fascia dei membri e che certifica l’ottenimento di una particolare abilità degli scout, come “vendere biscotti”, “saper aggiustare qualcosa” o “trascorre una notte nel bosco”).

Durante i giorni di preparazione, i membri dell’Equipaggio Zero, fino a quel momento abituati alla solitudine e alle continue prese in giro, imparano a conoscersi e a fidarsi gli uni degli altri. Da questo e dalla passione di Christmas per lo spazio nascerà il tema del loro numero per il talent show, destinato comunque a lasciare un segno (se positivo o negativo, lo scoprirà lo spettatore!). Quel che è certo è che, al di là di come andrà la gara, i cinque bambini avranno trovato non soltanto dei nuovi amici, ma anche degli adulti disposti a credere in loro. Perché – in un contesto povero e degradato come quello di Wiggly, dove la popolazione vive tra roulotte e baracche fatiscenti – i bambini rappresentano la speranza per un futuro e un mondo migliore. Speranza che la piccola Christmas manifesta ogni volta che alza gli occhi verso il cielo, alla ricerca degli alieni.

Autore: Cassandra Albani.
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SARA E MARTI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/21/2020 - 12:20
 
Titolo Originale: Sara e Marti
Paese: Italia
Anno: 2018
Regia: Maria Sorrentino Prima stagione Emanuele Pisano Seconda stagione Emanuele Pisano Terza stagione
Sceneggiatura: Stefania Colletta, Angelo Pastore, Olimpia Sales
Produzione: The Walt Disney Company Italia e Stand by Me
Durata: 3 stagioni di 10 episodi su Disney Channel e RaiPlay
Interpreti: Aurora Moroni, Chiara del Francia

Sara e Marti sono due sorelle che hanno solo dieci mesi di differenza e per questo frequentano insieme l’ultima classe delle medie. Per l’inizio dell’anno scolastico si sono trasferite da Londra a Bevagna, perché il padre ha deciso, rimasto vedovo, di tornare nel suo paese d’origine per scrivere un libro. Se Marti accetta di buon grado il trasferimento, Sara, la più grande, ha nostalgia della grande metropoli e il piccolo centro umbro gli sta stretto. Il suo inserimento nella nuova realtà viene comunque facilitato dal ritrovare in classe Serena, una sua cara amica d’infanzia e nello scoprire che Ludovico, il bello della classe, la guarda con interesse. Ciò fa innervosire Benedetta, anche lei innamorata di Ludovico che decide di vendicarsi cercando di far in modo che Sara non vinca alla gara di ginnastica ritmica alla quale entrambe si sono iscritte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Fra i banchi di una scuola si sviluppano amicizie, invidie, innamoramenti ma si tratta globalmente di bravi ragazzi che maturano anno per anno, sostenendosi a vicenda
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto si sviluppa in modo semplice e lineare, privilegiando la spontaneità e la simpatia dei protagonisti
Testo Breve:

Sara e Marti lasciano Londra con il loro padre per stabilirsi a Bevagna. Dalle medie alle scuole superiori, partecipiamo alla crescita di queste due ragazze nella realistica semplicità della tranquilla vita di un piccolo borgo. Su Disney+ e su Raiplay (stagioni 21 e 2)

Questa serie è disponibile su Disney Channel fino alla terza stagione, mentre su RaiPlay si possono trovare le prime due stagioni.

Bevagna è un bellissimo borgo umbro, presso il quale sono state girate alcune scene di  Fratello sole, sorella luna (2006) e di  Don Matteo 6 e  ora è la località esclusiva per questo simpatico serial adolescenziale interamente italiano. I microcosmi delle aule delle medie e delle classi liceali sono state esplorate in tanti modi diversi, ma sembra quasi che si fronteggino due scuole e viene spontaneo domandarsi se siano più vere le storie a tinte forti (soprattutto in termini sessuali) che troviamo su certe piattaforme (i più recenti: Thirteeen, Euphoria, Elite, Sex Education,  Baby, Skam,..) oppure i racconti più tranquilli , che potremmo definire familiari, tipici della produzione italiana (Jams, Il collegio,  ). In posizione intermedia far i due poli si trova High School Musical: The Musical – la serie: allude senza mostrare, come quando Nini dichiara a Ricki il suo amore e lo fa in una camera da letto dove sono soli ma con i vestiti.

Si potrebbe rispondere molto semplicemente che i primi serial citati hanno la classificazione VM14 e quindi, di fatto solo i secondi sono delle storie di adolescenti fatte per essere viste da adolescenti.

