THE GILDED AGE

20229 episodi di 50-80 min16+   ,

Nella New York di fine ‘800 si incrociano le storie di molti personaggi: nuovi ricchi in cerca di riconoscimento sociale, afroamericane che lottano per un riconoscimento della loro professionalità. Un affresco molto ricco ma dove non si coglie l’anima dei personaggi

New York 1882. Tra la Sessantunesima Strada e 5th Avenue  il neo-ricco e re delle ferrovie George Russell ha completato la sua splendida magione che gli dovrà consentire, con l’aiuto della moglie e fidata complice Bertha, di entrare a far parte nella “società che conta” quella che si raccoglie intorno a lady Astor e che fa risalire le sue origini alle prime migrazioni. Sul lato opposto della strada, la casa dei van Rhijn, abitata dalle sorelle Agnes e Ada, orgogliose custodi delle “vecchie” tradizioni. Dalla Pennsylvania viene ad abitare con loro Marian, la giovane nipote figlia del loro fratello, ora defunto, che ha dissipato tutte le sue fortune.  Marian è accompagnata da Peggy Scott, una giovane di colore che riesce a trovare lavoro in casa Rhijn come segretaria di Agnes. Si tratta per lei di un’ottima occasione perché riuscirà in questo modo a dedicarsi alla sua passione: scrivere romanzi..


Valori Educativi



Due donne cercano di realizzare loro stesse, una per cercare l’amore, l’altra per affermarsi professionalmente.

Pubblico

16+

Nudo frontale femminile. Due uomini a letto parzialmente nudi in affettuosità omosessuale. Una ragazza risulta essere stata abusata dal padre

Giudizio Artistico



Ricostruzione degli ambienti e dei costumi particolarmente accurata; la sceneggiatura evidenzia la complessità e le tensioni della società del tempo ma non completa il profilo intimo dei personaggi

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Diciamo subito che questa serie TV realizza una ricostruzione della New York e della società americana ai tempi della Gilded Age, estremamente accurata.

E’ l’età dell’arrivo a New York della borghesia degli affari e del denaro (Vanderbilt, Gould , Rockefeller), della costruzione di sontuose dimore magnificamente arredate con pezzi provenienti dall’Europa.  Il tempo anche di un’etichetta rigorosa e di regole sociali che separavano chi ne era dentro da chi ne era fuori. Un universo che ci è stato raccontato da Edith Wharton e Henry James.

La moda del tempo dei neo-ricchi era quella di trasferirsi da Uptown a Downtown. George Russell che impersona quello che è stato nella realtà Vanderbilt, il tycoon delle ferrovie, costruì effettivamente un sontuoso palazzo che fu chiamato Petite Chateau, realizzato dall’architetto alla moda Richard Morris Hunt e rigorosamente arredato con mobilia e suppellettili provenienti dall’Europa.

Mrs Caroline Webster Schermerhorn Astor era l’augusta sovrana della società di New York: si diceva che le sue feste fossero limitate a 400 persone appartenenti a non più di 25 delle “vecchie” famiglie. Era lei che decideva chi doveva considerarsi in e chi out.

Viene dato il giusto rilievo anche a Clara Barton, la fondatrice della Croce Rossa americana: era infatti opportuno che le signore della buona società si occupassero sopratutto di beneficenza. Ma anche di  Timothy Thomas Fortune, giornalista ed editore, diventato poi una delle personalità più influenti della comunità afroamericana, che conosciamo quando Peggy trova finalmente un editore che vuole ingaggiarla come giornalista.

Non manca il rilievo dato alle novità tecnologiche del tempo: in una delle ultime puntate si fa riferimento alla “Guerra delle correnti” che si svolse proprio in quegli anni e che vide su fronti opposti Thomas Alva Edison (corrente continua) e Nikola Tesla (corrente alternata).

Come si può vedere, si tratta di un affresco rigorososamente ricostruito di un’epoca, che si giova, come fattore non secondario, dei magnifici costumi di Kasia Walicka-Maimone.

Bisogna ora vedere come si muovono i personaggi di fronte a questo stupendo fondale; analisi tanto più interessante in quanto l’ideatore è Julian Fellowes, lo stesso di Downton Abbey e la distribuzione del serial è avvenuta a ridosso del successo di un altro period drama: Bridgerton, ambientato in Inghilterra appena sessanta anni prima.

La regola d’oro del romanzo storico viene rispettata: ricostruzione dei costumi e delle scenografie del tempo in modo rigoroso ma i protagonisti agiscono mossi da pulsioni assolutamente attuali. Ecco che Marian vuole sposare chi ama e non chi le può risultare più conveniente; Peggy si batte per esser riconosciuta per quello che è: una brava scrittrice nordafricana mentre George Russel vuole abbattere la cortina formale che separa i nuovi dai vecchi ricchi.

Eppure, c’è qualcosa che manca: è come se non si trovasse l’anima del racconto. Agnes rappresenta l’orgogliosa paladina della vecchia New York (ogni parallelo con la Violet di Downton Abbey -interpretata da una prodigiosa Maggie Smith – è fuori luogo) pronta a sentenziare, in ogni puntata, ciò che è lecito e ciò che non lo è a esprimere una lista di regole che sono dette ma non vissute. I Rhijn, gli Astor, si dichiarano orgogliosi delle loro tradizioni ma nulla ci viene raccontato o visto di questo glorioso passato, in modo da farcelo “sentire”.

Le due realtà, quella dei piani di sopra e l’altra dei piani di sotto, che avevamo seguito molto bene in Downton Abbey viene qui ripetuta ma sono come due realtà parallele che comunicano solo negli aspetti formali del servizio svolto (un tentativo di forzare la barriera viene immediatamente respinto).

Occorre anche aggiungere un certo ritmo lento della narrazione; manca il classico espediente del colpo di scena a fine episodio di cui invece abbonda Bridgerton , che  ti lascia con la curiosità di andare subito a vedere il successivo.

Gli attori e le attrici sono bravi ma non eccellono: una menzione particolare va fatta per Carrie Coon, nella parte di Bertha, la moglie del magnate delle ferrovie che cerca con determinazione di perseguire l’obiettivo della scalata sociale all’establishment newyorkese.

Il “cuore caldo” di Downton Abbey era stato la nobiltà d’animo dei protagonisti, riscontrabile sia in coloro che vivevano al piano di sopra come in quelli che lavoravano a pianterreno a cui va aggiunto  un sentito amore  per le tradizioni che contano;  Bridgerton ci ha invece appassionato per la più prevedibile delle storie: il primo incontro, il conoscersi, il palpitare, lo sposarsi di un lui e di una lei.

In The Gilded Age ci sono molte ricerche per un posto migliore  (George Russel che compie la sua scalata sociale, Marian che desidera sposarsi per amore, la afroamericana Peggy che vuole affermarsi come giornalista) ma ci sembra di assistere, al più ad una appassionante partita; manca invece la possibilità di riuscire a entrare nel cuore dei personaggi

Autore: Franco Olearo

Altre Informazioni

Paese  USA
Pubblico
Tipologia
Titolo Originale The Gilded Age
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