UN BEL GIORNO
Un bel giorno è una commedia che non ha pretese di complessità ma che racconta con sincerità il percorso di due adulti verso una nuova consapevolezza di sé e verso la costruzione di una famiglia allargata. Famiglie ricomposte, seconde possibilità, la fatica e la gioia di crescere insieme, il coraggio di rimettersi in gioco dopo un lutto o una separazione: il film affronta questi temi con leggerezza ma senza superficialità, ricordandoci che per donare pienamente agli altri bisogna prima ritrovare se stessi. In sala
Tommaso (Fabio De Luigi) è vedovo da otto anni, vive con quattro figlie di età ed indole diverse e gestisce un’azienda di infissi. Lara (Virginia Raffaele), separata da anni, lavora in banca e ha tre figli maschi. Si incontrano a una festa e, grazie all’intervento delle figlie di lui, quell’incontro casuale diventa una storia d’amore. La parte più complicata? Far andare d’accordo i rispettivi sette figli, ciascuno con le proprie resistenze e diffidenze verso questa nuova famiglia che si sta formando.
Valori Educativi
Sul piano dei valori trasmessi, Un bel giorno offre una rappresentazione positiva e rassicurante delle famiglie ricomposte, mostrando come le seconde possibilità possano essere occasioni di crescita per tutti i membri del nucleo familiare. Il messaggio implicito è che l’amore — sia quello romantico che quello familiare — non si esaurisce con la prima esperienza, e che dopo il dolore è possibile ricostruire legami altrettanto autentici e profondi. Inoltre alla vedovanza c’è la desolazione di una donna che è stata abbandonata con figlio
Pubblico
10+Alcune allusioni sessuali. Saltuario turpiloquio
Giudizio Artistico
Non è un film che rimarrà nella storia del cinema italiano, ma è un’opera onesta e ben confezionata. La regia è solida senza essere particolarmente ispirata: De Luigi dimostra mestiere e confidenza con i meccanismi della commedia italiana, ma non osa particolari sperimentazioni visive o narrative. Il film scorre piacevole, ben ritmato, senza tempi morti ma anche senza particolari picchi di intensità drammatica o comica.
Cast & Crew
Fabio De Luigi
Virginia Raffaele
Regia
Fabio De Luigi
Sceneggiatura
Furio Andreotti
Giulia Calenda
Fabio De Luigi
Our Review
Le famiglie di oggi sono spesso costruzioni complesse, fatte di pezzi che si ricompongono dopo fratture dolorose. Lutti, separazioni, figli da crescere da soli: la realtà contemporanea ha ridisegnato profondamente il concetto stesso di nucleo familiare, moltiplicando le sfide ma anche le possibilità di ricominciare. È in questo panorama che si inserisce Un bel giorno, quarto film come regista e sceneggiatore di Fabio De Luigi, che conferma il suo interesse per le dinamiche familiari contemporanee dopo Tiramisù, Tre di troppo e 50 km all’ora.
La storia di Tommaso e Lara è, in fondo, quella di molti adulti che si ritrovano a dover ricostruire una vita dopo che il destino l’ha spezzata. Lui, vedovo da otto anni con quattro figlie, si è rifugiato nel lavoro e nella routine paterna fino a dimenticare chi era prima di diventare solo “papà”. Lei, separata con tre figli maschi, ha fatto del sacrificio materno la sua unica identità, mettendo sempre i bisogni dei ragazzi davanti ai propri desideri.
Il loro incontro casuale a una festa — favorito dall’intervento attivo delle figlie di Tommaso, che vedono nel padre un uomo che ha smesso di vivere — diventa il punto di partenza per una duplice scoperta. Non si tratta solo di trovare un nuovo amore, ma di ritrovare quella parte di sé che era stata seppellita sotto il peso del dolore e delle responsabilità quotidiane. Per essere genitori migliori, scoprono entrambi, bisogna innanzitutto tornare a essere persone complete, non solo padri o madri.
Questa intuizione rappresenta forse il nucleo più interessante del film dal punto di vista educativo. Troppo spesso la cultura contemporanea propone modelli di genitorialità totalizzante, in cui l’adulto annulla se stesso in funzione dei figli. Un bel giorno suggerisce invece che prendersi cura di sé non è egoismo ma premessa necessaria per donare pienamente agli altri, anche ai propri figli. Un messaggio particolarmente importante per quei genitori single che, schiacciati dalle responsabilità, rischiano di perdere di vista la propria identità personale.