Si può invece dire di più: i personaggi che animano questo Sara e Marti (ma anche Jams e Il Collegio) ci appaiono come dei veri adolescenti, mentre i serial americani citati sembrano il frutto di progetti scritti per cercare di attirare il pubblico con un p’ di scandalo.

Sara e Marti frequentano la scuola di Bevagna, fanno conoscenza con i loro compagni di scuola, alcuni sono simpatici, altri meno, nascono amicizie ma anche delle antipatie e, qualche volta, degli innamoramenti mentre ognuna/o di loro cerca di realizzarsi attraverso ciò che piace, cercando di individuare la propria vocazione

Tutto quindi banale e prevedibile ma realistico, perché alla fine parliamo di ragazzi di 14-16 anni, se consideriamo che la serie è ormai arrivata alla terza stagione, corrispondenti quindi a tre anni scolastici.

Il piccolo segreto del serial che dà ragione a  questo successo prolungato non sta nei fatti che avvengono, tutti facilmente prevedibili, ma dalla simpatia che scaturisce dai personaggi, ben caratterizzati. Sara è più spigolosa, reagisce d’istinto e si infiamma subito ma è anche pronta a calmarsi e a chiedere scusa; Marti è più dolce e riflessiva (legge molti libri), comprensiva verso tutti e irrimediabilmente buona. Fra i ragazzi, indubbiamente il più simpatico è Nicola, “il re degli scherzi”, che sotto la sua aria scanzonata e burlona nasconde un animo gentile. Un vero spasso sono i due gemelli, Luigi e Guido, che studiano poco ma sono sempre pronti a darsi una mano. Ludovico, il “bello” della classe è purtroppo solo bello, mentre le “cattive” di turno, come sempre succede in questi serial, sono i personaggi meno riusciti (Benedetta nella prima stagione, Virginia nella seconda): non si comprende mai da dove origina il livore che manifestano, questo dare colpi bassi alle loro presunte avversarie, probabilmente segno di grande insicurezza.

Il successo dei personaggi beneficia anche dello stile narrativo adottato. Viene sfruttato al massimo il format del mockumentary (ogni volta che un/a ragazzo/a parla, veniamo a sapere anche a cosa sta pensando) che sta diventando quasi uno standard per le teen-comedy e ha l’indubbio vantaggio di una narrazione semplice e chiara; inoltre il copione è stato ridotto al minimo e i giovani protagonisti sono stati invitati a esprimersi spontaneamente.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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KLAUS - I SEGRETI DI NATALE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/11/2020 - 09:45
 
Titolo Originale: Klaus
Paese: Spagna
Anno: 2019
Regia: Sergio Pablos
Sceneggiatura: Sergio Pablos, Zach Lewis, Jim Mahoney
Produzione: Sergio Pablos Animation Studios, Atresmedia Cine
Durata: 98

Jesper frequenta svogliatamente l’accademia di posta. Suo padre, che ne è il direttore, visto lo scarso rendimento del figlio lo spedisce sulla più remota isola del nord del paese, da cui potrà andarsene solo quando avrà consegnato 6000 lettere. L’impresa è quasi impossibile in un paese diviso dall’odio, i cui abitanti a stento si parlano, ma dal suo incontro con il burbero Klaus nascerà la mitica figura di Babbo Natale.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Jesper, un giovane postino indolente ed egocentrico riesce alla fine a ripristinare pace e concordia in un paese dove prevaleva la diffidenza e l’odio
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il creatore, Sergio Pablos, creatore del celebre Cattivissimo Me, ed è risultato particolarmente adatto ad unire un racconto classico con una prospettiva moderna e originale. In controtendenza rispetto alle mode del momento, il film è stato interamente disegnato a mano e realizzato con animazione tradizionale 2D, ma illuminato con l’ausilio della CGI
Testo Breve:

Il postino Jasper, nel  recapitare la posta nel Nord del suo paese, conosce  un omone che è bravo a costruire giocattoli. In questo cartone Netflix viene spiegata la genesi del Natale e dei suoi valori tradizionali, non quelli religiosi ma umani

Il primo lungometraggio animato prodotto direttamente per Netflix è un piccolo gioiello: un film capace di rimettere al centro i valori tradizionali del Natale senza risultare mai stucchevole o buonista.

