QUASI FAMOSI

2000122'Diseducativo  

Già nel suo primo film di successo (Singles, del 1992) Cameron Crowe aveva reso omaggio al mondo della musica e degli artisti, quelli della Seattle anni ‘80-’90. Poi, con Jerry Maguire (1996) ava scelto di raccontare l’ambiente dello sport e della promozione ad esso legata, sempre mantenendo il suo tocco leggero ed al contempo profondo.

Valori Educativi



Concezione positiva dell’amicizia ma indulgenza verso il sesso e la droga

Pubblico

Diseducativo

Per il linguaggio, l’ uso di droga, alcune nudità e l’iniziativa di tre ragazze di “rendere adulto” un quindicenne

Giudizio Artistico



Il regista sa alternare abilmente momenti comici, commoventi, tragici, spesso profondi, ma non riesce a coinvolgere pienamente n questa "operazione nostalgia" vista con troppo distacco

Cast & Crew

La Nostra Recensione

Ma è con questa sua ultima fatica, di cui, come d’abitudine, firma  anche la sceneggiatura, che Crowe riesce a costruire un’intera storia intorno al rock degli anni ’70, sua prima grande passione. La storia del quindicenne William Miller, una sorta di bambino prodigio educato da una madre stimolante, ma iperprotettiva (Frances McDormand sempre bravissima) deve molto alla biografia personale del regista. Come il giovane William anche lui fu redattore di Rolling Stones e da questa prospettiva privilegiata raccolse tutte le esperienze, le sensazioni, le atmosfere, che ripropone nel film.

Il nostro protagonista, una sorta di alter ego del regista, quindi, viene incaricato di seguire in tournee un immaginario gruppo emergente, gli Stillwather e, dopo aver rassicurato la mamma che non perderà nessun compito in classe, si imbarca in questo insolito viaggio di formazione, destinato a protrarsi ben più del previsto.

Il tutto si svolge in un momento chiave della storia della musica rock, come ben sottolinea il giornalista saggio e solitario Lester Bangs (Philip Seymour Hoffman), il primo a credere nelle doti di William; l’epoca d’oro del rock vero, rivoluzionario, è alla fine; è un mondo che sta per svanire, passando sotto il controllo delle grandi case discografiche, pronte a farne un vero e proprio business.

Non è da credere, tuttavia, che ci troviamo di fronte ad un’operazione nostalgica, una ricostruzione venata di malinconia e rimpianto; in realtà lo sguardo che il regista, attraverso gli occhi perennemente stupiti e spalancati di William, rivolge al rock e ai suoi protagonisti, è animato da una strana duplicità, incarnata proprio dal protagonista; si tratta di un ragazzo-adulto, una sorta di figura di sintesi tra il Crowe di allora e quello di oggi, ma a anche tra il fan appassionato e il critico distaccato. Infatti, se da una parte è molto difficile per William evitare di “diventare amico” della band, fraternizzare con il suo variopinto seguito e lasciarsi entusiasmare dalle personalità degli artisti (era il primo consiglio di Bang), dall’altra ci sono momenti e parole, in questo ragazzo, che sembrano essere il frutto di una distanza quasi generazionale. Ed è molto evidente che ciò non dipende dal fatto che William,  è dopo tutto un giornalista, per quanto atipico, cioè “il nemico”, giacché questa condizione di diffidenza tra stampa e artisti è proposta come cliché dagli Stillwather ma non appare realmente sentita.

Questa curiosa indeterminatezza nel punto di vista adottato potrebbe essere la ragione per cui il film, che pure ha ottimi passaggi di volta in volta comici, commoventi, tragici, spesso profondi, non riesce (o forse non vuole) coinvolgere completamente, il che risulta per lo meno insolito per una pellicola dall’apparenza rievocativa come questa.

Ma veniamo agli altri personaggi del film. Alla band in ascesa non manca un leader carismatico, il chitarrista Russel Hammond (interpretato da Billy Crudup – Jesus’ Son -) e un altro elemento di grande fascino (anche per il pubblico) è la dolce Penny Lane interpretata da Kate Hudson (candidata all’Oscar come non protagonista proprio per questo ruolo), una delle “aiutagruppi” che segue la band durante il tour e che ha una tormentata storia d’amore con Hammond.

Sono solo due delle molte figure che ruotano intorno al mondo del rock, tutte ritratte sottolineandone una particolare condizione, in bilico tra la banalità del quotidiano (mogli e figli che aspettano a casa, incidenti durante i concerti, mezzi di trasporto non sempre adeguati) e l’essere “quasi famosi”; un traguardo, quello della fama, da conquistare  (quasi) ad ogni costo, perché, come confessa Penny Lane a William, “le persone famose sono più interessanti” e quindi vale la pena star loro vicino.

È, quest’ultima, una considerazione se si vuole anche un po’ superficiale sulla quale, però, si misura il margine di amarezza che Crowe dà al suo film. Penny, infatti, tradita dal suo amante “famoso” e un po’ codardo, viene salvata dal William, l’ammiratore segreto, per avere il coraggio di tornare ad una vita “normale”, così come farà anche il nostro protagonista.

Del resto William, con tutta la sua dolcezza e innocenza, non è tipo da lasciarsi irretire, né da lasciarsi travolgere dagli eccessi (la droga, i soldi e le donne). Lui guarda, annota, cerca disperatamente di incidere la sua intervista, assiste senza fare una piega ai litigi, ai tradimenti, così come ai successi e ai trionfi, coglie la sua occasione con una stranissima naturalezza, per poi tornare tra le braccia della mamma, più stanco che deluso dall’esperienza vissuta. Ma forse l’essere stato educato da una donna che Crowe ritrae con affettuosa soggezione (è lei che “fa la predica” per telefono alle rockstar che le hanno rapito il figlio) ha preparato William a vivere questa avventura nel modo più giusto e fruttuoso.

William ascolta e fa tesoro degli insegnamenti dei suoi due insoliti mentori con la stessa placida attenzione; sono Bangs, una sorta di innamorato a distanza del rock, competente, ma inesorabilmente fuori moda, e la stessa Penny Lane, al contrario è fin troppo coinvolta; così il ragazzo si costruisce, senza apparente fatica (accoglie con una notevole compostezza persino la smentita dell’articolo da parte della band), una sua strada, una esperienza personale ed unica di un mondo che sta inesorabilmente cambiando.

Forse il significato di questo film è proprio in questa pacata e dolcemente nostalgica dichiarazione d’amore ( e forse d’addio) ad un’epoca di cui si riconoscono, senza cinismo e senza trionfalismi (anzi con una comprensione quasi materna), gli eccessi e le mancanze, gli entusiasmi e l’unicità, un ritratto affettuoso che a tratti finisce (quasi) per stonare con il modo in cui siamo abituati a pensare al suo oggetto.

Autore: Luisa Cotta Ramosino

Altre Informazioni

Titolo Originale Almost famous
Paese USA
Etichetta
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