La sceneggiatura non reinventa nulla e segue binari piuttosto prevedibili, ma costruisce con onestà una storia che parla alle famiglie di oggi, con le loro complessità e le loro seconde possibilità. Il vero ostacolo alla relazione tra Tommaso e Lara non sono i fantasmi del passato ma i sette figli, ciascuno con le proprie resistenze e diffidenze verso questa nuova configurazione familiare che si va delineando.
I personaggi secondari — i ragazzi e la madre di Lara — funzionano più come coro che come individui pienamente sviluppati. Manca forse un approfondimento maggiore delle loro singole personalità, ma questo è anche comprensibile considerando il numero elevato di figure in scena. Ciononostante, contribuiscono efficacemente al quadro d’insieme, rappresentando le diverse reazioni possibili di fronte al cambiamento familiare.
Particolarmente encomiabile è la delicatezza con cui viene affrontato il tema della disabilità attraverso uno dei figli: senza retorica né pietismo, il film mostra come l’accoglienza e la normalità nella vita quotidiana siano la risposta più autentica. Non c’è enfasi drammatica né celebrazione eroica, solo la rappresentazione di una condizione che fa parte del tessuto familiare come tanti altri elementi.
L’intesa tra De Luigi e Raffaele funziona e sostiene la narrazione, anche se non raggiunge i livelli migliori di cui entrambi si sono dimostrati capaci in altre occasioni. Il tratto romantico e quello comico mantengono un buon equilibrio che regge per tutta la durata del film, evitando sia gli eccessi melodrammatici che la tentazione di ridurre tutto a farsa.
A tratti emergono le macchiette comiche con cui De Luigi esordì in televisione: garantiscono risate e momenti di leggerezza, ma possono dare la sensazione di “già visto” a chi conosce il percorso artistico dell’attore romagnolo. Sono concessioni al pubblico che si aspetta un certo tipo di comicità, e in quanto tali funzionano, ma talvolta spezzano il tono più intimo e riflessivo del racconto.
La regia è solida senza essere particolarmente ispirata: De Luigi dimostra mestiere e confidenza con i meccanismi della commedia italiana, ma non osa particolari sperimentazioni visive o narrative. Il film scorre piacevole, ben ritmato, senza tempi morti ma anche senza particolari picchi di intensità drammatica o comica.
Sul piano dei valori trasmessi, Un bel giorno offre una rappresentazione positiva e rassicurante delle famiglie ricomposte, mostrando come le seconde possibilità possano essere occasioni di crescita per tutti i membri del nucleo familiare. Il messaggio implicito è che l’amore — sia quello romantico che quello familiare — non si esaurisce con la prima esperienza, e che dopo il dolore è possibile ricostruire legami altrettanto autentici e profondi.
Il film affronta anche il tema del lutto e della separazione con rispetto e delicatezza, senza forzare guarigioni miracolose ma mostrando come, con tempo e paziente costruzione quotidiana, sia possibile trovare un nuovo equilibrio. Per i bambini e i ragazzi che vivono situazioni familiari simili, vedere rappresentate sullo schermo le proprie sfide e paure può essere confortante e normalizzante.
Un bel giorno è una commedia che non ha pretese di complessità ma che racconta con sincerità il percorso di due adulti verso una nuova consapevolezza di sé e verso la costruzione di una famiglia allargata. Famiglie ricomposte, seconde possibilità, la fatica e la gioia di crescere insieme, il coraggio di rimettersi in gioco dopo un lutto o una separazione: il film affronta questi temi con leggerezza ma senza superficialità, ricordandoci che per donare pienamente agli altri bisogna prima ritrovare se stessi.
Il risultato finale è una commedia rassicurante che parla al cuore delle famiglie di oggi, capace di far sorridere e al contempo di toccare corde emotive sincere. Non è un film che rimarrà nella storia del cinema italiano, ma è un’opera onesta e ben confezionata che merita di essere vista in famiglia, magari come occasione per avviare conversazioni importanti su temi che riguardano molti nuclei familiari contemporanei.
Autore: Francesco Marini
Details of Movie
| Paese | ITALIA |
|---|---|
| Tipologia | Film |
| Tematiche (generale) | Amore e Famiglia |









There are no reviews yet.