Sarà perché il creatore, Sergio Pablos, dopo essere cresciuto alla scuola della Disney, ha creato la celebre franchise di Cattivissimo Me, ed è quindi particolarmente adatto ad unire un racconto classico con una prospettiva moderna e originale.

Klaus, infatti, cerca di restituire al pubblico il personaggio classico per eccellenza, Babbo Natale, tanto famoso quanto usurato da lunghi anni di utilizzo a fini commerciali. E lo fa attraverso una origin story che non va a esplorare le reali radici cristiane del personaggio, ma ne reinventa la storia a partire da una domanda ironica: cosa succederebbe se tutto quello che c’è di buono e bello in Babbo Natale fosse dovuto alle azioni del personaggio più egoista e imperfetto che si possa immaginare?

Nasce così Jesper, postino indolente e egocentrico, che viene spedito dal padre nella tetra e glaciale Smeerensburg con la missione di recapitare 6000 lettere. Ma in un paesino lacerato da faide millenarie, in cui gli abitanti stanno sbarrati nelle proprie case quando non sono impegnati a farsi la guerra fra loro, non è facile trovare qualcuno che voglia mandare una lettera. Solo quando Jesper porterà per sbaglio il disegno di un bambino al rude e misterioso Klaus e questi gli regalerà in cambio un giocattolo, qualcosa inizierà impercettibilmente a cambiare nell’isola…

Il motore della storia sono giustamente i bambini, perché sono gli unici a non essere ancora imprigionati nelle tradizioni di odio e rancore, ormai prive di ogni fondamento, che le loro famiglie si trasmettono di generazione in generazione. Ma il protagonista rimane lui, Jesper, che inizia a seminare il bene senza volerlo, anzi, mentre cerca con tutti i mezzi una strada che gli permetta di uscire da quell’inferno e ritornare alla sua comoda quotidianità. È un personaggio credibile e simpatico, proprio perché non ha niente di eroico. Il suo unico merito è quello di riconoscere la bellezza di quanto involontariamente sta facendo succedere e nel non abbandonarla più, fino a farsi cambiare da essa.

Su questo nucleo tematico si innestano tutti gli elementi che tradizionalmente appartengono alla “mitologia” di Babbo Natale: la slitta, le renne, l’abitudine di entrare in casa attraverso i camini, il carbone ai bambini cattivi… fino ad arrivare agli aiutanti “magici”. Ma tutto trova qua una spiegazione logica e terrena, oltre che divertente. Un tocco di magia torna solo nel finale, per rendere eterno quel che abbiamo visto poter accadere nella vita di tutti i giorni.

Una nota di merito va anche all’aspetto tecnico perché, in controtendenza rispetto alle mode del momento, il film è stato interamente disegnato a mano e realizzato con animazione tradizionale 2D, ma illuminato con l’ausilio della CGI. Un punto in più di unione fra tradizione e modernità, che magari non viene percepito subito, ma aiuta a creare un universo visivo insolito, sorprendente per i bambini e capace di restituire agli adulti un ricordo dei cartoni che hanno reso magica la loro infanzia.

 

Autore: Giulia Cavazza
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'IMPERO OTTOMANO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/11/2020 - 20:23
 
Titolo Originale: Rise of Empires: Ottoman
Paese: Turchia
Anno: 2020
Regia: Emre Şahin
Sceneggiatura: Kelly McPherson
Produzione: Karga Seven Pictures STX Television
Durata: 6 puntate su Netflix
Interpreti: Charles Dance,Cem Yiğit Üzümoğlu,Tuba Büyüküstün

Nel 1451 Maometto II, a soli 19 anni, diventa sultano dell’Impero Ottomano. Giovane e ambizioso, desidera abbinare il suo nome alla conquista di Costantinopoli dopo che 23 eserciti, prima di lui, hanno fallito nell’impresa. Ha dalla sua un esercito numericamente superiore, cannoni mai visti prima, lunghi 8 metri per demolire le difese della città ma i cristiani sono protetti dalle mura formidabili fatte costruire dall’imperatore Teodosio e da una guida audace ed esperta: il mercenario genovese Giovanni Giustiniani…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una ricostruzione attendibile dell’assedio e della caduta di Costantinopoli anche se viene approfondito di più il punto di vista degli ottomani
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di battaglie violente
Giudizio Artistico 
 
Ottima ricostruzione delle scene di combattimento ma poco sviluppata la psicologia dei personaggi
Testo Breve:

