PADRI E FIGLIE

Il film racconta in parallelo due momenti della vita della giovane Katie, con 25 anni di distacco. Si inizia a New York nel 1989, quando Katie ha otto anni: in un incidente d’auto sua madre muore mentre il padre Jake, uno scrittore che ha già vinto un premio Pulitzer, resta vivo ma con grossi problemi nervosi. Jake ama molto sua figlia, ricambiato, e si oppone con tutte le forze ai tentativi di sua cognata di adottare Katie, arrivando fino al punto di intentargli una causa, adducendo come motivo la sua salute instabile. 25 anni dopo, Katie lavora come assistente sociale e si occupa con successo di bambini disagiati ma ha grossi problemi sul fronte affettivo: è incapace di innamorarsi ed è affetta da ninfomania…

Tre racconti positivi sulla capacità dell’amore di sanare le fragilità umane, sorretti dalla regia molto professionale di Gabriele Muccino ma indeboliti di una sceneggiatura dispersiva. 


Valori Educativi



Vengono esaltati alcuni valori familiari, soprattutto l’importanza esclusiva della genitorialità genetica su qualsiasi forma di adozione, ma i comportamenti dell’uomo paiono dominati dai sentimenti, più che essere espressione di intelligenza e volontà

Pubblico

18+

Il film tratta tematiche adatte a persone mature (la ninfomania) ma non ci sono scene disturbanti

Giudizio Artistico



Bravi gli attori e ottima professionalità del regista Muccino ma la sceneggiatura non riesce a trasmetterci in modo compiuto i messaggi che stanno alla base del film

Cast & Crew

Our Review

Katie continua, ormai da mesi, ad avere sedute periodiche, come psicologa, con una ragazza che non parla più da quando sua madre è morta. Solo quando ormai, rassegnata, Katie riconosce il suo fallimento professionale e avvisa la bambina che il suo caso verrà affidato a un’altra psicologa, questa riprende a parlare per dirle che vuole stare solo con lei. Jake, nonostante i suoi problemi di salute e le sue difficoltà economiche, continua a prendersi cura della figlia  a dispetto di tutti; la sua ricompensa è il grande affetto con cui Katie ricambia le sue premure. Il giovane scrittore Cameron ama Katie profondamente, nonostante le fragilità di lei e sarà proprio la sua amorevole perseveranza a portare Katie verso la guarigione. L’essere amati è il migliore e forse l’unico trattamento che può consentire, a un essere umano, di superare qualsiasi fragilità: è il messaggio che viene consegnato allo spettatore con le sue storie in parallelo,  da questo quarto film statunitense di Gabriele Muccino.
La sua regia ha ormai uno stile inconfondibile (la rincorsa, in piano sequenza, con la telecamera a mano, di due innamorati che litigando e urlando escono da casa e  si ritrovano per strada, impiegato la prima volta ne L’ultimo bacio,  è ormai diventata una specie di firma  per i suoi film) ma soprattutto dispone di un ottimo mestiere con il quale riesce a dirigere attori di tutto rispetto (Russel Crowe, Amanta Seyfriend, Diane Kruger, Jane Fonda) e a mantenere appassionante  un racconto complesso (tre persone in lotta per raggiungere obiettivi difficili) che si sviluppa su due piani temporali paralleli, con continui flash-back.

Gabriele Muccino non riesce, tuttavia, a coprire interamente alcuni problemi del film che provengono tutti  dalla sceneggiatura: non si tratta solo della natura complessa del racconto, sovrabbondante di fatti e personaggi, che rivela una certa incertezza narrativa, ma nel non aver dato alimento proprio al messaggio principale che voleva trasmettere, sul valore sanante dell’amore. Se il padre Jake ama sua figlia, questa realtà  non viene sviluppata con eventi che mostrano l’attenzione del padre verso la crescita della ragazza, ma attraverso, generiche, ripetute all’infinito, espressioni del tipo “ti voglio bene, patatina”, “ti voglio bene papà”.

Ci troviamo all’interno di un genere di film, incentrato sugli affetti  dove dominano da tempo incontrastati  tutti i film ispirati ai romanzi di Nicolas Sparks (La risposta è nelle stelle, La memoria del cuore, Dear John,   Ho cercato il tuo nome), Anche se possono piacere o meno, in funzione del tasso di zucchero  che si percepisce, è indubbio che questi  film  poggiano su sceneggiature di ferro, collaudate da un autore che conosce il suo mestiere.

Alla fine, nonostante questi problemi, grazie alla professionalità di Muccino e la presenza di attori come Russel Crowe e Amanta Seyfriend, il film riesce a comunicare quei valori positivi che voleva trasmetterci e risulta meno malvagio di quanti alcuni critici hanno voluto giudicare.
Tutto bene dunque? Non proprio. Questo padri e figlie si inserisce nella ormai nutrita schiera di opere che vedono l’uomo dominato dai propri sentimenti e passioni, senza che venga sottolineato il valore dell’intelligenza e della volontà. Il padre, quando s’intrattiene con sua figlia, non ha saggezza o esperienza da trasmettere, ma solo espressioni di affetto. La ninfomania di Katie, ormai maggiorenne, viene giustificata come conseguenza delle carenze affettive avute da piccola  e se sarà l’amore di un ragazzo ad avviarla verso la sperata guarigione, sarà ancora una volta un sentimento scaccerà un altro sentimento, non certo la sua capacità di distinguere il bene dal male.   Il recente film della Pixar-Disney, Inside out ,(ottimo film per altri versi) ufficializza, in un certo modo, questa antropologia del cuore, mostrandoci nel dettaglio come la mente di una bambina di 11 anni sia solo il campo di  battaglia di emozioni contrastanti (gioia, tristezza, paura, collera, disgusto)  e di come i suoi comportamenti siano solo espressione del sentimento che ha prevalso in quel momento.

Autore: Franco Olearo

Details of Movie

Titolo Originale Fathers and Daughters
Paese ITALIA USA
Etichetta
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