UNA PICCOLA IMPRESA MERIDIONALE

103 minDiseducativo  

Don Costantino è un ex prete che, per evitare che in paese si sappia della sua nuova condizione, è stato confinato dalla madre Stella in un vecchio faro dismesso, di loro proprietà. Costantino viene presto raggiunto da altre persone che non sanno dove andare: Arturo, il marito di sua sorella che è stato abbandonato, una prostituta che desidera mettersi a riposo e sua sorella stessa che in realtà convive con un’altra donna…

Rocco Papaleo realizza un modesto film ideologico allineato alle mode correnti che vuole  mostrare come la Chiesa e certi pregiudizi della società ancora si accaniscono contro le coppie lesbiche, i divorziati, le prostitute


Valori Educativi



Il film cerca di costruirsi nemici che non esistono per sottolineare presunti pregiudizi nei confronti di coppie lesbiche, divorziati, cornuti, ex-preti e prostitute. Uno sbrigativo disprezzo nei confronti della religione.

Pubblico

Diseducativo

Alcune sequenze di nudo. Film sconsigliato per lo sbrigativo disprezzo mostrato verso chi ha una fede

Giudizio Artistico



Film a tema, ideologico e discontinuo. Bravi gli attori e fotografia molto bella

Cast & Crew

La Nostra Recensione

La malattia che corrode ormai da troppo tempo il cinema italiano si ripresenta inesorabilmente anche in questa opera seconda di Rocco Papaleo. Peccato, perché “Basilicata coast to coast” si era appoggiato sullo zoccolo duro di una “meridionalità” intimamente sentita, fonte inesauribile di ispirazione per tanti film.

Questa volta anche Rocco scivola sulla buccia di banana dell’ideologia celebrale, per nulla originale ma ossequiosa delle mode correnti. Solo i bellissimi panorami della costa sarda reggono l’impalcatura della cornice meridionale, mentre tutto il resto è una metafora artificiale e posticcia.

La storia si svolge intorno a una faro abbandonato, rifugio-simbolo dei reietti dei “poteri forti” (leggi la Chiesa) e dai pregiudizi della società di oggi. Quali sono questi reietti? Un prete spretato che ha avuto una relazione con una donna, un marito cornuto che non può più sostenere le derisioni della gente del paese, due ragazze unite da un amore lesbico, un padre divorziato che non vuole che sua figlia stia con la madre, una prostituta che a quarant’anni decide di mettersi in pensione ma non sa dove andare ed infine la stessa mamma del sacerdote, che non può più vivere in paese dopo che tutti hanno saputo delle vicissitudini del figlio.

Questo avvio del racconto è già sufficiente per mostrarne tutta la forzatura ideologica: l’Italia è uno dei paesi più tolleranti del mondo e sarebbe interessante sapere in quale parte dell’Italia meridionale di oggi ci sono ancora i ragazzini che per strada deridono il cornuto di turno.

La metafora continua: questi parìa superano le reciproche diffidenze iniziali, solidarizzano fra loro ed iniziano a riparare quella costruzione fatiscente per farla diventare un albergo rustico. Alla fine dei lavori il  faro viene acceso ed è questa la  nuova “luce” che illumina la loro umanità che ha ormai ritrovato una ragione per vivere con dignità.

Ma c’è ancora da fare i conti con “gli altri”: quelli del paese, che sono stati tutti invitati alla serata inaugurale dell’albergo.

Qui l’ex-sacerdote si pone dietro un tavolo che sta per diventare uno pseudo-altare; davanti a tutti dichiara che la religione è soprattutto un bel sentimento personale e che non si è mai sentito un vero sacerdote come adesso, che sta per “unire” le due ragazze lesbiche, rigorosamente vestite di bianco con il velo.  Improvvisa una formula per questo nuovo rito che per fortuna non contempla la frase “finché morte non vi separi” ma un più prosaico “finché non sentirete amore l’una per l’altra”.

Gli “altri” si allontanano disgustati mentre un sacerdote, fra di loro, grida: “vergogna!”

Di critiche sulla religione e chi la pratica se ne possono fare ovviamente tante ma quella espressa da Rocco Papaleo come attore, regista e sceneggiatore è solo uno sbrigativo e incolto disprezzo che paradossalmente getta una luce sinistra proprio sull’ideologia che voleva difendere, quella dell’uguaglianza fra i matrimoni etero ed omosessuali.
Quella cerimonietta che vede unite due ragazze, quel generico “stare insieme almeno finché vi vorrete bene”, in nessun caso può venir proclamato come una avvenuta acquisizione dell’uguaglianza con il matrimonio eterosessuale.

Anche quella sua orgogliosa affermazione su quale sia la vera fede, qui ridotta a spicciola  psicologia individuale, sembra solo uno sbrigativo segno di matita tracciata sopra duemila anni di santi e di riflessioni teologiche. 

Si ride in modo discontinuo in questo film: Rocco Papaleo si mostra molto bravo nel dirigere gli attori ma pessimo nella sceneggiatura.Un vero scivolone per lui, che se voleva dimostrare di avere la capacità di condurre un film oltre che di recitare (e ci sta riuscendo) si è dimostrato troppo sbrigativo nella scrittura. e superficiale nelle sue riflessioni sull'uomo e sulla fede.

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Titolo Originale Una piccola impresa meridionale
Paese ITALIA
Etichetta
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