I due mesi dell’assedio e poi la caduta di Costantinopoli raccontati con dovizia di mezzi e accuratezza nei particolari nel format di una docu-fiction con un buon valore didattico

Con la caduta di Costantinopoli nel 1453, terminò anche, dopo 1058 anni, l’impero Romano d’Oriente. Un evento epocale che segnò i destini dell’Europa e del Medioriente, troppo presto dimenticato.  Questa produzione turca distribuita da Netflix cerca di sopperire a questa lacuna e si presenta con il format di una docu-fiction: ricostruzioni romanzate delle varie fasi del combattimento e dei principali protagonisti si alternano ai commenti di esperti della storia di quel tempo. Si tratta di un format che ha i suoi rischi soprattutto per il modo con cui gli studiosi interrompono continuamente la narrazione ma dall’altra siamo guidati lungo una ricostruzione che ha la garanzia di una buona adesione ai fatti, così come sono realmente accaduti. In sei puntate assistiamo alle vicende alterne dei due mesi di assedio e il serial ricostruisce molto bene lo sforzo poderoso ed estenuante che fu necessario, per gli ottomani, per raggiungere l’obiettivo con esiti alterni, nonostante la loro chiara superiorità numerica, contrastata dal valore dei difensori. 
All’inizio dell’assedio i turchi dispongono di  una manifesta superiorità tattica : hanno acquisito cannoni lunghi otto metri, mai visti prima, in grado di danneggiare le poderose mura della città (una superiorità che ritroveremo a parti invertite nel 1683  quando il campo delle truppe  turche che avevano assediato Vienna  fu devastato dai colpi dei cannoni cristiani, episodio raccontato in  11 settembre 1683 di Renzo Martinelli) . Ma la lega con cui erano stati costruiti era fragile e ogni tanto scoppiavano. Seguono i vari tentativi di assalto alla città anche dal lato del mare (molto ben realizzata la ricostruzione delle battaglie navali e le piantine dall’alto) che culmina nell’episodio del trasporto di 70 navi mussulmane via terra, aggirando la colonia genovese Galata, per penetrare di sorpresa nel Corno d’Oro. Si tratta di continui attacchi, riti

rate, iniziative sempre più temerarie dove risaltano l’astuzia e la determinazione del sultano, il coraggio disperato delle truppe cristiane di Giovanni Giustinani, l’ambiguità dei genovesi che da una parte non voglio

no disattendere i lucrosi accordi commerciali con Maometto II ma dall’altra inviano alla popolazione assediata navi con viveri e truppe fresche.

Dice un proverbio del profeta Maometto “sicuramente tu, nazione islamica, conquisterai Costantinopoli e quanto magnifico sarà il comandante di quella nazione e quanto meraviglioso sarà l’esercito di quella nazione” E’ quanto anima il giovane sultano ed è indubbio che la fiction si ponga dalla parte dei turchi anche se riconosce il valore degli assediati. Il protagonista principale resta il sultano, ossessionato dall’obiettivo di dare vita a un grande impero e partecipiamo poco alle ansie dei cristiani che vedono cadere un mondo che era rimasto stabile per mille anni. Non c’è alcun accenno all’ultima messa celebrata nella basilica di Santa Sofia proprio quando arrivavano gli assalitori e si sorvola sul saccheggio e le violenze perpetrate quando gli ottomani riescono a entrare in città.  Manca inoltre un inquadramento storico della situazione dell’Impero Romano d’Oriente prima dell’assedio, che evidenziasse come questo si era molto ridotto come estensione territoriale e come fonti di guadagno.  Un limite è anche il modo con cui sono stati ritratti i protagonisti, ingabbiati nelle loro caratterizzazioni.

Il serial si fa apprezzare per la chiarezza con cui narra l’evolversi dell’assedio, supportato sia da un’ottima CG che dalla possibilità di fare riprese direttamente nei luoghi di Istanbul che videro quelle vicende. Si può dire che pur nella sua parzialità, ha un indiscutibile valore didattico.

Disponibile su Netflix in lingua italiana

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CRASH LANDING ON YOU

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/07/2020 - 12:39
 
Titolo Originale: Sarangui bulsichak
Paese: Corea del Sud
Anno: 2019
Regia: Lee Jeong-hyo
Sceneggiatura: Park Ji-eun
Produzione: Studio Dragon, Culture Depot
Durata: 16 puntate di 60' su Netflix
Interpreti: Hyun Bin: Ri, Son Ye-jin

Yoon Seri è una giovane donna manager della Corea del Sud, che ha fondato la propria azienda di abbigliamento e skincare ed è anche la migliore venditrice dei suoi prodotti perché si fa  fotografare assieme ai suoi famosi, presunti, fidanzati con abiti e orecchini appena lanciati. Proprio per lanciare una nuova tuta sportiva, si fa riprendere mentre si esibisce in un paragliding ma un vento imprevisto la fa atterrare, incolume, fra i boschi della Corea del Nord. Viene scoperta e aiutata dal capitano Rie on-hyuk . Il capitano dovrebbe arrestarla perché potrebbe essere una spia ma alla fine accetta di tenerla in segreto nella sua casa in un villaggio di confine, in attesa di trovare il momento più opportuno per farla tornare in patria…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La fiction trasmette un chiaro messaggio a favore della speranza per una prossima riunificazione delle due Coree
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La fiction si fa apprezzare per la grande professionalità nella composizione del racconto e la simpatia di tutti i personaggi
Testo Breve:

Lei e una ricca imprenditrice sudcoreana, lui un capitano dell’esercito della Corea del Nord. Cosa succederà se lei per sbaglio si ritrova oltre il confine? Verrà denunciata o salvata dal capitano? Su queste premesse si sviluppa un serial di qualità di grande successo

Bisogna dire che è un momento d’oro per il cinema e la televisione sud coreane: dopo la conquista dell’oscar 2020 con Parasite, ecco che arriva in Italia, trasmesso da Netflix, la fiction: Crash Landing on You trasmesso nel 2019 da Tvn, la Hbo coreana, che è per loro una delle serie più viste di sempre  E’ stato molto apprezzato anche nel resto dell’Asia e l’hashtag #CrashLandingOnYou è diventato il primo su Twitter.

Si tratta di un successo pienamente meritato. Fra i due protagonisti, lei, interpretata da Son Ye-jin, gioiosa e comunicativa, lui, interpretato da  Hyun Bin, tutto d’un pezzo, poco socievole ma di solidi principi, si sviluppa una dialettica di  contrasto-attrazione ben costruito. Le puntate sono organizzate in modo che nuovi personaggi, ulteriori approfondimenti sulla vita passata dei protagonisti, vengano rilasciate gradualmente, alimentando continue sorprese a ogni puntata. Noi europei dobbiamo solamente abituarci a vedere un serial secondo il formato K-drama che vuol dire, in questo caso specifico, 16 puntate di un’ora ciascuno. Ci eravamo già abituati a vedere una Corea del Sud che beneficia di florida ricchezze in perfetto stile occidentale (Parasite, Burning- l’amore brucia) e di forti contrasti sociali ma sicuramente sapevamo ben poco della vita quotidiana della Corea del Nord. La sorpresa è che si è trattata di una sorpresa anche per i sudcoreani, perché per la prima volta gli abitanti che abitano a nord del 38mo parallelo non sono mostrati come dei cattivi ma cordiali contadini o simpatici soldati, immischiati anche loro in problemi di corruzione. Dei nordcoreani talmente “normali” da scatenare le reazioni del Partito Cristiano Liberale che ha protestato per la troppa simpatia mostrata verso una nazione da considerare nemica. In realtà è proprio questa la sfida vinta da questa fiction: mostrare che al di qua e al di là delle barriere di confine esiste un solo popolo che  deve tornare a riunirsi. Da tanti dettagli si percepisce che è stato fatto un lavoro altamente professionale per ricostruire la vita in un villaggio nordcoreano: la luce viene staccata durante la notte, in mancanza di frigorifero la carne viene conservata in barattoli di sale e si preparano tante conserve; i bambini si organizzano in plotoni per marciare, la mattina, verso la scuola, cantando inni patriottici; i prodotti di consumo sudcoreani, importati clandestinamente, vanno a ruba.

Ma l’aspetto che forse è stato risolutivo per il successo di questa serie è proprio la tonalità narrativa adottata: un tono scherzoso ma non leggero, che non sfocia mai nella commedia perché i temi trattati sono spesso seri ma si tratta di pennellate di sorriso che servono a rendere scorrevole il racconto e che si avvale, oltre ai due protagonisti, di due irresistibili gruppi di personaggi secondari: i simpatici  e pasticcioni soldati al servizio del capitano Ri e le comari curiose e pettegole del piccolo villaggio.

Disponibile su Netflix in lingua originale con sottotitoli

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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